Le vie della città

Serie: Si vis pacem para pacem


Meglio una pace ingiusta che una guerra giusta.

C’era un tempo in cui le vie di questa città erano sfavillanti, ricolme di vita e orgogliose nella loro pulizia. Ma da quando la grande pace aveva portato la miseria in Europa non c’è più nulla che si addica più ai lerci sobborghi putridi che all’elegante centro città storico. Solo i ratti e gli scarafaggi si atteggiano da benestanti su questi cementi per i quali persino i piccioni sono troppo pudici da volersi posare sopra. E’ il 2031 e l’Europa sprofonda in una voragine che più che inghiottire stritola, annega, soffoca… Non è una vera e propria crisi economica, nemmeno una vera e propria guerra; è qualcosa di peggio. E’ un qualcosa talmente deviato da rendere la vittima complice dell’aguzzino e portare l’aguzzino dalla parte della ragione. Un perenne e costante ricatto economico da parte di tutto il mondo verso l’Europa, la quale, soffocata dai benpensanti pacifisti, è costretta a concedere per evitare la rivolta popolare. Un vero e proprio stallo che sembra impossibile smuovere, sembra quasi un film distopico eppure è peggio, perchè la realtà non finisce con i titoli di coda.

Così, passo dopo passo, percorro il viale centrale, che una volta era un lussureggiante susseguirsi di vetrine preziose e gruppetti di persone allegre. Ora le vetrine che non sono spaccate sono state sbarrate da tavole di legno, i marciapiedi pullulano di lerci barboni di cui pochi non abusano di droghe pesanti. Nelle vuote stanze che una volta erano esercizi commerciali hanno creato tuguri e dormitori di fortuna, il fetore di urina che emanano è talmente forte da sentirsi persino in strada nelle giornate ventose. Fra di loro ci sono anche bambini, ovviamente. Vi aspettereste forse che la miseria risparmi qualcuno? Questa non è una fiaba, è la realtà, quella cosa in cui i buoni e i cattivi non esistono; esistono solo bestie umane che vorrebbero sopravvivere. La fame è una piaga tanto come la malattia, sapeste quanti bambini ho visto sniffare la colla per poter ignorare i crampi allo stomaco. Magri, pallidi, con il ventre rigonfio e duro. Ti guardano con quegli occhi opachi e spiritati, non puoi concederti di perderli di vista o tenteranno di rubarti qualcosa. Non sanno il significato di “rubare” perché sono nati e cresciuti in un contesto che non può permettersi di lasciare spazio ai problemi ininfluenti come la moralità o l’etica. Proprio come le bestie, tutto ruota attorno alla sopravvivenza. Non si può sopravvivere senza mangiare e, senza le conoscenze opportune, non puoi procurarti del cibo senza scambiarlo per beni, soldi o, peggio ancora, “servizi”. Ma questa è un’altra storia, immonda favola che vi racconterò più avanti. Ora vorrei raccontarvi la mia di storia. Mi chiamo Simone, ho 24 anni e anch’io sopravvivo in mezzo a questo casino. Avevo 22 anni quando questo manicomio è iniziato, nel 2029. Sono passati solo due anni, ma vi assicuro che sembrano un’eternità. Quand’ero piccolo mi lamentavo del Covid ma, cazzo, a vedere com’è ridotto il mondo ora venderei un rene per poter vivere in quel periodo. Uno dei tanti motivi per i quali oggi è peggio di allora è che il virus è l’uomo. Che frase scontata e sentita miliardi di volte, vero? Su quei social in cui qualcuno pubblicava post con frasi emozionali e cazzatelle varie. Da una parte era un mondo insulso, tanta fortuna sprecata per sciocchezze senza valore. La fortuna di avere tutto e non saperlo, la fortuna di non avere la miseria come vicina di casa. Eppure oggi sembra follia comprare un cellulare per mille euro, come allora sembrava follia pagare dieci euro mezzo litro d’acqua. Come cambia il tempo, vero? Oggi i cellulari sono inutili, la corrente elettrica praticamente non esiste più per il popolo, le linee telefoniche sono riservate al ceto alto e i costi, chiaramente, sono estremi. E’ tutto frutto di questo perenne assedio economico, non esiste più nulla che abbia un prezzo normale. L’Europa è in ginocchio, molti pensavo che verremo invasi ora che siamo esposti, che verremo conquistati da un altro paese e costretti a cambiare cultura e bandiera. A me non frega nulla, io ho solo fame.

Cammino scansando la spazzatura che rotola sulle piastrelle della strada. Cerco di evitare il più possibile i barboni sparsi ovunque, sia quelli ambulanti che quelli semicoscienti stesi a terra. Può sembrare un controsenso ma essere ben vestiti in questi ambienti aiuta ad essere intoccabili. Il motivo è semplice: chi si può permettere certi beni ha anche abbastanza potere per far sparire le persone. Fra barboni, invece, non ci sono mai grossi crimini; al massimo qualche furtarello o scaramuccia. Nei bassifondi, il vero problema, sono le bande criminali, troppo simili come mentalità e modus operandi ai vecchi cartelli della droga sud americani.

Camminando, sono arrivato alla fine della via principale, dove si apre un’ampia piazza. All’estremità opposta torreggia il Duomo, un’enorme chiesa di mattoni perfettamente conservata e restaurata nei secoli. E’ così antica che, strati sotto terra, ci sono parti risalenti all’epoca romana. Ora è il baluardo di un gruppo di fanatici religiosi, convinti che tutto quello che sta capitando all’Europa sia frutto del peccato degli uomini. Nel dubbio, hanno trincerato il Duomo con muretti di sacchi militari e, probabilmente, qualche arma da fuoco nascosta. Non fanno parte del clero, la Chiesa come organizzazione è caduta l’anno scorso, quando ha perso di colpo un numero vertiginoso di credenti. Ora ognuno crede per i fatti suoi.

Imbocco l’altra via, quella che porta alla piazza più piccola, ma non la percorro fino in fondo. Mi infilo in un vicoletto a destra, semi nascosto e buio. Un foglio di giornale viene sospinto dal venticello proprio sui miei piedi. Vi risparmio le stronzate che scrivono i giornalisti, vi riassumo io brevemente le notizie degli ultimi tempi. “L’Africa minaccia di mandare emigrati infetti da Lebbra-27 se l’Europa non manda altri aiuti umanitari”, “La Russia minaccia di chiudere i gasdotti se l’Europa non pagherà i tributi”, “La Cina aumenta le tasse d’esportazione verso l’Europa sulle terre rare e materie prime”. Minacce continue e sabotaggi economici perpetui, tutto in nome di una farneticazione a proposito di una rivendicazione contro il colonialismo europeo dei secoli scorsi. Follia pura, degenero politico totale; eppure sta succedendo sul serio. La cosa buffa è che nemmeno i bisnonni della nostra generazioni hanno partecipato al colonialismo tanto menzionato però vogliono far pagare a noi i danni. E’ irrazionale, ma si sa che la politica ha senso solo quando i politici decidono che è così. Non importa se lo è veramente o se il popolo lo approva: l’interesse prima della ragione, la propaganda convince tutti o, per lo meno, li divide abbastanza da renderli inoffensivi.

Ormai ho percorso quasi fino in fondo il vicoletto e mi trovo davanti ad una piccola porticina in legno, con la vernice scrostata e le assi malconce. Busso una sequenza ben scandita e ritmata. Dopo qualche secondo dei passi si avvicinano all’uscio e la serratura scatta.

Vi starete chiedendo chi sono io, perché so tutte queste cose, perché non sono uno dei tanti barboni, perché posso permettermi dei bei vestiti in mezzo a questa miseria. La risposta è molto semplice: faccio parte delle Uova Rotte.

Serie: Si vis pacem para pacem


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Discussioni

  1. Ciao ❣️
    Leggendo non ho potuto fare a meno di fare una riflessione … stai scrivendo una distopia, ma quanto può essere reale un mondo del genere se continuiamo con la strada che stiamo prendendo?
    Comunque pensieri a parte, la serie promette bene, aspetto il seguito. ❣️

    1. Ciao Lola, grazie mille per il commento. Se non sbaglio eri presente anche tu all’aperitivo letterario su Orwell. Comunque, questa distopia nasce direttamente dai tempi moderni e, come hai notato dalle date menzionate, è molto vicina a oggi. Per adesso rappresenta ancora uno scenario “normale” ma il mondo che ho in mente e che verrà spiegato sarà ben peggio… ma non il “peggiore dei mondi possibili”.