
L’insolita confezione – Parte II
Serie: We Wish You a Horror Christmas
- Episodio 1: L’insolita confezione – Parte I
- Episodio 2: L’insolita confezione – Parte II
STAGIONE 1
Il mattino seguente tutto si svolse normalmente, come al solito.
Maurizio andò a portare fuori il cane, unendo l’utile al dilettevole: i bisogni dell’animale con una mezz’oretta di corsa a velocità media, e venti minuti di passo sostenuto.
Tornato a casa dovette farsi subito una doccia, nel mentre la moglie, insieme a Christian e al piccolo cane giocavano in salotto tranquilli. Nessuno aveva la benché minima idea di ciò che sarebbe successo quella notte.
Per pranzo andarono fuori, in una nota steak-house della città dove la carne era davvero ottima, c’era un menù per bambini e servivano persino della prestigiosa birra artigianale.
Una volta seduti al loro tavolo, guardandosi intorno, Daniela disse: «Tutto addobbato così fa un po’ pacchiano, che dici, amore? Vero?»
«Assolutamente sì, sono d’accordo. Questa cosa di dover per forza mettere così tante insulse decorazioni, tolte da chissà quali scatoloni, sistemate giusto per dare una parvenza di normalità, di quel volersi conformare a tutti i costi… non la sopporto! E poi questo posto ha già il suo fascino, tutti questi fronzoli natalizi qua e là ne rovinano proprio il suo aspetto tradizionale. Ma vabbè amò, che ci vuoi fare…» disse lui.
«Scusi, possiamo già ordinare il beverage, per cortesia?» aggiunse, alzando una mano in direzione del cameriere che passava vicino loro. Il quale si approntò subito, con palmare in mano, a soddisfare le richieste della famiglia.
Il pranzo andò a gonfie vele, anche se Maurizio esagerò con la birra.
Un po’ perché era buonissima, un po’ perché il pensiero di tanti familiari nella nuova casa lo mise a disagio.
Contava e ricontava nella sua mente, presuppose di non poter dare le patine nuove a tutti quanto o al fatto che le loro scarpe sarebbero state sporchissime, complice il lungo vialetto esterno alla villa.
Mio babbo e mia mamma, mia sorella e il marito, genitori di Daniela con i due fratelli, zio Gianni e zia Lidia con il nuovo compagno, solo di adulti siamo in undici. Contando i bambini praticamente andiamo a sfiorarne la ventina.
«Caro, che c’è? Ti vedo un po’ troppo assorto, torni tra noi, per favore?! Ci prendiamo un caffè, dai.
Guido io al ritorno, così poi riposiamo tranquilli che alle 18 arriveranno man mano tutti» lo interruppe Daniela.
Sapeva bene che quando lui fosse così corrucciato, sicuramente rimuginava su qualcosa.
«Si, amore. Ho proprio bisogno di stendermi poco poco, scusami. Ero un po’ in sovrappensiero» concluse Maurizio.
E così, fecero.
Quando i primi invitati iniziarono la trafila degli arrivi, l’uomo si sentiva alquanto riposato, forte come un leone.
Tutti ebbero un caldo sorriso nell’anima, di quelli che avvolgono il proprio stesso cuore nonché quello delle persone vicine. Quasi tutti i bambini riuscirono a stare svegli fino alla mezzanotte per aprire i regali, tutti a parte Michele.
Si perse così uno zio Gianni vestito da Babbo Natale che arrivò all’improvviso, scaricò una sacca di regali in salotto per scappare poi frettolosamente prima di correr il qualsiasi potenziale rischio nell’essere riconosciuto.
Ancora tutti a tavola, gli adulti ridevano e scherzavano, alcuni paonazzi e copiosamente intontiti dal vino che scorreva a fiumi, accompagnato da diversi amari utili per mandar giù tutti quei dolcetti fatti in casa.
Più che parlare, stavano tutti urlando, o quasi, e data anche la loro lontananza dall’albero non prestarono la benché minima attenzione ai bambini mentre scartarono i loro regali.
Christian, attirato anche dalla sfarzosa carta regalo appositamente scelta dal papà, aprì per prima proprio quell’insolita confezione.
Dopodiché salì al piano di sopra, senza dire nulla, ancora con la scatola in mano.
Entrò in camera sua, e iniziò a toccare i suoi giochi con la consapevolezza che sarebbero diventati reali.
Dal momento che le sue dita toccarono quel maledetto cubo, la sua anima era volata via.
Strappata al corpo, relegata in una dimensione che certo non gli appartenne.
Ciò che rimase di lui, fu un veicolo umanoide pilotato dalle più mefistofeliche entità che potessero mai ergersi ai comandi del profondo e vasto infero. Tali entità, una volta trasformati quei giocattoli, comandarono il corpo a prendere il possente mitragliatore e sistemarsene la tracolla sul petto.
Le ormai possedute membra del bambino raccolsero anche qualche bomba a mano, dirigendosi poi giù, per le scale.
Con i denti strappò le prime due spolette sputandole a terra, effettuando poi un poderoso lancio nella parte più lontana da lui. Fece uno scatto, seguito da uno spostamento laterale, e si inginocchiò su di una gamba.
Poco prima dell’esplosione scaricò una vigorosa raffica di colpi, colpendo benissimo chiunque si trovasse nella traiettoria. Le prime urla si sentirono solo dopo i due consecutivi botti, subito smorzate d’altrettante raffiche.
Morirono tutti.
Tutti, a parte Maurizio, che gravemente ferito, riverso sulla sedia sanguinava da ogni suo orifizio.
«C-chri…st… s-stian-n, ma… m-ma che hai… f-fa…» esalò il suo ultimo respiro, nell’istante prima che svariate pallottole incamiciate le attraversarono la testa.
Serie: We Wish You a Horror Christmas
- Episodio 1: L’insolita confezione – Parte I
- Episodio 2: L’insolita confezione – Parte II
Anche qui è particolarmente evidente il contrasto della prima parte. Concordo con Cristiana, “we wish you a splatter Christmas” ahahaha
‘We wish you a splatter Christmas’ 🙂
Rapido e veloce come le pallottole che fanno fuori l’intera famiglia. Un bel racconto, molto curioso, che diventa quasi metafora di come tutti vorremmo finisse il pranzo di Natale quando i parenti non si decidono ad andarsene. Mi suggerisci spunti per il prossimo anno che oramai questo è andato…
Un finale macabro e in linea col tema del racconto.
Mi è piaciuto il titolo che hai dato alla storia, è intrigante e invoglia alla lettura. 👍😊
Molto felice che ti sia piaciuto, confesso che non è stato poi così facile concepire il mio primo racconto breve. Il titolo ha fatto la sua parte, avevo bisogno di un perno su cui poter far girare la storia e in questo mi ha aiutato. Ho cercato di essere più potabile possibile, senza inutili prolissità e credo di aver raggiunto un risultato almeno personalmente, soddisfacente. Spero sia un buon punto di partenza, ora devo provare a fare il mio primo racconto autoconclusivo in solo 1000 parole 😬! 🤣🤣🫡