
L’OMICIDIO
Serie: OMICIDIO A MERIDA
- Episodio 1: L’ARRIVO
- Episodio 2: L’INCONTRO
- Episodio 3: SABOR
- Episodio 4: L’AMORE E IL POTERE
- Episodio 5: LA CONFESSIONE E L’ADDIO
- Episodio 6: L’OMICIDIO
STAGIONE 1
Domenica 15
Le suites erano soltanto all’ultimo piano dell’hotel; per accedervi con l’ascensore serviva una chiave speciale. Quasi metà del tetto era occupata da una grande zona solarium riservata. Dall’alto si vedeva il reticolo delle strade di Merida.
Mancava un quarto a mezzanotte. Le stanze erano tutte chiuse, tranne una. Sopra ad ogni porta una debole lampada arancione illuminava il numero dell’appartamento. C’era silenzio tutto attorno, silenzio e buio. L’aria della notte era quasi fresca e la luna splendeva in un cielo pulito e azzurrognolo.
La guardia del corpo era al bar a bere birra: questa volta Victor non voleva testimoni al suo incontro galante.
La porta della suite 805 era socchiusa; ne usciva un forte odore misto di sandalo e fumo di sigaro. Ancora silenzio; più sotto vagava solo il rumore della lunga via, vecchi motori di automobili, qualche nota di musica.
Dovevo decidermi a entrare, non c’era molto tempo: avevo le idee chiare, ma poteva esserci qualche sorpresa. Il bigliettino azzurro di Sofia era tornato utile, e aveva funzionato: sicuramente Padron aveva dato qualche ora libera al suo gorilla, e stava aspettando che la arrendevole cameriera arrivasse; sapeva di poter contare sulla ragionevolezza di queste popolane.
Presi coraggio e spinsi cautamente la porta: c’era quasi buio anche nella stanza; una fioca luce rossastra appariva in fondo, forse un abat-jour o un impianto di musica in attesa di essere avviato.
Poi un rumore sordo: Victor si era alzato, a torso nudo con dei leggeri pantaloni bianchi; un fisico asciutto anche se tarchiato. Venne verso la porta, pensai che non poteva essere armato. Ed ecco che avvenne tutto in pochi secondi: estrassi il coltello dalla cintura e lo piantai in mezzo al torace, con un colpo deciso. Un fiotto di sangue scuro uscì immediatamente, sporcando i pantaloni di Victor; lui emise un rantolo, un grido smorzato. Vidi le sue gambe piegarsi, le ginocchia toccare per terra; mi guardò senza capire cosa accadesse, cercò di afferrarsi a me, ma mi liberai e cadde disteso sul tappeto, con la faccia rivolta verso il basso.
Si mosse ancora, lo sentii chiedere con un filo di voce: “Quien eres tu…?”
“Sono quello che vedi” gli risposi. Poi con una mano gli afferrai i capelli e con il coltello cercai la base del collo; un altro rivolo di sangue sporcò il tappeto.
Ora nella stanza c’era silenzio completo; mi guardai intorno e decisi di uscire in fretta. Chiusi la porta delicatamente: anche fuori c’era silenzio, a parte il solito brusio della città.
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Lunedì 16
Fernando mi aspettava in un locale che si chiamava ‘El Torito’. Dentro c’era una puzza di pesce fritto nauseante; nessun cliente a quest’ora. Fuori, in mezzo alla strada, sostava una lunghissima automobile nera, con due personaggi dalle facce poco raccomandabili: uno fumava un corto sigaro, l’altro masticava tabacco; sul cruscotto, in bella vista, c’era una fondina di pelle marrone.
Fernando era un tipo di poche parole: mi ringraziò per il lavoro eseguito. Si avvicinò al mio viso, sopra il tavolino di legno.
“Andava fatto” mi disse guardandomi fisso. “Padron non sarebbe stato un buon presidente per il Messico; non stava dalla parte del popolo, lo corteggiava soltanto per arrivare al proprio scopo, soltanto per ottenere il potere.”
Infine mi consegnò una piccola borsa di cuoio: dentro dovevano esserci centomila dollari; non la aprii nemmeno.
Fernando era di poche parole, ma sapevo che ci si poteva fidare.
Aspettai seduto mentre lentamente montava in macchina; non aveva fretta. Chiuse la portiera e subito il motore si avviò. I tre scomparvero in pochi secondi, mentre il padrone del locale mi fece capire che doveva chiudere tutto.
Misi la borsa dentro la valigia e mi incamminai verso la piazza, a cercare un taxi. Avevo ancora il biglietto di Garcia, in qualche tasca.
L’aereo sarebbe partito fra quattro ore; mi restava il tempo per un ultimo passaggio per le strade di Merida, meno colorata e meno chiassosa, a notte fonda.
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Serie: OMICIDIO A MERIDA
- Episodio 1: L’ARRIVO
- Episodio 2: L’INCONTRO
- Episodio 3: SABOR
- Episodio 4: L’AMORE E IL POTERE
- Episodio 5: LA CONFESSIONE E L’ADDIO
- Episodio 6: L’OMICIDIO
Detto questo, una serie ben costruita e ottimamente riuscita, a mio parere. Il personaggio femminile è delicatamente tratteggiato così che il lettore possa immaginare, dare libero sfogo alla propria fantasia. Apprezzo molto anche il pragmatismo di lui e il fatto che non perda mai la calma. Sullo sfondo uno splendido Messico. Bravissimo
Ogni tuo commento è sempre una dolce ricompensa alla ‘fatica’ delle mie narrazioni.. grazie per tutto il tempo che mi dedichi e voglio augurarti di tagliare tanti traguardi sulla via che stai percorrendo con le tue bellissime storie di mistero e di amore
Diciamo che è sempre un interscambio che accresce ☺️
Ma perché Furio io non ho mai visto la notifica di questa pubblicazione? 🤔 Prima, leggendo un tuo commento mi è tornata in mente la serie e mi sono chiesta perché non l’avessi più conclusa. L’ho cercata ed è saltata fuori la fine. Sono felice che mi sia tornata in mente
Un buon lavoro, la trama non è niente male. Qualcosa nell’aria c’era scorrendo gli episodi, ma lo dico col senno di poi.
Ti ringrazio, Francesco.. è il mio racconto più ambizioso.. il Messico mi è rimasto nel cuore
Molto ben congegnata e scritta, questa conclusione è perfettamente coerente con il racconto. Come gli altri episodi è tanto ben contestualizzata da fare pensare che l’autore sia stato nei luoghi che descrive, li abbia studiati pensando alla storia. Bravo.
Ti ringrazio, Giancarlo, per la lettura e i commenti.. con il finale ho voluto ribaltare ciò che avevo costruito nella precedente narrazione a incastri.. diciamo che è il racconto più ambizioso che ho scritto 😉