L’ultima fermata
Oggi è l’ultimo giorno in cui lo vedrò.
Il cuore batte frenetico mentre il treno si ferma sulla banchina, in attesa dei passeggeri. Le persone si affollano sulle porte automatiche, mi sento spingere, ma mantengo la calma. Alzo il volume della musica nei miei auricolari, così da non sentire il nervosismo che mi circonda. Salgo e vado verso il fondo del vagone, dove so che troverò un unico posto vuoto, e, infatti, eccolo, accanto al ragazzo dai capelli biondi che mi osserva di sfuggita.
È così ogni mattina: salgo, mi siedo accanto a lui e l’unico contatto che abbiamo è lo sfregamento di un ginocchio quando il treno frena. Scende alla mia stessa fermata, camminiamo insieme fino alla reception del nostro luogo di lavoro e poi ci separiamo, ma nessuno dei due ha mai rivolto la parola all’altro.
Nonostante ciò, ogni giorno, scansiono il vagone alla ricerca dei suoi capelli biondi e dei suoi occhi verdi che mi rivolgono un saluto silenzioso per poi tornare al libro del momento. Non so se sia il nervosismo o le temperature polari, ma oggi c’è molto freddo, così, mi stringo nel cappotto e sfrego le mani nel tentativo, inutile, di scaldarle. All’improvviso, una sciarpa calda avvolge il mio collo. Resto sconcertata per un attimo e mi volto verso di lui, che mi fa cenno di sistemarla con un sorriso. Ringrazio con un movimento della testa e sento le mie guance riscaldarsi all’istante. La sciarpa emana un profumo di dopobarba da uomo e ha una leggera nota di fumo di sigaretta.
Cerco di concentrarmi sulla lettura del mio libro, nascondendo l’imbarazzo, ma le parole si accavallano tra loro e non riesco a distinguerle, mentre la canzone che ho cercato con tanto impegno è, ormai, terminata senza che la ascoltassi davvero.
Inalo il suo profumo, cercando di imprimerlo nella memoria, per non dimenticare questo ragazzo che ha riempito la mia quotidianità più di chiunque altro con i suoi piccoli gesti premurosi. Ogni giorno, la sua cartella ha occupato il posto accanto a lui fino al momento del mio arrivo, poi spariva. I suoi sguardi discreti, il sorriso appena accennato, la gentilezza che traspare dai movimenti delle mani quando volta pagina…
Se fossi più intraprendente gli chiederei almeno il suo nome.
I minuti passano, stringo la sciarpa tra le dita e non so come approcciarmi per restituirla.
«Ehm, scusa». Cerco di attirare la sua attenzione e sembra stupito che sia stata proprio io a parlare. «Grazie per la sciarpa», la allungo verso di lui, ma non la afferra.
«Tienila», risponde, «Me la restituirai domani»
«Preferisco dartela ora, domani parto…»
Il suo viso sembra rabbuiarsi. «Tienila, non importa». Distoglie lo sguardo e torna al suo libro.
Sono tentata di disturbarlo ancora per ringraziarlo di avermi tenuto un posto accanto a lui per tutto questo tempo, per aver condiviso con me questo piccolo tragitto e le sue letture. Anche se non abbiamo mai parlato nel senso del termine, abbiamo comunicato con piccole attenzioni l’uno verso l’altra. Apro la bocca, ma non esce alcun suono. L’annuncio dell’arrivo alla nostra fermata, mi fa desistere, così, afferro le mie cose ed esco dal treno, avvolgendo la sciarpa intorno al collo, con il fantasma di un desiderio che si agita nel petto. Sto per tornare indietro, quando qualcuno mi afferra per il braccio e, se non fosse per la sua presa salda attorno alla mia vita, sarei caduta giù dalle scale della metro.
«Mi dici almeno il tuo nome?». Due occhi verdi mi scrutano e il suo alito caldo mi soffia il viso. Sembra che abbia corso…
«April. E il tuo?»
«Nathan. E domani siederai accanto a me in aereo»
«Cosa intendi?», chiedo, confusa.
Accarezza il mio viso in modo dolce e sorride.
«Questa non toglierla più», dice, indicando la sciarpa. «Parto anche io domani. E potrei continuare a tenerti il posto sui mezzi pubblici per avere un pretesto per vederti, ma preferisco non crogiolarmi più nell’indecisione. Non voglio più lasciarti andare senza sapere chi sei».
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Amore
Ciao Laura, mi è piaciuto molto questo delicato racconto. Un po’ mi sono riconosciuta: quando ero molto giovane e incontravo un ragazzo che mi piaceva, la timidezza bloccava sia me sia lui. Erano storie fatte di sorrisi e mezze parole che inevitabilmente finivano con il mio principe azzurro inghiottito dal nulla.
Qui per fortuna Nathan trova il coraggio di parlare, ma mi domando come abbia fatto a sapere che prenderanno lo stesso aereo. E poi quella sciarpa, che April non dovrà più togliere… ho avuto l’impressione che il ragazzo non sia un personaggio reale: forse un angelo custode? O forse quella fermata è la metafora della loro vita? Scusa, ma ho una fissazione per il fantasy. Un abbraccio🙂