
L’erede
Serie: La casa dei nostri sogni
- Episodio 1: Villa Passanelli
- Episodio 2: Nessuna leggenda particolare
- Episodio 3: L’erede
- Episodio 4: La clausola
- Episodio 5: Mio figlio
STAGIONE 1
Avrei dovuto essere sorpreso?
A metà dell’inverno, Maddalena mi annunciò, con un leggero tremito nella voce, che saremmo diventati genitori.
“Quando?”
Facemmo i calcoli due volte, e venne fuori che il piccolo sarebbe arrivato alla fine di luglio.
“Potrebbe decidere di prendersela comoda. Mia madre dice che io ho sforato di quasi due settimane…”
“Sicuramente il ginecologo di tua madre aveva sbagliato i conti.”
Nei mesi che seguirono, ci pensai parecchio. Come sarebbe stato? Era sicuramente una grande emozione pensare di diventare padre; ma cos’era, ad emozionarmi tanto?
Passate le nausee mattutine, Maddalena lievitava come un panino pronto per il forno. Incedeva nel mondo con la sicurezza della nuova primavera.
Era più bella che mai.
Io, invece, spostavo seggiole, compravo prelibatezze, mi esibivo in improbabili massaggi ai piedi. Era un miracolo che non le slogassi le caviglie, per l’energia che ci mettevo.
Tutto ero, fuorché elegante. Non potevo fare a meno di pensare a cosa sarebbe accaduto, se non fossi stato all’altezza del mio ruolo.
Sarei forse stato uno di quei padri ansiosi che i figli prendono in giro con gli amici? Oppure avrei tentato di trasformarlo in un mio piccolo clone, uno che tifa la stessa squadra, ama le stesse cose, si sollazza negli stessi hobbies?
Certamente non avrei tentato di farne un artista come me, dato che almeno di questo ero ormai sufficientemente sicuro: non avevo un grammo di talento.
Una sera ce ne stavamo stesi sul letto, una accanto all’altro, con le tende aperte, in silenzio, ciascuno intento a procedere a tentoni dentro quell’inatteso miracolo. Primavera ci aveva portato un venticello gentile, che soffiava dal giardino.
Fu la prima volta che la vidi. Stavo per appisolarmi, ma balzai su dal letto come se mi fossi scottato.
“Porca puttana!”
Maddalena sgranò gli occhi, più sorpresa che spaventata.
“Ma cosa…”
Ero volato alla portafinestra. Scrutavo la linea verde del prato all’esterno, teso come un animale maschio che senta minacciato il suo territorio da una presenza ostile.
“C’è una donna in giardino!”
Maddalena scoppiò a ridere.
“Ma come! Vuoi farmi credere che non l’avevi ancora vista?”
Impiegai un po’ a tranquillizzarmi.
“Da quanto tempo lo sai?”
“Mah… Da poco dopo che siamo arrivati…”
“Una donna con i capelli rossi, lunghi…”
“Sì, è proprio lei.”
Ero senza parole.
“Ma come ti è venuto in mente di non dirmi niente!”
Parve sorpresa.
“Immagino di averci pensato, sì… Ma poi mi sono detta che era impossibile che non l’avessi vista anche tu, e che quindi probabilmente non t’importava di parlarne…”
“Ma chi cazzo è!”
Maddalena scosse appena la testa.
“Non lo so… però sento che non si tratta di qualcosa di maligno, capisci?”
Aveva un’aria vagamente sognante, per nulla preoccupata. Scosse leggermente le spalle prima di aggiungere:
“Penso che sia qui per aver cura di noi.”
Venni colto da un’intuizione improvvisa.
“La Rossa!”
Mi sorrise. Sembrava sollevata che fossi arrivato alla sua stessa conclusione.
“Sì. L’ho pensato anch’io.”
La vidi spesso, quella primavera. Capitava che pensassi a lei, e di colpo era lì, poco distante.
Non si avvicinava mai troppo. Non sapevo se con Maddalena avesse instaurato un rapporto più stretto. Lei non me ne parlava mai.
So che sembra incredibile, ma alla fine mi ci abituai. Non fu più uno shock, non fu più una minaccia.
Da qualche parte dentro di me sentivo che Maddalena aveva ragione: non era umana, non del tutto, e stava proteggendo qualcosa.
Finii per considerarla l’angelo custode del nostro bambino.
Alla fine di luglio, senza sgarrare di un giorno, il nostro meraviglioso, piccolo figlio fece il suo ingresso nel mondo. Ero sorpreso da ogni cosa che faceva – sorpreso anche della sua puntualità, che non aveva certo ereditato da me…
Dibattemmo un po’ sul nome. Strano che durante la gravidanza non ci fossimo accapigliati di più. Erano stati mesi morbidi e strani, attutiti, come se esistesse di colpo una barriera tra di noi.
Poi, una mattina, Maddalena mi sorprese.
“Rodrigo.”
La fissai, ammutolito. Non che non mi piacesse, al contrario: mi pareva un nome insolitamente forte, il nome adatto ad un vincitore. Per il mio piccoletto ero deciso a volere cose che non mi ero mai nemmeno sognato di desiderare per me stesso. Vincere, qualunque cosa significasse, era tra quelle.
Ma dove l’aveva pescato?
“Promessi sposi?” buttai lì.
Lei rise, ma non rispose. Era un bellissimo nome, ad ogni modo.
“Vada per Rodrigo. Mi pare proprio adatto a lui.”
Dopo tre mesi, sapevo con assoluta certezza di non essere mai stato così appassionato a nulla come lo ero a mio figlio.
Ogni cosa che faceva, ogni sorriso bavoso, ogni smorfietta… lo trovavo irresistibile. Passavo ore a guardarlo. Mi piaceva essere la prima cosa che vedeva, al risveglio.
Ero certissimo che sapesse che si trattava di me. Certo, magari non aveva proprio chiarissimo chi cazzo fossi, né per quale motivo me ne stessi sempre lì a fissarlo con una faccia ebete… Un giorno però l’avrebbe saputo, giusto?
Mi sembrava incredibilmente importante.
Che anche questo fosse amore, e che un giorno l’avrebbe saputo.
I problemi erano cominciati subito dopo il parto. Maddalena sembrava avere esaurito ogni forma di attaccamento per nostro figlio.
Sapevo che può succedere alle donne, specialmente alla prima maternità.
Pazientavo, cercando di stimolare il suo tiepido interesse nei confronti del bambino, ma senza risultati degni di nota. Lo degnava a stento di qualche occhiata mentre allattava.
La cosa che mi sconcertava maggiormente, però, era che non faceva che chiedermi di avere un altro figlio. Questo era fonte di disagio, per me. Non riuscivo a capire.
“Magari potremmo vedere un dottore… Ti aiuterebbe a gestire meglio l’esperienza…”
Ma era mille miglia lontana da me, dal nostro bambino. Non mi rispondeva neppure.
Temo di aver sopravvalutato l’istinto materno di Maddalena.
O forse ho sopravvalutato l’istinto materno in generale.
Serie: La casa dei nostri sogni
- Episodio 1: Villa Passanelli
- Episodio 2: Nessuna leggenda particolare
- Episodio 3: L’erede
- Episodio 4: La clausola
- Episodio 5: Mio figlio
Ciò che maggiormente mi colpisce di questo episodio è il repentino cambio di atmosfera verso la fine del racconto. Sembra che tutto vada benissimo e che l’amore di lui per il bambino appartenga naturalmente anche alla madre. Invece non è così e il lettore ne resta quasi sconvolto presagendo qualcosa di sinistro. Solo un piccolo e trascurabile consiglio: io avrei magari diviso le due parti, tipo con asterischi?
sì, consiglio sensato. però avrebbe messo in allarme il lettore: forse qualcosa sta per cambiare? no, meglio cascarci dentro a testa in giù… mi pare di capire che abbia funzionato 😉
Che tenera iquietudine! La stessa di un bel sogno che inizia a virare e deformarsi seguendo i lineamenti di un affascinante incubo. Cioè dai! Io andrei subito dalla Rossa a chiedere spiegazioni! ♥ Sempre più innamorato di questa trama nodosa e avviluppante! ;D
no chicco, consiglio: dalla Rossa non ci andare… meglio non disturbarla… se ti comporti bene le spiegazioni te le do io tra non molto 😉
Aw! ♥ Allora la guardo solo da lontano e aspetto te. 😀
Questo episodio è dolcissimo senza essere stucchevole, l’ho assaporato come un cesto di ciliegie mature senza mai stancarmene.
😉 dario mi piace molto, fa tenerezza anche a me
“ciascuno intento a procedere a tentoni dentro quell’inatteso miracolo”
❤️
ma che bravissimi lettori XD sisisisi staremo a vedere… 😉
Racconto tenero se si guarda al protagonista, ma inquietante nel leggere di Maddalena. E’ come dice Giancarlo: qui gatta ci cova 🙂
Depressione post-parto? No… Qui c’è sotto qualcosa di moooolto losco…
Brava, ben disegnato il protagonista, anche se un po’ caricaturale…