L’urlo di Jo – 1

Serie: Orrore ispiratore


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Gli autori di questa raccolta si ispirano ciascuno a uno scrittore diverso, che si tratti del suo stile o di un testo in particolare. "Mucchio d'ossa" di Stephen King è il romanzo a cui si è ispirato @Nicolarighetti00: una vicenda che miscela una storia di fantasmi, amore e lutto.

Mike Noonan – celebre romanziere di successo – e sua moglie Johanna erano delle celebrità al Dark Score Lake. Una coppia deliziosa, amata da tutti e che non aveva mai perso il contatto con la realtà – ovvero il 99% degli americani nella scala dei redditi, per intendersi – nonostante la mezza dozzina di milioni depositati in questa e in quella banca.

Ciò che agli occhi degli yankee del Maine li distingueva dagli altri ricconi, che d’estate popolavano i campeggi sui laghi, era come non avessero mai cambiato il loro modo di vivere la comunità. Li si vedeva partecipare alle fiere tradizionali, agli eventi politici locali, passeggiando tra la gente e scambiando una parola con tutti. Sempre in prima fila alle iniziative di beneficenza, avevano inaugurato (e pagato) una scuola di musica e donato un migliaio di libri alla biblioteca. Fieri di appartenere alla schiera di democratici del Maine, sfruttavano la loro visibilità per sostenere le cause in cui credevano, dalla questione del razzismo alla lotta contro la povertà, pur senza mai cadere nella tendenza snob di cui è affetta una consistente ala del partito.

Inutile specificare che la morte di Jo – così la chiamava Mike e così la chiamavano tutti – lasciò una ferita profonda nella comunità locale. Per un bel po’, Mike non si fece vivo al Dark Score Lake. Si andava avanti, ognuno per la propria strada, eppure tra le conversazioni degli abitanti in coda agli empori o dei boscaioli in pausa pranzo i Noonan trovavano sempre spazio. Pamela Anderson, Jacob Miller e John – per gli amici Jack – Lewis parlavano proprio del celebre scrittore, una sera di settembre.

“Dicono che Mike abbia tentato di suicidarsi” disse Pamela, titolare del pub più frequentato del Dark Score, sbucando da sotto il bancone.

“Io ho sentito che non riesce più a scrivere. Si dice che stia andando avanti recuperando vecchie bozze, ma ormai nel cassetto non rimane che polvere. Ormai non pubblica più da un anno e mezzo, e ci sono guai in vista. I pezzi grossi per cui lavora reclamano i contratti editoriali.” Era Jacob, aiuto meccanico presso l’officina di Randall, la celebre Old Mill Garage.

“Pam, datti una mossa con quel fusto. Inizio ad avere sete, dannazione” disse dall’alto del suo sgabello. Stavolta, da sotto il bancone emerse il dito medio di Pam. Jacob scoppiò in una risata, alla quale si aggiunse quella di Pam. Jack, che era uscito per fumare una sigaretta, rientrò sbuffando piccole nubi di fumo grigio e si sedette allo sgabello di fianco a Jacob.

“Io dico che dovreste farvi gli affaracci vostri” disse lanciando il mozzicone nel posacenere, centrandolo. “Quel povero cristo di Mike è rimasto vedovo. Jo è morta, dannazione! Non mi sorprende che gli sia passata la voglia di scrivere. Provate voi a sedervi davanti a una macchina da scrivere, pigiate i tasti e tra un’idea e l’altra posate lo sguardo sulla penna stilografica che la vostra moglie morta – o il vostro marito morto –” aggiunse rivolgendosi a Pam, “vi aveva regalato. Riprendete a scrivere, e vi viene in mente che a quella fottuta ora, mentre stavate scrivendo, eravate abituati a sentirla rincasare dalla sua corsa mattutina.”

Nel salone del pub era calato il silenzio. Quelle parole, per quanto grette potessero essere, erano vere. E Jacob se ne rendeva conto, mentre faceva roteare il fondo della sua birra ormai conclusa.

“E per quanto mi riguarda, le voci sul suicidio sono tutte stronzate.”

Fu in quel momento che, per volere di Jack, la conversazione cambiò direzione, pur sempre ruotando attorno ai Noonan. Era giunta la sera, e il salone iniziava a raccogliere l’oscurità incombente.

“Ve la dico io una cosa” riprese Jack. Il tono della sua voce si era fatto più basso. “Mi darete del matto, ma giuro su Dio che l’ho visto con questi occhi” gracchiò. Jacob e Pam si ritrassero mentre lui si faceva sempre più vicino.

Jack se ne accorse e lanciò occhiate fulminanti a Jacob e Pam.

“Beh, dopo una giornata in cantiere e un paio di birre posso anche capirvi” disse infine, ed estrasse dal taschino della camicia una scatoletta di metallo. Scelse due delle tante mentine tutte identiche e iniziò a sgranocchiarle. Poi riprese a parlare.

“Venerdì sera stavo pescando, nel tratto di costa appena fuori dalla proprietà di Mike. Non riuscivo a starmene rivolto al lago per più di un quarto d’ora, che avvertivo il bisogno di voltarmi. Ogni volta mi sembrava di avere qualcuno alle spalle, mi sentivo come osservato. E tutte le volte che mi voltavo, non c’era nulla. Solo Sara Laughs; quella dannata casa.”

“Mi mette i brividi” commentò Pam, accendendosi una sigaretta. Jacob la guardò con aria interrogativa. “Beh, non credo verrà più nessuno, per stasera” si giustificò lei, e voltandosi soffiò una nuvola di fumo contro il cartello che vietava di fumare nei luoghi pubblici, affisso accanto allo scaffale delle bottiglie.

“Mette i brividi anche a me” aggiunse Jacob, sorvolando la questione del fumo. Un alito freddo giunse dalla porta d’ingresso. Tutti e tre rabbrividirono, per davvero.

“Vai avanti” disse Pam, rompendo il silenzio che era nel frattempo calato nel salone.

“Oh sì, non vedo l’ora di sapere com’è finita” commentò Jacob. Se l’intenzione era quella di scherzare, nessuno colse l’ironia nella sua battuta.

“Avrei voluto vedere te al mio posto” grugnì Jack. “Ti saresti gettato nel lago, e credo di sapere di che colore si sarebbe tinta l’acqua attorno a te” aggiunse. Pam rise; una risata nervosa.

Jacob li mandò a quel paese con un gesto della mano. Bevve un sorso dal suo boccale.

“Sara Laughs” ripeté Jack riprendendo il filo. “Ogni tanto mi voltavo, solo per scoprire che non c’era nessuno dietro di me, a parte la casa.”

Serie: Orrore ispiratore


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Avendo già letto il racconto per intero so già come va a finire, perciò non farò alcun accenno alla seconda parte. 😁👌
    Questa prima parte è molto avvincente e coinvolge molto nella lettura, grazie ai dialoghi e al ritmo ben cadenzato della vicenda.
    Aspettiamo il finale. 😊👍

  2. Un racconto questo che, con la giusta combinazione fra introduzione che accompagna la vicenda, e i dialoghi che poco a poco prendono piede per innalzare la tensione, cattura parecchio devo dire. Non apprezzo particolarmente Stephen King, e non conoscevo il romanzo a cui è ispirato, ma se rispecchia lo stile di questo testo, senz’altro capisco meglio l’innegabile successo che questo autore ha avuto.