Lo strano incontro
Serie: Carenze a fettine
- Episodio 1: Inizio
- Episodio 2: Di scatto dal letto
- Episodio 3: L’orrore di quella sera, l’illusione che ne segue
- Episodio 4: L’entrata in scena del mostro
- Episodio 5: Il giorno del Giudizio
- Episodio 6: L’incontro
- Episodio 7: Abbiamo qualcosa da imparare attraverso il disordine
- Episodio 8: Perché mi hai abbandonato?
- Episodio 9: L’interrogatorio
- Episodio 10: Lo strano incontro
- Episodio 1: La fuga
- Episodio 2: L’artista Cacchiari
- Episodio 3: La madre e lo sciamano
- Episodio 4: Il bacio infinito e la goccia santa
- Episodio 5: Se ti svegli altrove
- Episodio 6: Ho comprato i francobolli per il viaggio
- Episodio 7: Lo sciamano, la santa e un colpo al cuore
- Episodio 8: Paranoia
- Episodio 9: Il suicidio di Andrew Bateman
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Sono andato in spiaggia. Ho chiamato Eve, non risponde. Ho chiamato la mia ex, Marcella. Ho chiamato Isabella. Mi ha dato un appuntamento F. che ho saltato. Monia e Serena hanno riattaccato. Tiziana mi ha chiamato “Mostro!”. Ho chiamato Raist. Un vecchio amico con cui amo discutere di disumanità e umanità. Di geni egoisti. La realtà è reale o è solo una proiezione del nostro cervello? L’Universo esiste o è solo lo specchio dell’anima? O magari è solo il vetrino da analisi del nostro stesso sangue. Scopriamo non le costellazioni, ma le nostre stesse malattie osservando le stelle e i fondi del tè. Alla fine ho deciso di andare a casa di Raist.
Sto camminando lungo il corridoio di una vecchia abitazione diroccata che ho raggiunto con la mia auto seguendo la mappa che mi è stata recapitata alla mia casella postale cartacea.
La casa è fatiscente e sta cadendo a pezzi. Mi avvicino verso il salone principale dove trovo un divano consumato e livido vicino a un tavolino di vetro giallo con sopra una vecchia bottiglia di whisky e tre pupazzi di peluche intrecciati tra loro da una ragnatela che sembra caduta dal soffitto. Mi siedo sul divano e aspetto.
Raist arriva a passi lenti e pesanti, come un vecchio bisonte che si muove in una foresta antica e immobile da millenni. Si siede affianco a me senza dire una parola. Prende il primo pupazzo.
-Una volta questo pupazzo era giovane.
Lo guardo con la coda dell’occhio.
- Anche noi lo siamo stati.
- Andrew, il tempo non si può fermare, il tempo scorre in avanti e l’unico modo che conosca per andare nel passato è quello di viaggiare a una velocità superiore a quella della luce e questo non è fisicamente possibile.
Faccio un respiro.
- La morte e la vecchiaia sono inevitabili. Io non voglio invecchiare Raist. Sin da piccolo avevo il terrore di diventare come mio padre. Lui era sempre vecchio.
Lo dico quasi con rabbia.
- Non puoi tornare indietro. Ma puoi smettere di soffrire se lo desideri. Devi accettare quello che sei adesso e perdonare tuo padre. Non puoi negare quello che sei e quello che hai fatto. La vita fa i conti con tutti prima o poi ed è un giudice severo. Devi perdonarti Andrew. E quando lo farai starai meglio. Lascia stare lo spirito di tuo padre. Liberalo invece.
Uno squittio di topi proviene come un sibilo fischiante da un angolo della stanza, da qualche parte imprecisata. Un soffio di vento che entra nella grande stanza dalla finestra aperta smuove i lunghi capelli di Raist.
- Raist, cercherò la forza dello spirito. Il buco che hanno scavato questi topi nella casa è come il mio che ho qui dentro. Ho bisogno di farci entrare un animaletto.
Indico il centro del petto con le dita.
- Bisogna perdonare anche i fantasmi del passato è così che li sconfiggi - dice Raist mentre mi dà una pacca leggera sulla spalla.
- Un padre può essere anche un nemico con cui lottare per la propria sopravvivenza, questa è la volontà della natura, questa è la tua iniziazione al mondo, Andrew.
Metto un paio di Xanax sul palmo della mano e li ingoio senza acqua. Penso alla mia prima comunione e ricordo che quel giorno ero terrorizzato.
Non riesco a guardare negli occhi di Raist, li ho fissi sul pavimento con le dita delle mani giunte come nell’intento di pregare e tra quelle mani c’è un vuoto attraverso il quale vedo il mio futuro. Il problema è che non riesco ancora a vederci assolutamente nulla. Il vuoto resta vuoto.
– Anche il vuoto dell’Universo esiste per un suo motivo – dice Raist.
– Il vuoto in realtà è l’energia che lega ogni cosa.
Secondo lui sarebbe possibile anche passare da un muro all’altro come fanno gli elettroni ma io gli ricordo sempre che se noi fossimo elettroni probabilmente avremmo il cervello spappolato.
A proposito di cervelli e sangue, non riesco proprio ad avere un ricordo netto e preciso di assassini o atti folli ma è come se sulla mia pelle galleggiasse costantemente una strana sensazione di mancanza. Ed è proprio la mancanza a essere la mia costanza.
Raist nel frattempo si alza con lentezza col suo vecchio cappello bianco e la barba scura, sembra non dire nulla ma in realtà mi saluta con un sospiro. Resto lì ancora per un attimo.
Quella notte ho dormito in una stanza della vecchia casa di Raist. Proprio davanti al letto c’è uno strano quadro che mi ha ricordato subito qualcosa: una coppia felice che si tiene per mano mentre camminano in un campo di grano assolato. Subito dopo ho pensato a Dorothy.
Serie: Carenze a fettine
- Episodio 1: Inizio
- Episodio 2: Di scatto dal letto
- Episodio 3: L’orrore di quella sera, l’illusione che ne segue
- Episodio 4: L’entrata in scena del mostro
- Episodio 5: Il giorno del Giudizio
- Episodio 6: L’incontro
- Episodio 7: Abbiamo qualcosa da imparare attraverso il disordine
- Episodio 8: Perché mi hai abbandonato?
- Episodio 9: L’interrogatorio
- Episodio 10: Lo strano incontro
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