
LA CROSTATA DI FRUTTA
«Non è mai stato facile per me, cazzo!»
Lola sudava un sacco, con le mani nella pasta. Non ricordava di aver mai cucinato una torta e comunque le faceva anche un po’ di impressione la strana consistenza dell’impasto che era freddo e umidiccio fra le dita.
Ciò che però sopportava meno, erano gli occhi delle altre addosso. Lo sapeva che se la stavano ridendo alle sue spalle con battute volgari; lo capiva dalle occhiatacce che la responsabile lanciava un po’ a destra e un po’ a sinistra.
«Vaffanculo le lezioni di cucina e tutta quella merda che stanno cercando di rifilarmi!» Pensò Lola. Abbandonò il tavolo di lavoro e con un gesto di stizza si tolse il grembiule lasciandolo cadere sul pavimento.
La chiamavano terapia di gruppo e faceva parte di un percorso riabilitativo che a lei non andava giù. Ogni giorno rimpiangeva la vita di strada, ma teneva comunque duro. Lo faceva per sua figlia, ammesso che la stesse ancora aspettando. Non la vedeva da mesi e l’unico contatto che poteva mantenere con lei era quello telefonico, una volta alla settimana. Nell’ultimo periodo la sentiva distante, a volte spaventata come se l’avesse dimenticata. «Facciamo del nostro meglio», le aveva detto quella stronza di sua sorella.
Questi e altri pensieri le giravano nella testa e nemmeno si accorse della responsabile che la riprendeva davanti alle compagne per aver abbandonato l’impasto.
Intanto fuori il sole splendeva: erano le due del pomeriggio e l’afa si faceva sentire forte. Moscerini e zanzare entravano dalle finestre passando dagli strappi delle zanzariere e si infilavano nella marmellata.
La scena era surreale, quasi da operetta. Le donne, troppo truccate per l’ora e la temperatura e troppo poco vestite, si accalcavano attorno all’unico grande tavolo di legno al centro della cucina. La musica di cumbia usciva a un livello altissimo dalla vecchia radio a transistor appesa alla parete. Una matrona di almeno cento chili, su di età e con un viso splendido, stremata dal caldo e dal tanto impastare, giaceva sulla poltrona in similpelle color marrone vicino a una delle due finestre. Boccheggiava e respirava emettendo suoni da pachiderma e cercando quel filo di aria che non riusciva a trovare.
Il cartello era comparso la sera prima:
MARTEDI CORSO DI CUCINA: CROSTATA DI FRUTTA
A Lola era sembrata subito una grande stronzata, come tutto, del resto. Dopo cena il cartello veniva appeso alla porta della sala comune e indicava l’attività del giorno successivo: meditazione, gruppo lettura, difesa personale, fra i tanti. Come essere in prigione.
Quando il caldo nella stanza si fece troppo intenso e insopportabile, mescolato a quello del forno a gas, la maggior parte delle donne cominciò a mostrare evidenti segni di insofferenza. Allora la matrona si alzò dalla poltrona con un grugnito spaventoso per lo sforzo compiuto e al grido di «Libertà, libertà, abbasso la crostata di frutta!» Prese il primo soprammobile a portata di mano e lo lanciò colpendo direttamente in testa la responsabile che cadde svenuta con il sangue che usciva copiosamente da una tempia. Le donne cominciarono a gridare eccitate. Si misero a ballare freneticamente come streghe in un rituale e persero il senno. Una di loro si spogliò completamente e si arrampicò sul tavolo. C’erano farina ovunque e piatti rotti.
La policía non riuscì mai a stabilire chi avesse appiccato il fuoco trasformando la cucina in una trappola. La bombola del gas fece poi il resto. L’odore di bruciato e di carne umana mista a zucchero, rimase nell’aria a lungo.
Per molto tempo si parlò sui giornali e in televisione dell’avvenimento che divenne leggendario in tutto il Paese. Pare che persino Francisco El Hombre ne abbia fatto un vallenato andando di luogo in luogo nella Sierra e sulla costa caribeña cantando le gesta di queste eroine della strada che si erano liberate dalla schiavitù preferendo morire piuttosto che cucinare una crostata di frutta.
Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco
Questo racconto, ad una prima lettura, mi ha fatto molto sorridere perchè, da pessima cuoca, un po’ mi ci sono ritrovata nella tua protagonista!
Ad una lettura più approfondita, lo trovo un racconto davvero molto inteso, tanto da riuscire quasi a sentire il caldo dell’incendio e il senso di soffocamento provato.
Come sempre, adoro leggere ciò che scrivi, sei bravissima con le descrizioni sensoriali
Sai che questo è il primo racconto che ho scritto, fiduciosa del fatto che ‘Isabel’ stesse andando bene qui sulla piattaforma. Non sapevo da dove partire e ho pensato a quel Caribe alla Marquez che mi trasmette sempre tante emozioni e stimoli. Grazie Tatiana 🙂
Ciao Cristiana. Trovo il racconto tutto fuorché ingenuo. Anzi è di un realismo crudo e tangibile da sentirsi dentro quell’afa, dentro quel laboratorio con le mani nell’impasto, accanto a Lola. Soffrire con lei per la figlia, per quella forma di “schiavitù” che diventa insopportabile. Morire purché libere, questa è storia! È uno spezzone di vita triste quanto giusto e bello narrare. Come sempre eccezionale.
Hai davvero ragione, Nino. Certe donne devono ‘morire’ per sentirsi libere. Mi sono divertita a giocare con il genere grottesco che conferisce tono a questo racconto ambientato nell’umido Caribe. Mai dimenticando però, quello che è il tema che sempre mi sta più a cuore. Grazie 🙂
Il tuo scritto è denso di profumi, di suoni, di sensazioni, nel tuo stile riconoscibile dove il quadro si espande in una multimedialità di intenti e ingranaggi che mi hanno riportato alla tradizione orale del narrare, con i suoi tempi, i suoi respiri, i suoi picchi d’ansia e bellezza. Tutto si coniuga e sfolgora in un affresco grottesco e tagliente, con un finale da Grand-Guignol, permeato di quella buona farcitura di farsesco e lo slancio tipico dei tuoi litorali esotici, che si avvertono come lembi della tua anima di viaggiatrice, con l’effetto tipico e luminoso delle migliori crostate.
La tua lettura, apprezzatissima e il commento ricco e articolato, mi fanno volare fino all’altra parte dell’Oceano, nei luoghi in cui, in questo esatto momento dell’anno, il caldo è piacevolmente soffocante e invita al buon fare nulla. Quel bisogno di addormentare i sensi. Non ci sono riuscite, ahimè, le mie donne. Al contrario, la gabbia e il calore hanno dato evidentemente loro alla testa 🙂
Il paragone alla forma drammatica del Grand-Guignol mi lusinga e, a tutti gli effetti, questo mio raccontino degli esordi non lo merita. Tuttavia, il ringraziamento sincero è per te che dimostri di essere sempre un appassionato lettore nonché notevole autore.
Siccome non è da molto che sono qui, spesso vado a ritroso nel tempo e leggo qualcosa di “datato”. Questo mi era sfuggito! Un quadro fantastico, raccontato con le parole giuste… Ammetto di aver percepito il caldo, il sudore e tutti gli odori. Grottesco, sì, ma di certo non umoristico, data l’importanza del tema trattato (al di là della mitica crostata di frutta).
Ciao Cristiana.
Grazie Antonio 😅 davvero datato e ispirato da un pomeriggio con una cumbia colombiana che suonava in sottofondo…
Bella la trama. Sembra tratta da un fatto di cronaca realmente accaduto. Come si scrive nei titoli di testa di un film : tratto da una storia vera.
Un piccolo ‘divertimento’ basato sulle storie che Francisco el Hombre raccontava di villaggio in villaggio su e giù attraverso la Colombia ☺️ grazie
Deliziose le incursioni di realtà (il trucco, l’abito delle donne, la vecchia radio a transistor, la poltrona in similpelle color marrone), seminate per far riprendere fiato.
Grazie Hercule per la tua lettura.Un racconto delle origini, poi erroneamente aggiornato come data di pubblicazione a causa di un cambio immagine. Un piccolo testo cui sono particolarmente affezionata in quanto si tratta di una sperimentazione di quando cercavo di capire se sarei stata in grado 🙂
“Vaffanculo le lezioni di cucina e tutta quella merda che stanno cercando di rifilarmi!”
Mi ha fatto ridere
Grazie Giuseppe per la tua lettura 🙂
Ciao Cristiana! È bello risalire alle origini di autori che, come te, tanto apprezzo, e scoprire la stessa freschezza che sempre ti caratterizza, pur notando la grandissima evoluzione che ha avuto il tuo percorso di narratrice. Rileggerci dopo aver percorso tanta strada è come incappare per caso in una nostra foto da bambini e sorridere (anche un po’ amaramente, perché no?) all’idea di quell’ immaturità perduta.
Che bello il tuo commento:)
È assolutamente vero: come guardarci in una foto da bambini. Un giorno mi sono ritrovata a rileggere questo raccontino per caso e ho voluto regalargli un po’ di visibilità sui social cambiando anche l’immagine. La piattaforma, credo per un errore tecnico, lo ha ridatato e così altri lo hanno letto. All’inizio, confesso, me ne sono un po’ vergognata, poi l’ho presa come dici tu, con una sorta di tenerezza. Grazie per averne colto il senso giusto.
morire piuttosto che cucinare una crostata di frutta.
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cristiana pezzotti 15/03/2024
SegnalibriCK5 apprezzamenti
Categories: Umoristico / Grottesco
Discussioni
Francesca Chiesa
Giuseppe Zolli
11/04/2024
Non so perché, ma non ho ricevuto la notifica della pubblicazione di questo bellissimo racconto! 😕
Ad ogni modo, le immagini evocative e la trama inusuale lo rendono incredibilmente originale e stuzzicante.
L’ho apprezzato davvero molto!
Rispondi
cristiana pezzotti
11/04/2024
Ciao Giuseppe. Innanzitutto grazie x la lettura e il tuo commento super gentile☺️ In realtà, come dicevo già in altri commenti, si tratta forse del primo racconto che ho scritto e fra i primissimo pubblicati qui su EO. Credo che sia un pochino naif, un piccolo esperimento iniziale per mettermi alla prova. Qualche giorno fa ho cambiato l’immagine facendo quindi un aggiornamento e per un errore tecnico della piattaforma, il racconto è stato ri datato e spostato fra quelli più recenti. In realtà è vecchietto 😅
Domenico Porcaro
10/04/2024
Complimenti, un bel racconto che lascia chi legge con più di uno sputo di riflessione.
Rispondi
cristiana pezzotti
10/04/2024
Domenico ti ringrazio. Sei partito probabilmente dal primo racconto che ho pubblicato e forse scritto. Magari piuttosto ingenuo, diciamo un mettermi alla prova. Un errore nella piattaforma lo ha portato a data più recente solamente per aver cambiato l’immagine. In realtà, come ti dicevo, forse il più antico 😅 grazie
Federico Roba
18/03/2024
Ciao Cristiana, questa lettura suscita un insieme di emozioni: esasperazione, disperazione, rabbia e, alla fine, libertà.
Scritto veramente bene.
Rispondi
cristiana pezzotti
19/03/2024
Ciao Federico e grazie😊. In realtà si tratta di un raccontino pubblicato su Open nel 2022. Credo forse il primo pubblicato. L’altro pomeriggio l’ho sistemato un po’ cambiando l’immagine per mettere il link su un social e il sistema ne ha modificato la data in fase di aggiornamento. Così sembrerebbe appena pubblicato, me è vecchiotto e credo scritto con molta ingenuità.
Federico Roba
19/03/2024
Be allora ringrazio il sistema del sito per avermelo fatto leggere 🙂
cristiana pezzotti
19/03/2024
Il grazie va a te 😊
Roberto Toso
19/01/2024
🤣 Marquez spostati
Rispondi
cristiana pezzotti
19/01/2024
Ma noo, credo il primo racconto scritto. Veramente pieno di piccole ingenuità e molta inesperienza. Un abbraccio
Beatrice Montanari
03/09/2023
“Boccheggiava e respirava emettendo suoni da pachiderma e cercava quel filo di aria che non riusciva a trovare.”
Che grande in questa frase!!! Direi che hai fatto passare l’idea 😂
Tutto il racconto, breve e concentrato mi è piaciuto molto. Quando ho letto il titolo ho pensato subito che potesse essere ‘narrativa’, ma andando avanti ho capito di essermi parecchio sbagliata!
Brava, molto molto carino.👏
Rispondi
cristiana pezzotti
03/09/2023
Grazie Beatrice per aver scovato e letto il mio primo racconto scritto. Rileggendolo adesso io stessa, l’ho trovato pieno di ingenuità. D’altronde da qualche parte bisognava partire. Grazie😊
Carlo Grazioli
03/11/2022
Pazzesco e surreale nella sua drammaticità da commedia. Da subito mi ha trasmesso qualcosa di sudamericano, e alla fine ne ho avuto la conferma. Molto bello.
Rispondi
cristiana pezzotti
03/11/2022
Grazie Carlo, apprezzo moltissimo il tuo commento. E’ ciò che vorrei sempre trasmettere attraverso i miei racconti. In fondo sono sempre lo specchio della nostra personalità
Nyam
03/11/2022
L’ultimo ballo…. Bello, rendi molto bene i ritmi della narrativa sudamericana, il dramma che diventa ironia. Grazie
Rispondi
cristiana pezzotti
03/11/2022
Grazie a te, veramente! Sud America una passione a 360°
Leggi Isabel di Cristiana Pezzotti
…morire piuttosto che cucinare una crostata di frutta.
Tutte le parti di me ti stanno applaudendo: le ribellioni di una vita, l’età, il diabete e tutte le donne che mi hanno aiutato ad andarmene.
Questo tuo racconto è un’esplosione ma non di dolore o rancore e infatti (che tocco!) odora anche di zucchero.
Non so perché, ma non ho ricevuto la notifica della pubblicazione di questo bellissimo racconto! 😕
Ad ogni modo, le immagini evocative e la trama inusuale lo rendono incredibilmente originale e stuzzicante.
L’ho apprezzato davvero molto!
Ciao Giuseppe. Innanzitutto grazie x la lettura e il tuo commento super gentile☺️ In realtà, come dicevo già in altri commenti, si tratta forse del primo racconto che ho scritto e fra i primissimo pubblicati qui su EO. Credo che sia un pochino naif, un piccolo esperimento iniziale per mettermi alla prova. Qualche giorno fa ho cambiato l’immagine facendo quindi un aggiornamento e per un errore tecnico della piattaforma, il racconto è stato ri datato e spostato fra quelli più recenti. In realtà è vecchietto 😅
Complimenti, un bel racconto che lascia chi legge con più di uno sputo di riflessione.
Domenico ti ringrazio. Sei partito probabilmente dal primo racconto che ho pubblicato e forse scritto. Magari piuttosto ingenuo, diciamo un mettermi alla prova. Un errore nella piattaforma lo ha portato a data più recente solamente per aver cambiato l’immagine. In realtà, come ti dicevo, forse il più antico 😅 grazie
Ciao Cristiana, questa lettura suscita un insieme di emozioni: esasperazione, disperazione, rabbia e, alla fine, libertà.
Scritto veramente bene.
Ciao Federico e grazie😊. In realtà si tratta di un raccontino pubblicato su Open nel 2022. Credo forse il primo pubblicato. L’altro pomeriggio l’ho sistemato un po’ cambiando l’immagine per mettere il link su un social e il sistema ne ha modificato la data in fase di aggiornamento. Così sembrerebbe appena pubblicato, me è vecchiotto e credo scritto con molta ingenuità.
Be allora ringrazio il sistema del sito per avermelo fatto leggere 🙂
Il grazie va a te 😊
🤣 Marquez spostati
Ma noo, credo il primo racconto scritto. Veramente pieno di piccole ingenuità e molta inesperienza. Un abbraccio
“Boccheggiava e respirava emettendo suoni da pachiderma e cercava quel filo di aria che non riusciva a trovare.”
Che grande in questa frase!!! Direi che hai fatto passare l’idea 😂
Tutto il racconto, breve e concentrato mi è piaciuto molto. Quando ho letto il titolo ho pensato subito che potesse essere ‘narrativa’, ma andando avanti ho capito di essermi parecchio sbagliata!
Brava, molto molto carino.👏
Grazie Beatrice per aver scovato e letto il mio primo racconto scritto. Rileggendolo adesso io stessa, l’ho trovato pieno di ingenuità. D’altronde da qualche parte bisognava partire. Grazie😊
Pazzesco e surreale nella sua drammaticità da commedia. Da subito mi ha trasmesso qualcosa di sudamericano, e alla fine ne ho avuto la conferma. Molto bello.
Grazie Carlo, apprezzo moltissimo il tuo commento. E’ ciò che vorrei sempre trasmettere attraverso i miei racconti. In fondo sono sempre lo specchio della nostra personalità
L’ultimo ballo…. Bello, rendi molto bene i ritmi della narrativa sudamericana, il dramma che diventa ironia. Grazie
Grazie a te, veramente! Sud America una passione a 360°