L’inizio di tutto

Serie: Un confine tanto marcato quanto fragile


Abbiamo visto l'intorduzione al mondo, ora si entra nel vivo!

Mi sveglia, come ormai tutte le mattine, il cinguettio degli uccelli, un così piacevole suono per le mie orecchie.

Mi metto a sedere sul bordo del letto, prendo l’unica spazzola che ho e mi inizio a pettinare i capelli, che fluiscono sulle mie spalle come una cascata di fuoco. Sento gli occhi tutti impiastricciati e per questo mi dirigo verso la bacinella con l’acqua dove con delicatezza inizio a lavarmi il volto, facendo piccoli movimenti circolari che mi rilassano tutti i muscoli al punto che per un pelo non mi addormento in piedi.

Torno in camera e scelgo un vestito per il giorno, deve essere uno comodo perché oggi devo accompagnare mio padre al mercato per vendere i vestiti ricamati da mia madre.

Alla fine opto per uno bianco a fiori lungo che arriva fino a sotto il ginocchio. È uno dei miei preferiti, l’ha cucito Lori, è davvero bravissima in queste cose.

Prima di partire la vado a salutare come ogni mattina e lei, appena mi vede, mi abbraccia con dolcezza. È quasi una sorella per me e non so cosa farei se non ci fosse.

Dal mio villaggio, partendo con un carro alle sei di mattina, si torna dal mercato verso le sette e mezza di sera; perciò il viaggio prende tutta la giornata.

Mio padre, nonostante ci vada due o più volte a settimana, mi porta sempre con lui perché dice che devo imparare come arrivare sana e salva al mercato in caso di emergenza e dice che potrei imparare a commerciare visto che nei lavori più casalinghi non sono mia stata brava.

A me non dispiace, anzi, adoro quando mi porta con sé perché è l’unico modo che ho per uscire dal villaggio. Hanno tutti paura dei grigi ma non ne ho mai visto uno e per questo non ci credo, secondo me non esistono, sono solo una leggenda.

Finalmente arriviamo, salutiamo tutti gli altri commercianti e sistemiamo il nostro banco.

A fine giornata siamo entrambi stanchi ma gli affari sono andati benissimo, hanno comprato quasi tutto, tranne una coperta e un paio di statuette ma siamo molto soddisfatti.

Il tragitto verso casa è tranquillo e arriviamo anche prima del solito: alle sette.

Adeline, mia madre, ci viene incontro tutta felice, sia nel vedere noi sani e salvi, sia nel vedere che abbiamo venduto gran parte della merce.

Con parte dei soldi ricavati compro del pane e della carne dalle botteghe del villaggio e poi ceniamo tutti insieme commentando la giornata e raccontandoci vari aneddoti simpatici che non mi stufo mai di sentire.

Finita la cena aiuto mia madre a sistemare tutto e una volta finito vado in camera mia dove mi spoglio e mi metto una vestaglia leggera per dormire.

Non riesco ad addormentarmi subito ormai da quasi un mese, non so per quale ragione, ma il sonno diventa sempre più inafferrabile.

Ormai è notte fonda, tutto il villaggio dorme e io sono l’unica sveglia. Così decido di aprire la finestra e guardare un po’ fuori.

Vedo il solito panorama: le casa in legno e paglia dei vicini, la bottega del fabbro e tutte le altre costruzioni; ma stavolta vedo anche qualcos’altro, che non avevo mai visto, in realtà, l’ho già visto, ma non gli avevo mai dato importanza: il grande bosco che costeggia la strada per il mercato e tutto il lato ovest del villaggio.

Inizio a pensare cosa ci potrebbe essere lì, non sono mai andata da nessun’altra parte che non sia il villaggio o il mercato.

Pensandoci bene non so neanche da quali villaggi arrivino gli altri commercianti del mercato. Una volta lo chiesi a mio padre e lui mi disse con tono duro che ognuno ha la sua casa e che è troppo pericoloso spingersi oltre a causa dei grigi, sempre in agguato.

Ma non ho mai capito tutta questa paura per i grigi, chi l’ha detto che sono sempre in agguato? Le leggende sulle morti più atroci che raccontano qui al villaggio? Io non ci credo, secondo me neanche esistono.

Ad un certo punto sento una voce chiamarmi da sotto:

“Millie? Che ci fai sveglia?”

È Lori. Deve aver visto la luce della lanterna accesa.

“Non riesco a dormire, lo sai, sto avendo problemi ultimamente”

“Posso salire?”

Annuisco, non sapendo neanche se nel buio è riuscita a percepirlo.

Prendo da sotto il letto una corda che tengo proprio per questo e gliela calo giù dalla finestra.

Lei si arrampica ed entra in camera mia.

Le do un veloce abbraccio e la faccio sedere sul letto.

“Millie, cosa stavi guardando?”

“Il grande bosco, secondo me c’è qualcosa lì o al di là di quello e non capisco perché non ci possiamo andare”

“Sei pazza?! Il bosco nero è inaccessibile ed è già un rischio passarci accanto per andare al mercato, si dice che sia popolato dai grigi…”

“Lori, sai che non ci credo, non mi è mai successo niente in tutti gli anni che lo percorro”

“A te, Millie, a te non è mai successo ma molti altri ci hanno rimesso la vita, non è una cosa su cui scherzare o dubitare”

Distolgo lo sguardo da lei facendo un verso strozzato per esprimere la mia disapprovazione ma non voglio neanche esagerare perché lei è convinta che sua nonna sia morta a causa di uno di quei grigi, ma secondo me è stata solo la vecchiaia.

“Lori?”

“Si Millie?”

“Voglio chiedere a mio padre se la prossima volta posso andare al mercato da sola”

“Che cosa?!”

“Lori farò 21 anni domani, sono grande ormai, so badare a me stessa e lo chiederò come regalo”

“Lo so, anche io ho la tua stessa età, Millie, ma non chiedo cose pericolose, tuo padre può andare da solo ma è un uomo te no, non so…mi sembra troppo pericoloso”

“Lori apprezzo che tu ti preoccupi per me, ma davvero, non te lo direi se non mi sentissi pronta”

Non dice più niente, mi abbraccia soltanto.

So quanto per lei sia difficile dopo sua nonna, ma voglio dimostrarle che si sbaglia, che è fattibile andare da sole.

Mi dice che deve tornare a casa e quindi la aiuto a scendere. Una volta che se n’è andata mi ributto sul letto e riesco a dormire, non smettendo mai di pensare alla mia proposta di domani.

È rischioso chiederlo, ne sono cosciente, ma lo voglio davvero e niente mi fermerà.

Dicono tutti che quando mi metto in testa una cosa la ottengo ed è vero, questo ne sarà la prova.

Serie: Un confine tanto marcato quanto fragile


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