Le rose si regalano dopo un tradimento

Serie: Le storie di ieri


Le storie breve

«Chi vorresti essere?» chiese, facendo roteare un bicchiere di vino rosso nella mano.

«Una margherita!» rispose lei senza esitazione. Si sistemò una ciocca di capelli sciolta e lo guardò negli occhi con la sfida. Nessuno lo aveva mai guardato in quel modo. Mai. Le donne erano civettuole, timide, impaurite o esprimevano apertamente il loro desiderio. Valutavano le sue scarpe, il suo orologio, ridevano di battute sciocche, cercavano di impressionarlo con scollature profonde. Gli piaceva quando gli occhi degli uomini al ristorante seguivano con invidia la sua compagna, che si alzava dal tavolo: «Solo per un minuto – per incipriarsi il naso!»

Lei era diversa. Un modesto abito bianco con spalline sottili le permetteva di ammirare la curva aggraziata del collo e la leggera sporgenza delle clavicole. I capelli, raccolti in uno chignon noncurante, stavano per cadere in una valanga ambrata sulle spalle, nascondendo la loro vulnerabilità dal mondo esterno. Le guance leggermente arrossite, ciglia lunghe, sopracciglia alte. Non era fatta per questo posto, non per le persone arrogante, non per le linee rigorose dei tailleur e dei gioielli massicci.

Non era l’unico a rendersene conto. Mentre le altre donne guardavano con arroganza la sua compagna, gli uomini non le toglievano gli occhi di dosso. Non c’era lussuria, né desiderio di base in quegli sguardi, ma solo un desiderio di qualcosa puro e sincero. Era come se vedessero in lei il riflesso della loro giovinezza, del loro primo amore giovanile – quella ragazza magra in un vestito colorato, che baciava modestamente la loro guancia, cremisi di vergogna. E l’odore delle mele. Non sapeva perché, ma gli sembrava che lei profumava come le mele. Le mele rosse dopo la pioggia.

Come se si vergognasse della sua momentanea debolezza, bevve un altro sorso e ripeté con sarcasmo: «Margherita? Che cosa stupida da dire!»

«Pensi che le margherite sono stupide? Perché?» era sinceramente sorpresa.

«In realtà stavo chiedendo di un’altra cosa, ma se insisti… Perché mai non una rosa?»

«Perché le rose si regalano dopo un tradimento» rispose lei. «Ed io non voglio essere un simbolo della confessione di una debolezza vergognosa.»

«Ma questo è davvero stupido!» era arrabbiato. «Vuoi dire che tutte le rose del mondo sono state regalate dopo un tradimento? Quali quindi: le bianche, le rosse, le gialle?»

«Il colore delle rose non fa alcuna importanza. Hanno una sfumatura nascosta, che solo la donna può vedere.»

«Oh, mio Dio, sii la rosa che regali con amore!»

Lei lo guardò con tristezza e rispose a bassa voce: «Non posso. Ho già deciso di essere una margherita.»

Posò pesantemente il bicchiere vuoto sul tavolo e fece un gesto al cameriere. Dopo aver riflettuto un attimo, ripropose la domanda: «Ok, questa è la tua decisione. Ma mi spieghi perché proprio questo fiore?»

Sorridendo, parlò – in modo rapido e melodioso, disegnando con l’indice un’immagine invisibile sulla tovaglia: «Perché le margherite sono libere e appartengono a tutto il mondo. E al cielo, agli uccelli e al vasto campo verde. Nessuno le raccoglierà e le metterà in un costoso vaso di cristallo al centro di un tavolo da pranzo di lusso. Non saranno portati in un costoso pacchetto a un ricevimento in cui le persone mentono l’una all’altra sui loro sentimenti e sulle loro intenzioni. Non saranno piantati dietro un alto muro di cemento per proteggerli dagli sguardi dei passanti occasionali.»

«Quindi nessuno ne ha bisogno!» sorrise, sicuro della sua superiorità.

«Chi ama veramente ne ha bisogno. Solo una persona di questo tipo può fermarsi sul ciglio della strada e, nonostante il sole cocente e i cespugli spinosi, percorrere qualche decina di metri per raccogliere un mazzo di margherite per la sua donna. Solo un uomo che ama veramente conosce il loro vero valore e la loro unicità.»

«E così sia. Ma se tu fossi una margherita e questa storia fosse accaduta, saresti morta prima del mattino. Ai fiori selvatici non piace l’acqua clorata delle grandi città.»

«No, ti sbagli. Mi trasformerei nel ricordo di un giorno felice nella vita di una sconosciuta. E questo è molto più lungo della vita di una rosa più costosa del mondo.»

Sul tavolo regnava un profondo silenzio. Lui continuava a guardare i movimenti della sua mano e desiderava follemente toccarla con le labbra. Sentire l’aroma e il sapore della mela, assaporare l’improprietà e l’assurdità delle sue affermazioni, piegarla alla sua volontà. Poteva amarla? Sicuramente sì. Poteva vivere il resto della sua vita con lei? Probabilmente no.

Queste domande non gli erano mai importate prima, ma questa sera lo avevano fatto sprofondare in un’ardente malinconia. Nel profondo si rendeva conto che non sarebbe mai stato in grado di darle ciò di cui aveva bisogno. Non avrebbe mai potuto renderla felice. Ma il desiderio di possedere qualcosa di puro e unico annegava gli argomenti di una coscienza che da tempo aveva perso il diritto di voto. «Non spetta alla margherita scegliere chi la raccoglie!» gli passò per la mente.

Quando uscirono fuori pioveva. Le luci brillanti della città notturna, offuscate da un milione di gocce fredde, si riflettevano sui muri bagnati delle case solitamente grigie, sul marciapiede, nelle finestre buie degli appartamenti addormentati. Mettendole un braccio intorno alle spalle, le disse: «Aspetta, chiamo un taxi. Hai freddo?»

Voltandosi verso di lui, lo guardò negli occhi e disse a bassa voce: «Me ne vado…»

Facendo un passo indietro, uscì da sotto il riparo e, mentre le prime gocce toccavano la sua pelle esposta, disse: «Oggi, nella tua mente, mi hai già comprato un bouquet di rose. Con una sfumatura…»

Rimase lì, incapace di muoversi, a guardare il suo vestito bianco che si allontanava nel vento del suo egoismo e della sua arroganza. Ancora un attimo e lei sarebbe scomparsa per sempre, dissolvendosi in un sogno dimenticato nell’aria notturna della città piovosa. Esitò solo un attimo. Scattò dalla sedia e si precipitò dietro di lei, gridando mentre andava: «Non mi piacciono le rose! Mi hai sentito? Non te le darò mai!»

In quel momento non gli importava cosa pensassero i passanti, se incontrava persone conosciute o se qualcuno rideva di lui. Al diavolo! L’unica cosa di cui aveva paura era di non riuscire a raggiungerla in tempo, di arrivare in ritardo, di rimanere per sempre da solo sulla soglia di un ristorante costoso circondato da estranei.

Si fermò dietro l’angolo, accanto alla vetrina illuminata di un negozio di fiori. Si avvolse le braccia intorno a sé, tremando per il vento freddo. Il suo vestito era bagnato, i suoi capelli scompigliati e i suoi sandali giacevano lì vicino. Senza distogliere lo sguardo dai fiori esposti, disse: «Vedi quanto stanno male? Lo vedi?» ripete, girando la testa verso di lui. «Non voglio essere così. Promettimi che non mi lascerai dietro il vetro. O vai via…»

Le baciò i capelli, le baciò gli occhi bagnati di lacrime e di pioggia, le baciò il collo e i polsi sorprendentemente sottili. Le sussurrò che odiava le rose, che non l’avrebbe mai costretta a essere diversa, che le avrebbe regalato un mare di fiori di campo – se solo lei non fosse andata via, non l’avesse lasciato solo.

Non ricordava come fossero finiti fuori città. Seduti sul ciglio della strada, rabbrividendo nella freschezza del mattino, guardavano il sole sorgere su un vasto campo verde. Le scarpe di lui e i sandali di lei erano ancora appoggiati sul marciapiede bagnato davanti al negozio di fiori, come un’ancora che impediva loro di andare alla deriva dalla realtà.

Lei abbassò la testa sul suo petto e lui accostò le labbra alla sua spalla.

No, non si sbagliava: lei profumava di mele.

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Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. È un racconto che coinvolge perché parla della realtà. E solo una persona che conosce la realtà, come te, può scriverla in questo modo vivido.
    È una relazione che è morta già sul nascere. Il fatto stesso che lui le prometta di non regalarle mai rose solo dopo essersi reso conto di stare per perderla mostra come lei non gli interessi per davvero. Ciò che gli interessa, invece, è l’idea di averla, di possederla, un trofeo da esibire al mondo intero.
    Bravissima!

    1. Sì, purtroppo esiste questa illusione diffusa nel mondo, sopratutto nella mente di molte donne, che tutto debba avere un lieto fine. Si pensa che, se mi sacrifico o se lui mi promette qualcosa, andrà tutto bene, sicuramente. E poi ti ritrovi intrappolata in una situazione costruita con le tue stesse mani.

      Io sono convinta che due persone completamente diverse, con stili di vita e idee incompatibili, non possano far durare una relazione a lungo. Ci sarà sempre una delle due che dovrà sacrificare le proprie esigenze per l’altra. Purtroppo è così.

    1. Grazie per il commento! Ovviamente questa storia è solo un frutto della mia fantasia. Nella vita reale ci vuole tanto tempo per far cambiare qualcuno le proprie idee. Però ho provato in poche parole raccontare una storia, che poteva durare in realtà anni e anni.