Le conseguenze (The Scarecrow – 5)

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: The Scarecrow - Capitolo 5 Mentre Gabriel medita su come (e se) usare lo strumento consegnatogli da Jerome, Agatha svolge quello che sembra un banale lavoro di pulizia, ignara del pericolo che incombe...

Gabriel sedeva ancora sulla stessa pietra, ormai resa scivolosa dalla pioggia che solo adesso stava diminuendo. I capelli fradici attaccati alla fronte; la camicia e i calzoni inzuppati; le scarpe che erano divenute di un altro colore. La stessa espressione grave di quando aveva parlato con Jerome.

Ma lo sconvolgimento più importante lo aveva dentro. La tristezza, il senso di impotenza e la disperazione avevano lasciato il posto a un senso di potere, senza però sparire, anzi alimentandolo come benzina sul fuoco.

Avrebbe posto fine alle sue sofferenze, a quelle di Jerome e Agatha e vendicato la sua sfortunata madre. Tutto in una volta. Era stato scelto per questo compito, per fare giustizia. Altrimenti, per quale motivo Jerome gli avrebbe raccontato quella storia? E se fosse solo una stupida leggenda popolare, se non fosse successo proprio nulla? Poco male; l’indomani avrebbe riparato lo spaventapasseri e il vecchio, vedendolo, avrebbe tirato un sospiro di sollievo.

Nel frattempo che questi pensieri facevano il loro corso, Gabriel si era alzato, aveva raccolto la falce lasciata da Agatha alla base dello spaventapasseri e ora se ne stava in piedi davanti all’uomo di paglia. Da vicino, era imponente. E il suo volto, con quel ghigno diabolico, era spaventoso.

Gabriel, nonostante la giovane età, era comunque abbastanza maturo da capire che quello che stava compiendo era un omicidio. Lo spaventapasseri – e il suo strano collegamento con la realtà – non erano altro che un metodo poco conosciuto per uccidere un uomo. Proprio come un coltello, una pistola o il veleno. E per chi uccideva, in quello Stato, c’era la sedia elettrica.

E tuttavia, quelle erano considerazioni in qualche modo estranee alla sua vita. Aveva vissuto per quattordici anni in quella prigione – la fattoria – fatta di orrori, e gli riusciva difficile realizzare le conseguenze di una simile azione, sebbene le conoscesse alla perfezione. Un po’ come Agatha, che non comprendeva fino in fondo il valore della libertà.

Gabriel impugnò saldamente la falce e la alzò sopra la sua testa. La lama, lucidata dall’acqua piovana, rifletté per un attimo la fredda luce lunare. Fece una prova, calando la sua arma lentamente e arrestandosi a pochi centimetri dal collo di paglia. Ripeté i movimento un paio di volte. Chiuse gli occhi. Rimase qualche istante in quella posizione, e in quel momento notò che un vento tiepido sembrava accarezzargli le guance. Immaginò che fosse sua madre, che gli dava conforto; la forza di proseguire in quell’atto orribile ma necessario.

Il mondo è pieno di uomini prepotenti.

Gabriel era attanagliato dallo stesso dubbio che aveva messo in difficoltà Jerome, ovvero: è una questione di bene o male, o si tratta solo di egoismo? Avrebbe davvero fatto una qualche differenza, un tiranno in meno in un mondo che era intrinsecamente crudele; in cui la tirannia era l’ordinario?

… ha un prezzo…

Un prezzo. Gabriel aveva pensato, ponderato gli avvertimenti di Jerome. Come detto, non era affatto un ragazzino stupido ma, allo stesso tempo, la crudeltà era stata parte fondante della sua vita. E questo gli offuscava la vista. Aveva fame.

Nella sua mente, prese forma la figura di suo padre, nitida come una fotografia. Gabriel calò la falce sul collo dello spaventapasseri con tutta la forza di cui era capace. Avvertì a malapena il contatto tra la lama e la paglia; un po’ più distinto fu invece il taglio dello scheletro in legno. Tenne gli occhi chiusi, fino a quanto non udì il tonfo della testa che cadeva sulla terra umida. Poi, lentamente, aprì le palpebre.

Lo spaventapasseri era stato decapitato.

* * * * *

Agatha si stava legando della stoffa attorno alla mano sanguinante – quelle lame erano davvero taglienti – quando il Signor Thompson fece rientro alla rimessa. Nell’aria si diffuse il tipico tanfo dolciastro di distilleria.

“Sporca negra, com’è possibile che non hai ancora finito?” disse. “Cosa ci fai ancora lì dentro?”

“Ho quasi finito, ho quasi finito” rispose lei, sommessa come sempre. Cercò di nascondere come meglio poteva la ferita. Quello che accadde subito dopo, avvenne in un lampo. Se Agatha avesse visto la testa del Signor Thompson volare via dal collo, tra copiosi fiotti di sangue rosso, sarebbe probabilmente svenuta. Quella sera, però, di sangue non ne vide. Non fece in tempo.

“Sporca neg…”

Il corpo del fattore, che si era avvicinato alla botola, cadde a terra come un sacco di patate, e nello stesso momento la testa – i cui occhi si erano spalancati, come se nel suo ultimo istante Thompson avesse avvertito il dolore tagliente infertogli dalla lama – cadde sulla plancia dei comandi, attivando il moto invertito delle lame.

Agatha, udito quel baccano e preoccupata, nonostante tutto, per il Signor Thompson, guardò oltre le spalle in direzione dell’apertura, e alzò il capo quel tanto che bastava perché i suoi capelli grigi si impigliassero nel meccanismo fatale della trita-rifiuti. Portò le mani al capo, tentando si sottrarsi al pericolo, ma i suoi capelli erano troppo lunghi e troppo resistenti per poter essere strappati dalle sue mani. Il corpo di Agatha venne inghiottito da quella bocca famelica, finendo tra i denti che erano un groviglio rumoroso di acciaio. Prima la testa, poi il busto e infine le gambe.

Quando il mostro meccanico ebbe digerito il suo pasto, rimase solo il ronzio delle lame. La rimessa, in quel momento sembrava il laboratorio di un macellaio, il pomeriggio prima del quattro di luglio.

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Un prezzo da pagare fin troppo alto, ma, d’altra parte, Gabriel non poteva immaginare che fosse proprio quello.
    Molto interessante la strategia di usare lo spaventapasseri come un fantoccio magico.

    1. Purtroppo, molto spesso non si ragiona sulle conseguenze delle azioni che si compiono. Talvolta, però, nemmeno riflettendo ci si potrebbe aspettare di generare qualcosa che invece accade.
      Felice che il racconto ti sia piaciuto 😉