
Luci piccole piccole, sempre più lontane
Serie: 2003 – 2007 – quando eravamo giovani
- Episodio 1: Jerome il francese
- Episodio 2: Un’alzataccia
- Episodio 3: C’era una volta il sorriso di Liù
- Episodio 4: Luci piccole piccole, sempre più lontane
STAGIONE 1
Quella mattina la donna si era svegliata con un tremendo mal di testa, non era una gran novità, da un po’ di tempo per qualche motivo non riusciva a riposare decentemente, c’erano voci dentro la notte, c’era il sogno ossessivo di precipitare in un vortice profondo e nero. Poi c’era anche dell’altro ma cosa fosse stato non avrebbe saputo dirlo. Probabilmente non aveva nessuna importanza.
La donna fumava una sigaretta dietro l’altra e aspettava che le passasse quel tremendo mal di testa, non c’era molto da fare al riguardo. La mattina entrava dalla finestra, disegnava un bel triangolo di luce sul tavolo della cucina.
Voci umide nella notte. Denti bianchi sulla luna.
«Ehi, stai bene?»
«Cosa?»
«Stai facendo un macello, cosa c’è?»
«Sto cadendo».
«No, non è vero, non stai cadendo per niente, cerca di dormire».
«Infatti prima stavo dormendo».
«Sì ma così non fai dormire me».
«Stavo cadendo».
«No, non cadi, non vai da nessuna parte, dormi».
L’uomo proprio non riusciva a capire e nemmeno lui riusciva a riposare decentemente. Sentiva che si lamentava nel cuore della notte, allora la scuoteva per una spalla, piano, per non farle fare un salto.
«Ehi stai bene?» le diceva.
«Cosa? Cosa c’è?» rispondeva lei da dentro il buio.
«Cos’hai per l’amor di Dio?»
«Non lo so, mi lamentavo?»
«Sì».
«Mi dispiace, non lo faccio apposta».
«Lo so, cerca di dormire».
«Ma stavo dormendo».
«Già».
L’uomo guardava la donna e la donna fumava una sigaretta dietro l’altra, la mattina entrava dalla finestra, la luce disegnava rettangoli abbaglianti sulle pareti bianche, l’uomo era in mutande, la donna era nuda ed era molto bella, aveva qualcosa a che fare con il fuoco, ma il fuoco forse era già passato, bruciava nel ricordo del deserto.
«Non dovresti fumare così tanto».
«No, in effetti non dovrei».
«Ti è passato il mal di testa?»
«Ancora no, è per questo che sto fumando una sigaretta dietro l’altra, per non pensarci».
«Beh, non dovresti».
«No, non dovrei».
La donna si era accesa un’altra sigaretta, l’uomo armeggiava per mettere su il caffè, poi aveva preso una sigaretta dal pacchetto di lei e l’aveva accesa. Adesso fumavano tutte e due seduti in silenzio mentre aspettavano che venisse su il caffè, il sole entrava dalla finestra e si schiantava a tutta forza contro il posacenere di vetro, la luce si infrangeva e si sparpagliava in linee e cerchi tutt’attorno, faceva male agli occhi, ma gli occhi ci andavano lo stesso. Gli occhi erano fatti per la luce ma nella luce si andava nudi e soli.
«Non dovresti fumare così tanto» aveva detto l’uomo.
«Sì, me l’hai già detto, tu parli troppo».
«Tu invece non parli per niente».
«Però fumo molte sigarette».
«E sogni di cadere».
«Non ho mai sognato niente del genere».
«Sì che l’hai sognato».
«E a te chi te l’ha detto?»
«Tu me l’hai detto».
«Quando sarebbe successo?»
«Stanotte, ieri notte, anche l’altro ieri se è per quello».
«Allora si vede che anche io parlo troppo».
«E fumi troppe sigarette».
«E sogno di cadere».
«E sogni di cadere».
«E tu invece cosa fai di bello?» aveva domandato la donna.
«Niente, ti sto solo a guardare».
«Non è mica molto quello che fai».
«Altroché se lo è».
Il caffè era venuto su, l’uomo si era alzato, aveva spento il fuoco, poi aveva versato il caffè in due tazzine azzurre, il caffè era nero, amaro e bollente. Il sole era giallo ed entrava dalla finestra, gli oggetti di metallo scintillavano.
«Beh vorrei che tu ti trovassi qualcos’altro da fare».
«Non so fare nient’altro che questo».
«Non è molto».
«Piuttosto, com’è che non dormi la notte?»
«Invece dormo, sei tu che mi svegli di continuo».
«Altrimenti cadi».
«No che non cado».
«E chi lo dice?»
«Lo dici tu ogni volta che mi svegli».
«Potrei anche sbagliarmi».
«Sì l’ho pensato anch’io, ti sbagli spesso?»
«Mi è capitato molte volte».
«Ad esempio?»
«Non so, ad esempio da piccolo mi piacevano i cani lupo, ma mi piacevano così tanto che volevo diventare io un cane lupo, così ho pregato Dio perché mi trasformasse».
«Ti trasformasse in cosa?»
«In cane lupo».
«E com’è andata a finire?»
«Che non sono diventato un cane lupo, mi ero sbagliato, Dio non è lì per trasformare i bambini in cani lupo».
«Ti sbagli anche adesso, Dio non è lì e basta».
«E tu come lo sai?»
«Io non so niente».
«E io mi sbaglio molto spesso».
«Già».
«Tra tutt’e due non siamo sistemati tanto bene».
L’uomo aveva appoggiato la tazzina sul tavolo della cucina, si era grattato una spalla. La donna lo guardava con quegli occhi verdi profondissimi e non diceva niente ma che era carnivora si vedeva bene. Poi si era messa una mano tra i capelli lunghi e rossi. L’uomo la guardava e la donna era nuda. Il sole spiccava il volo verso mezzogiorno.
«La storia del cane era proprio una scemenza, come t’è venuto in mente?».
«Non so, comunque me la sono inventata, non era mica vera».
«Come sarebbe a dire? Allora mi volevi fregare?»
«Sì, ti volevo fregare».
«Sai qual è il tuo problema?»
«Non ne ho solo uno».
«Tu parli troppo».
«Anche tu parli».
«Certo che parlo».
La donna e l’uomo si guardavano in silenzio. Non c’era molto da dire, non c’era così tanto da dire, semmai c’era stato un mistero dentro le parole adesso era vuoto, non pesava niente. Gli occhi erano fatti per precipitare nella luce, ma nella luce si andava nudi e soli. Si viaggiava bruciando in quel modo verso uno sconfinato buio, per vedere cos’era, ma poi una volta dentro si restava lì, non si tornava indietro. I giorni si perdevano nell’oscurità portandosi dietro tutto quello che avevano.
La donna fumava una sigaretta dietro l’altra, era nuda ed era molto bella, l’uomo era in mutande e la guardava esplodere nel rosso fiammeggiante dei suoi splendidi capelli. Non c’era nient’altro che si potesse fare, la luce avrebbe continuato a lanciarsi furiosamente nella notte da qui fino all’eternità.
«Come va il tuo mal di testa?»
Serie: 2003 – 2007 – quando eravamo giovani
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- Episodio 2: Un’alzataccia
- Episodio 3: C’era una volta il sorriso di Liù
- Episodio 4: Luci piccole piccole, sempre più lontane
Mi stupisco sempre nel leggerti quando mi accorgo di uno stile nuovo diverso ogni volta, oppure di un tema così originale che ancora non mi era capitato di leggerne. Poi mi ci specchio dentro e allora mi commuovo per quanta verità e realtà ci siano sempre nelle tue parole. Forse, ma magari lo dico ogni volta, uno dei tuoi racconti migliori. Bravissimo
“La mattina entrava dalla finestra, disegnava un bel triangolo di luce sul tavolo della cucina”
Splendido