L’interrogatorio

Serie: Carenze a fettine


Sono davanti a un faro di luce che mi inonda il viso, mi dà fastidio agli occhi, devo strizzare le palpebre per vederci chiaro nella stanza oscura. Davanti a me il commissario col sigaro in bocca mi guarda con gli occhi sgranati ma freddi come se stesse osservando uno strano animale. Si chiama Carnival perché nella vita privata indossa una maschera e solo in quella lavorativa diventa sé stesso.

Nella vita privata è un pessimo marito di quelli che a casa guardano la TV con una birra in mano mentre la moglie lava i piatti in cucina. Mentre a lavoro è lui che lava i piatti degli altri fino a eliminare lo sporco più ostinato. In questo caso lo sporco sono io. Inizia a insaponarmi con la prima serie di domande.

Mi dica signor Bateman, è stato lei a uccidere una coppia nel giardino di Eden? È stato lei che ha creato questo inferno? È stato lei il serpente che ha mentito a quella donna di nome Eve?

Decisamente troppo diretto. Solitamente è l’avvocato a vincerla sul diavolo. Dovrò proprio chiamare il mio in questo caso, l’avvocato del diavolo.

Questo Carnival sembra un osso duro che seppellirei volentieri nel giardino per il mio cane.


Conoscevo quella coppia, due amici adorabili, li invitavo a cena spesso perché non potevo fare a meno delle loro battute. Adoravo il modo in cui si tenevano per mano. Quella sera in cui è accaduto il fatto io ero a Londra, stavo comprando dei biglietti per un concerto, lo avrei visto assieme a loro.

Senta, secondo le nostre intercettazioni risulta che si trovava in un negozio di fazzoletti di carta. Non mi racconti sciocchezze.

Sì, ma in un negozio di fazzoletti a Londra, commissario.

Mi sento decisamente in imbarazzo, perché mai il commissario è partito con tutta quella foga contro di me? È davvero convinto che sia stato io a uccidere la coppia?

Perché lei è un fottuto psicopatico e odia tutte le coppie felici del mondo, o almeno le coppie che crede che siano felici. Le coppie felici che sono solo nella sua testa!

Questa non è la voce di Carnival, ma bensì la voce che ho dentro il mio cervello nel lato ossessivo in fondo a sinistra dell’amigdala, dritta nell’ipofisi. E spesso dice la cosa giusta e altrettanto spesso quella sbagliata. Ma entrambe le cose al momento sbagliano. Sono schizofrenico? Sono un genio? Un genio del male?

Lascio perdere le ossessioni e mostro il biglietto con l’indirizzo dell’Hotel che avevo preso a Londra, questa volta Carnival lo avverto leggermente spazientito ma prende il biglietto. Ho la prova di un alibi a mio favore.

Guarda il bigliettino come se fosse stata la carta che gli ha fa perdere la partita a poker, lo guarda di nuovo e senza leggerlo lo mette in tasca.


Lo farò controllare. 

Dice nervosamente e con le mani impacciate si alza e cerca qualcosa nelle sue tasche, probabilmente l’accendino.

Sta sudando. Nonostante fossimo quasi in estate indossa l’impermeabile marrone unto di birra e olio anche tra le fiamme di questo inferno. Forse per paura che sia la sua pelle a prendere fuoco. Decisamente un caso scottante vero?


Senta signor Bateman, lei capirà che questa non è una situazione, come dire, del tutto regolare, non sono cose che capitano tutti i giorni in una piccola cittadina come questa, trovare due cadaveri… Così.


- Così come?

- Stranamente accoppiati bene.

- Dalla morte? – Mi suggerì la vocina nella testa.

Diciamo così signor Bateman. Qui parlano di strani riti, anche di tipo Voodoo, cose di cui le persone neanche hanno mai sentito nominare!


E la morte li dichiarò marito e moglie per l’eternità.

- La gente ha paura. Non esce più di casa! Non possiamo permettere questo, mi aiuti anche lei Bateman.

Non che uscisse molto anche prima, ma commissario adesso la devo lasciare, come le ho detto quel giorno ero a Londra e avevo un appuntamento importante nel mio ufficio, all’ultimo piano del palazzo. Pioveva a dirotto quella sera, una pioggia nera e densa come la pece. Forse era un segno e assieme a un sogno è sempre uguale a un desiderio.

Non dica sciocchezze. Ci rivediamo non appena avrò altre domande o altri indizi, la tengo d’occhio. Abbiamo trovato uno strano omicidio anche in periferia. Un nero senzatetto con la gola squarciata da un coltello a serramanico. Viviamo tempi davvero bui.

Infatti la luce si spegne all’improvviso. Rimango seduto ancora a lungo nel mio buio personale con le mani intrecciate sotto il tavolo e uno sorrisetto idiota sulla faccia.

Io, in fondo, nell’oscurità ci vivo bene. 

Decido di chiamarla. 

Serie: Carenze a fettine


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Discussioni

    1. C’è un episodio in cui il personaggio “sogna” di uccidere un senzatetto di colore ed era stata trovata una coppia, uomo e donna deceduta sotto un albero.