
L’escursione.
Serie: Il Canzoniere
- Episodio 1: L’escursione.
- Episodio 2: L’ultima seduta.
STAGIONE 1
La mia frangetta è appiccicata alla fronte, la scosto.
Fa freddo ma sono sudata. Le scarpe da trekking sono dure. I piedi affondano nella riva limacciosa.
Quelli del gruppo dietro di me sembravano tutti esploratori provetti, staranno morendo dal ridere, Dio mio! Tutte coppiette poi, bell’idea l’escursione da sola.
Succhio un sorso d’acqua dalla cannuccia della borraccia. È calda, che schifo. Ma se lo smartwatch dice quattro gradi! Sospiro e scuoto la testa.
Due fringuelli svolazzano intorno a un paio di fiorellini con i petali rosa, isolati in una venatura della corteccia grinzosa del ramo di un grosso faggio, che poi si intreccia con quello di un albero accanto. È impossibile distinguere dove finisca uno e inizi l’altro. Perfino la natura mi ricorda che la mia solitudine è contraria all’essenza binaria della —.
Il bordo del fiume si sfalda sotto i miei piedi, il ginocchio si piega all’infuori.
Grido. C’è uno scroscio sonoro. Sbatto forte il culo sulle pietre, poi il gelo intenso mi circonda in un istante e mi brucia la pelle.
I vestiti zuppi sono lastre ghiacciate. Pesano tantissimo. Le risate sguaiate di quegli stronzi mi fanno più male delle ossa del coccige. Batto i denti.
– Ehi… Ehi… Ehi!
– Che caz—.
Moro… Occhi verdi. Sono morta e questo è un angelo. Mi sorride.
Scanso la frangia gelida dagli occhi. Dalla riva lui mi porge una bella mano lunga: – Stai bene?
Si, no. Che importa.
– Carlo, Carlo, sta bene?
– Si Suzanne, tranquilla. – Suzanne corre verso di noi. Ha gli stessi capelli corvini e mossi di Carlo, ma molto più lunghi. Anche lei ha il corpo atletico e svelto, e un sorriso altrettanto seducente. Barbie e Ken mediterranei. La odio!
– Beh, io sono Carlo e lei è mia sorella Suzanne.
Era preoccupata per me… Caruccia! Sorrido.
Stringo la mano di Carlo. È salda, morbida ma forte. Mi tira in piedi, fuori dall’acqua.
– Io sono —.
Dal suo posto in riva la fiume, Suzanne mi salta addosso e mi abbraccia. – Carlo, andrà in ipotermia.
Lui annuisce, si inginocchia e cerca di sciogliere i lacci bagnati dei miei scarponi. Dopo pochi secondi scuote le dita nell’aria e ci alita sopra, poi torna al lavoro.
Suzanne viene dietro di me. Mi toglie il piumino, allarga bene il collo del pile e lo fa scorrere sopra la mia testa.
Mi sento una zucchina congelata nelle mani di due chef.
Lui mi sfila gli stivali e i calzini. Il muschio ghiacciato sotto i piedi è tiepido. Mi slaccia i pantaloni e li abbassa.
La mia canottiera e le mutandine sono trasparenti. Avrei dovuto depilarmi.
Lei tossisce.
Il fratello solleva le sopracciglia, si rialza di scatto, poi si porta una mano agli occhi e con l’altra mi porge la sua giacca di lana a scacchi neri e rossi.
È un ragazzo adorabile.
L’aderente maglione a dolcevita bordeaux fascia il suo torso muscoloso. È un figo.
Tolgo la biancheria surgelata e metto il cappotto da boscaiolo.
L’imbottitura è calda e ruvida. Odora di cannella e di tabacco.
***
Carlo si china sul mucchietto di sterpaglie.
Sfodera il coltello da campo dalla guaina di cuoio, attaccata alla cintura al suo fianco, e sfila dalla tasca dei jeans una piccola barretta grigia. La sfrega veloce sul dorso della lama e una pioggia di scintille cade sulla minuta catasta. Se ne leva una piccola colonna di fumo bianco.
Carlo soffia piano sulle braci, che prendono in un istante. Aggiunge qualche ramo e un bel fuoco schioppettate inizia a scaldarmi i piedi e le gambe. Avrei proprio dovuto depilarmi!
– Fra poco tramonterà il sole. Gli altri saranno poco più avanti. – Attraverso le fiamme, guarda sua sorella. – Raggiungili e torna all’agriturismo con loro, noi restiamo qui ad aspettare che si asciughino almeno i suoi stivali.
Ottima idea.
***
Restiamo soli. Seduti vicini davanti al fuoco.
Carlo mi sfiora la punta del naso col dito. – Hai ancora freddo?
Abbasso gli occhi e sorrido. Scuoto il capo.
– Bugiarda.
Tende le braccia verso di me. Annuisco.
Si avvicina e mi stringe. Io divampo. Sudo. Il cuore accelera, le tempie pulsano, la bocca —.
La mano calda di Carlo… Si posa sulla mia guancia e mi accompagna sul suo petto. La lana pizzica sulle mie gote ma è meraviglioso. Il suo cuore è così calmo, il respiro pulito e profondo. Chiudo gli occhi e inspiro a lungo.
Cannella e tabacco.
***
– Ti giuro, Suzanne gli ha detto “lascia andare mio fratello o questa te la infilo su per il —.”
– Ah, ah, ah!
Oddio, ma quanto tempo è passato? Il sole è quasi oltre la linea degli alberi, il cielo è viola ed arancio.
Meglio il vinaccia del suo maglione. – Gli stivali saranno asciutti?
Il fuoco è spento. Carlo affonda le dita fra i miei capelli. – Più di te sicuro.
Sorride.
Mi tira a sé. Dio mio. Chiudo gli occhi…
Le sue labbra sono viscide. Non me le aspettavo così… Che faccio? Voglio, non voglio? Che ne so’. È così tanto che —.
La sua lingua mi schiude la bocca ed entra senza chiedere. Nel suo fiato non c’è cannella ma solo il gusto di sigaretta rancida. La sua mano tira i miei capelli, l’altra uncina il seno. Mi fa male.
– No! – Lo spingo via.
Ha lo sguardo aggrottato. – No un cazzo.
Si alza in piedi davanti a me e mi molla una sberla. La mia faccia vola, la guancia pulsa forte. Brucia. L’orecchio ronza.
I miei occhi si riempiono di lacrime.
– Non provare a piangere, che non aspettavi altro.
Infila la mano sotto il cappotto mezzo aperto. Stringe con violenza, tira. Serro i pugni e grido.
– Zitta!
Carlo sfila ancora quel grosso coltello e me lo punta alla gola. Pizzica come una puntina da disegno. – Forza. – Si guarda il pacco gonfio dei jeans.
– Carlo… – Preme di più il coltello. Ora fa male.
Tremo e sudo. – Per favore, no…
Spinge con la lama sulla mia gola e mi costringe a sollevare il mento verso di lui. Avvicina la faccia. I suoi occhi sono fauci nere bordate di smeraldo. Scorre piano il pugnale. Sento la pelle iniziare ad aprirsi.
– Ok! Ok… – Sbotto a piangere. – Lo… lo faccio.
Mi tremano le mani, sono rotta dai singhiozzi. Ho le dita ghiacciate. Non riesco ad aprire il bottone dei jeans, Carlo sbuffa, forza di nuovo la punta fredda sul mio collo. Scanso la frangetta sudata dagli occhi e ci riprovo. Il bottone cede.
Faccio scorrere i boxer azzurri verso il basso.
Appena libero, il suo membro duro scatta verso l’alto. Goccioline calde mi zampillano in faccia.
Carlo mi tira per i capelli. – Goditelo.
Carlo… Perché?
Chiudo gli occhi e mi avvicino con reticenza. La sua pelle umida si strofina sulle mie labbra chiuse.
Puzza di piscio.
– Non te lo ripeto.
È salato.
***
Mugugna. A parte il coltello alla gola, credo le piaccia.
Accelero. Chiudo gli occhi e getto indietro la testa.
Mi espando. Mi gonfio. Mi irrigidisco. Scoppio! Lei pigola e stringe un po’la bocca…
Tremo. – Ingoia!
La sua testa è pesante, il manico d’osso è umido.
Oh Dio!
La lama è piantata a fondo nella sua gola, un rivolo vermiglio si allunga fra le mie dita. I suoi occhi, sbarrati, sono girati all’indietro.
Oh Dio, ce l’ho in bocca a una morta. Lo sfilo. Le sue labbra restano spalancatate.
Metto via il pugnale. Più tardi devo buttare anche i vestiti, tutto!
La lascio e si affloscia sul muschio. Che cazzo faccio?
Il fiume! La cascata. Dirò che ha insistito per continuare da sola la sua cazzo di escursione.
La afferro dai piedi. Quanto pesa ‘sta stronza. La trascino a riva. Lascia un piccolo solco nella fanghiglia, dovrò cancellarlo.
Vaffanculo troia. La corrente la tira via. Prende velocità.
Si schianta su una roccia nera che affiora al centro del caudale e si incastra. I suoi piedi ondeggiano fra i flutti.
La cascata è più a valle, dopo il picco della stella alpina. Merda.
Mi ficco dentro e arranco verso di lei. In pochi passi ho l’acqua gelata fino al ginocchio. La corrente è molto forte.
Afferro quei cazzo di piedi e tiro.
Niente. Tiro più forte. Sdrucciolo. Le rocce sono viscide.
Mi assesto bene e la scuoto da un lato all’altro. Inizia a cedere la stronza.
Ci siamo…
Di colpo mi sfugge di mano. Scivolo sulle pietre e cado in avanti. Sbatto le fronte sul masso, il gelo mi artiglia. Inspiro a fondo, i polmoni si riempiono d’acqua. Ho una vertigine.
Lei è lì che mi guarda con gli occhi sbarrati… Dio mio, sono incastrato anch’io sotto la pietra!
Mi dimeno ma finisco ancora più dentro. La corrente gioca col mio corpo come la tramontana con le lenzuola stese.
Inspiro ancora. Cerco di strappare l’aria dall’acqua.
Busso forte a quella porta di roccia. Colpisco anche ‘sta stronza. È tutta colpa sua.
C’è un forte reflusso, il suo braccio si libera e lei sfila via, verso il picco della stella alpina.
Tutto si affievolisce. Lo scroscio si attenua. Il blu spumeggiante si avvolge in una spirale nera.
Io resto, resto qui a bussare.
Serie: Il Canzoniere
- Episodio 1: L’escursione.
- Episodio 2: L’ultima seduta.
Io avviso già che non mi sforzerò nella ricerca dei brani cui ti sei ispirato (anche se parecchi riferimenti hanno stuzzicato la mia fantasia). Io mi limiterò semplicemente a immergermi nella narrazione godendomela da buona lettrice dalla prima riga all’ultima. Come inizio, a mio parere, accattivante, coinvolgente e “al punto giusto”. Bravissimo
Grazie mille Cristiana. Dai,fammi contento,che ti hanno fatto pensare i riferimenti di cui parli? Rispondi anche in pvt se vuoi☺️ comunque grazie davvero🙏🙏🙏