
Lo Splendido
Serie: Ritrovarsi
- Episodio 1: Anni dopo
- Episodio 2: Delusione amorosa
- Episodio 3: Alle corde
- Episodio 4: L’esilio
- Episodio 5: Ritrovare un amico
- Episodio 6: La teoria dello schianto controllato
- Episodio 7: Più forti insieme
- Episodio 8: Un incontro importante
- Episodio 9: Attraversare una soglia
- Episodio 10: Un nuovo inizio
- Episodio 1: Lo Splendido
- Episodio 2: Nuove conoscenze
- Episodio 3: Un invito
- Episodio 4: Un nuovo amore
- Episodio 5: I giorni grandi
- Episodio 6: Il giorno grande
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Uno degli argomenti di tante mail che ci scambiavamo era un prototipista, originario dell’entroterra maceratese, che amava disquisire di ogni argomento e a cui in ogni occasione piaceva dar sfoggio di cultura e di preparazione in ogni campo. Le storie che raccontava erano sempre esagerate e abbellite fino all’inverosimile, tutte declamate con forte accento maceratese, e per questo motivo lo avevamo soprannominato lo “Splendido”. Cominciammo ben presto a raccogliere le situazioni paradossali che si creavano con lui per costruirci sopra una serie di storie che ci passavamo l’un l’altro aggiungendo di volta in volta particolari o spiegazioni che le rendevano ancora più assurde.
Una volta mi chiamarono i ragazzi che collaudavano sulla linea di produzione un nuovo componente di cui avevo seguito il progetto perché gli si era rotto un utensile speciale che lo Splendido aveva fatto per avvitare dei dadi negli angusti spazi che c’erano per il montaggio.
Mi recai perciò dallo Splendido che era in laboratorio davanti a due laboratoristi.
Gli dissi: “Splendido, scusa, ai ragazzi già gli si è rotta la punta”.
“E certo: l’acciaio più è duro e più è fragile. C’ha ‘na curva de snervamento più corta, no?”, disse lui.
Lo guardai stupito da questa esibizione di conoscenze teoriche per una faccenda banale come quella e lui continuò: “Ma lo sai de chi è la colpa se abbiamo dovuto inventarci questo utensile che poi si rompe in continuazione?”
Risposi: “Di chi ha fatto la testata con quei buchi così piccoli”.
Lui annuì con aria di approvazione e poi continuò infervorato, prendendosela con il progettista che aveva disegnato quei fori: “Bravo. Io gliel’ho detto a Andrea: non è questo lo modo. Volete fa li prigionieri serrati co lo dado? Non è questo lo modo. Andrea mi ha risposto che era un’idea che veniva dall’alto, imposta senza discussioni, ma non è questo lo modo!”
Io evitai volutamente di chiedere secondo lui qual era lo modo, come lui avrebbe voluto per continuare la sua dotta esternazione. Cominciava a venirmi da ridere per quei discorsi complottisti applicati a una questione come la sede di prigionieri di serraggio in un componente di lavatrice.
Allora lui, come spesso faceva, cambiò discorso e cominciò a parlare della Loctite Attack che stava utilizzando in quel momento per qualche geniale modifica prototipale.
“Gianagrilato…lo sai che lo gianagrilato l’ha inventato nu dottore de Matelica? Si chiamava Dottor Pagliari ed era un allievo di Fon Braun, te dige niente sto’ nome? Era lo inventore delle V2 dell’esercito tedesco e lui lavorava nel laboratorio dove le assemblavano e lì aveva inventato questo componente chimico per velocizzare le operazioni.”
Io e gli altri lo guardavamo con facce perplesse senza capire dove sarebbe andato a parare e lui continuò: “Poi però un giorno ha fatto na reazione chimica che ha fatto scoppià tutto lo laboratorio e l’hanno ligenziato in trongo. Poi però le V2 non sono più riuscite a farle arrivare a Londra, si perdevano tutti i pezzi durante il volo!”
Cominciammo a ridere forte tutti e io andai via con le lacrime agli occhi pensando alle terribili V2 tedesche incollate con l’attack e immaginando già il racconto di tutta quella scena che avrei inviato agli altri.
Un’altra volta un pomeriggio che non c’era molto da fare in ufficio, io e Andrea Nannini decidemmo di andare a trovare lo Splendido con l’idea di provocarlo per estorcergli qualche storiella delle sue. Appena varcata la soglia dell’officina prototipi lo Splendido ci fermò e mi rivolse la meno scontata delle domande.
“Te come stai messo a trigonometria?”
Spiazzato dall’insolita richiesta, rispondo all’SOS trigonometrico dicendo che all’Università me la cavavo.
Lui mi incalza: “Abbiamo un gerchio di cui vogliamo galcolare il raggio che rizulta tangente su questo cateto del triangolo rettangolo e passa per l’altro vertige. Io avevo pensato di applicare la gosegante di questo angolo, però me manca nu qualche passaggio”.
Io, frastornato da questa esibizione di padronanza trigonometrica gli risposi: “La cosecante manco mi ricordo cos’è, ma fammi dare un’occhiata”.
Cominciai a tracciare qualche raggio, qualche bisettrice, a dare un nome agli angoli quando lui mi fermò.
“Mmmm…attento! Guarda che stai a divide troppo l’angoli, così andamo a finì sugli integrali!”
Io stupito gli risposi: “Lasciamo stare gli integrali, dove li vedi?”
“Se dividi troppo l’angoli vai a finì sugli infinitesimi, quindi sull’integrali”.
Lo guardai perplesso pensando che mai avrei pensato di applicare gli integrali per progettare un’attrezzatura di manutenzione.
A quel punto Andrea che fino a quel momento aveva ascoltato con aria divertita gli disse cambiando discorso: “Splendido, ma era un amico tuo che aveva una tigre?”
Io cominciai a ridere cercando di nascondermi perché gli stavo davanti.
Lui rispose: “Certo, c’aveva na tigre e pure nu leone!” Poi rivolto a me mi disse: “E tu che cazzo ridi?”
Mi ricomposi per non interrompere la performance comica che mi immaginavo che stava per cominciare e lui continuò: “E’ na cosa seria: co l’aiuti della protezione animali ha preso ste bestie dagli zoo che se ne volevano disfare. Tanto lui era n’allevatore e spazio ne aveva: aveva vacche, cunilli, galline. La teneva legata co na catena co le maglie grosse come due dita a nu pilastro della stalla: quanto magnava, trenta chili de carne al giorno!”
Noi facevamo fatica a mantenere un contegno, ma lui era ormai lanciato e continuò: “Però mica se avvicinava per daje da magnà, glie tirava li cunilli al volo! Però senza pelle, sennò glie facea male alla digestione. Gegia, la tigre Gegia. Lu leone è morto de cause naturali, de vecchiaia digiamo, Gegia invece l’hanno dovuta ammazzà perché c’aveva na malattia, povera Gegia”.
Andrea era sparito dietro un bancone preso dalle convulsioni per le risate trattenute, ma lui ormai non ci badava più e io gli chiesi: “Gli è dispiaciuto al tuo amico mi immagino”.
Lui rispose annuendo “Eh già, Gegia…mica se avvicinava l’amico mio per faglie le carezze, na bestia de duecentocinquanta chili era! C’aveva gerti artigli lunghi un dito!”
A quel punto non mi trattenni più neanche io e cominciai a ridere sotto gli occhi indignati dello Splendido che era convinto di averci raccontato una storia triste e malinconica.
Serie: Ritrovarsi
- Episodio 1: Lo Splendido
- Episodio 2: Nuove conoscenze
- Episodio 3: Un invito
- Episodio 4: Un nuovo amore
- Episodio 5: I giorni grandi
- Episodio 6: Il giorno grande
Ho aggiunto questo capitolo e una parte su quello precedente per raccontare meglio l’ingresso nel mondo del lavoro e inserire degli aneddoti della vita nella nuova azienda