
LE SORELLE STUPIDE
“La mattina mi sono alzata, ho aperto i regali e poi sono andata a giocare in cortile con mia sorella. Ho mangiato e mi sono messa a disegnare con i colori. Sono andata sull’altalena. La sera abbiamo mangiato e ho finito i disegni. Poi sono andata a dormire.”
La maestra Todisco chiuse il quaderno. Il compito era di raccontare la vostra giornata di Natale e così lo aveva narrato Sofia, la bambina bionda sogno e timore di tutti i maschietti della classe, quella che quando le tiravano la lunga treccia rispondeva sempre a calci, quella che disegnava i compagni e sapeva coinvolgerli o ferirli come voleva. Era deliziosa Sofia, sempre attenta e pungente, capace di slanci e di puntigli, un universo in movimento. Eppure, ogni volta che i compiti chiedevano di descrivere una giornata di festa, un momento di vacanza, lei la raccontava così, scarna e sempre uguale a tutte le altre, come se la vivacità che aveva in classe sparisse in quei momenti. La maestra le restituì il quaderno, sistemandolo nello zainetto e facendo attenzione al prezioso astuccio di matite colorate. “Sono dodici colori diversi, lo sai, maestra? Ci sono tutti i colori del mondo!”
Piccola viperetta, con i tuoi occhi enormi ottieni sempre quello che vuoi e ci provi anche con me. L’abbracciò forte: era l’ultima ora di lezione dell’ultimo giorno prima delle vacanze.
Al suono della campanella i bambini corsero a indossare i soprabiti, aiutandosi tra loro in una chiassosa bolgia di urla, pianti, spintoni e risate. Erano tutti allegri e per tutto il giorno non avevano parlato altro che dei regali che avevano chiesto. Ora si aspettava solo di uscire per poi rivedersi con il nuovo anno.
La maestra prese il coraggio della sua professione e fece quello che sentiva essere il suo dovere. Accompagnò i bambini all’ingresso, intruppati come ben si conviene ad una scuola statale ben gestita, facendoli man mano scappare appena riconoscevano nella folla i nonni, i genitori oppure qualcuno delle varie tipologie di addetti al ritiro. Era una piccola festa, quando i bambini vedevano i loro cari e gli correvano intorno, impacciati e ridicoli nei loro cappotti.
Tutti andavano via così, ma quel giorno la maestra strinse forte la manina di Sofia. Lei non sarebbe corsa dalla madre, perché la maestra voleva che fosse la madre a venire lì ed era con lei che voleva parlare. Infine arrivò.
“Ho appena riletto i compiti di Natale dell’anno scorso di Sofia. Come le dissi già allora, la bambina può fare tanto di più; è intelligente, curiosa e sa concentrarsi sull’assegno. Davvero non capisco perché quando parla delle sue giornate sia sempre così piatta e monotona, come se non succedesse nulla intorno a lei. Li ha mai letti i suoi temi?”
“Ma in fondo lei scrive solo quello che vive. Ha ragione, Sofia è vispa e anche furba se vuole, ma è molto corretta e non inventa nulla.”
“Non dico di inventare, anzi mi piace molto che sia così sincera, così diretta. Penso che però una intelligenza vivace e pronta dovrebbe essere sollecitata, spronata. Magari potrebbe stimolarla ancora di più…”
“Non la seguo.”
“Potrebbe fargli avere qualche altra esperienza, oppure usare meglio quelle che ci sono. Spingerla a soffermarsi sul significato di quello che le accade oppure introdurre nuovi stimoli. Molti degli altri bambini usano il computer per conoscere, chiacchierare. Forse potrebbe usare internet.” Cercò dentro la borsa e ne tirò fuori un quaderno. “Le faccio leggere una cosa. Questa è la giornata che ha raccontato un compagno di classe di Sofia, parlando di una gita in montagna. Parla di avventure, di draghi, di maghi. Tutto animato, tutto in movimento, tutto…”
“Tutto falso.”
La maestra non rispose. Riprese il quaderno e lo ripose. Sofia scalpitava e tirava la madre per il bordo della giacca.
“Ci pensi, signora. Un bambino è un talento e va fatto fruttare, come un piccolo patrimonio. Mi prometta di seguirla in questi giorni, magari per Natale può farle un regalo che la possa aiutare.”
“Che tipo di regalo?”
“Anche un cellulare. Oramai è grandicella e alcuni suo compagni ce l’hanno già.”
“Avevamo già parlato con mio marito di prendere un cellulare, ma non sapevamo bene se si potesse usare a scuola. A questo punto potrebbe essere la soluzione, anzi, se lo dice lei mi sento più serena.” Sorrise e così anche la maestra Todisco si sentì più serena e tutti entrarono in modalità natalizia.
Nei giorni seguenti, a casa di Sofia i preparativi per le feste furono molto animati. La madre coinvolse le due bambine in tutto: cucina, arredo, inviti, addobbi. A Sofia piacque soprattutto preparare l’albero, cambiò più volte la disposizione dei festoni, delle palline e anche delle luci, fino a esaurire la pazienza di suo padre. Il presepe, invece, lo lasciò alla sorella: meno colori, tanta realtà e poca fantasia.
Nei tempi della vacanza, la madre riuscì a trovare quello che cercava: un cellulare adatto ad una bambina, con le funzioni essenziali senza strafare in tecnologia, e con i colori adatti ad incuriosirla. Finì lì, in mezzo ai pacchetti sotto l’albero, pronto a essere scartato e a suscitare meraviglia e piacere.
Anche la maestra Todisco pensò a Sofia la mattina di Natale. Pensò a come la bambina sarebbe stata felice del nuovo giocattolo, del piacere di comunicare col mondo e di crescere, accompagnata dalle esperienze di tanti altri che, come lei, avevano l’intelligenza pronta e aperta per ricevere i segnali dell’universo.
Questo pensiero le ritornò in mente più volte durante quei giorni, vedendo i nipoti che usavano il cellulare per scrivere agli amici, oppure per fotografare i nonni o ancora per la musica di sottofondo. Sofia ne sarebbe stata felice e la maestra aspettava il momento giusto per vedere gli esiti.
Così, il giorno dopo la Befana, al rientro in classe, attese a stento l’ora di ricreazione e si rifugiò in sala docenti per aprire il quaderno dei compiti.
“La mattina di Natale mi sono alzata, ho aperto i regali e poi sono andata a giocare in cortile con mia sorella. Ho mangiato e mi sono messa a disegnare con i colori. Sono andata sull’altalena. La sera abbiamo mangiato e ho finito i disegni. Poi sono andata a dormire.”
La Todisco si alzò di scatto, improvvisamente rossa in volto, furibonda per l’offesa. Prese il quaderno e si fermò giusto un attimo prima di lanciarlo per terra, camminò nervosamente per un bel po’ prima di riuscire a fermarsi. Niente, tutto vano, tutto sprecato. Eppure glielo avevano promesso di attivare la fantasia della bambina, il suo spirito, magari anche con la tecnologia o con qualsiasi altro sistema. Che delusione, che dolore, che amarezza.
La ricreazione finiva e così la maestra raccolse di nuovo i quaderni, in una pila ordinata con quello di Sofia in fondo a tutti.
Rientrò in classe con i bambini già seduti, tra crocicchi e risate. Restituì i quaderni e, all’ultimo, si fermò davanti alla bambina bionda dall’unica treccia lunga. “Sofia, ti hanno fatto un bel regalo per Natale?”
“Bellissimo, maestra. Mamma mi ha anche dato un cellulare e mi ha pure fatto vedere come si usa. Per le foto, per la musica.”
“Allora ce l’hai qui il tuo bel regalo?”
“Adesso te lo faccio vedere.” Orgogliosa tirò fuori dal suo zainetto il più prezioso dei doni di Natale. “Guarda,” disse aprendo fiera l’astuccio sul banchetto, “lo sai che ci sono ventiquattro matite? Vedi quanti colori? Sono il doppio dell’astuccio vecchio. Guarda qui! Ci sono tre matite verdi diverse così posso fare i prati come piacciono a me. Questo poi si chiama verde smeraldo e ci posso disegnare anche le pietre preziose”.
Sofia sventolava la matita come una sciabola, bella e fiera della novità e di quel tono acceso, e la maestra accusò il colpo, sorpresa e schiacciata da tanto entusiasmo. Riuscì appena a chiedere: “E il cellulare?”
“Quello l’ho dato a mia sorella. Mica era giusto che lei aveva il regalo bello e io quello brutto e allora abbiamo fatto a cambio e le matite me le sono prese io.” Guardò la maestra, con una espressione compiaciuta sulle guanciotte morbide, e concluse compita: “Le sorelle sono proprio stupide.”
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Anche i bambini, per istinto, possono essere fuori dagli schemi. Sofia descrive la sua giornata senza omettere niente, dunque! Brava Sofia e anche l’autore del racconto.
Sofia farà un disegno anche per te …
Grazie della tua lettura