Le sirene

Serie: Il giorno della memoria


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mentre Enrico tiene a bada l’aggressore, continuano ad arrivare brandelli del diario che la giornalista sta leggendo (è un resoconto della repressione cinese in Tibet), e parti della conversazione tra le due donne in cui si nomina un tale Perroni.

“Sei dovuta venire fin qui, e adesso cercala tu, la verità!”

“Un’attrice sembri! O ti senti come Leonida davanti a Serse?”

“Più Galileo davanti al Tribunale!”

“Vedi la rivoluzione, ma non riesci a farla?”

“È una questione di fede, come con le sirene.”

“Pensi che qualcuno mi abbia ammaliata?”

“Oh, no! Non è ciò che fanno, ma la loro forma a definire la fiducia che ti riservo. Come le immagini, le sirene?”

“Metà donna e metà pesce.”

“E perché mai, allora, la sirena dell’ambulanza si chiamerebbe così? Le sirene non provenivano dall’acqua, ma dall’aria: erano volatili, che cantavano. E cantavano bene, come i veri poeti, e non come te che scrivi articoli fasulli, da giullare di corte, non svelando le falsità che stanno succedendo qui. Se dovessi valutare la fede che ho in te, da come vedi le sirene…”

“Ecco, appunto: non valutare nulla adesso. Ho detto che capirai, e mi darai ragione.”

“E allora spiegati. O ti fanno paura le guardie? Ma che dico? Le hai chiamate proprio tu!”

“Non posso dirti tutto, manca ancora qualcosa.”

“Le pagine del diario? Ma sì, hai ragione: la differenza tra un articolo giornalistico e un diario come quello è solo il tipo di destinatario. Io scrivo per me, tu per i soldi.”

“Non c’è in ballo solo il Tibet, Miriam. Lo vuoi capire o no?”

“Che hai tanta, tanta paura di Perroni?”

Il monitor diventa di colpo nero. L’energumeno ancora a terra emette un mugolio. Enrico trasalisce. E ripensa alla salamandra. Ad alta voce.

Qual è il suo nome indigeno?

Vorrebbe che quei brani potessero, da soli, ricomporre il resto del testo, come la salamandra rinasce da se stessa. Un diario – gli sembra di aver capito – dove parlano del Tibet. Nulla di strano, se chi lo legge si trova lì. Ma Perroni cosa c’entra? E chi è?

Vorrebbe trasferire il potere della salamandra a quegli scorci di informazioni, riempire gli spazi bianchi, i salti cronologici. E, soprattutto, capire cosa c’entra il genocidio dei tibetani con il suo caso.

Riguarda l’uomo lì per terra. Non è italiano. Carnagione chiarissima, capelli neri, occhi scuri, piccolo di statura e dai lineamenti molto arrotondati. Scioglie il nodo che lo lega.

Cosa vuoi da me? Nessuna risposta. Da dove vieni? Passano vari secondi. Ancora niente. Ah, ho capito: ti ha mandato Perroni! Enrico non sa chi sia né il tale Perroni, né chi ha di fronte. Eppure la reazione dell’energumeno lascia intuire che c’è un legame.

Pensa alla salute, perciò spegni quel computer e rinuncia al caso. Fidati! È meglio per tutti!

Enrico non si scompone. Tutti chi?

Da dove vengo io lo sanno tutti chi aiutò Leonard Seppalha. E questa domanda la si pone a chi dovrebbe, prima di affrontare un nemico, prepararsi degli alleati. Tu, mi sembra, che non ne hai.

Enrico sta per rispondergli, quando l’assenza di suoni dal terminale lo insospettisce.

Ne riparliamo dopo aver capito chi sono i nemici. Il nodo riprende la sua naturale inclinazione, ed Enrico torna ad armeggiare con il PC, cercando di ristabilire la connessione. Poi si accorge che il problema non è la connessione, ma ciò che sta accadendo dall’altra parte della linea. Il registratore probabilmente è stato riposto in una borsa, dato che le voci arrivano ma il suono è ovattato, quasi impercettibile. Occorre alzare il volume, e migliorare la saturazione delle frequenze basse. Anche perché alle due donne si è aggiunta una terza persona.

“Vi siete ritrovate, alla fine!”

“Direttore, come mai lei è qui?!”

“Rebecca, Rebecca! Pensi che solo tra voi due vi siano segreti? Ma non abbiamo tempo per parlare di chi siamo. Piuttosto, l’hai letto tutto il diario?”

“Stavo per…”

“Non pensavo che interessasse così tanto quello che scrivo!”

“Ah, ma allora lei parla, signorina Miriam! Mi fa piacere. Per quel che riguarda il diario, dipende da cosa scrive. L’importante è che sia la verità!”

“Anche lei è interessato agli indovinelli? Questo è facile: ha una gobba sola. Chi è?”

“Non m’impressiona: sono stato avvertito del suo pessimo carattere.”

“Meglio, così risparmiamo i convenevoli. Cosa volete?”

“Non mi ascolta. L’ho già detto: la verità!”

“Su cosa?”

“Miriam, non mancare di rispetto al direttore. Cosa sai di Perroni?”

“Dirige una holding finanziaria che ha stretto accordi con alcuni membri del Partito Comunista Cinese. In cambio di un’edulcorazione mediatica in Italia del genocidio che sta avvenendo qui attorno, ricevono vantaggiosi accordi commerciali per l’approvvigionamento di materie prime a basso costo. Con il beneplacito degli alleati atlantici e degli orsi russi.”

“Tutto qui?”

“Rebecca…potrebbero esserci delle spie!”

“Direttore, si fidi: la faccia parlare!”

“C’è l’altra metà della Luna, quella luminosa ma non visibile. In Italia le materie prime vengono lavorate in alcuni colorifici e poi sversate direttamente nelle zone circostanti. Non dev’essere difficile per la holding rappresentata da Perroni oscurare la verità, poiché controlla realtà di ogni settore: comunicazioni, trasporti, smaltimento rifiuti, industrie, e addirittura fantomatiche ONG che nulla dovrebbero avere a che fare con loro. Ancor di più se agiscono in settori come la sicurezza, i diritti civili e l’impatto ambientale. Se vuoi vado avanti. Ma serviranno, poi, queste informazioni al tuo direttore? Non le conosce già?”

“L’hai scritto qui dentro?”

“Direttore…”

“Oh, sì! Adesso c’è scritto.”

“Miriam. Non mi dire che…il nome della ragazza attivista che è scomparsa a Sh…”

“Da bambine ci piaceva tanto! Se dovevamo nascondere un nome, inventavamo degli indovinelli. La prima lettera di ogni parola, in successione, formava il nome nascosto.”

“Nomi dello stesso genere. Animali?”

“Animali. Perché quello che stanno facendo qui, come a Taranto, come dentro ogni luogo illuminato dalla corrente elettrica, lo potrebbero fare solo degli uomini che hanno smarrito la loro anima umana. Uomini che si comportano come animali, ma che, purtroppo, non sono guidati dall’istinto, bensì da beceri egoismi e avidità personali.”

“Quindi abbiamo finito?”

“No. Un amico deve dire ancora qualcosa. Per favore, tira fuori il registratore dalla borsa.”

Continua...

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