
L’equilibrista del sonno
Mi sono addormentato in metro. Come al solito! Ogni dannato giorno mi addormento per quegli stramaleddetti dieci minuti che ci vogliono per raggiungere casa dal mio ufficio. Io tento di resistere, ma non ci riesco. Forse sono narcolettico. Ma no, per soli dieci minuti mica si è narcolettici? Quelli si addormentano ovunque e in ogni momento. Almeno così pare dalla pubblicità . Devo mantenermi sveglio dannazione. È rischioso, potrebbero derubarmi. O infastidirmi. Sì, come prima. Sì, proprio come è successo poco fa che per colpa di quel frocio non sono sceso alla fermata mia e ora devo farmi un isolato in più a piedi. Io, a piedi, che manco mi piace camminare e non compro scarpe da ginnastica da secoli. Ma in metro non ci torno. No che non ci torno. Un altro sciroccato come quello non lo reggerei proprio. Porca paletta, se solo riuscissi a stare sveglio! Ho dei problemi, sicuramente. Che diavolo, manco un pisolino tranquillo uno si può fare che incontri gentaglia come quello lì! Fortuna che la giornata è finita. Cioè, non è normale che quello mi urta, mi fa andare la testa in avanti… che se non mi sono spezzato il collo è stato un miracolo. E mi sveglia. Dannazione, mi ha svegliato. Il risveglio più brusco della mia vita. Merda, già faccio fatica a mantenermi sveglio, ma porca troia, almeno lasciatemi dormire. E che cazzo! Ma che modi sono! E voleva pure avere ragione, oh, lui! LUI! Con quella tutina elasticizzata tutta leopardata che manco Moana Pozzi nei film suoi, gli occhialetti vintage colorati, i capelli lunghi e unti, quella chitarretta da quattro soldi, mi chiedeva scusa. Ma scusa de che? Manco una dormitina in metro ci si può fare. Cioè potevi pure svegliarmi senza urtarmi, ti avrei ringraziato pure, oh! Così stavo sveglio e allerta. E ti avrei scansato, frocio! Scostumato proprio! Non sa mantenere l’equilibrio e se la prende con me. Incapace! Mica come me. Tze, che sono un’equilibrista in metro. Sì, l’equilibrista del sonno. Che cazzo, mi addormento sempre. Tra tutte le qualità non me ne poteva capitare un’altra? Che so, sapere fare a pugni no?! Dice, eh scusa non ti ho visto. Ma come fai a non vedermi oh! Cazzarola, sto qui in piedi che dormo come un cavallo e non mi vedi? Ci vuole coraggio oh. Va da un’oculista! Uno bravo però. Mi ha fatto una di quelle guardate rabbiose e ha sbuffato manco fosse un toro. E si è allontanato. È andato poco più avanti. Ma sempre nel vagone mio è rimasto. Cioè non poteva cambiare vagone, no?! Così rompeva i coglioni a qualcun altro. Come se non bastasse, si è messo a strimpellare quelle sue canzonette rock. Il male assoluto secondo me. Il peggio che lo scibile umano avesse potuto inventare. E non mi faceva dormire! Cazzo, gli ho detto, e taci che qui c’è gente che vuole dormire. Mi fa, ma statti zitto tu, idiota, non riesci manco a tenere gli occhi aperti, figurati le orecchie, non capisci niente. Non capisci niente a me? Sto burino! Ma ti sei visto allo specchio stamattina? Hai visto come ti sei conciato? Ma ti pare normale andare in giro vestito così? E chiedi pure soldi. Non ti vergogni? Ma chi vuoi che ti paghi? Ti vesti una merda e non sai neanche suonare, se eri uno bravo, ti pagavano ai concerti, gli ho detto. Oh! Si è incazzato. Si è alzato. È venuto verso di me come un caterpillar coi freni rotti e mi ha tirato un pugno, diritto sul naso. Ma che cazzo fai, gli ho detto, ma come ti permetti? Gli ho preso quella chitaretta di merda e gliel’ho spaccata sui sedili della metro. Una, due, tre botte. A pezzetti gliel’ho fatta. E quelle corde, come avrei voluto legargliele intorno al collo. Ma non ce l’ho fatta. M’ha preso per le spalle, m’ha girato, e urlandomi in faccia m’ha detto, guarda che ti denuncio. Ma che denunci? Con sto fiato puzzolente che ti ritrovi, sei capace pure di fare una denuncia, tu? Tu, che non sai manco dove è che tieni il culo. Ma chi vuoi che ti prenda sul serio. ADESSO BASTA, m’ha detto. Mi ha preso per la giacchetta. Scendi, su, SCENDI, che sei arrivato alla fermata tua. Ma questa non è la fermata mia, oh?!, gli ho urlato. HO DETTO SCENDI. Mi ha spinto fuori così forte, ma così forte che sono finito con la faccia a terra. Il naso mi sanguina, per non parlare di quest’occhio nero che mi duole. Mi tocca pure camminare fino a casa, che rottura di coglioni! E ora chi glielo spiega ai miei come mi sono fatto male? Boia mondo, che mi invento ora?!
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Giuseppina, in questo momento strorico comprendo l’umore distruttivo del tuo protagonista (non le cause) :)) Mi sono divertita, anche se spero di non trovare mai una persona simile in metro.
Ciao Micol, mi fa piacere ti abbia divertito. Era il mio intento. Le cause del suo umore? Boh, so solo che il Lab mi ha ispirato un tipo litigioso e attaccabrighe.
Un insegnante da prendere morsi. Pieno rispetto per la categoria, per questo c’è amarezza 😉
Mi è piaciuto, bello il crescendo fino alla conclusione, molto ben reso secondo me
Grazie
Ciao Giuseppina. Perfetto identikit della mente umana che vorrebbe sparare a zero e senza filtri.
È proprio quello che la maggior parte delle persone vorrebbe fare in metro.
Fastidioso si, ma reale
Grazie Fabio
Che personaggio fastidioso! Ma credo che questo fosse esattamente il tuo intento. Assolutamente credibile, nel suo turpiloquio. Un saluto.
Grazie Cristina, volevo proprio sembrasse fastidioso.
Ciao Giuseppina, se il tuo intento era quello di ritrarre la mente di un omofobo, ci sei riuscita perfettamente! L’equilibrista si è meritato quella lezione! Hai avuto un’idea originale!!
Ciao Antonino, in realtà volevo descrivere solo un disagiato capace di litigare con chiunque. Che fosse omofobo me lo stai facendo notare tu e di quest’ ti ringrazio. mi diverte l’idea che è omofobo.