Lei è qui

Serie: My Lai


Un ex soldato, tormentato dai fantasmi del massacro di My Lai, vede in una sconosciuta il volto di una vittima. Ossessione e colpa lo spingono a inseguirla per le strade di una città indifferente. Realtà e allucinazione si confondono, fino a un epilogo inevitabile.

Le porte della metropolitana scorrono di lato. L’aria è calda, satura di odori di pelle, plastica bruciata, sudore. Il neon vibra sopra la mia testa.

Lei entra. Piccola, snella, capelli neri raccolti in una coda bassa. Un vestito leggero le sfiora le ginocchia. La pelle ambrata, ma non troppo. Lineamenti netti. Il taglio degli occhi, il mento sottile. Mi si spezza il respiro. Non può essere lei.

Piangeva, quella notte. Una lingua spezzata, strappata a metà tra il pianto e la supplica. Si divincolava nel fango, le braccia sottili, le gambe lucide di sudore e sangue. L’avevo stretta, forte. Troppo forte.

Il vagone sobbalza. Mi aggrappo al corrimano. Lei è più avanti, si tiene alla barra, la testa inclinata, lo sguardo perso oltre il vetro. Non mi vede. Lo stesso viso. Lo stesso viso. Deglutisco. Mi scotta la gola.

Le mani piccole che graffiano il terreno, le unghie spezzate. Un elicottero in lontananza. Il vento che solleva la polvere. Le urla nel buio. Il corpo caldo sotto il mio, il battito accelerato, la pelle che scivola sulla pelle.

No. No. Non qui. Non ora. Chiudo gli occhi, premo le dita contro il metallo freddo. Conto. Uno, due, tre. Riapro. Lei è ancora lì. Stessa età. Stesso taglio di capelli. Un altro mondo. Un altro tempo. Ma non cambia nulla. Le porte si aprono di nuovo. Lei scende. Resto fermo un secondo. Il cuore è un pugno di ferro che mi spinge avanti. La seguo.

Scendo dietro di lei. Il rumore della metropolitana si spegne, inghiottito dai passi delle persone che salgono le scale. Lei cammina veloce, la coda di cavallo oscilla appena sulla nuca. Il vestito si muove morbido sui fianchi. Il battito nelle tempie mi ovatta l’udito. Non può essere lei. Ma la forma del viso, la linea delle spalle, il modo in cui inclina la testa. È lei.

Le sue mani schiacciate nel fango, le dita che si tendono verso nulla. La bocca aperta, i denti stretti in un urlo che non finisce mai. Gli altri ridono. Qualcuno la tiene ferma. Le cosce scivolose di umidità e paura. Il cielo aperto sopra di noi, nero, bucato dai bengala.

Mi fermo. Respiro. Le luci della stazione sono troppo bianche, bruciano gli occhi. Lei è già oltre i tornelli. Potrei lasciarla andare. Potrei girarmi, tornare indietro.

Ma lei è morta. E adesso cammina davanti a me.

Serie: My Lai


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Eccomi 🙂 Sono passata a leggere il tuo racconto (in realtà credevo di averlo già iniziato, invece no. Strano. Forse lo confondo con un tuo racconto precedente. Sono rincoglionita, scusami… Quanto è brutta la vecchiaia!😅) Comunque, tornando al tuo racconto: mi piace molto questo primo episodio. La ragazza, se ho capito bene, dovrebbe essere morta. Invece, eccola lì in metropolitana! Interessante, continuo a leggere.