L’ESSENZIALE

Il quadro era lì, davanti a me, immobile.

Anch’io ero lì, davanti a lui, immobile.  

Come Ciro, Immobile.

Lui mi fissava, io lo fissavo: la nostra era una fissazione profonda e reciproca.

Il quadro era fissato ad un chiodo; il chiodo era fissato al muro; il muro, al contrario, non era fissato perché non soffriva di fissazioni, pur mantenendosi ben stabile sul pavimento lucido di marmo di Carrara,

Io lo scrutavo per carpirne i sentimenti, indovinarne le intenzioni, comprenderne i segreti che l’autore voleva trasmettere semplicemente con quel taglio sulla tela. Ero lì in attesa, in attesa di capire quel “concetto spaziale” tanto caro ai tanti “cettolaqualunque“ come me che dell’Attesa non avevano capito nulla, ma il nulla non è forse un concetto spaziale? Concetto forse chiaro solo a qualche donna amante dell’arte o solo perché in dolce attesa.

Ecco, quel quadro era la sintesi assoluta, quello squarcio inimitabile rappresentava null’altro che l’essenziale: il punto di arrivo di un Mangoni particolarmente ispirato. Scusate, intendevo Mengoni. 

Mangoni, l’amico di Elio, lasciamolo perdere anche se le sue performance hanno qualcosa di surreale. Lo vedrei volentieri in qualche mostra d’arte moderna, magari a ballare la lap dance sotto ad un quadro di Kandinskij.

Il tempo passava, io erò lì davanti incapace di muovermi, letteralmente rapito dalla sua presenza ingombrante. Poi mi sono chiesto, scavando nel profondo più inesplorato del mio io, se quest’opera fosse davvero essenziale nel panorama artistico mondiale; non ho ricevuto risposta ma sto ancora scavando e resto in fiduciosa attesa. 

Nell’attesa di un cortese riscontro ho riscontrato una maturazione del mio pensiero critico che lentamente ma incessantemente si stava evolvendo. Come un novello Sgarbi mi sono trovato davanti a quella tela imprigionato dentro ad una metaforica ragnatela; non ho potuto ritrarre lo sguardo anche se la tela non era un ritratto, era un semplice squarcio contratto da un coltello con un tratto di mano unico per stile, protrattosi al centro della tela dall’alto in basso, con una leggera curvatura.

Criticare è un’arte. Criticare e poi scappare è “L’arte della fuga” che ha trovato in Bach il suo sommo interprete. Chi sono io per criticare un artista nel pieno della sua vena creativa? Nessuno! Che lunga Odissea la mia, una navigazione in un mare nostrum o meglio nelle acque agitate di una fontana: di Fontana, Lucio Fontana.

Fontana è l’artista che più di tutti ha lasciato il segno su di una tela, ha voluto “strapparla” con un tratto netto, uno solo mentre in altre opere si è ripetuto più volte, forse perché ci aveva preso la mano.

Davanti all’incommensurabile bellezza di questa opera mi sentivo confusa, e felice. Confuso! E felice – che Carmen mi perdoni e mi consòli -; c’era tutto un mondo intorno che mi girava e fermare non potevo, più che un mondo era un gran bazar; il cuore batteva forte, così velocemente da sentirlo in gola ma non era matto da legare: era semplicemente tachicardia.

《Signore! La vedo pallido in viso.》 Era un gurdiano del museo dai lineamenti indiani d’America, forse per questo che aveva notato il mio viso pallido. 《È meglio che si diStendhal sul divanetto in fondo.》

Io l’ascoltai. Mi sedetti in silenzio in quella sala incredibilmente vuota ma piena di luce. I fasci luminosi delle lampade a led illuminavano le tele dall’alto, mettendole perfettamente a fuoco anche per un distratto visitatore. Dopo quella sosta forzata ripresi i sensi, realizzai che dovevo andare, il mio posto non era là. 

Dopo una veloce corsa in auto a fari spenti nella notte eccomi a casa. Ero particolarmente agitato ed al contempo eccitato. Fatte le scale tre alla volta, mi son disteso sul divano e come Lucio (Dalla ma chissà, forse anche Fontana) è partita la mia mano; dovevo assolutamente seg… segnare tutte le mie idee su di un foglio, mettere nero su bianco. Sull’onda di quelle emozioni profonde, com’è profondo il mare, inizio istintivamente a scrivere dei versi di getto.

                    OGNI MIO COSTRUTTO 

Vado via adesso o vado via tra un po’?

                   O meglio: evado adesso o non evado via mai più?

Resto o mi arresto? Mi fermo o affermo?

                   Pensieri vacui. Meglio se evacuo, e in fretta. 

Suvvia, dammi retta perché sono alla frutta. E sfrutta ogni mio costrutto, per diletto. Quantunque tu sia il mio prediletto, mi hai distrutto mettendo a frutto ogni mio difetto. 

                   Ti rigetto, non ti rispetto. Ti ricatto e non mi riscatto. 

 Cessa ora.

                   Dormi.

Fabius P.

Dopo l’effetto di quell’ipnosi mi addormento in un sonno profondo. Il suono del campanello mi riporta alla realtà; è un brusco risveglio, mi alzo di soprassalto, apro la porta: è mia moglie. 

《Ti è piaciuta la mostra di Fontana alla galleria d’arte moderna?》 Io sono ancora leggermente stordito ma lei continua. 《Ne parlano positivamente, tutta la critica è concorde. Io quelle tele le ho viste anni addietro in un’altra mostra.》

Io annuisco cercando di nascondere maldestramente il foglio sotto il cuscino del divano. L’operazione non passa inosservata. Lei, incuriosita, lo prende in mano. Io cerco di riprenderlo ma inutilmente. 《Vediamo cos’hai scritto!》 Dopo un attimo di perplessità lei continua egualmente la lettura, non nascondendo visibili smorfie di disappunto. Giunta al termine di quelle improvvisate righe, scritte tra l’altro con una pessima calligrafia, mi guarda stupita: 《Ma cos’è questa schifezza? Non c’ho capito una sola riga. È tutto assurdo e farneticante questo testo, hai anche il coraggio di firmarlo, ma chi stai prendendo per i fondelli?》

Dopo un attimo di smarrimento ecco la mia risposta impertinente: 

《No, non ti sto prendendo in giro, entrambi gli artisti,  dall’alto un grande Lucio Fontana e dal basso un piccolo Fabius P., Vi stanno prendendo in giro. O no?》

Artisti citati:

Ciro Immobile solamente per il cognome

Lucio Dalla in Disperato erotico stomp, Come è profondo il mare

Matia Bazar in C’è tutto un mondo intorno

Carmen Consoli in Confusa e felice

Marco Mengoni in L’essenziale

Mangoni con Elio

Antonio Albanese in Cettolaqualunque 

Bach in Die Kunst Der Fuge BWV 1080

Stendhal e la sua “sindrome”

I Pooh in Tanta voglia di lei

Lucio Battisti in Emozioni

Little Tony in Cuore matto

Kandinskij

Sgarbi 

Lucio Fontana, con il quadro L’attesa nel periodo del cosiddetto Concetto spaziale.

Speriamo non mi citino in giudizio perché non ho pagato i diritti d’autore. 

Mia moglie: 《Hai una citazione su tavolo. È proprio lì la citazione, non la vedi?》

Per fortuna era solo un bando per una lìcitazione privata.

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Discussioni

  1. Direi un racconto “ispirato” e altrettanto ispirata l’opera d’arte che ne scaturisce. Artista incompreso da te il “povero” Fontana e artista incompreso dalla moglie, tu, Fabius. Accidenti che fatica farsi capire. Lasciamo che l’arte resti svelata solo a pochi illuminati. Racconto, comunque, bellissimo, come sempre.

    1. Diciamola con le parole del compianto rag. Fantozzi: la mia poesia è una cagata pazzesca. Vorrei vederlo commentare davanti ad un’opera di Fontana: “Mi scusi signora guardia (il guardiano della mostra) ma non sono stato io a strappare la tela, è stato lui!!!” Grazie del commento, almeno tu mi capisci.

  2. “Poi mi sono chiesto, scavando nel profondo più inesplorato del mio io, se quest’opera fosse davvero essenziale nel panorama artistico mondiale; non ho ricevuto risposta ma sto ancora scavando e resto in fiduciosa attesa. “
    forse Marie Kondo potrebbe aiutarci a risolvere il mistero

    1. C’è chi nella vita fa un buco nell’acqua e chi uno strappo nella tela. Il primo è un fallito anonimo, l’altro, che del suo fallimento ne ha fatto arte, sarà un re, ma un re nudo.

  3. L’ispirazione mi è venuta dopo aver visto una commedia teatrale “Art” di Yasmina Reza con Alessio Boni, Alessandro Haber, Gigio Alberti dove un facoltoso appassionato di arte contemporanea acquista un quadro per 200.000 euro, una cifra sproporzionata visto il soggetto: una tela bianca. Le discussioni che ne seguono sul significato dell’opera, sulla ricerca di qualche dettaglio minimo che ne giustificasse il valore, mi hanno davvero divertito, Se questa è arte anch’io sono un genio. L’essenziale è trovare un critico di fama e la fame cessa. Son contento ti sia piaciuto. Grazie Carlo.

  4. FINALMENTE! Qualcuno che osa mettere in discussione gli squarci sulle tele di Luca Fontana, il maestro del famoso movimento spazialista, che non ho ancora capito bene cosa sia. Quando Fabio Fazio annuncio`, tempo fa, a ” Che tempo che fa”, per gentile concessione della Fondazione Fontana, le scenografie dello studio con le immagini delle suddette opere, mi venne da dire ” Embe’?” Subito dopo ( presuntuosamente?), pensai che chiunque, (anch’ io), avrebbe potuto fare qualche taglio cosi`. Mi chiesi, poi, che significato avessero. Qualcuno azzarda che potrebbe trattarsi di una metafora della penetrazione sessuale. Beh, allora… Dovrei forse entusiasmarmi di una simulazione cosi` brutale? E poi c’ e` la questione del famoso pathos, che una vera opera d’ arte dovrebbe suscitare. A me, sinceramente, i tagli sulle tele non suscitano un bel niente. Ma forse il problema e` mio, l’ incapacita`di comprendere e di apprezzare il valore di certe opere d’arte costosissime e` solo mia. O forse no? Forse non sono l’ unica. Forse siamo in tanti ad avere gusti differenti e ” De gustibus non disputandum est”.
    Grazie Fabius.

    1. Al momento siamo almeno in tre a pensarla allo stesso modo ma siamo solo la punta di un iceberg. Tanti la pensano come noi ma hanno paura di esporsi per non dover battagliare con qualche critico. Ognuno può vedere quello che vuole davanti ad un quadro ed oltre la tela: anche il nulla. Non tollero essere preso in giro da critici che poi non riescono neanche distinguere un falso da un originale. Fanno scandalo le quotazioni di certe opere. Evidentemente chi li acquista li considera pura merce d’investimento. Se trovo un cretino che mi compra una mela marcia per 100.000 euro io lo so che non li vale ma per me è comunque un affare. Ognuno è libero di creare qualsiasi cosa, non di considerarsi un artista per questo. Chissà, forse anche le mie opere un giorno verranno quotate. Hai detto che non siamo in grado di comprendere ed apprezzare il valore di certe opere; forse è vero, ma è una giustificazione troppo semplicistica. Mi trattengo perché ne direi di cotte e crude. Grazie M.Luisa del commento.

  5. Stupendo Fabius! I pensieri davanti a cotanta arte moderna sono ben condivisibili e ben rappresentati nel bisogno (fisiologico) di scrivere quei versi, e anche quest’arte moderna resta incompresa!