Luigi Pirandello

Serie: Al Bar Con L'autore


La giornata sembra essere brutta anche per gli autori degli scherzi quest’oggi. Per me le ragioni del mio malessere sono stati il raffreddore e il maltempo a rendere molto più difficile uscire dal letto, ma a giudicare da come se ne sta abbassato e ingobbito il mio “ospite” di oggi, per lui deve essere qualcosa di ben più pesante. Ogni tanto si gratta la barba appuntita e sospira, in quel modo particolare che ti chiede gentilmente di lasciare l’interlocutore in pace. Anche se il tuo istinto urla a squarciagola che devi farlo parlare dei suoi problemi. 

– Siamo su un tono nero oggi?

Non me la sento fisicamente di sostenere qualche diverbio strano come l’ultima volta, ma non posso fare a meno di puntare il fatto che questo attore è tutto fuorché in condizioni di fare la sua parte. O almeno credo. 

– E quando mai non lo siamo.

Raddrizza la schiena, il mio distinto signore, e inclina il capo con un abbozzo di sorriso. 

– Spero solo di non portarla giù con me.

Agito la mano, come se dicessi che non è affatto così. Lo avevo visto fare una volta in un film in bianco e nero da una donna tutta perfettina e civettuola e spero gli dia un po’ di sorriso. 

– Lo son già di mio, si figuri.

Ride con una risata leggera e indica il mio libro di oggi. 

– Ci ha mai pensato anche lei? Prendere tutto e scappare senza meta?

Picchetto il mio dito sulla copertina di finta pelle e alzo le spalle. 

– E chi non lo ha mai pensato? Anzi, io sto scappando anche adesso. Dalla lezione che avrò tra poco.

A dispetto del suo umore iniziale, quest’uomo sembra molto più bravo dei suoi precedenti colleghi. Si sente chi dice di essere e forse anche io, se per rassegnazione o no non lo saprei dire, non ho problemi a parlargli come farei con un collega. Anche se per età potrei vederlo più come un professore. 

– Oh ma non dico solo scappare.. intendo.. diventare qualcun altro. Essere qualcun altro. 

Mugugno pensosa e giro il cucchiaino di miele che ho appena riempito nel latte caldo, dolce benedizione per la mia povera gola. 

– Il mio corpo obietterebbe.

Dico e rido alla sua espressione un po’ perplessa. 

– E’ passato un bel po’ da quando ho studiato queste cose al liceo ma vediamola così.

Gli mostro il pollice destro dove svetta una bella cicatrice. 

– Posso farla cancellare con la chirurgia, nasconderla in altro modo, ma per il mio corpo la cicatrice sarà sempre lì. E lo stesso vale per ogni segno o sensazione che i miei sensi hanno registrato da quando sono nata. Posso prendere un altro nome o volto ma.. io sarò sempre io. Lo stesso vale per le mie azioni.

Prendo un sorso lungo della mia bevanda, ristorando l’irritazione della mia povera gola che è salita per aver parlato così tanto, e porto davanti al mio interlocutore il libro. 

– Mattia non è mai stato Adriano perché ha continuato a comportarsi come Mattia. O almeno, è come l’ho percepito io.

Sorride e scuote il capo mentre mi alzo con la borsa a tracolla. 

-Spero solo che non mi si linci se viene vista come una castroneria.

-Perché mai? Neppure i miei contemporanei sono mai riusciti a capirmi.

Immagino che quella sia la sua frase di chiusura perché, come mi aspettavo, è già sparito dal suo posto. Sbuffo a questa soluzione così teatrale che usano con tutti i loro attori. Per un così distinto signore, avrei visto meglio la sua figura sparire tra la folla.

Serie: Al Bar Con L'autore


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Irene, decisamente il migliore dei tuoi tre episodi, scritto benissimo e molto convincente. Brava. Forse calcherei un po’ di più la mano fra la diversità stilistica della protagonista e dell’ospite (Pirandello, in questo caso). Brava, continua !

  2. Mi è piaciuto lo spirito francese, parigino, del racconto, con una sua ironia veloce e i dialoghi che in certi punti sono surreali. E’ un racconto che più per la trama o il tema si distingue per la Voce e l’Atmosfera che hai creato