
LUCY
Serie: Urbex
- Episodio 1: LUCY
- Episodio 2: Esplorazione
- Episodio 3: Ho capito
STAGIONE 1
L’ultimo tratto della salita era molto ripido, tanto che in alcuni punti le ruote anteriori slittavano sull’asfalto bagnato. La mappa sul navigatore indicava meno di trecento metri per giungere a destinazione.
«Se solo questa nebbia si sollevasse un po’…» disse Filippo senza distogliere neppure per un attimo lo sguardo dalla strada.
Il viaggio dalla città fino ai piedi delle colline era stato perfetto. Il sabato, al mattino presto, in tangenziale il traffico era inesistente. La leggera pioggia non aveva creato alcun problema fino al momento di lasciare l’autostrada e iniziare a percorrere le strette strade collinari. Erano non più di venti chilometri, ma la visibilità era scarsa e le l’asfalto era molto scivoloso a causa della pioggia e delle foglie che erano ormai stanche di restare appese ai rami. Più di una volta l’auto aveva sbandato e in alcuni passaggi in cui il ciglio della strada guardava verso il fondovalle Filippo si era trovato a stringere il volante con forza, come se fossero le redini di un cavallo imbizzarrito.
Il momento più critico era stato quando per evitare una volpe che era apparsa all’improvviso dietro una curva Filippo aveva premuto il pedale del freno con troppa violenza.
«Attento!» aveva urlato Giacomo. «Frena… Frena!»
Le ruote si erano bloccate e l’auto aveva disegnato un semicerchio sull’asfalto. Per un attimo erano rimasti tutti in silenzio.
«Merda…» aveva esclamato Virginia. «Hai deciso di ammazzarci tutti?»
«Tranquille ragazze! È tutto sotto controllo» aveva risposto Giacomo, che era stato il primo a riprendersi dallo spavento.
Non c’è alcuna protezione, aveva pensato Filippo guardando il baratro che si apriva sotto di loro. È una pazzia… questa non è una mulattiera di alta montagna! È una strada a pochi chilometri dalla città. Nella sua mente fluivano parole veloci, frasi senza punteggiatura. Non è normale non c’è neppure un cartello che avverta del pericolo non può esistere una situazione simile… denuncerò la cosa domani stesso… dovrà saltare fuori qualche responsabile…
La realtà interruppe i suoi pensieri.
«Avremmo potuto scegliere un altro giorno» continuò Filippo. «Fra cento anni quella casa sarà ancora là. Cosa sarebbe cambiato se avessimo deciso di rimandare a sabato prossimo?»
«Non lamentarti sempre!» rispose Giacomo. «Pensa invece a come sarà emozionante esplorare quel luogo con un tempo come questo. E la luce è perfetta per fare fotografie.»
«Tutto bene là dietro, ragazze?» domandò ancora voltandosi verso il sedile posteriore.
«Abbastanza» rispose Virginia.
«Voglio uscire da qui e allungare le gambe!» disse Sara. Essere seduti dietro aveva anche un lato positivo: la visuale parzialmente coperta dagli occupanti dei posti anteriori non faceva percepire in pieno le difficoltà di guida in quelle condizioni.
«Basta chiederlo!» annunciò Filippo. «Direi che siamo arrivati… Ne è valsa la pena, no?» continuò indicando il pesante cancello in ferro che sbarrava l’accesso al parco e all’imponente costruzione che si intravedeva tra gli alberi.
«Mio Dio… è immensa!» disse Sara.
«Faremo fotografie eccezionali oggi, ne sono sicuro.» Dei quattro, Giacomo era il più entusiasta quando si trattava di esplorare e fotografare vecchi edifici abbandonati. Era un hobby che lo appassionava da una decina di anni, da quando all’epoca del primo anno di liceo era entrato a far parte del circolo fotografico scolastico. Da allora aveva organizzato “spedizioni” in luoghi anche molto lontani da casa; aveva dormito in strutture abbandonate e spesso si era trovato in situazioni di pericolo al confronto delle quali questa sembrava una banale scampagnata.
Spesso era riuscito a coinvolgere Filippo nelle sue avventure e questa volta aveva organizzato l’esplorazione invitando anche Virginia e Sara, che condividevano la stessa passione per la fotografia. Era consapevole che probabilmente sarebbe stato più produttivo se avesse agito da solo, ma aveva pensato che anche le relazioni umane talvolta sono importanti.
«Vado ad aprire il cancello» disse Sara.
«Credo non ce ne sia bisogno» osservò Virginia. «Qualcuno lo sta facendo per noi…»
Una figura era comparsa come dal nulla davanti al cancello e stava armeggiando per aprire la serratura. L’ampio giaccone e il cappuccio nascondevano i suoi lineamenti.
«E questo chi è?» domandò Filippo. «Ci stava aspettando, sapeva che saremmo arrivati?»
Fu sufficiente aprire un’anta del cancello perché riuscissero a entrare. Proseguirono lungo il viale alberato fino all’ampio piazzale davanti alla casa. Da vicino il vecchio edificio era ancora più imponente.
Tutte le finestre del piano terra erano state murate. Al primo, al secondo e al terzo piano pesanti grate di ferro chiudevano ogni possibilità di accesso dalle altissime finestre ad arco, anche se per entrare sarebbe stata necessaria una scala a pioli di notevole lunghezza.
Il culmine della costruzione era un tetto molto inclinato che copriva circa la metà della superficie. La parte restante era costituita da un grande terrazzo contornato da una ringhiera in ferro, con lo stesso stile della cancellata esterna.
La facciata dell’edificio era coperta da rampicanti. Intorno alla casa erano visibili calcinacci che si erano staccati dai cornicioni e dalle pareti, lasciando a nudo i mattoni. La ghiaia del grande piazzale era infestata erbacce e piccoli arbusti. L’unico accesso all’interno era un portone in legno, anche questo ridotto male, ma che comunque trasmetteva ancora un senso di grande solidità. Sui battenti erano presenti due picchiotti raffiguranti una mano infantile contornata dalla manica di un abito di epoca tardo-vittoriana. La mano impugnava una pesante sfera metallica che dava certamente una grande forza all’atto del bussare.
Il portone era aperto, come un invito a entrare: avanti, non abbiate timore, accomodatevi…
I quattro scesero dall’auto e osservarono l’edificio in silenzio, incapaci di esprimere qualsiasi commento, finché una voce alle loro spalle li strappò da quel momento di stupore.
La figura che aveva aperto e richiuso il cancello si liberò del cappuccio.
«Buongiorno. Scusate la mia intrusione, probabilmente nessuno vi ha avvertiti che sarei stata qui ad aspettarvi.»
«MI chiamo Lucy» continuò. «Mio nonno è il proprietario di questo posto. Mi ha detto che sareste venuti a fare fotografie. Anche a me piace fotografare… Posso restare con voi oggi? Non ho la mia macchina fotografica, ma guarderò cosa farete voi. Se però è un disturbo posso…»
«Lucy! Calmati, prendi fiato!» la interruppe Virginia. «Certo che puoi stare con noi, vero ragazzi?»
«Non c’è alcun problema» rispose Sara. «Anzi, tu di sicuro conosci questa casa e potrai guidarci.»
«Penso che anche per loro due non ci siano obiezioni» disse sorridendo Virginia, indicando i due ragazzi che erano rimasti incantati da quel viso perfetto, dalla carnagione bianchissima e da quella cascata di capelli rossi.
«Eh… no, no. Nessun problema» disse Giacomo. «Io ho portato due macchine fotografiche: se vuoi…»
«Come sei arrivata qui, Lucy?» lo interruppe Virginia.
«Mi hanno… accompagnata.»
«Questa sera potrai tornare con noi. Abbiamo posto in macchina» disse Filippo.
«Sì, grazie… forse.»
«Sei giovanissima, Lucy» osservò Sara. «Quanti anni hai?»
«Adesso non… Sedici.»
«Sedici!» disse Sara rivolgendosi a Filippo e Giacomo. «Sedici… devo aggiungere altro?»
Serie: Urbex
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- Episodio 2: Esplorazione
- Episodio 3: Ho capito
Dall’aria “classicheggiante” questa storia, l’esplorazione dei luoghi abbandonati affascina sempre. Ormai ho imparato ad associare il nome di Lucy a quello di un vampiro, ma vediamo che cosa ci riserva il seguito di questo primo episodio 🙂
Associazione Lucy/Vampiro… vero. Ma questa volta… 😊
Interessante l’elemento della fotografia, come passione che accomuna i personaggi all’interno della storia e che può aprire vari fronti e soluzioni. È stato il primo elemento che mi ha intrigato. Ho trovato altrettanto efficace la descrizione della struttura, con le giuste pennellate di lugubre e di fatiscenza. Un buono sfondo per una buona partenza, in piena sintonia con il genere.
Ciao Luigi. Grazie per la tua lettura.
Spesso tendo a essere lungo nelle descrizioni dei luoghi. Li immagino davanti a me come una fotografia e cerco di riportare ciò che vedo. Deformazione professionale?
A presto.
E… mi hai fatto notare una cosa importante riguardo la passione fotografica comune. Un errore di “gioventù”. Lo noterai di sicuro proseguendo la lettura. Grazie!
Ottimo! Ci farò caso lungo il percorso. Grazie a te del tuo riscontro.
Mmm intrigante!
Sono molto curiosa di sapere come proseguirà.
Bene! Almeno la curiosità sono riuscito a destarla 😉
Grazie del commento, Rachele. A presto!
C’è aria di fantasmi qui…Sono molto curiosa. Bellissimo il finale con le risposte allusive della ragazza, bravo!
… e fantasmi siano 😉
Complessivamente ben scritta e molto accattivante. Mi hai agganciato, con questa versione adolescente di Nicole Kidman (in The Others). Adoro la fotografia e ho le mie storie da raccontare con le esplorazioni di posti strani, quindi mi sento molto immedesimato. Grazie Antonio, per la condivisione!
Ciao Giancarlo. Ci sta. La versione adolescente della Kidman, intendo. Ho provato a confrontarmi con il gotico: The Others è davvero un must. Anche io amo la fotografia, che è anche il mio lavoro, ma ho pochissima esperienza con l’urbex. Però mi affascinano i luoghi strani… per cui aspetto di leggere le tue storie!
Grazie a te e a presto!
Interessante; seguo la storia 😉
… che sarà in tre episodi, non in due come avevo indicato erroneamente… Spero di mantenere il tuo interesse.
Assolutamente!