Luci

Serie: Il caso delle luci dalla finestra di fronte


Delle strane luci provengono dalla finestra di fronte. Innocuo riflesso o drammatica richiesta di aiuto?

La mattina del 12 febbraio, verso le sei e mezza, il signor Occhipinti beve il primo caffè della giornata.

Come ogni mattina, prima di uscire per recarsi al lavoro, ad Occhipinti piace gustarsi questo momento affacciato alla finestra.

A quell’ora, in gennaio, fa ancora buio e ciò che si vede consiste soprattutto nelle file di luci regolari dei lampioni che illuminano le strade nonchè le luci provenienti dagli appartamenti dei palazzi di fronte, che si accendono casualmente e secondo le abitudini e gli umori dei rispettivi abitanti.

Passando distrattamente lo sguardo sulla facciata del palazzo di fronte, una finestra in particolare attira l’attenzione di Occhipinti. La finestra appare spenta, come il resto del palazzo del resto, tuttavia proprio da quella finestra, e solo da quella, si intravede un fioco bagliore. Non si riesce a distinguere se il bagliore sia originato da qualcosa (“o qualcuno”) dietro la finestra, o se sia un’illusione, magari il riflesso di qualcos’altro.

Ma la cosa più strana, probabilmente quella che ha attirato l’attenzione di Occhipinti, è che quella luce non rimane fissa, si accende e si spegne con una sequenza regolare. Quel bagliore si accende per tre volte e si spegne per qualche secondo. Lampeggia di nuovo, tre volte, poi niente per qualche secondo. Di nuovo lampeggia: flash, flash, flash. E di nuovo si spegne. Come tre gocce d’acqua, drop, drop e drop, seguite da un momento di silenzio. Tre segnali, silenzio.

Segnali.

Silenzio.

Ma si son fatte le sette e un quarto e la giornata richiama il signor Occhipinti alla sua routine. Occhipinti posa la tazza del caffè vuota, indossa il cappotto ed esce di casa.

Il 13 febbraio, verso le sei e mezza, il signor Occhipinti prende il caffè. Come il giorno precedente, lo sorseggia davanti alla finestra mentre lascia lo sguardo percorrere distrattamente le luci della città, tra le strade illuminate dove circolano ancora poche macchine e sulle facciate dei palazzi, per lo più buie, eccetto per qualche finestra qua e là di gente che come Occhipinti ha già cominciato la giornata.

L’attenzione di Occhipinti è ancora assonnata. Eppure, una volontà quasi impercettibile invita il suo sguardo a percorrere gli ultimi piani del palazzo di fronte e fra tutte le finestre, spente (“dormono ancora tutti là dentro”), lo sguardo indugia proprio sulla finestra che il giorno prima aveva attirato la sua curiosità. Fortunatamente tutto sembra spento e non si vedono bagliori particolari (“Perchè fortunatamente? Che cosa è questo sollievo, come se mi avessero tolto un leggero peso dal cuore”).

Guardando meglio, però, Occhipinti torna a vedere un lampeggio regolare. Tre leggeri flash, seguiti da una pausa, seguiti da altri flash e così via.

Pensando ad un riflesso (“O una richiesta di aiuto”), Occhipinti inizia a cercarne l’origine tra gli alberi del viale che si muovono di un vento leggero, tra i balconi di altri palazzi e tra le luci dei lampioni.

Non trova niente.

Spazientito, si allontana dalla finestra e torna dedicarsi alla sua giornata.

La domenica seguente, il signor Occhipinti approfitta della giornata di sole per fare una passeggiata nel quartiere e prendere un pò di aria fresca.

Oggi, Occhipinti ha voglia di esplorare i viali attorno a casa (“voglio passare davanti a quella finestra”). Dopo aver girato appena due angoli, eccolo che si trova davanti al portone di ingresso del palazzo proprio di fronte alla sua finestra. Si ferma e aspetta.

Non sa cosa sta cercando, ma sente una leggera paura (“e se qualcuno ti vede? Sto solo passeggiando, insomma”). Ascolta. Il palazzo sembra immerso in un completo silenzio (“strano, per essere domenica pomeriggio”). Improvvisamente distingue un grido, lontano (“aspetta, troppo lontano per poter dire”). Smette di respirare e tende l’orecchio ancora più forte. Ascolta meglio e riconosce il vagito di un neonato. Probabilmente da uno degli appartamenti a piano terra. Presto sente una voce femminile intonare una melodia dolce e il pianto si calma come per magia.

“Buongiorno”.

Assorto nei suoi pensieri, Occhipinti non si è reso conto che qualcuno stava uscendo dal palazzo e si lascia spaventare dal cortese saluto.

Meccanicamente risponde “Buongiorno a lei”, e riprende immediatamente la sua passeggiata, nascondendo tutta l’agitazione che lo attraversa.

I giorni seguenti, Occhipinti non vede nulla di speciale nella finestra di fronte. Sembra che i misteriosi bagliori siano scomparsi. Ben presto dimentica la paura della domenica e i pensieri della settimana prima.

Il 25 febbraio, le luci ricominciano. Come sempre, tre bagliori seguiti da un momento di pausa. Tutto con una regolarità non casuale, certamente voluta da qualcuno.

Occhipinti si ritrova di nuovo al colmo dell’agitazione e decide che deve fare qualcosa. Senza nemmeno finire il caffé, indossa il cappotto ed esce di casa. Con decisione si dirige verso il palazzo. Guarda in alto (“cosa diranno se qualcuno mi vede curiosare?”). Il bagliore non si vede. Arriva di fronte al portone di ingresso. Rallenta il passo, tende l’orecchio. Niente, tutto sembra immerso nel più completo silenzio. Normale, a quest’ora del mattino. Ascolta meglio. Sente un canto, come la domenica precedente. Una melodia dolce, ma non è la stessa voce e questa volta viene dall’alto. Sembra la voce di una bambina, la melodia ha un che di triste (“ma potrebbe essere la mia immaginazione”) e le parole arrivano confuse. Occhipinti non capisce, vorrebbe saperne di più, ma qualcuno sta uscendo dal portone. Occhipinti continua per la sua strada, sempre tendendo l’orecchio e finalmente riesce a dare un senso a quelle parole. Quelle parole suggeriscono qualcosa come:

“A-iu-da… A-iu-da… A-iu-da”

Serie: Il caso delle luci dalla finestra di fronte


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Episodio interessante e scandito con un tempo ottimale, morbido, che configura al meglio la sua dimensione, consentendo al lettore di imprimersi senza fretta delle sue suggestioni. Mi ha riportato, nella modalità descrittiva e in qualche risonanza, alla scrittura di Mario Soldati, in particolare in alcuni racconti.