
Le Tre Fiamme, Ep. 2
Serie: Le Tre Fiamme
- Episodio 1: Le Tre Fiamme, Ep. 2
- Episodio 2: Le Tre Fiamme
STAGIONE 1
Prima di muovere un passo cercai Artù con lo sguardo. Era facile da individuare; non poteva che essere al centro del tavolo più esterno a nord, avvolto in una giubba chiara. Era intento a conversare con un uomo alla sua destra, un ragazzone dai capelli biondissimi e dalla faccia rossa. Doveva essere Durwin, il suo primo cavaliere. Le voci sui più valorosi si erano diffuse velocemente dopo la vittoria a Luigg, e i nomi più ripetuti e masticati erano quelli di Tristano, Galahad e Durwin. Probabilmente me ne sfuggiva qualcuno, ma la tensione iniziava ad annebbiarmi i pensieri.
Mi feci nuovamente forza, e ripensai a casa mia. Poi, camminai a larghi passi verso il centro della sala, e mi inginocchiai. Le voci si attutirono fino a diventare silenzio, ma io sentivo comunque ben poco sotto il rumore del sangue che mi premeva nelle orecchie.
Quando mi sembrò che il silenzio fosse tale da permettermi di farmi udire chiaramente, mi schiarii la voce, e finalmente parlai.
«Artù, signore delle truppe dell’Orso. Sono Nevem Hleow-Feder, mio padre è re Cynebald del regno di Fanhaid. Sono qui per chiederti di prendere la mia vita al tuo servizio in cambio di un aiuto nella difesa dei confini del mio regno contro i sassoni di Averell.»
Parlai velocemente, con un timbro basso. Mi ero allenata per mesi per renderlo il più credibile possibile. La stanza ormai era silenziosa, gli unici rumori erano i brusii degli ospiti sorpresi. Un banchetto non era il posto giusto per tali richieste, a meno che non fossero di sfida. Ma io avevo bisogno dell’attenzione di Artù, e non l’avrei ricevuta altrimenti.
Avevo il capo rigorosamente abbassato, e non osai guardare in alto finché un’ombra non coprì la luce delle torce davanti a me.
«Una richiesta onorevole, principe. Alzati, dovrei essere io ad inginocchiarmi al tuo sangue reale, non il contrario!» Artù parlò forte, con un sorriso nella voce. Il silenzio si ruppe e ritornarono le risate e le acclamazioni dei soldati. Mi prese gentilmente per il braccio e mi tirò su. Ancora non osai incrociare il suo sguardo. Volevo rimandare il più possibile il momento in cui avrebbe scoperto fossi una donna.
«Mio caro signore, grazie per il benvenuto. Mi inchino per ammirazione, non per cortesia.» Incespicai nelle parole, ma Artù non sembrò darci peso «Sono qui per chiederti aiuto nella guerra contro i sassoni… Il mio regno non ha contingenti da consegnarti, ma io offro la mia vita al tuo servizio, se vorrai accettarla.»
«Il Fanhaid è un piccolo regno, e siamo lontani, ai confini con le Terre Perdute. Ma la minaccia sassone incombe su tutti noi, e se non li fermiamo al confine…»
Artù mi posò una mano sulla spalla. Era un gesto gentile ma autoritario, come per dirmi che quello non fosse il momento adatto per avanzare simili suppliche.
«Sarei lieto di avere un uomo coraggioso come me al tuo fianco, principe Nevem. Il viaggio dal Fanhaiddev’essere stato lungo e arduo. Accetto la tua richiesta di far parte della mia guardia e te ne do la mia parola, ma ne parleremo con più attenzione domani, quando non sarò così ubriaco.» Rise, e con lui anche l’intera sala dei banchetti. Ma era chiaramente lucidissimo.
Io annuii, sollevata di non aver riportato una completa sconfitta. Forse avrei avuto una possibilità, forse avrei ricevuto un piccolo contingente che avrebbe arginato le più gravi delle incursioni per un po’. Forse sorrisi, ma Artù non sembrò notarlo sotto il mio pesante elmo.
Finalmente l’avevo guardato: era longilineo e asciutto, dai lineamenti affilati e gli zigomi alti. Me l’ero immaginato più ingombrante e muscoloso, ma era un semplice uomo dai capelli biondi e gli occhi gentili, con un largo sorriso che incorniciava grandi denti bianchi.
«Non mi sembra di averti mai incontrato principe, e non conosco il tuo volto. Ti pregherei di rimuovere l’elmo così che possiamo guardarci in volto.»
L’aveva detto solo a me, senza annunciarlo alla sala. I presenti comunque sembravano essersi già disinteressati all’arrivo del principe del regno sperduto.
Io deglutii a vuoto, e rimasi qualche secondo in silenzio. Speravo che togliermi l’elmo passasse inosservato, e che tutti fossero ubriachi e nessuno si curasse di me.
Sentii gli occhi di Artù sul mio capo, ancora chino, e lentamente mi portai le mani all’elmo per toglierlo. Avrei voluto rifiutarmi, dire che fossi stata sfregiata in battaglia e che se lo avessi rimosso l’orrore sarebbe stato tale da sbigottire l’intera sala. Avrei voluto toglierlo alla sola compagnia di Artù, e non davanti a tutti quei soldati ed ospiti, resi irascibili dall’alcol e dall’adrenalina della vittoria.
Lo sfilai con riluttanza, finché lunghe ciocche di capelli neri non scesero sull’armatura azzurrina fino alla vita.
Era calato nuovamente il silenzio. Un silenzio differente, ostile e oltraggiato. Artù stesso non disse una parola per qualche momento.
Alzai gli occhi per incontrare i suoi, e misi l’elmo sotto il braccio. Aspettai senza commentare, volevo che lui si sobbarcasse l’onere di risolvere l’imbarazzo. Aveva uno sguardo sorpreso, ma non colsi offesa nei suoi occhi. Forse quella sarebbe soggiunta dopo, per l’inganno a cui l’avevo sottoposto davanti a tutti quegli uomini che lo onoravano e rispettavano. Ad un tratto, mi parve quasi corretto che Artù mi cacciasse ed umiliasse.
Scacciai quel pensiero. Non potevo lasciarmi intimidire. Quando inevitabilmente la folla del banchetto scoppiò in un ruggito; tra risate, urla e qualche insulto, Artù gridò per zittirli. Ma il fragore era troppo grande, la circostanza troppo succulenta.
«Una donna Artù! Una donna nella tua guardia! Di questo passo dovremmo prendere con noi anche i matti e gli storpi!» disse un uomo grosso, tra la folla di uomini che si era accerchiata davanti a noi. Era alto, con una lunga barba nera a treccioline che gli scendeva fino alla cintola. Probabilmente un buon guerriero, ben piazzato e prestante.
Spostai lo sguardo su di lui, ma rimasi in silenzio. Dovetti avere un’espressione truce sul volto, perché l’uomo zittì le sue risate. Improvvisamente sentii la spada al mio fianco. Avevo Tristered alla cintola, la coccarda sul petto, e non potevo lasciarmi abbattere. Rimasi in silenzio finché Artù non riuscì a riportare l’ordine.
«Quindi suppongo tu sia una principessa,» fece un sorriso tirato.
Annuii, senza distogliere lo sguardo da lui.
«Principessa Nevem Hleow-Feder. Tutto quello che ti ho detto è vero, Artù.»
Sembrò oscillare da una parte all’altra. Non mi sarei aspettata di vedere un condottiero tanto capace così confuso. Lo trovai divertente, dopotutto. Ero solo una ragazza in armatura.
Mi studiò per un momento, mentre nella gente intorno a noi cresceva la curiosità e l’insofferenza per il momento di stallo.
«Ti ho dato la mia parola di tenerti nella mia guardia, Nevem…»
Prima che potesse terminare la frase, la stanza nuovamente tuonò di urla. Questa volta più minacciose. Non c’era nessuno di più superstizioso di un guerriero ubriaco, ed una donna nell’esercito, durante una battaglia, a meno che fosse una druida, non era un buon presagio. E contro i sassoni non potevano permettersi alcun cattivo presentimento, alcuna sfortuna. Compresi quegli uomini, ma non avrei lasciato che mi distogliessero dalla mia missione. Era vero, Artù aveva dato la sua parola, ed era un giuramento.
«Una donna! Può essere la principessa dell’Oltretomba, ma comunque non potrebbe sostenere una battaglia! Ci ritroveremmo a doverla proteggere, e a sacrificare buoni e valorosi uomini sul campo per salvare… lei!»
Era strano che un uomo comune, per quanto valoroso guerriero, si rivolgesse con questi toni ad uno di sangue reale, donna o meno. Pensai che in quel momento, nonostante le sue parole, mi vedesse più come un pari che come una nobile.
«Allora lasciate che vi dimostri la mia abilità!» urlai, sguainando la spada dal fodero azzurro «Qualcuno di voi desidera sfidarmi a duello?» Guardai Artù, cercando il suo consenso. Lui rimase in silenzio.
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Aspettavo con ansia il secondo capitolo! Molto molto carino, che racconto delizioso della storia, e con re Artù rende tutto più vivo e piacevole.
Aspetto con ardore le prossime puntate!