
L’ultima partita
Tiago, un astro nascente della principale lega di basket brasiliana, con il carisma e il talento naturale, era diventato il giocatore più amato della squadra, non solo dai tifosi ma anche dai compagni. Ogni volta che entrava in campo, i palazzetti esplodevano di entusiasmo: era il volto della squadra e, per molti, l’emblema stesso dello sport. Tra i suoi più fedeli sostenitori c’era Martim, un tifoso accanito che seguiva ogni partita della squadra del cuore insieme al figlio Gérson, un giovane e promettente cestista che aspirava a diventare come Tiago.
Gérson, dal canto suo, era cresciuto con il sogno di un giorno indossare la maglia della prima squadra e giocare al fianco del suo idolo. Martim, vedendo nel figlio un grande potenziale, aveva sempre desiderato che Tiago diventasse il suo allenatore personale. Sperava che il campione potesse trasmettere a Gérson la sua tecnica e il suo estro, affinché un giorno potesse ereditare il ruolo di Tiago in campo, divenendo il nuovo simbolo della squadra.
Nel tempo, Tiago e Martim diventarono grandi amici. La loro frequentazione non si limitava solo al campo da gioco; condividevano momenti tra risate, scherzi e lunghi discorsi sulla vita e sul futuro dello sport. Tiago aveva sviluppato un affetto sincero per Martim e suo figlio, e spesso offriva consigli a Gérson su come migliorare le sue abilità cestistiche. Tuttavia, per quanto Gérson fosse dotato, l’immenso talento di Tiago rendeva impossibile per il giovane ottenere un posto nella squadra maggiore. Tiago era semplicemente insostituibile.
Un giorno, tra i soliti scherzi e le risate, Martim decise di organizzare un altro dei suoi scherzi con la complicità di Tiago. L’idea era quella di mettere in scena una finta rapina ai danni di Manolo, un gioielliere bonario e simpatico, conosciuto anche per la sua arrendevolezza: aveva subito un paio di rapine in passato senza mai cercare di difendersi, rimanendo fermo e lasciando che i ladri facessero il loro lavoro. I suoi amici lo prendevano in giro per la sua mancanza di coraggio, ma allo stesso tempo riconoscevano che questo comportamento lo aveva salvato da situazioni pericolose.
L’idea di Martim era semplice: si sarebbe recato in gioielleria come faceva spesso, per fare due chiacchiere con Manolo. Nel frattempo, Tiago avrebbe aspettato all’esterno con un passamontagna e una finta pistola. Al segnale convenuto, Tiago sarebbe entrato fingendo di essere un rapinatore e avrebbe intimato a Manolo di consegnargli tutti i gioielli. L’intento di Martim era quello di creare un grande spavento e, una volta rivelata la burla, i tre si sarebbero fatti una grossa risata.
La giornata del finto colpo arrivò. Martim entrò in gioielleria come previsto, scambiando qualche parola con Manolo e facendogli credere che fosse una giornata normale. Fuori, Tiago attendeva con il passamontagna e la pistola giocattolo nascosta sotto la giacca, pronto a entrare in scena non appena ricevesse il segnale. Quando Martim fece cenno con la testa, Tiago si avvicinò alla porta e, ridendo sotto il passamontagna, fece irruzione nella gioielleria. “Questo è una rapina!” urlò divertito dall’assurdità della situazione.
Manolo, però, non percepì la burla. Forse il tono giocoso di Tiago non fu sufficiente a calmare i nervi del gioielliere, già segnato dalle precedenti rapine. Senza esitare, Manolo si gettò dietro il bancone e, in pochi istanti, tirò fuori una pistola. “Non ne posso più di queste rapine!” gridò, prima di scaricare più colpi verso Tiago. Martim, che fino a quel momento era rimasto fermo a guardare, si gettò a terra, cercando riparo dal fuoco. Tiago, colpito al petto, cadde a terra in un attimo.
Quando la polizia arrivò sul posto, trovò un caos totale. Tiago giaceva privo di vita, il passamontagna ancora calato sul volto. Manolo, scosso e in stato di shock. Poi dichiarò agli agenti che aveva reagito per difendersi, dopo anni di frustrante impotenza verso i rapinatori e disse loro che la pistola gli era stata venduta proprio da Martim, che in quel momento era accanto a lui, ancora sconvolto da quanto accaduto.
Gli agenti sollevarono il passamontagna dal volto del presunto rapinatore, rivelando la tragica verità: sotto la maschera c’era il volto di Tiago, il campione tanto amato.
Martim urlò di disperazione. “Non può essere! È Tiago! È il mio amico!”
La tragedia che si era appena consumata scosse profondamente non solo la città, ma l’intero paese. La morte di Tiago divenne una notizia di portata nazionale, gettando un’ombra oscura sulla squadra di basket e lasciando i tifosi increduli e in lutto.
Per qualche tempo, l’intera comunità sportiva fu paralizzata dal dolore. La squadra di basket, in segno di rispetto, decise di ritirare la maglia numero 16 di Tiago. Tuttavia, c’era un vuoto da colmare in campo, e in un gesto che molti videro come un omaggio al defunto campione, la dirigenza decise di promuovere Gérson alla squadra maggiore.
Sebbene Gérson fosse diventato il titolare della squadra, sentiva il peso della tragedia incombere su di lui. Nessuno poteva immaginare che dietro quella terribile fatalità si nascondeva un piano diabolico orchestrato proprio da Martim, l’uomo che aveva venduto l’arma con cui Tiago era stato ucciso e che aveva diretto ogni passo di quel macabro gioco.
Gérson, inconsapevole di tutto, continuò a giocare, portando sulle spalle il peso di un’eredità dolorosa. Martim, d’altra parte, guardava suo figlio dal bordo del campo, soddisfatto della sua macchinazione. La verità su quello che era successo il mese prima in gioielleria rimase sepolta insieme a Tiago, mentre Gérson, ignaro del terribile inganno, partita dopo partita, non riuscì a sostituire l’inventiva e la creatività tecnica di Tiago in campo e dopo una sola stagione fu ceduto a una squadra di serie inferiore per finire poco dopo nello smisurato dimenticatoio sportivo.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Una storia che, purtroppo, ha un’anima tristemente realistica e non solo in ambito sportivo.
Concordo con Cristiana sullo stile simil-giornalistico, che ti ha concesso di descrivere bene gli eventi.
Un racconto asciutto e quasi giornalistico che accende un focus su tristi fatti di cronaca. L’attenzione del lettore si rivolge anche all’arrivismo di alcuni che, in determinati ambiti, spesso non lascia scampo a chi ne diventa vittima