Le fenici

«Mi sembra tutto… strano».

La sua amica la guardò con un’espressione interrogativa. «Che cosa?».

«Questo continuo ciclo che viviamo: nasciamo dalla cenere, viviamo, poi bruciamo e ancora risorgiamo per poi continuare allo stesso modo. Che senso ha tutto questo?».

Scosse la testa piumata, la sua amica. «Siamo fenici, è logico che facciamo questo, è la nostra natura!».

«Hai ragione» si arrese. Non c’era nulla da dire, a quel punto.

Lei si mosse con la sua amica, dunque si unirono alle altre fenici. La sua amica prese la parola: «Noi rosse siamo stanche di tutto ciò… non è giusto! Le gialle ci sviliscono sempre, e la sapete una cosa?, io non sono d’accordo! Noi rosse dobbiamo essere orgogliose di quel che siamo, ma le gialle ci rendono sempre più la vita difficile».

«Sì, è vero!» acclamarono le altre, intorno.

«E sapete allora cosa vi dico? È ora di finirla! Dobbiamo combatterle e fargli vedere quanto valiamo».

Le rosse intorno erano esaltate, mentre lei aveva il timore che potesse succedere qualcosa di grave.

La sua amica, invece, era incosciente. «Combattiamole!».

«Combattiamo, combattiamo, combattiamo!».

Tutte le rosse spiccarono il volo e lasciarono la montagna. Sorvolarono il deserto, finché non giunsero nella montagna in cui vivevano le rivali.

Le gialle le accolsero con disprezzo. «Andatevene!».

«No, invece, noi siamo qua e… vi combattiamo!».

All’urlo della sua amica, tutte le rosse calarono su quelle gialle e scoppiò un combattimento, ma lei era restia a unirsi a quella festa di violenza.

Stava per scappare, quando si accorse che stava succedendo qualcosa.

A poco a poco, in una parte periferica dello scontro, alcune fenici incominciarono a emettere volute di fumo e, via via che il fumo si estendeva, quelle fenici bruciarono.

Tutte presero fuoco.

Che fossero rosse o gialle, si rese conto.

Lei volle fuggire, ma qualcosa dentro lei era cambiato, si stava ripetendo.

«No, no, nooo!».

Prese fuoco pure lei e poi tutta la montagna si incendiò.

***

Attimi dopo, lei risorse e si guardò il piumaggio: era sia giallo che rosso.

Pure le altre fenici erano come lei e non sembrava esserci più invidia, ma concordia.

Che fosse tutto finito?

Lei non era d’accordo con quella dichiarazione. Prima o poi sarebbero tornate le invidie, i combattimenti, finché non fossero bruciate.

Così, all’infinito.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Mi ricorda una storiella che sentivo da bambino: su uno scuolabus viaggiavano bambini bianchi e bambini neri. E sempre litigavano tra loro perchè non volevano stare vicini, facevano casino e si azzuffavano, quindi finirono per sedersi i bianchi da una parte ed i neri dall’altra. Però l’autista dello scuolabus capì che non era giusto ed un giorno disse: “bambini, non voglio più sentire parlare di bianchi o neri: da oggi, siete tutti verdi”. Ed i bambini si mischiarono. Per un po’ resse, ma poi tornarono fuori le vecchie inimicizie. Al chè l’autista esasperato: “adesso basta! i verdi chiari di qua, i verdi scuri di là!”.
    Morale della favola: si trova sempre un pretesto per dividerci in “noi” e “loro”. Us and them, come nel brano dei pink floyd. E la tua fenice ha ragione, anche se ora gialle e rosse si sono mischiate, sicuramente sorgerà un altro motivo per creare separazione.