L’ira di Mordred

Serie: La regola del cavaliere


1. La mia vita era tornata alla normalità. La mattina a scuola. Il pomeriggio a fare ricerche per i compiti in biblioteca oppure a casa con il nonno… Quindi ad ascoltare le urla da sfida alla Dragon Ball del nonno e della sua amica squinternata.

Ad aggiungere sapore amaro alle mie bieche giornate, era giunta la notizia che i miei genitori avrebbero ancora tardato il ritorno dal loro viaggio. Oramai era trascorso più di un mese da quando se ne erano andati. Non volevo ammetterlo, perchè noi adolescenti ci teniamo molto al nostro look da duri (almeno, io me ne ero fatta una regola), ma mi mancavano un bel po’!

Tutti i giorni Jess cercava di prendermi da parte per parlare delle cose accadute gli ultimi giorni, ma io la evitavo. Non potevo sopportare di essere stato sconfitto quando avevo tutto quel potere fra le mani e… sotto sotto c’è l’avevo su con lei, perchè mi aveva lasciato a combattere da solo quella battaglia. E’ vero: forse ero ingiusto. In fondo era rimasta prigioniera del loop temporale e soltanto mentre il cavaliere nero stava fuggendo aveva potuto venirmi in soccorso.

-Un mese!- stava dicendomi Jess in quel momento, -E’ già trascorso un mese, da quando Mordred se n’è andato!

Trasalii. Lei era proprio davanti a me! E chissà da quanto tempo era rimasta lì a fissarmi… Ero talmente preso dalle mie riflessioni che quasi non mi accorgevo più delle cose che capitavano intorno a me.

Lei continuò, con la costanza e la leggerezza di un caterpillar.

-Non puoi evitarmi per sempre! Io ho ancora l’anello! E poi…

-E poi cosa, eh?- sbottai, forse con troppa veemenza. Per un qualsiasi motivo a me sconosciuto, mi era stato consegnato un potere enorme e io l’avevo fatto cadere nelle mani di un poco di buono!

-Allora è soltanto questo? Il cattivone ti ha portato via la spadina nuova?- questo lo disse con un falsetto canzonatorio nella voce.

Abbassai lo sguardo. Era vero. Era inutile cercare di fare monologhi interiori degni di Spiderman: non ero irritato per non essere stato all’altezza della responsabilità che comporta il possesso di una spada come Excalibur. No: il bullo si era portato via il “mio” giocattolo! Mi sentii improvvisamente molto misero. Dovetti arrossire fino alla base del collo, perchè qualcosa si raddolcì negli occhi di Jess. Si avvicinò a me e si alzò sulla punta dei piedi posando con leggerezza le sue labbra sulle mie. Trattenni il respiro. Lei si allontanò da me di un passo e rimase in silenzio. Per me, il tempo si era bloccato, ma questa volta ero certo che non c’entrasse in alcun modo una qualche armatura barra macchina del tempo che dir si voglia. Poi, un pensiero cominciò ad affiorare nel mio animo. Avete mai letto le strisce dei Peanuts? Parlo di un gruppo di bambini capitanati da personaggi come Charlie Brown, Linus ed il cane Snoopy. Be’, c’è una vignetta in cui una ragazza dichiara il suo amore a Charlie Brown e lui rimane lì, impietrito, come un salame. Allora, dalla stanza accanto, la sorella minore di Charlie prende ad urlare: “Baciala, cretino!” Era esattamente questo il grido che arrivava dal profondo del mio animo. Feci per obbedire, ma Jess…

In quel momento si stava allontanando lungo il corridoio in direzione della classe. Si voltò un attimo lanciandomi un sorriso: per la prima volta in vita mia mi veniva rivolto con una nota complice. Alzò una mano. Credetti che mi stesse rivolgendo un saluto, ma quando vidi il luccichio verde del suo anello compresi che non era così.

L’anello. Era ancora attivo! Ma se Excalibur era perso nel mare quantico… o qualcosa di simile… come poteva l’anello di Jess… troppe domande e nessuna risposta.

In quel mentre, suonò la campanella: l’ora di letteratura. A proposito di domande, mi aspettava in classe un bel quiz sulla Divina Commedia. Cercai di farmi coraggio, ripensando agli sforzi dei giorni passati per studiare il quinto Canto dell’Inferno… e… no, neanche qui avrei avuto nessuna risposta da dare! Trassi un bel respiro e mi misi in marcia: solo allora mi accorsi che dal bacio di Jess ero rimasto tutto quel tempo in apnea.

Pensavo a questo, mentre ero ormai ad un passo dalla porta della mia aula, quando me la vidi spalancare davanti. Il professore si stava affacciando con l’evidente intento di cercarmi: lo so, perchè appena fissò il suo sguardo su di me, osservai i suoi occhi come saettare. Aprì la bocca per riprendermi, avvertirmi che c’era già una nota a mio nome sul registro elettronico e altre cose del genere, ma nulla di tutto questo mi toccò minimamente. Sì, perchè il professore si era bloccato. Tutto intorno a me era scivolato in un silenzio che avevo già avvertito una volta.

-No! di nuovo!- gemetti. Non ci volevano certo i sensori di 77777771 per capire che un portale quantico si fosse aperto nelle vicinanze. E temevo di sapere chi lo stesse varcando in quel momento (be’, dato che mi trovavo in un loop temporale, forse sarebbe stato più giusto dire: “in quel non-momento”?).

2. -Ragazzo! Dove ti sei cacciato? Il grande Mordred ti sta venendo a prendere!- arrivò alle mie orecchie l’urlo forsennato del cavaliere nero.

-Così quello sarebbe il bullo?- Accanto a me si materializzò Jess. Il sorriso di prima era scomparso, lasciando il posto ad un’espressione determinata, -Sì riferisce di sè in terza persona!

-Sì, non ha tutte le rotelle a posto, poveretto! Avessi sentito che razza di risata ha tirato fuori quando si è impossessato di Excalibur!

-Bene! Non ci resta che andargli incontro, allora!

-Ti vorrei far notare che ho appena detto che mi ha portato via la spada!

-Ti vorrei far notare che stai già indossando l’armatura!

-Come…- abbassati lo sguardo. Mi ero scordato che Jess avesse il comando remoto in quel suo cavolo di anello ipertecnologico. Ma come aveva potuto azionare l’armatura, se questa era un’emanazione della spada e quest’ultima era nelle mani di Mordred?

-Conosci la ragione per cui Mordred è tornato?- mi interruppe lei.

Volevo chiederle di spiegarmi. socchiusi appena le labbra, ma la mia domanda non fu mai formulata.

Mordred comparve in fondo al corridoio.

-Questa volta ti ammazzo!- esclamò.

Jess non disse nulla. Digitò qualche comando sullo schermo olografico proiettato nell’aria dall’anello. Mi prese la mano  e mi costrinse a seguirla. Davanti a noi fu come se ci fosse una parete liquida e pulsante. Un portale! Lo attraversammo velocemente. Il portale si chiuse dietro di noi.

3. Riuscii appena ad udire le grida di protesta di Mordred. Mi augurai che non se la prendesse col professore di letteratura: fanno così, i bulli… si sfogano sempre sui più deboli e sui prof.

In quel momento, però, avevo altro a cui pensare.

Ci trovavamo davanti al nonno. C’era anche la signora Thompson. Okay.

Entrambi indossavano un’armatura simile alla mia. Ookay…

-Ehi, Alfred!- disse il nonno. -Sei ceruleo… è tutto okay?

A parte il fatto che non sapevo dove Jess mi avesse condotto.

A parte il fatto che mi ritrovavo il nonno e la signora Thompson nella versione steampunk dei cavalieri della tavola rotonda.

A parte il fatto che ero inseguito da quell’allegro psicopatico di Mordred.

-No.- risposi.

Andrea Savio

Serie: La regola del cavaliere


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Andrea, stupenda la conclusione, veramente ironica, e l’immagine del nonno in versione steampunk… beh eccezionale! Alfred ha pure l’essere riflessivo di un eroe, gli brucia la sconfitta, ma la sua originalità sta proprio nel suo essere fortemente ironico e anche sbadato, ho ancora la sensazione che non abbia afferrato in pieno la questione, ma direi che è normale… e poi questo pizzico di romanticismo… È proprio una bella parodia di come ci si possa sentire eroe, narrata con fluida leggerezza e sana comicità! Un saluto, alla prossima!