Leona

Serie: Donne: mille sfaccettature


– L’animo ha mille sfaccettature. Non si sceglie quello che si è –

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Leona era in pausa caffè mentre sbirciava distrattamente il suo smartphone: messaggi, un po’ di social, qualche offerta online della quale poteva approfittare. Insomma stava recuperando il tempo che aveva dovuto dedicare alla riunione con il direttore.

Mentre scorreva con le dita il display… ecco una chiamata in arrivo. I suoi occhi annoiati lessero il nome di chi la stava chiamando: la madre. Ma come poteva sapere sempre quando telefonarle?!?! Le alternative erano poche: chiudere la chiamata, lasciare che andasse in segreteria o rispondere; tutte e tre però presupponevano una conversazione pesante e antipatica. Scelse il male minore e decise di rispondere, pensò “via il dente, via il dolore”. Come sentì la figlia rispondere, la madre cominciò a parlare a macchinetta e Leona, senza ascoltare un granché, girava per la stanza versandosi ancora caffè e mangiucchiando una brioche.

Si salutarono senza convenevoli e Leona si accorse di non aver capito l’ultima frase alla quale aveva risposto con un poco convinto “Sì, va bene”.

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Solo a casa capì cosa aveva accettato al telefono: sentì suonare il citofono e una voce fastidiosa annunciava che stava salendo per venirla a trovare. Nonostante fosse sua madre, Leona non sopportava nulla di lei: il suo modo di parlare sopra le persone, di intervenire ogni volta a sproposito, ma soprattutto di non avere alcuna considerazione del proprio marito. Leona sapeva che suo padre praticamente era un accessorio della madre e, a suo modo, le faceva pena.

Aprì la porta prima ancora che suonasse, perché la sua abitudine di annunciarsi con vocalizzi imbarazzanti proprio non la tollerava. Li fece accomodare e cominciò ad ascoltare la madre che per ore andò avanti a raccontare di se stessa, dei pettegolezzi ascoltati dal parrucchiere, del fatto che aveva dovuto chiamare un tecnico per far fare dei lavoretti in casa “visto che tuo padre è inutile per queste cose”. Leona, stanca di una conversazione che, per la sua distrazione, era stata costretta a subire, cominciò a dire che doveva preparare la cena e non poteva rimanere oltre ad intrattenerla. Salutò il padre, la cui voce ormai non sapeva più riconoscere, il quale si trascinò dietro a quella donnona scatenata.

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La cena era ormai fredda e di Lucio, suo marito, neanche una chiamata. Seduta in cucina, illuminata solo dalla plafoniere che le gettava addosso una gialla luce triste, Leona stava covando una rabbia ormai nota a tutti.

Il marito si presentò con un’ora di ritardo giustificandosi che il capo li aveva trattenuti e che non aveva avuto la minima possibilità di contattarla. Era un brav’uomo e l’amava tantissimo ma il carattere di lei lo spaventava molto e cercava sempre di non rendere difficoltose le loro conversazioni. Leona, senza neanche rendersene conto, lo colpì duramente: uno schiaffo e qualche pugno sul mento ed sulla testa. Si guardò le mani tremanti e, sconvolta, si rifugiò in camera da letto, dove lui la raggiunse per consolarla, nonostante il rivolo di sangue gli scendesse dal naso. Una giornata dura, pensò Lucio, riposare le avrebbe fatto bene.

***

Era la sera della soap opera preferita di Leona e lei si era preparata una bella ciotola di pop corn da dividere con il marito. Entrambi la seguivano da settimane ed erano d’accordo nel credere che fosse romantica e appassionante: era la loro serata.

Durante una scena cruciale il cellulare di Lucio cominciò a squillare, lei si girò di scatto con uno sguardo quasi d’odio che mai Lucio aveva visto sul suo volto. Così Leona afferrò il telefono del marito, spingendolo sul divano e facendogli sbattere la schiena. Rispose e sentì che era un collega che semplicemente chiamava per avvertirlo del cambio orario del giorno successivo. Riattaccò spaventato.

Ormai la conversazione si era spostata in corridoio, Leona faccia a faccia con Lucio.

Si vergognava di avergli preso il cellulare per poi scoprire che era solo una chiamata di lavoro.

Si vergognava perché, nonostante tutto, lui la guardava sempre con amore, preoccupato più per lei che per la propria incolumità.

Si vergognava perché ancora vedeva il livido sulla guancia, causatogli giorni prima.

Come poteva cancellare quella vergogna? Non poteva!… Così lo prese e lo strattonò mentre le lacrime le scendevano sul viso, rigandolo come un caldo graffio.

Lucio si sbilanciò e perse l’equilibrio, cadendo rovinosamente a terra e battendo la testa sullo stipite del muro. I suoi occhi rimasero chiusi e Leona si sentiva percorrere da un brivido freddo di paura. Paura di perdere l’unico uomo al mondo che amava e che non l’aveva mai giudicata per le sue azioni.

Finalmente riprese il controllo di sé e chiamò subito un ambulanza e lo seguì rimanendo con il suo sguardo incollato al suo che però, per la prima volta, non la stava ricambiando.

***

Dopo una lunga attesa, il medico la raggiunse e le comunicò che il marito era fuori pericolo, ma che sarebbe dovuto rimanere qualche giorno per accertamenti. Lei si sentì sollevata, eppure le sembrava di essere schiacciata da un macigno pesante mentre si dirigeva verso la stanza di Lucio.

Lui la guardò con occhi tristi ma non le disse niente che potesse metterla a disagio e farla sentire in colpa, ma lei ruppe il silenzio e fece una promessa. In quel lungo momento che era stata costretta ad aspettare l’esito degli esami, si era fatta consigliare il nome di un buon psicologo che l’avrebbe aiutata a superare quel suo vuoto nero che la tormentava da anni. E a garanzia che sarebbe stata la scelta giusta, decise che il suo medico sarebbe stato un uomo: per rivalutare la figura maschile.

Serie: Donne: mille sfaccettature


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Discussioni

  1. Ciao Isabella, mi ero perso questi episodi! Rimedio subito. 🙂
    Intanto ti rinnovo i complimenti per aver ideato una serie strutturata in tal modo. Questo racconto mi è piaciuto tantissimo, ma proprio tanto tanto, perché non solo non è banale ma mostri anche dei “lati” che spesso non vengono detti. E poi questa voglia da parte di Leona di riconoscere il suo problema e di cambiare, in meglio ovviamente, dimostra amore… anche verso se stessa. 🙂

  2. Ciao Isabella, altro episodio introspettivo che fa riflettere parecchio. Le figure maschili vengono eclissate per motivi diversi, da una parte, la prorompenza della madre di Leona che non lascia scampo al povero marito, e dall’altra Lucio che subisce la rabbia repressa di una Leona condizionata proprio dal complicato rapporto reciproco dei suoi genitori. Le sfaccettature da te esposte sono un prezioso angolo dove poter mirare la dura realtà della nostra psiche. Brava davvero?!

  3. Ciao Isabella, il tuo racconto mi ha ricordato il detto “la mela non cade mai lontano dall’albero “. Le situazioni vissute nell’infanzia entrano dentro di noi e l’agire di Leona ne sono l’esempio. Credo che la soluzione sia quella che il cuore le ha suggerito: ammettere (non è poi così diversa dalla madre che disprezza) e cambiare (accettare l’aiuto di uno psicologo).

  4. Cara Isabella,
    un bel racconto, scritto bene. Mi è piaciuto il fatto che ci sia il proposito di rivalutare la figura maschile, da parte della tua protagonista. E mi ha fatto riflettere, su quanto le esperienze negative cambino il carattere delle persone, facendole precipitare nei gorghi più bui. Un saluto.