
L’idiota
Serie: L'idiota
- Episodio 1: Mordecai
- Episodio 2: L’idiota
- Episodio 3: Lei
- Episodio 4: Il trapezio dell’amore
STAGIONE 1
Tom non ha mai protestato di dover sempre chiudere il tendone del circo, era il più giovane di tutti. Solo non gli andava giù come gli altri avessero deciso di non prestare più attenzione a qualsiasi tipo d’immondizia gettata in terra. Ma alla fine si piegava a questa ingiusta consuetudine – era troppo occupato dal suo pensiero costante, Lei. Doveva trovare una maniera di attirare la sua attenzione. D’altra parte non poteva esibirsi, non aveva nessuna dote circense, nessuna capacità particolare. Era un ragazzo come tanti, ben fatto fisicamente, con tutti i denti e le dita. Non sono tratti tanto comuni per un giovane cresciuto in un circo. Da bambino, non ricordava d’aver mai avuto una madre, ma tutte le donne che avevano lavorato nel circo, più o meno stabili con la Compagnia, si affezionavano a questa piccola creatura, dandogli quanto loro inclinazione (economica, emotiva, educativa) potesse. Tom si risolse col chiamarle tutte mamma.
Invece un padre beh, in teoria lui esisteva. Nientemeno che il direttore della Compagnia, proprietario delle baracche, delle bestie e del tendone. Benché suo figlio, Tom si doveva guadagnare da vivere, pur sapendo che il posto in Compagnia gli era garantito nonostante le sue ristrette capacità. Beninteso, per vitto riceveva: a colazione, numero quattro gallette dure, una tazza di caffè nero senza zucchero e mezza tazza di latte; a pranzo, due fette di pane nero e un dado di lardo (maneggiandolo un po’ diventava spalmabile); a cena, una zuppa di cavoli o qualsiasi ortaggio o verdura la Vecchia Folle Gitana ritenesse commestibile; la domenica a pranzo, grande festa, veniva concessa della carne. D’istruzione, oltre nozioni sparse d’erboristeria apprese seguendo la suddetta Folle, Tom ne ricevette in misura consona a quanto richiestogli: pulire escrementi, chiudere il tendone. Si può dire che la qualità del nostro amico non risieda nel suo intelletto, perlomeno quello speculativo.
In molti nella Compagnia, per questo, lo avevano soprannominato ”l’idiota”: una metà di loro affettuosamente, seguendo quell’assurdo ragionamento riassunto nell’espressione “in senso buono”, che lava la coscienza da ogni peccato; l’altra metà è più infida, innanzitutto perché è di per sé duplice: una metà della metà è composta di codardi i quali considerano il soprannome come fonte d’infinite e autogeneranti ilarità; l’altra metà della metà scaglia il nomignolo con intento dispregiativo e offensivo, a marcare un confine invalicabile tra loro e Tom. D’altra parte, la quantità di cattiveria presente nella Compagnia è direttamente proporzionale alla qualità umana delle persone che la componevano. È pur sempre un circo. Tom, da parte sua, non dava molto peso al giudizio altrui. Solo del padre si crucciava alquanto. Non gli si poteva mai rivolgere come “papà”, ma solo come direttore, pur rimanendo evidente grazie al tono che a lui fosse concessa la d minuscola. Non ha mai compreso che tipo di rapporto ci fosse tra lui e il suo genitore, ha smesso di chiederselo; eppure in certi momenti Tom percepiva che il direttore decidesse di essere più solenne quando lo vedeva entrare nel tendone, oppure smetteva persino d’imprecare. Insomma, Tom credeva di percepire in fondo della premura nei suoi confronti, forse fino all’affetto.
Nella Compagnia, ovviamente, è l’unico bambino. Tuttavia Tom aveva imparato a trarre quanto possibile da ciascun membro del circo. In certe occasioni, alcuni di loro persino giocavano con lui: si concedevano in giorni diversi a seconda del membro della Compagnia, mentre per alcuni erano un’occasione annuale; i preferiti di Tom erano quelli che quasi ogni giorno trovavano spazio per lui, sempre allegri, specialmente la sera attorno al fuoco quando si passavano la “pipa delle risate”, oggetto a lui dolorosamente proibito. Tom credeva che la sua abilità di captare lo stato d’animo delle persone fosse in realtà la vera ragione per cui fosse finito in un circo anziché da un’altra parte. Solo la Vecchia zingara gliela riconosceva. Questa donna, impazzita proprio perché vecchia (mentre il direttore sostiene “per costituzione”), aveva una funzione nella Compagnia che, a detta del direttore, “è prettamente spirituale”, oltre le tipiche truffe attraverso la presunta cartomanzia.
La Vecchia zingara lo assillava con il suo incessante chiacchiericcio, che si riversava come un torrente in piena, travolgendo chiunque incontrasse. “Possiedi un talento…che sfortuna, però” era il suo abituale saluto. Tom non dava importanza a queste parole, ma seguiva comunque la donna, consapevole che se il direttore la manteneva nella Compagnia, doveva esserci un motivo valido. Nonostante fosse ritenuta squilibrata, veniva sempre consultata ed era responsabile sia della cucina che delle cure mediche. Tom trovava illogico che a una persona considerata instabile fossero affidati compiti così delicati (macellare polli era nulla in confronto a spalare escrementi di elefante), mentre a lui toccavano le mansioni più ingrate. Tuttavia, quando tentava di assumere il ruolo di guaritore, non riusciva a distinguere le erbe o a determinare i rimedi adatti alle varie situazioni. Lo stesso accadeva quando si cimentava come cuoco. Nemmeno l’osservazione prolungata della donna gli permetteva di carpirne i segreti. Questa situazione lo tormentava, incapace di accettare la propria inadeguatezza.
Serie: L'idiota
- Episodio 1: Mordecai
- Episodio 2: L’idiota
- Episodio 3: Lei
- Episodio 4: Il trapezio dell’amore
Bellissimo episodio, ben scritto così come ben costruito il personaggio.
Grazie Nicola!
Di nulla 😉
Stai costruendo un mondo molto interessante popolato da personaggi ben delineati e davvero caratteristici. Sono curioso di leggere gli episodi seguenti 😉
Grazie Cesare!
Interessante! Adoro le storie ambientate nel circo, hanno sempre qualcosa di surreale e misterioso che mi attrae molto
Grazie Viola!