Lo Sherlock Mancato

Serie: Un Macello dal Gusto di Latte e Nutella


Nel cuore della notte, Ciro viene svegliato da una telefonata che si interrompe bruscamente. Confuso, controlla i messaggi su WhatsApp e l'ultimo, da parte di Luigi, lo gela: "Ronaldo ci ha sgamati".

Erano quasi le due di notte quando la chiamata di Luigi mi svegliò di soprassalto. Con la rapidità di un bradipo in overdose di sonniferi, afferrai lo smartphone dal tavolo accanto al divano letto. Prevedibilmente, la chiamata si interruppe prima che potessi rispondere. Avrei tanto voluto approfittare di quell’interruzione per ritornare nel dolce abbraccio di Morfeo, se non fosse che notai un’angosciante sequela di notifiche di messaggi non letti.

“Ma che diavolo…” pensai, strofinandomi gli occhi infastiditi dalla luce dello schermo che illuminava la stanza buia.

Vedere quel numero a due cifre sul pallino rosso dell’icona di WhatsApp mi fece venire in mente la sirena dei carabinieri. Aprii l’app e vidi che erano tutti messaggi di Luigi, una raffica di parole sconnesse che mi fecero sobbalzare. Furono le ultime parole a svegliarmi del tutto, come una secchiata d’acqua gelida.

Ciro –
Ciro, sei sveglio? –
Sto con Nadia –
Ronaldo è davanti alla mia stanza –
Ci ha sgamati –
Prendi tempo! –

Mi misi a sedere, con la mente afferrata da mille scenari diversi di ciò che poteva accadere. Solo in quel momento mi resi conto che la stanza di Luigi era fuori, nel balcone, esattamente alla destra delle porte-finestre del soggiorno, dove, per crudele ironia della sorte, mi trovavo io. E sicuramente qualcuno dall’udito affinato come quello di un pipistrello doveva aver sentito lo squillo acuto dello smartphone. Già, Ronaldo era lì, immobile come una statua sulla soglia del balcone, immerso nella penombra della notte interrotta solo da qualche debole raggio di luna che filtrava tra le tende. Con lo sguardo fisso su di me e quelle due enormi occhiaie nere, sembrava la versione in carne e ossa di Billy il Pupazzo.

 

“Porca puttana, e ora che faccio?”

“Prendi tempo” mi aveva scritto Luigi, e credetemi, se fosse stato qualcun altro lo avrei appeso al suo sciagurato destino e sarei tornato a dormire beatamente. Ma Luigi… beh, Luigi era diverso. Lui, al posto mio, avrebbe già afferrato un machete da sotto il divano, pronto a fare a pezzi un mio ipotetico problema come il più abile dei sushi chef. Così, con un mal di testa che mi martellava le tempie, mi alzai dal letto, trascinandomi verso l’inevitabile fine della mia tanto agognata quiete.

Il balcone era addombrato dalla semioscurità della notte, dando alla fisionomia mingherlina di Ronaldo il tocco finale per essere il personaggio di una storia dell’orrore degna di Hitchcock. Indossava solo un paio di pantaloncini sgualciti, che mettevano in mostra le sue sottilissime gambe pelose. Continuava a fissarmi. Solo quando mi avvicinai notai che aveva gli occhi tremendamente lucidi.

 

«Era Luigi al telefono, vero?» chiese puntualmente, cercando di dare a quella sua vocina da brutto anatroccolo una sferzata di disprezzo. Sottolineo la parola “cercare”. Comunque sia, l’ora era tarda e le mie sinapsi andavano a rilento di fronte a un brusco risveglio. Se ci aggiungete che persino Gesù sa mentire meglio di me, allora avrete la più prevedibile delle risposte.

«Sì» ammisi, ponendomi tra lui e la porta della camera da letto. «Mi ha detto di venire. Cos’è successo?»

«Oh, non sai con chi sta l’amico tuo là dentro?» Ronaldo distese un sottile sorriso, intriso della soddisfazione di chi aveva appena svelato una tela di intrighi e giochi di potere, misto a un barlume omicida con la scritta al neon “Game over” accesa.

“Neanche fosse Sherlock Holmes.”

«Con chi? Con Lucia?» Era l’amica di Nadia nonché sua segreta – seppur non così tanto – rivale in amore, o di sesso, visto che sembrava più guidata da un desiderio “carnale” che sentimentale verso Luigi. Ergo, un’ipotesi più che legittima. Ma Ronaldo scosse la testa, il sorriso che si allargava sempre di più sul volto. Doveva sentirsi molto fiero. Aveva scoperto la sua ex farsi un altro sotto il suo stesso tetto. E gli ci erano voluti solo due giorni e due notti da quando eravamo arrivati in Grecia. Un vero fenomeno.

“Oh, se sapesse della slitta di Babbo Natale che ha in testa.”

Già lo vedevo, con un’ascia in mano, pronto a gridare “Woof!” e abbattere la porta. Ma prima che la conversazione assomigliasse sempre più a una cena con delitto, un rumore metallico scattò alle mie spalle, facendomi barcollare tra il sollievo e l’ansia. Quando mi voltai, la porta della camera da letto era già aperta.

Serie: Un Macello dal Gusto di Latte e Nutella


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