
L’Ombra
Serie: In Your Room
Una chiave per ogni stanza chiusa.
- Episodio 1: L’Ombra
- Episodio 2: Black Mamba
- Episodio 3: Il Grande Cerchio nel Cielo
- Episodio 4: Mia madre
- Episodio 5: Aria
STAGIONE 1
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Ci sono cose che puoi udire mille volte. E mille volte, non comprendere.
Così, quando sentivo i grandi parlare d’amore, mi sembrava di ascoltare una delle loro bizzarre favole create ad arte per incantare le anime più sensibili. Anche le telenovele e i fotoromanzi mi parlavano di un mondo che, all’epoca, non potevo comprendere.
Ma quando, divenuto adulto, incontrai Ginger, realizzai come il sentimento profondo sia un bullo arrogante, muscoloso e tatuato: non bussa alla tua porta, piuttosto la sfonda con un calcio e, una volta di fronte, non si sente in dovere di presentarsi. Da subito provai un trasporto, quel genere di turbamento dell’anima mediato dal corpo che, per la sua totalità, riconobbi da subito essere destinato a durare per sempre. Fu la bocca di lei a farmi perdere la ragione e a essa mi votai: una devozione che non ho tradito mai.
La mia si dimostrò una corte serrata, portata avanti fino al limite delle mie capacità; forse, anche oltre. Nessuna donna avrebbe potuto resistere a tanta passione, a un simile coinvolgimento pieno d’intensità, di attenzioni. Lei non fece eccezione… poche settimane dopo fummo insieme, nella nostra prima esplosione di sensi che ci lasciò esausti, nudi e felici l’una sull’altro. Quella stessa mattina ci scambiammo la promessa di eterno amore, di reciproca fedeltà. Da lì all’altare il passo fu breve: presto risuonò il fatidico sì, di fronte ai nostri genitori in lacrime.
Ma un’ombra sconosciuta era in agguato.
Se ripenso al passato mi sorprende come, fino ad allora, la mia esistenza non fosse stata differente da quella di qualsiasi altro uomo della mia età. Reputo infatti che i pochi eventi vissuti fuori dall’ordinario facciano parte della porzione d’imponderabile comunque presente nella storia di ciascuno. Del resto, il nostro matrimonio fu, all’inizio, un periodo indimenticabile fatto di passione, viaggi, piccole follie. Eravamo due sposini felici, come doveva essere.
Poi giunse il tempo del lavoro, delle responsabilità e tutto si assestò in una serena quotidianità. Lei si dimostrò essere la più affidabile delle mogli con le sue attenzioni, l’intelligenza viva, una costanza esemplare. Piuttosto, ero io a segnare il passo, invischiato in una passione senza fine che mostrava precoci segni d’insofferenza. Già mi mancavano le corse lungo la riva, l’irrazionale e violento scontrarsi per poi far pace nell’ebbrezza di due corpi avvinghiati, il sapore dolceamaro della gelosia. E bramavo, ogni istante bramavo la sua bocca perfetta, quelle labbra che mi inquinavano il sangue instillando il più dolce veleno. Soffrivo, perché il drogato ero io: quando Ginger, tenendomi per mano, mi portava in giardino davanti ai petali colorati, io fingevo di osservarli ma guardavo lei, il più bel fiore di tutti, con i suoi seni che intravedevo dalla scollatura, il collo dalla linea perfetta, le labbra di fragola. Pativo le pene dell’inferno, chiuso nella gabbia dorata del matrimonio più felice. Per lungo tempo nascosi le mie brame, evitando di dar sfogo alle fantasie tanto più represse quanto più amplificate da quella insopportabile serenità.
Avevo sposato la donna dei miei sogni: un peccato non concesso ai comuni mortali. E un dio severo si era vendicato, rivoltando il sogno contro di me.
Così compresi, dopo aver tentato in tutti i modi di sopprimere i miei desideri, che l’unica strada era quella di raccontare tutto… durante una tiepida notte primaverile, mi confidai con lei.
– Ginger, ho bisogno di te.
– Certo, amore. Ma tu hai me…
– Ginger io… io… voglio di più.
Avevo pregato, sperato nel più profondo del mio cuore tormentato che lei realizzasse, scorgesse la bellezza di un sentimento unico, vestito sì di carne, ma radicato nel più intimo me. Le raccontai di quanto la pensassi, dei sogni in cui lei, appena velata di strass, si concedeva lasciva senza limiti, sussurrandomi parole e desideri inconfessabili che sfidavano ogni regola morale. Di come, incredibile a dirsi, io sentissi la sua mancanza pur dormendole accanto ogni notte.
Quello fu il momento che cambiò la nostra vita… Ginger non comprese. Un muro scese tra noi, invisibile eppure duro come la pietra. A nulla valsero gli sforzi per spiegarle, mostrare la bellezza delle mie visioni celestiali, di quel paradiso possibile da raggiungere. I dialoghi tra noi divennero delle stringhe monotone che mostravano solo il pallido riflesso delle emozioni di un tempo. E, con mio sommo dolore, così divennero i nostri incontri in quello che, per lungo tempo, aveva rappresentato il nostro nido d’amore: niente più che appuntamenti programmati.
Il suo allontanarsi mi portò, infine, all’unica conclusione possibile: lei non mi amava quanto l’amavo io, io che ero giunto, nella mia disperazione, a offrirle molto più di quanto chiedessi. E ciò che mi uccideva dentro era che non avrei mai avuto la voglia né la forza di andarmene: Ginger costituiva tutto per me.
Finché non accadde l’incredibile.
Lei, nel buio della stanza, mi dormiva accanto mentre io stavo sveglio, in piena notte, incatenato a un disperato vortice di sensi. Fu allora che, per la prima volta, udii quella voce:
– Non riesci più a renderla felice, Peter.
Con orrore, scorsi un’ombra tra il letto e lo specchio.
–E’ giovane e bella. Dimostrale che il tuo amore supera te stesso: sai cosa fare.
Non so se ciò che mi gelò il sangue fu sentire quelle parole o, piuttosto, comprenderle fino in fondo senza la minima spiegazione.
Da allora, l’ombra tornò sempre più spesso a tormentarmi, a farmi impazzire di gelosia e desiderio. Cercavo di contrastarla eppure scorgevo, in ciò che mi sussurrava, una indubbia verità, un profondo senso di giustizia. Finché una notte si accostò al letto e, accarezzandomi tra le gambe, sussurrò:
– Domani. Lo faremo domani.
Era una domenica di luglio. Il giardiniere stava potando la siepe; io mi trovavo sotto la veranda, con un giornale tra le mani che fingevo di leggere. In realtà guardavo lui, giovane, moro, un bel corpo modellato, i quadricipiti che spiccavano sotto dei pantaloncini chiari. Ginger si concedeva un bagno rilassante al piano di sopra. Mi sembrava di vederla mentre stendeva le gambe lucide di sapone, con i piedi distesi a mezz’aria.
Di colpo avvertii qualcuno alle mie spalle; poi, giunse quel fulmine che da tanto temevo, che da troppo attendevo:
– Portalo da lei.
Fu un colpo nello stomaco e, allo stesso tempo, il brivido più profondo mai provato nel ventre. Mi alzai come un automa, sotto l’influsso di un istinto superiore. Salii su ed entrai da Ginger, che rimase sorpresa dalla mia improvvisa apparizione. M’inginocchiai accanto alla vasca, presi la spugna e, delicatamente, iniziai a strofinarle i collo:
– Amore, ascoltami. Ti prego.
– Dimmi…
– Non voglio perderti: piuttosto, sceglierei di morire. Possiamo tornare a essere un solo corpo, una sola mente. Ti sarò sempre fedele, lo sai: ma ciò che desidero sopra ogni cosa è vederti felice.
Lei mi guardò con aria interrogativa, senza dire una parola.
– In giardino c’è Ron. Lo sto facendo salire.
– Ron?
La mia voce bassa, vibrante, sembrava provenire da una grotta profonda. Ginger deglutì senza rispondere, tesa come una corda di violino. Pur confusa, il suo istinto di donna le diceva che qualcosa di inimmaginabile stava per accadere. Lo avvertiva sulla pelle, sulle labbra… lungo il contorno dei seni rotondi.
Era l’incubo che si realizza. Il dramma annunciato.
Una scossa senza fine.
Serie: In Your Room
- Episodio 1: L’Ombra
- Episodio 2: Black Mamba
- Episodio 3: Il Grande Cerchio nel Cielo
- Episodio 4: Mia madre
- Episodio 5: Aria
Ingresso nell’ombra: ambiente di scrittura che avverto molto familiare, per quelle che sono le mie frequentazioni e i miei gusti. Ti mantieni nella misura e nei tempi, mantenendo l’orecchio al tuo mood e alla tua ricerca stilistica. La tessitura è ricca di strati e di grandi faglie luministiche. Ambiente ventilato, stratificato, denso e nello stesso tempo immediato. Vi è fisicità intrisa di sensibilità visionaria. I tuoi scorci femminili sarebbero piaciuti a Godard. A presto.
Queste tue brevi ma significative righe che leggo, Luigi, con grande soddisfazione sono dense di neutroni. Il mio mai sopito amore per l’astronomia mi riporta, difatti, a quei corpi celesti che sfidano l’immaginazione, la cui materia è densa all’inverosimile.
Parole ancor più gradite poiché ho avuto modo di assaporare la bontà della tua scrittura, sostenuta da una cultura vasta e sedimentata che, eppure, scorre leggera negli ingranaggi di una trama elegante e scorrevole.
Innanzitutto, un grazie sentito per aver voluto citare un grande regista come Godard. Se c’è una passione che mi consuma è quella del cinema: davvero ora credo che le celebri muse del cineasta francese, il cui animo puro sovrasta una spontanea sensualità, potrebbero accogliere la mia Ginger nel loro circolo esclusivo.
E solo ora mi riconosco così bene in quelle “faglie luministiche”, come splendidamente le hai definite tu, dove scorci di luce improvvisa rischiarano il buio più assoluto.
Ecco, torna quel vedersi negli occhi del lettore di cui parlavo nel mio commento al tuo “L’arrivo e le altezze”, testo che mi ha lasciato una traccia profonda.
Ossessioni, Luigi. Come quella di noi autori, dolce ed estenuante, fatta di innumerevoli sguardi che trapassano ogni parola dei nostri scritti.
Primo dei pezzi di una serie intima, carnale e spirituale, l’Ombra porta in sé l’eco di una lettura giovanile, “Lui?” di Maupassant.
Grazie del tuo prezioso, graditissimo commento.
Junghianamente, l’ombra è una sorta versante nascosto di noi stessi. Questo tuo protagonista la porta alla luce, ma quelle ombre lì non svaniscono con la luce, al contrario. Da quanto tempo quel Ron aspettava in agguato dentro di lui? E poi Ginger, lo zenzero.., qualcosa deve significare.
Bello e ben scritto.
Grazie, Ernesto. E’ tanto che non torno qui, ma non mancherei mai di ringraziare un lettore per il suo commento.
Recensione breve ma completa la tua, di quelle che, personalmente, adoro. Non fosse altro che per il richiamo a Jung, il cui pensiero ha rappresentato da sempre, per me, una guida senza pari.
Difficile sviluppare un argomento del genere senza derapare. Un testo difficile, più orientato a essere “scoperto” che proclamato ai quattro venti. Sì hai ragione, i nomi non sono li a caso, c’è un nesso tra loro ma non è facile da cogliere, questo è sicuro.
Contento ti sia piaciuto: grazie ancora.
Un modo di scrivere che invoglia a continuare la lettura!
Il protagonista nasconde qualcosa di molto forte ma allo stesso tempo angosciante dentro di se: si potrebbe dire amore, ma un amore straziante e malsano.
Caro Nicola, ti ringrazio per la lettura, anche per il bel complimento che mi fai. Nulla è scontato a priori.
Ti confesso che, dopo tanti anni di scrittura, mi stupisco io stesso di quanto le mie tematiche si aprano a ventaglio, toccando vari generi differenti…
Questo per dirti che la serie in questione ha i suoi aspetti peculiari, a cui non posso che tener fede. Uno tra questi è l’intensità emotiva, forse l’elemento che più di tutti la contraddistingue. Parlo di sensazioni non proprio comuni, o chissà, forse comuni ma inconfessabili: di certo forti da far paura.
Noi autori, pur nel nostro piccolo mondo di scrittura per passione, non entriamo mai nel merito: lasciamo questa responsabilità alle lettrici, ai lettori.
Grazie ancora.
leggo solo ora questa storia che non so se definire “d’amore” o in quale altro modo. Ma questo non importa. Esistono sentimenti senza fondo, credo di sì. L’eros non si ferma mai, può assumere forme bizzarre, inquietanti, perverse. È come un bouquet il cui profumo deriva dalla miscela di tutti i diversi fiori che lo compongono: quando ne viene a mancare uno, o quando uno fra essi prende il sopravvento, il profumo cambia e può diventare soffocante. E saturare la stanza fino all’inverosimile.
Cara Francesca, ti rendo merito per aver affrontato, a viso aperto, questo mio piccolo testo.
Nei confronti delle lettrici, dei lettori, creando una serie del genere mi sono dato due condizioni imprescindibili: mantenere una notevole intensità e raggiungere profondità “oceaniche”.
Non tutti vogliono. Non tutti possono.
Detto in altre parole, non primavere e cieli blu ma mare agitato e sfinimento da perdita di controllo… questo chiedo alle mie righe. Il coraggio di andare oltre, affinchè non sia tutto già scritto, come in certe vite. In certe coppie.
Ricordo una bel pezzo di Tina Turner, ogni parola tranne il titolo che, mistero dei misteri, non so se avesse a che fare, come dici tu, con l’amore.
Grazie della tua lettura e del commento.
Complimenti! È un testo che si legge con molta scorrevolezza. Sono curiosa di sapere come va avanti.
Grazie. La serie è pensata per episodi a sé stanti, uniti nella tematica.
In un testo del genere, concentro l’attenzione sul “tenere le redini”, portando avanti la storia senza sbandare, mantenendo lo stesso registro dall’inizio alla fine.
“Ci sono cose che puoi udire mille volte. E mille volte, non comprendere.”
Un incipit da maestro. Complimenti.
E’ un gran bel complimento, e ti ringrazio. Spero che anche il resto sia all’altezza.
Perdonate per la pubblicazione ripetuta, dovuta a dei bug e a qualche errore da parte mia.
Infine ho deciso di fare tabula rasa e lanciare con questo testo una nuova serie, del tutto imprevista, di cui non so darvi alcun elemento eccetto che ogni episodio sarà a sé stante, legato agli altri per la sola tematica.
Mi sono cacciato in un bel pasticcio…
Ma ora, lasciatemi entrare nelle vostre stanze.