Luce della mia vita
Metà di agosto. Temperatura rovente.
L’uomo tenta di concentrarsi sulla pagina vuota che lo schermo del computer gli propone da troppo tempo.
Manca poco all’ora di cena che sua moglie ha fissato per le 20:15 in modo da aver tempo per rassettare la cucina prima dell’inizio dei programmi tv di prima serata.
«Sono le otto!» urla la donna. «Possibile che tu debba sempre arrivare all’ultimo istante?»
«Sì, amore, scendo subito. Concedimi ancora un—»
«E siamo alle solite!» sbotta lei a voce ancora più alta. «Adesso!»
L’uomo sbuffa, in silenzio. Sa che se lei lo sentisse la situazione potrebbe diventare ancora più critica.
Non è un problema, oggi non ho scritto neppure una parola.
Poi, dal nulla, si fa strada nella sua mente un altro pensiero, più vivido.
Wendy, tesoro, luce della mia vita…
Sorride divertito.
«Eccomi» le dice entrando in cucina mentre la sfiora con un lieve bacio sul collo.
«Siediti, così forse riusciamo a cenare con tranquillità» risponde lei con tono meno aspro.
«Cosa hai preparato?»
«Arrosto.»
Arrosto con questo cazzo di caldo…
«Buono! Tre fette per me. La carne l’hai comperata dal macellaio?»
«No, in farmacia!» lo aggredisce lei.
«Intendevo dire dal macellaio o al supermercato?»
«In ogni caso» sbraita con una voce che farebbe virare al rosso una cartina tornasole «trovi sempre qualcosa che non va.»
«Potresti per favore non fare la vittima… almeno per una sera?»
«Certo! Se soltanto tu iniziassi a pensare un po’ anche a me. Se soltanto iniziassi a comportarti da uomo.»
La donna si volta verso il piano di lavoro dove ha appoggiato il pezzo di carne. Allunga la mano verso il ceppo.
«Dov’è?» urla al marito.
«Cosa?»
«Il coltello nuovo, quello che hai pagato uno sproposito solo per soddisfare le tue voglie da ragazzino» risponde con voce sempre più carica di astio. «Ma cosa ti chiedo… Mi dirai come sempre che non ne sai nulla. Tutto quello che succede qui dentro è colpa mia. Solo tu sei perfetto!»
Lui si avvicina alla moglie e la abbraccia da dietro. Per la prima volta, da quando è entrato in cucina, il suo viso si illumina di un sorriso vero.
«Questa volta» le sussurra all’orecchio «non lo dirò, ne puoi essere certa.»
Lei vede il suo ghigno folle. Le vengono in mente i Jolly del mazzo di carte Modiano. Lo vede riflesso su qualcosa che le ricorda un piccolo specchio di forma inusuale, quasi una scheggia molto allungata e appuntita, con un pesante manico di legno che l’uomo brandisce con la mano destra.
«Ne puoi essere più che certa, tesoro.»
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Questo sembra, “sembra” un racconto di fantasia ahahah!
Kubrick aveva capito tutto, anche se oggi sarebbe capovolto in
«Jack, tesoro, luce…»
Più contemporaneo.
Scherzi a parte, racconto piaciuto tantissimo, divertito anche molto, e trovato terribilmente vero.
Quando devo andare a tavola mi sento sempre Hemingway pronto a sfornare un capolavoro, e magari poco prima ero Volo (ma senza la sua autostima).
Contrariamente al protagonista di questo racconto, la mia lady è festeggiata in modo amorevole.
E’ fortunata, mia madre non cucinava, pertanto una donna che cucina per me è ai miei occhi un autentico miracolo che si compie. E ci tengo tantissimo (ma cucino anch’io eh!).
Io questo racconto non avrei potuto scriverlo.
Bravo Antonio!
Ti verrà da sorridere, ma ciò che provo più inquietante in assoluto è dover rassettare tutto in fretta prima dei programmi serali in TV! A confronto, il finale è quasi all’acqua di rose. Bravissimo Antonio.
Conosco qualcuno che lo fa davvero. Anzi, inizia a rassettare mentre si è ancora a tavola. L’esatto contrario del mio modo di fare e, per fortuna, anche di mia moglie! (Che quindi, per ora, è salva… 🤣)
🤭
Grazie!
“Wendy, tesoro, luce della mia vita…”
Succede anche il contrario, sai? 😂
So… 🙂
Quando due follie si incontrano e si scontano troppo a lungo, prima o poi finisce male. In questo caso i segnali li hai dato sin dall’ inizio, con il comportamento ossessivo maniacale della moglie.
Ottima considerazione la tua: siamo al limite della “folie à deux”…
Vuoi forse dire che qualche segnale possiamo rintracciarlo a livello mondiale?
Vorrei non pensarci ai folli che diventano complici e nemici a fasi alterne e giocano con il mondo come fosse un pallone da calcio, come già hanno fatto altri in passato.
Breve ma efficace.
Un’istantanea, per rimanere nell’ambito del mio lavoro.
Ciao Rocco.
Sembra davvero di sentire il ghigno e la voce di Jack che trascinano il protagonista nella stessa lucida follia. La battuta finale è fantastica. Con tutto il rispetto per la vittima, la solidarietà scatta verso di lui. Bel racconto, riuscito.
Un certo Oscar Wilde, un po’ di tempo fa, disse una cosa di questo tipo: ““Per comprendere alcuni delitti basta conoscere le vittime.” 😂
Come potevo non citare il mitico Jack?
E, come ha detto Cristiana, il tutto funziona anche invertendo l’ordine dei fattori…
E per capire un uomo, guarda sua madre 😉
“sua moglie ha fissato per le 20:15 in modo da aver tempo per rassettare”
Io qui, giuro, ho pensato che la psicopatica del racconto fosse lei 😅
Entrambi? 🙂
Ah ah ah giusto!