Lo scrittore di pensieri

Serie: Le indagini del dottor Sciotti


Indagini su fenomeni inspiegabili operate da una mente razionale e per niente superstiziosa.

Il dottor Raffaele Sciotti amava fare lunghe passeggiate lungo le strade alberate della periferia. Stando solo e parlando con sé stesso scopriva tante cose nuove su di sé e sul mondo che lo circondava. Sciotti, ormai sulla cinquantina e con un po’ di gonfiore addominale dovuto alla birra, era un tipo molto razionale, diceva che la gente si ingannava sulle apparizioni, sugli UFO e su tutti quelli che loro chiamavano misteri. Lui sapeva che c’era una risposta molto più razionale e aveva a che fare con il potere della mente umana.

Raffaele aveva sempre lavorato facendo di tutto, non era laureato, ma tutti lo chiamavano dottore per il suo modo di esprimersi e per la sua mente attenta e capace di risolvere problemi difficili nei quali quasi nessuno sa orientarsi.

Dopo cena, il dottore non voleva essere disturbato per nessun motivo, così metteva il cellulare in modalità aereo. Quando riattivava la linea, non c’erano mai chiamate dopo le 19:30. Tutti quelli che avevano il suo numero sapevano che non dovevano chiamare. Quella sera, forse per distrazione o per pigrizia, Raffaele non inserì la modalità aereo e il cellulare suonò. Lo lasciò suonare ascoltando per intero la suoneria, poi lesse il nome e decise di rispondere.

«Pronto» Raffaele era già nervoso.

«Ciao Raffaele, ascolta: lo so che è tardi, ma è successa una cosa strana, ho verificato io stesso, devi venire al più presto, non è molto lontano da casa tua» Mirco lavorava da vari anni con Raffaele e lui gli voleva bene, ma stavolta aveva superato il limite.

«Non mi interessa Mirco, qualsiasi cosa sia può aspettare» stava per chiudere quando sentì Mirco urlare di non farlo.

«Non è come dici tu Raffaele, qui in paese non dorme più nessuno da tre giorni, è una cosa assurda, mai vista» Mirco era riuscito a suscitare la curiosità di Sciotti, quella curiosità che gli azionava le sinapsi con un effetto quasi narcotico. Desiderava trovare qualcosa di davvero inspiegabile, un po’ di magia vera per dare un po’ di vitalità alla sua vita monotona.

«Va bene, vengo subito, ma, se è una cazzata, me la pagherai» il ragazzo gli disse che poteva stare tranquillo e lui tornò subito a prendere l’auto.

Arrivò sul posto, vicino al confine, circa un’ora dopo. Mirco sembrava abbastanza preoccupato quando lo incontrò all’ingresso del paese.

«Abito in un motel qua vicino, c’è posto per due, ti spiego tutto là.»

Il motel era abbastanza pulito e profumato anche per i gusti di Sciotti. Mirco gli spiegò tutto davanti a un bicchiere di birra.

«C’è un tizio, fa di cognome Ruben. Tutti dicono che è uno iettatore, una specie di stregone che influenza in qualche modo le persone.» Mirco diede un sorso alla sua birra doppio malto «Un mio amico, che ha parenti da queste parti, mi ha informato della situazione e sono venuto subito.»

«Hai detto che nessuno dorme da tre giorni? Cosa è successo?»

«È qualcosa che ha dell’incredibile. In paese fanno tutti gli stessi sogni e sentono tutti la stessa voce: quella di Ruben.»

Sciotti sorrise, Mirco se ne accorse e storse la bocca.

«Raffaele! Non è uno scherzo, ho verificato io stesso interrogando i paesani, c’è qualcosa di davvero inspiegabile qui.»

Sciotti alzò la mano come per scacciare una mosca molesta: «Lo vedremo, per me non esistono i misteri».

Finirono la birra e si diressero all’osteria lì vicino, l’unico edificio che sembrava immune dai poteri di Ruben, almeno così diceva Mirco. Il proprietario li accolse con calore offrendo loro la cena: costate di agnello arrosto e vino rosso fermo della casa. Mentre mangiavano l’oste si avvicinò sedendosi al loro tavolo. Parlava con un accento strano tipico del confine, ma era abbastanza chiaro.

«Noi non siamo superstiziosi dottore,» il signore conosceva il pensiero di Sciotti «ma questa è una cosa davvero misteriosa.»

Per la seconda volta in meno di un’ora, il dottore dovette sopportare quella parolina tanto odiosa che lui avrebbe proposto di eliminare dal dizionario.

«Si avvicina l’ora del sonno dello Sglazit, voi siete immuni perché non vivete qui, ma noi vedremo tutto quello che sogna Ruben, anche a occhi aperti.»

«Sglazit?» chiese Mirco.

«Sì, lo iettatore nel nostro dialetto.»

Sciotti sgranò un po’ gli occhi: «Da quanto tempo sono cominciati questi fenomeni?»

«Subito dopo la guerra, due anni fa.»

«Questo posto è stato bombardato? Non vedo traccia di bombe esplose» Sciotti aveva già un’idea.

«No, nessun bombardamento o distruzione. Solo una bomba è arrivata nella piazza, ma non è esplosa.»

«Davvero?» Sciotti si piegò verso l’oste «Si può vedere questa bomba?»

«Dovete parlarne col sindaco, a quel tavolo» l’oste indicò dietro di loro.

Il sindaco diede subito loro il permesso di accedere al magazzino dei reperti. Sciotti, Mirco e il sindaco si diressero subito là e trovarono in poco tempo il pacco che conteneva la bomba. Non era molto grande, all’incirca come una scatola di scarpe. Dentro c’era una bomba di colore bianco, un po’ deformata e senza punta. Si leggeva chiaramente la scritta: NEUROMAT.

«Comincia a sognare!» fu l’ultima frase che pronunciò il sindaco, poi rimase immobile in piedi in un angolo a occhi aperti. Sciotti preferì lasciarlo lì.

«Andiamo a incontrare Ruben, Mirco. Ora tutto è abbastanza chiaro e dovremmo risolvere la situazione con un metodo naturale.»

Mirco si fidava del dottore, ma gli pareva strano che avesse risolto già il problema. Pensò alla scritta NEUROMAT sulla bomba e ricordò che quell’azienda produceva ordigni al gas nervino.

La casa del signor Ruben era abbastanza isolata, in periferia e in una zona buia. Sciotti bussò alla porta con energia e sentì Ruben smettere di russare, bussò di nuovo e quello urlò di aspettare. Ruben si presentò in vestaglia alla porta.

«Buonasera signor Ruben, mi chiamo Sciotti, sono un esperto di fenomeni inspiegabili.»

Il signor Ruben aveva circa settanta anni, era alto e in forma. «Sì, ho capito, mi dispiace per tutta questa situazione, ma io non sono né uno iettatore, né uno stregone come dicono i superstiziosi di questo paese.»

«Non ho mai detto nessuna di queste cose» Sciotti sorrise al signor Ruben «Posso farle una domanda?»

«Spero non sia sui miei sogni, la situazione è già abbastanza imbarazzante.»

«No, volevo sapere se lei fuma.»

«Non più, sono quindici anni che ho smesso.»

«Venendo qui ho incontrato dei ragazzi e ho recuperato un po’ di erba, perché non si fa due tiri?»

«Cosa! Ma lei sta scherzando?»

Sciotti tornò serio: «Assolutamente no! L’unico modo per risolvere questa situazione è che lei assuma THC».

Ruben ora era confuso. Il dottore gli chiese di entrare per parlare. Disse a Mirco di aspettare fuori.

Dopo dieci minuti, uscirono entrambi molto più sorridenti e tossicchiando un po’: «Grazie dottore, mi sento bene e se è come dice lei ora sono di nuovo libero. Magari ogni tanto mi fumerò una canna, per stare tranquillo.»

«Si fidi di me, comunque ora vado a verificare.»

Mentre percorrevano i cento metri circa che li separavano dall’osteria, Mirco chiese a Sciotti cosa c’entrasse il THC.

«Vedo che la scritta NEUROMAT non ti ha detto niente, invece essa è la chiave del problema.»

«So che è un’azienda di bombe al nervino.»

«Sì, ma non solo. Durante l’ultima guerra, nel 2035, la NEUROMAT ha fatto degli esperimenti con nanorobot cerebrali che si inseriscono nelle sinapsi potenziando le capacità cerebrali. Quella era una bomba di nanorobot, trasformano il cervello in una sorta di trasmettitore o ricevitore.»

Mirco ci pensò su: «E il THC?»

«I nanorobot si inseriscono nelle sinapsi allo stesso modo del THC. Fumando erba, Ruben ha sostituito il THC ai nanorobot nei recettori. Ora saranno espulsi dal suo corpo.»

«Ora dovremmo far fumare tutti anche all’osteria?»

«Non necessariamente. Il chip che trasmetteva era solo uno, gli altri ricevono.»

«Perché all’osteria sono tutti immuni?»

«L’osteria è l’edificio con le mura più spesse, le onde elettromagnetiche non riescono a passare.»

Sciotti incontrò il sindaco e gli spiegò tutto, lui fu molto contento e concesse loro la cittadinanza onoraria, avrebbero potuto mangiare, bere e dormire gratis in paese ogni volta che avrebbero voluto.

Sciotti tornò alla sua vita monotona, deluso ancora una volta, ma sempre meno. Ormai si era rassegnato: nella vita non c’era magia, nessuna traccia. C’era solo superstizione e non era un caso che, da quando era stata inventata la fotocamera, gli eventi miracolosi erano diminuiti drasticamente.

Qualche anno più tardi, nel villaggio al confine, il giorno della liberazione operata da Sciotti, fu indetta una festa a base di cannabis. Al dottore e al suo aiutante fu dedicata anche una via.

Serie: Le indagini del dottor Sciotti


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Domenico. Un inizio serie veloce nella narrazione e curioso al punto giusto. Ti sei ‘inventato’ una fra le cure più divertenti 🙂
    Se posso, mi piacerebbe che i personaggi fossero maggiormente approfonditi e anche il rapporto che c’è fra di loro. Ma questo è solamente il desiderio di una lettrice.