
L’invito
Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla
- Episodio 1: La professoressa Camilla Mordelli
- Episodio 2: Io, Marta Zaia
- Episodio 3: La mia dolce Clara
- Episodio 4: Pomeriggi
- Episodio 5: Disegni a matita
- Episodio 6: Cartelle colorate
- Episodio 7: L’invito
- Episodio 8: Batte così forte
STAGIONE 1
Ma pensi davvero di mostrarle quei grezzi scarabocchi, quelle goffe rappresentazioni che un’adolescente capricciosa ha abbozzato, macchiati di colori nell’illusione di conferirvi un tocco artistico? E pensi davvero che non riconoscerà sé stessa in quella figura femminile che hai cercato di ritrarre? Il disegno del nudo poi, l’hai osservato con attenzione? Sei ridicola. Viziata e ridicola. Ma una donna come lei, completa e affascinante, potrebbe mai perdere la testa per te? È forse il tuo un tentativo di corteggiamento? Una ragazzina che cerca di sedurre una donna più grande? E nemmeno sai se le piacciono le donne, figurati le ragazzine.
Te lo dico io, bella com’è non può non avere un ragazzo, anzi, un uomo. E ci scopa di brutto. Ragazzi e ragazzine non li prende nemmeno in considerazione. Ma cosa ti sei messa in testa, Marta? Mica sei un po’ pazza come tua madre?!
Erano questi i pensieri che si affollarono alla mia mente appena sveglia. Forse avevo sognato qualcosa che mi aveva agitato durante la notte, ma non ne ricordavo il contenuto. Era come se una tempesta si fosse abbattuta sulla nuvola dell’innamoramento sopra la quale avevo iniziato il mio viaggio fantastico, ma allo stesso tempo pericolosamente illusorio. È come se tutta la follia giocosa che avevo vissuto nei giorni precedenti fosse stata spazzata via. Rivolsi lo sguardo verso la finestra e tra le tende vidi un cielo opprimente, colmo di nuvole dense e scure. Il mio mondo colorato era svanito, inghiottito da un buco nero senza ritorno.
Mi sedetti sul letto, il corpo che avvertii stanco, mentre i miei pensieri erano vuoti, senza senso. Allungai la mano verso il comodino, dove avevo lasciato la cartella bianco floreale. La aprii e fissai con severità quei tre fogli, uno ad uno. Non potevo negarlo, erano davvero orribili. Avvolta da un silenzio angosciante, sola nel mio maestoso attico, nessuno poté sentirmi piangere.
Fui sul punto di chiamare Clara per avvisarla che non mi sentivo bene e che non sarei andata a scuola, quando squillarono tre notifiche, una dopo l’altra.
“Hey Matta, buongiorno.”
“Ci vediamo a scuola. C’è la prof Mordelli alla prima ora, ricordi?”
“Sono curiosissima di scoprire come sarà vestita oggi. A presto. Bacio.”
Era Carla, con il suo entusiasmo contagioso. Per lei ero Matta. Adoravo quel nomignolo, ma non mi chiamava così in presenza di altri, perché sapeva che avrebbe potuto scatenare derisioni nei miei confronti. Aveva una sensibilità straordinaria.
Carla, la mia migliore amica, mi aveva fatto cambiare idea, come spesso capitava. Strinsi il piumone con entrambe le mani e con un movimento deciso delle braccia lo feci ondeggiare ai piedi del letto. Saltellai tre volte sul materasso per prendere lo slancio prima di atterrare sul morbido tappeto del pavimento. Lo facevo sempre, ero un po’ matta, appunto.
Mi preparai e sistemai lo zaino con tutto l’occorrente. Non ebbi tempo per fare colazione perché ero in ritardo. Mi avviai per uscire, quando mi bloccai.
“La cartella con i disegni!” esclamai quasi urlando.
L’avevo completamente rimossa.
Intanto la prendo, poi deciderò.
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Seduti ai nostri banchi, aspettammo il suo arrivo. Eravamo silenziosi e credo nessuno di noi, né io né i miei compagni, volevamo perderci l’incanto del suo ingresso in aula. Avrebbe ancora una volta esercitato quel magico effetto che ci aveva stregati la prima volta?
Un rumore ritmico e regolare di tacchi preannunciò il suo ingresso nell’aula. Apparve avvolta in un lungo trench verde scuro, che le donava un aspetto piuttosto autoritario. Questa volta, niente copricapo: i suoi capelli lisci e neri erano raccolti in una lunga coda, avvolta da un nastro rosso che armonizzava con il maglione della stessa tonalità, visibile sotto il trench sbottonato. La sua mise del venerdì mattina era completata da morbidi pantaloni larghi marroni. I colori erano cambiati, ma il fascino di questa donna era rimasto intatto ai miei occhi. I dubbi e l’angoscia che avevo provato la mattina appena sveglia erano svaniti. Il mio piano era ancora valido e mi convinsi che l’avrei attuato.
Appena finisce l’ora, quando uscirà dall’aula. Devo essere veloce e non dare nell’occhio. Nel corridoio, solo io e lei.
Durante tutta la lezione, ci parlò dell’Arte Antica, che si era sviluppata nelle grandi civiltà del passato, come l’Egitto, la Grecia e Roma. Le piramidi egiziane, le sculture greche e i mosaici romani erano testimonianze della maestria artistica di queste culture. Sentire la sua voce era musica per le mie orecchie.
“Bene, ragazzi e ragazze, spero che la lezione sia stata interessante. Ci vediamo lunedì all’ultima ora. Vi auguro un buon fine settimana.”
Fu ringraziata da un brusio di voci. Sorrise soddisfatta guardandoci tutti. Poi indossò il suo trench, prese la borsa e uscì dall’aula.
Era il momento: con la cartella bianco floreale stretta al petto mi precipitai fuori nel corridoio.
“Professoressa, mi scusi.”
Si voltò e mi guardò come se mi conoscesse da una vita.
“Marta, dimmi.”
“Ecco, a me piace disegnare. Avrei fatto alcuni disegni che vorrei lei vedesse per dirmi cosa ne pensa.”
La cartella era saldamente tra le mie braccia, stretta al petto.
“Ne sarei davvero felice. Sono in quella cartella?”
“Si.”
Le porsi la cartella che accolse come se fosse la cosa più semplice da fare.
“Marta, li vedrò con molto piacere e ti dirò cosa ne penso. Ti ringrazio.”
“Grazie a lei professoressa.”
Mi voltai per ritornare in aula, il cuore a mille.
“Marta!”
“Si?”
“E se li vedessimo insieme? Oggi pomeriggio da me?”
“Da lei… a casa sua?”
“Si, verso le cinque, adoro prendere il tè. Sono in via Abbadesse al numero sette. Devi suonare al citofono con raffigurato il disegno di un fiore. Conosci la città vero?”
“Si, certo.”
“Allora ci vediamo alle cinque.”
“Alle cinque.”
Via Abbadesse sette, a casa sua.
Alle cinque, oggi pomeriggio, io e lei.
Io e lei.
Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla
- Episodio 1: La professoressa Camilla Mordelli
- Episodio 2: Io, Marta Zaia
- Episodio 3: La mia dolce Clara
- Episodio 4: Pomeriggi
- Episodio 5: Disegni a matita
- Episodio 6: Cartelle colorate
- Episodio 7: L’invito
- Episodio 8: Batte così forte
Hai destato la mia curiosità e mi è venuta voglia di leggere le puntate precedenti. Hai reso benissimo il senso dell’auto-giudizio e della lotta interiore adolescenziale, in cui si possono facilmente riconoscere tutti gli adulti che quell’età la stanno ancora vivendo. Inoltre, la tensione tra idealizzazione e realtà, che hai descritto benissimo, dovrebbe evolversi in consapevolezza nel corso del processo di maturazione. Nel tuo testo, che ho trovato così raffinato, mi pare che anche l’adulta non percepisca le reali intenzioni dell’adolescente, nonostante il suo ruolo di educatrice, rivelando anch’essa una sorta di immaturità. O forse lo ha percepito e le interessa? 🙂 Attendo la prossima puntata.
Grazie per aver letto e anche recuperato le precedenti puntate. E’ un racconto che evolve isnieme alle protagoniste, quasi sperimentale direi. Il tuo commento mi dà grande fiducia per continuare…e petanto non posso deludere le aspettative. Grazie ancora e buona scrittura.
Lo ‘sfogo’ iniziale, sicuramente dettato da insicurezza e paure che nulla centrano con l’adolescenza quanto piuttosto toccano tutti, non lasciava presagire nulla di buono. Fortunatamente la spensieratezza ha preso il sopravvento 🙂
Questo episodio è scritto particolarmente bene e il finale incuriosisce moltissimo.
Si hai ragione Cristiana, l’innamoramento fa tremare le game e rendere insicuri a qualsisasi età. Grazie per aver apprezzato anche questo episodio.
Ancora una volta bravo, Francesco. La lotta tra la logica e l’innamoramento, dove normalmente è il secondo che prevale. Poi quell’invito è del tutto inaspettato, accende di colpo i riflettori sull’insegnante.
Grazie del complimento Francesco. Si, entra in scena di nuovo lei la prof Camilla.
Mi associo a Melania, anche io ho trovato meravigliosi e credibili i pensieri di Marta. Li hai resi molto bene. Mi è piaciuto anche il paragone che fa con la madre, seppur in negativo, mi è sembrata comunque l’ombra di un legame…
Grazie. Si, il legame con la madre c’è, non può non esserci in questo racconto “tutto al femminile”.
Ciao Francesco, mi è piaciuto davvero tanto questo episodio. Ho trovato credibili i pensieri di Marta, il timore di non essere abbastanza e di non avere speranze con Camilla.
Non vedo l’ora di sapere come andrà l’incontro. Bravissimo!
Grazie Melania, scrivere e pensare come una ragazzina di 15 anni era la sfida più difficile di questo racconto. Il tuo commento mi appaga tanto e mi fa capire che ci stia riuscendo. Grazie ancora.