Lenzuolo color porpora

Serie: Il fresco profumo di fieno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: [I ragazzi del paese, terrorizzati, fingono di parlare tra loro o guardano il cielo stellato.]

L’arido pomeriggio sta lentamente volgendo alla sera, mentre i due ragazzi sono seduti sul bordo di una solida staccionata, intenti a guardare pensosi le colline e i vigneti davanti a loro. Un soffio di vento muove i riccioli di Nicolò ed agita la maglietta colorata di Davide.

Dopo più di una settimana passata assieme, poche sono le parole che servono tra i due. Una settimana folle, incredibile, passionale, sorprendente. Una settimana tempestata da infinite attese e serate passate nel tempo di un sospiro. 

Sì, le parole forse non servono, ma in realtà le parole mancano proprio, perché la mattina dopo Davide dovrà tornare alla sua città, ai suoi studi, ai suoi amici. Ad una vita lontano da Nicolò.

La mano di Nicolò si posa su quella di Davide; lo sguardo di quest’ultimo lascia intendere una profonda amarezza ed il desiderio di fermare il tempo.

– Solo gli stupidi hanno il coraggio di sfidare il tempo, nell’illusione di evitare che un bellissimo sogno diventi un incubo… – Davide sospira. – Sai… con la quotidianità e tutto il resto.

– E tu? Tu cosa pensi? – Chiede calmo l’altro. Davide abbozza un sorriso.

– … Penso che vorrei passare mille anni assieme a te, e sono certo che non proverei dolore, o noia, o tristezza un minuto della mia vita.

Un lungo silenzio segue queste tristi quanto amorevoli parole.

Nicolò salta giù dalla staccionata.

– Forse non sono in grado di fermare il tempo, ma so come far durare questo momento per sempre.

Gli occhi di Davide improvvisamente brillano d’emozione. Tutti i suoi monologhi filosofico-letterari, forse, hanno influenzato il suo modo di parlare.

– Ti fidi? – Domanda, porgendo la mano per aiutarlo a scendere.

Non ha bisogno di rispondere. Sorride, complice, appoggiandosi a Nicolò per scendere.

La lunga passeggiata termina di fronte ad un grande edificio in legno, usurato dal tempo, apparentemente abbandonato. Il vecchio fienile esisteva già quando i due andavano a giocare da bambini, a caccia di fantasmi o insetti da chiudere in un barattolo.

– Qui non viene nessuno, se non il vecchio signor Gatti ad Ottobre per lasciare il trattore e i suoi attrezzi per l’inverno. Ne sono sicuro.

Davide inizia ad intuire dove Nicolò vuole andare a parare, ma l’idea non lo turba, anzi lo eccita particolarmente. Abbraccia da dietro il giovane riccioluto, teneramente. La coppia si intrufola all’interno, molto silenziosamente, passando per un grande portone in lamiera. Un lungo cigolio fa scappare i topi.

L’odore di legna tagliata e fieno secco pervade il grande capannone. Il cuore di Davide pulsa forte, tanto che Nicolò sentirne i battiti in quel silenzio religioso. Anche lui è eccitato. Tutti i problemi, i brutti pensieri, le proccupazioni per il futuro, perdono significato quando è assieme a lui.

Tutto è come quando l’avevano visto l’ultima volta, da piccoli. Tutto, tranne loro.

Non perdono tempo e si arrampicano su una scala a pioli raggiungendo il piano rialzato. Le assi sotto ai loro piedi scricchiolano, mentre un fascio di luce del tramonto illumina i due amanti. Respiro pesante.

Nicolò recupera, tra le cianfrusaglie del signor Gatti, un lenzuolo color porpora sgualcito e usato forse per coprire la legna. Lo sbatte vigorosamente per liberarsi della polvere e di eventuali schegge di legno, e lo adagia su una sorta di largo e soffice letto di fieno. Poi, accompagna il corpo di Davide su di esso. Il fieno è pungente al tatto, ma a Davide non importa, non potrebbe esistere luogo migliore in questo momento.

Un lungo e passionale bacio precede il muoversi delle mani di Nicolò, che vanno ad esplorare il corpo del ragazzo; prima sopra la maglietta, poi sotto di essa.

Davide decide di non opporre resistenza e lasciare che sia Nicolò a guidare l’atto. Le sue mani sono calde, e provocano sensazioni sempre nuove e stimolanti a contatto con la sua pelle. Desideroso di mappare il corpo del ragazzo, senza mai staccarsi da quel bacio, Nicolò scende con le mani fino al sedere, morbido e caldo, iniziando a palparlo.

Lo sforzo di Davide è limitato allo sfilare la maglietta dell’altro per poter ammirare e toccare quel fisico snello e scolpito, non esageratamente muscoloso. Gli piace da morire.

Analogamente, Nicolò sfila la maglietta di Davide, che però istintivamente incrocia le braccia sopra la propria pancia, morbida e leggermente pelosa.

Nicolò non trattiene un ghigno divertito.

– Hai paura che ti veda nudo?

– Si… cioè, no. – Risponde imbarazzato. – … è che non sono il massimo da vedere, ecco.

Le labbra di Nicolò si piegano in un sorriso, poi lo baciano sul collo e scendono fino al capezzolo. Si interrompe per guardarlo di nuovo, rassicurante, ma l’altro non sembra ancora davvero convinto.

Con le mani scosta le braccia di Davide, accompagnandole sopra la propria testa come a suggerigli di abbracciarlo.

– Non sei obbligato a dire che ti piaccio… davvero… – Davide è mortificato.

Nicolò scende ancora con i suoi piccoli e dolci baci, fino a raggiungere l’ombelico. Passa delicatamente la lingua attorno ad esso, lento, fino a raggiungere il confine dei pantaloni, assaporando ogni singolo centimetro di pelle.

Teneramente, afferma: – Ho immaginato tanto il tuo corpo… ed è meglio di ogni mia fantasia.

Quel dolce sorriso scioglie ogni dubbio di Davide, che chiude gli occhi decidendo di abbandonandosi ai movimenti sensuali dell’amato.

Una mano lo tocca tra le gambe, solo i jeans e le mutande lo separano da lui. Il tocco poi si fa più lento, preciso, accurato, mentre viene superata quell’inutile barriera. La respirazione si fa ancora più intensa, tanto che ad ogni sospiro Davide sembra emettere un piccolo gemito.

Sbottonati i jeans, vengono lanciati via assieme alle magliette. Davide resta in boxer, con la pelle a contatto con il pungente materasso di fieno da un lato e gli inebrianti baci di Nicolò dall’altro. Apre gli occhi, godendo ancora dello splendido spettacolo quale è il corpo del suo amato, e animato da un istinto irrefrenabile si sporge per sbottonare i pantaloncini di Nicolò e aiutandolo a svestirsi. È ancora più bello di quanto potesse immaginare.

– Aspetta. – Lo blocca improvvisamente Davide, colto da un momento di lucidità. Si fa passare i jeans, e dal portafoglio estrae una bustina di plastica quadrata. Apre la confezione e porge il preservativo al suo compagno, sorridendo maliziosamente.

Nicolò, forse per la prima volta da quando Davide è qui, esprime sul suo volto un certo imbarazzo. Non servono parole, e Davide ritrae il braccio. Perchè si aspettasse una reazione diversa ancora non lo sa. Ma non importa, per questa volta ci pensa lui.

Nicolò sembra rilassarsi in risposta, togliendo gli occhiali a Davide e posandoli da qualche parte al sicuro. Finalmente protetto da quel sottile quanto resistente velo di lattice, Nicolò si posiziona sopra all’altro.

Dopo una lunga serie di baci, carezze e contatto dei corpi nudi, lentamente inizia l’atto più passionale ed intenso. Un iniziale dolore per Davide svanisce velocemente; con le mani stringe verso sé la schiena liscia di Nicolò, come a contrastare i suoi movimenti. Prova sempre più piacere, un piacere dal sapore proibito.

Muove le gambe, quindi, alzandole e posizionandole incrociate sopra al sedere di Nicolò. Ad ogni movimento Davide deve trattenere mugolii di piacere. Si limita a respirare sonoramente e ad intermittenza. Mentre con una mano tenta di palpare il gluteo più vicino di Nicolò, passa l’altra tra i riccioli dell’amato, scompigliandoglieli.

Con una forza incredibile, Nicolò lo stringe tra le braccia e lo alza, senza mai staccarsi da lui, in modo da posizionarsi sdraiato sul fieno per lasciare libero Davide di muoversi.

In quella posizione, Davide ha il totale controllo del corpo del ragazzo; senza mai smettere di muoversi, passa la lingua sulla sua pelle abbronzata, muovendosi caldo sul suo collo.

Una mano di Nicolò, poi, smette di tenergli il sedere per passare davanti; movimenti dapprima dolci, poi sempre più rapidi, evidentemente eccitato. Davide si abbandona a Nicolò, rimanendo in balia dei suoi movimenti sempre più intensi e sempre più veloci.

Il massimo piacere viene raggiunto da entrambi quasi contemporaneamente; poi, si scambiano un lungo bacio, mentre la respirazione di entrambi inizia a ritornare regolare. Corpi ancora a contatto, grondanti sudore e roventi come il sole d’Agosto. Lentamente, Davide si sposta per restare sdraiato accanto al suo amato. Nessuno dei due osa parlare.

L’intenso odore di fieno li circonda, ma ciò che più riescono a percepire ora sono uno l’odore dell’altro. Non che nessuno dei due abbia indossato un profumo, no. Davide inclina appena la testa, e un raggio di luce calda gli illumina il volto. Il sudore inizia ad asciugarglisi addosso.

Il giorno sta per volgere al termine, e con amarezza Davide realizza che in meno di ventiquattr’ore sarà di nuovo solo. Nicolò deve aver percepito qualcosa, ma piuttosto che compatirlo cerca di consolarlo con qualche bacio sul collo.

Ma ogni bacio, per quanto renda ancora più dolce quel momento, renderà anche più dolorosa la partenza, quando Nicolò non potrà salutarlo perché a obbligato lavorare nel campo con suo padre Giulio.

Serie: Il fresco profumo di fieno


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Discussioni

  1. Ti confesso che non mi era mai capitato di leggere una scena erotica esplicita tra due maschi (penso sia piuttosto atipico, almeno tra i forum) e speravo che tu ce la mettessi prima o poi, per completare questa storia d’amore.
    Ho qualche perplessità sui dialoghi: non sono un po’ troppo mielosi?

    1. Che onore essere il primo a portare questa narrativa alla tua attenzione allora! Per quanto riguarda i dialoghi può essere, ma ho cercato di catturare quelle emozioni intense, adolescenziali e molto spesso passeggere che accompagnano questi “colpi di fulmine”. Rispetto al testo originale, ho addirittura ammorbidito perché al limite del plausibile

  2. É bello leggere d’amore, in questi tempi bui. Confesso che con il procedere della lettura di questa serie, mi sono ritrovata a sperare in un lieto fino. Potrebbe essere questa ultima giornata assieme, ma spero ardentemente di no.

  3. Ciao Gabriele, amo la tua serie e il tuo modo così spontaneo e sincero di raccontare. Tuttavia, se accetti un pensiero, a volte è bello anche solo intravedere, guardare attraverso un velo. Penso che chi scrive debba riuscire, sempre a volte, a farsi da parte, lasciando libero campo agli attori e permettendo che la fantasia del lettore possa liberamente volare. Però questo è solo il mio modo di immaginare. Giusto che l’autore sia libero di esprimersi. Sempre bravissimo.

    1. Ciao Cristina e grazie come sempre per i tuoi generosi commenti. Prendo molto a cuore il tuo pensiero, e posso dire che effettivamente per questo tipo di storia forse sarebbe stato più calzante un “intravisto”. Non credo di essere stato esageratamente esplicito, ma comunque concordo che la scena sia seguita molto da vicino e riportata senza troppi giri di parole.
      L’unica cosa che posso aggiungere è che ho scritto questa serie quasi dieci anni fa. Per quanto abbia rivisto alcuni paragrafi, anche nei capitoli precedenti, ho preferito non stravolgere lo stile e l’immaginario di allora. Sicuramente, se dovessi raccontare questa storia oggi, userei un linguaggio diverso.

    2. La scelta del linguaggio da utilizzare è tua e solo tua e direi che lo sai fare molto bene. L’esplicitare non disturba affatto. Io, personalmente, non racconterei le ‘emozioni’ e le lascerei piuttosto trasparire. Questo intendevo, semplicemente. Un abbraccio