L’insolita confezione – Parte I
Serie: We Wish You a Horror Christmas
- Episodio 1: L’insolita confezione – Parte I
- Episodio 2: L’insolita confezione – Parte II
STAGIONE 1
«Non oso immaginare in questo periodo, quanto stiano lavorando i corrieri» disse Daniela.
«Sicuramente staranno facendo gli straordinari, magari pagati anche male! E per cosa? Tutto per portare ad ognuno di noi, ciò che abbiamo ordinato! Non lo trovi un po’ grottesco, caro?» concluse.
«Tesoro, più che grottesco lo definirei essenziale» rispose l’uomo sulla cinquantina.
Maurizio, il suo nome.
Erano felicemente sposati da ben ventitré anni, quello era il loro primo Natale nella nuova casa.
«Senza corrieri, hai idea di quante persone resterebbero senza regali?» aggiunse, prendendo il cellulare.
«Anzi, piuttosto, fammi controllare la tracciatura dell’ultimo carrello che ho fatto! Sarebbe dovuto arrivare stamattina!»
«Te l’ho detto amore, secondo me sono talmente oberati di lavoro che le consegne staranno subendo considerevoli ritardi» rispose lei, stizzita come se stesse ripetendo nuovamente l’ovvio, poi si alzò dal divano, e si diresse verso le scale che portavano al piano di sopra. Era in ritardo, il suo appuntamento dall’estetista si avvicinava inesorabile.
«È pure tardissimo, ci manca solo che pure io stia dietro ai carrelli Amazon, su, dai! Quando arriva, arriva» terminò, salendo nella zona notte della casa.
Il marito restò quindi solo, rimuginando sulle mail che nel frattempo scorreva nello smartphone.
«Assurdo! Qui dice che il pacco è stato consegnato ieri! E persino nella fascia oraria in cui nessuno fosse in casa! Adesso questi mi sentono, oh, se mi sentono!» sbottò, cercando freneticamente l’opzione che gli consentisse in qualche modo di rivolgersi al supporto clienti. Essendo poco avvezzo alla tecnologia, non ne cavò piede e gli scappò a voce alta un «lo vedi, amore? Stanno cercando di fregarmi, questi figli di puttana» conscio che comunque lei, molto probabilmente non avesse sentito la frase.
«Ah, ma adesso vedono, chiedo subito il rimbor…»
D-drin!
Il cane, abbaiò.
«E adesso chi cazzo è? Madonna! Non c’è mai un attimo di pace in questa casa!» esclamò Maurizio, alzandosi a sua volta dal loro nuovissimo Chesterfield Club, dal lussureggiante verde inglese, diretto verso la porta d’ingresso.
«Buono Rey, dai, che non è niente» disse per tranquillizzarlo, al cane che come un ombra lo seguì visibilmente infastidito dall’improvvisa presenza oltre la porta. «Ah, bene, eh! Doveva avere proprio fretta questo fattorino, a lasciar il mio ordine a terra per poi scomparire nel nulla!» sentenziò.
Eppure non ho sentito nessun rumore, niente passi sulle scale della veranda, alcuno suono di motore e tantomeno nessuno che potesse far presumere una veloce sosta, con altrettanta ripartenza, niente…
.
Nemmeno il cane si è accorto di nulla, ha solo abbaiato al suono del campanello e basta!
Il logo sulla scatola era ben chiaro, non fu certo quello a turbarlo. La guardò, con fare perplesso, chiedendosi come mai fosse perfettamente quadrata, non avendo la benché minima idea di ciò che potesse trovarsi al suo interno. Capitava sì diverse volte che gli ordini di grandi dimensioni, con numerosi articoli, venissero suddivisi in più pacchi e quindi che non tutta la merce arrivasse contemporaneamente, lo ricordava bene.
Però, questa forma geometrica non gli “quadrava”.
Andò verso la cucina, secondo cassetto sotto i fornelli ad induzione, lo aprì e vi estrasse un taglierino.
Voglio proprio vedere, cosa diavolo c’è dentro.
Si disfò con foga dell’imballaggio e fin dai primi istanti in cui vide il colore di quell’oggetto, qualcosa di ripugnante si fece largo in lui. «Un cubo nero?! Ma che è, uno scherzo?» esplose in una risata. «Whoo, e questi incomprensibili simboli dorati, che diamine sono?! Una lingua dall’oltretomba? Ahahaha, ragazzi! Che potranno mai significare?» domandò all’etere che lo circondava. «Eh, lo so io cosa significa. Qualcosa tipo: ecco dove vanno tutti i soldi che spendi: in cazzate, caro Maurizio!» espresse a voce bassa, visibilmente contrariato.
Poggiò la scatola ai piedi del divano, iniziò a raccogliere vari pezzi di cartone e lo scotch dell’imballaggio.
Sarà sicuramente qualcosa che lei ha preso per Nicholas, sceglie spesso giochi un po’ strani.
Son sicuro, che se qualcuno ne vedesse anche solo alcuni di quelli che nostro figlio tiene in cameretta, potrebbe pensare che sia un aspirante regista horror all’inizio della sua brillante e lunga carriera, visti i teschi, le pistole o i pugnali, tutti quegli scheletrini ovunque e chissà che altro.
Il rumore dei tacchi giù per le scale lo riportò alla realtà,
Daniela stava scendendo in tutta fretta e visibilmente in ritardo, sembrò più affascinante del solito.
«Ciao amoricino amoroso, ci vediamo più tardi, ciao ciao ciao» disse, stampandogli un vigoroso bacio sulla fronte.
«E smettila di fare quel broncio, dai, lo sai che non mi piace! A cena facciamo tutto quello che vuoi tu, va bene? Promesso!» lanciò quelle ultime parole che svanirono cospicue, nell’aria, perdendosi copiosamente nel groviglio dei suoni esterni all’abitazione.
Lui, ancora assorto nei pensieri dell’ambigua scatola nera, non fece manco in tempo a rispondere.
Mah, credo proprio mi toccherà impacchettarlo, almeno così più tardi quando sarà a casa noterà che c’è un altro regalo sotto l’albero, oltre a tutti quelli che ha già ben contato!
E fu proprio quando dopo cena, prima di iniziar a guardar un po’ con mamma e papà qualche cartone nella mega tivù da 98″, che il loro Christian notò una nuova confezione sotto il grande albero sfarzosamente decorato.
«Mamma, mamma, hai visto? C’è n’è un altro! Sicuramente è passato quando non c’eravamo, vero?» chiese lui, in pieno fermento per la sorprendente curiosità. Ma la donna non fece manco in tempo a rispondere.
Christian si sentì così felice che furono mille, le domande a ronzar in mente grazie alla vista di quell’ennesimo regalo.
Dunque in piena eccitazione iniziò a parlare e muoversi freneticamente, aggiungendo:
«Papà, non è che tu lo hai visto? Sei stato tutta la sera a casa, magari sei riuscito a vedere Babbo Natale!»
«Ma no, no! Son sicuro che avrà scelto proprio il momento in cui papà si trovava al bagno, oppure quando ero in cucina a preparar qualcosa con forte volume della musica, per questo non avrò sentito nulla!
Lo sai che quando Alexa è a volume alto, non si sente praticamente niente!» rispose prontamente Maurizio, cercando di sviare il discorso. E ci riuscì, quella notte andarono tutti a dormire come se nulla fosse mai successo.
Invece, il male, quello puro e profondo che non conosce i limiti o le angherie della carne, che mai ha provato cosa sia l’amore né sa ciò che significhi percepire il calore della luce del Sole attraverso la pelle, entrò nella loro casa.
Attraverso quella scatola, si poteva accedere ad altri mondi, farli persino sovrapporre su questo.
Quel cubo conteneva un enorme potere maligno, che per secoli e secoli fu immagazzinato d’altrettanti esseri.
Creature ripugnanti, nefaste figure demoniache condannate alla vita eterna senza corpo fisico.
Esseri demoniaci con l’obiettivo di mostrare agli umani il potere della distruzione, della corruzione.
E quali miglior vittime, degli innocenti bambini durante le festività Natalizie?
Serie: We Wish You a Horror Christmas
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Ho trovato un po’ bizzarro il netto contrasto di tono più leggero della maggior parte del testo con quello decisamente più serio delle ultime righe, ma con i racconti brevi ci può anche stare. Vediamo in quale abisso ci porta questo cubo venuto dal nulla, non penso sia stato il buon Babbo Natale a portarlo ahaha
Una curiosità, come mai questi spazi molto larghi fra un paragrafo e l’altro?
È il mio primo racconto breve, sto cercando io stesso di capire e sperimentare qualcosa. Tra l’altro amo questo tipo di contrasti, ti tiene su un morbido materasso per tutto il racconto e poi ti butta sopra un cespuglio di rovi. Può piacere o meno, ma è comunque appositamente ricercato! Felice di averti quantomeno coinvolto
Per quanto riguarda questi spazi molto larghi, non lo so, nel senso che io in certi punti clicco una sola volta invio e dunque lascio una sola riga vuota. Non so perché ma poi capita che questa riga diventa doppia, cosa che io non ho mai scelto né desiderato😅
Un’apparente normalità rotta dall’arrivo di questo cubo nero.
La premessa è molto allettante.
Il consiglio che mi sento di darti è di evitare, nella parte finale, di dare tutte quelle spiegazioni sul cubo, ma di restare quanto più vago possibile, lasciando, per ora, all’immaginazione del lettore il suo significato. Avrai tempo e modo più avanti per le spiegazioni.
Ben trovato, Giùse! Allora, ti dirò che per questioni stilistiche ho scelto di utilizzare quella spiegazione come cliff hanger. In modo tale da non dover tornare successivamente su nessuna spiegazione, quello che il cubo è, ciò che rappresenta, viene spiegato qui e basta.Nel resto del racconto, trovano spazio solo gli eventi successivi senza ulteriori spiegazioni e dettagli sul cubo. È il mio primo racconto auto conclusivo, dalla durata di due puntate. Ti prego, sii clemente 😅🤣
Ok, ora ha tutto molto più senso. 😊
Il fatto che sia composto da due puntate giustifica la spiegazione finale in questa prima parte. Non avevo ancora letto la seconda, che mi vado a leggere proprio ora. Per questo mi era sembrato un po’ strano. 👌
Aspetto il seguito
La seconda parte è andata negli “in sospeso” neanche una mezz’ora dopo, più o meno. Credo uscirà a breve!