
L’urlo di Jo – 2
Serie: Orrore ispiratore
- Episodio 1: Rewind
- Episodio 2: La mano
- Episodio 3: L’urlo di Jo – 1
- Episodio 4: L’urlo di Jo – 2
- Episodio 5: Una piccola imperfezione
- Episodio 6: Al di là del bordo – 1
- Episodio 7: Al di là del bordo – 2
- Episodio 8: Al di là del bordo – 3
- Episodio 9: Al di là del bordo – 4
STAGIONE 1
“Dopo un po’ successe una cosa. Non ricordo quando esattamente, ma ricordo che rimasi colpito dal sole, di come scendeva tra le cime dei pini, incendiandoli.” Jack guardò fuori dalla finestra. “Beh, poteva essere l’ora che è adesso” disse. “Che ore sono, Pam?”
“Le sette e un quarto” disse lei dopo aver lanciato un’occhiata al polso. “E mi stai mettendo una fifa! Vedi di finire questa storia.”
“Sì, sì… beh, a quel punto…”
Jack sembrò paralizzarsi. Restò con lo sguardo vuoto diretto al suo boccale. Jacob lo toccò sulla spalla con l’indice.
“Terra chiama Jack” disse Jacob, la mano chiusa davanti alla bocca mimando una ricetrasmittente.
“Ho sentito un urlo” disse Jack senza far caso alla spiritosaggine di Jacob. Il silenzio calò nel salone del bar. Jacob e Pamela guardavano Jack come un allievo guarda al suo maestro.
“E mi sono girato.”
“Cos’hai visto?” chiese Jacob. Gli era passata la voglia di scherzare.
“Jo” mormorò Jack.
“Jo?” esclamò Pam. “Johanna?”
“Sì” bisbigliò Jack, e un velo di dubbio si dipinse sui volti di Jacob e Pam. “Voglio dire, non proprio lei. Sembrava più…” indugiò ancora.
“Oh, che cazzo! Dobbiamo cavarti le parole dalla bocca?” irruppe Jacob. Muoveva ripetutamente su e giù il piede appoggiato al bordo dello sgabello, e aveva ridotto in brandelli lo scontrino che Pam aveva battuto per una delle sue birre.
“Un fantasma, va bene?” sbottò Jack, come liberandosi. Arrossì, e il suo volto si fece cupo. Continuava a guardare in basso e respirava a fatica. Ad un tratto dovette reggersi al braccio di Jacob per non cadere dal suo sgabello.
“Cristo, Jack!” disse Pam, già pronta a scavalcare il bancone. Jack si tirò su abbandonando il braccio di Jacob. Pam gli porse un bicchiere d’acqua.
“Sto bene” disse. “Sto bene.”
Pam e Jacob si scambiarono un’occhiata.
“Ma giuro su mia figlia che è la verità. È la-”
“Ti crediamo” disse Pam, ma forse nemmeno lei sapeva se credere alle parole che aveva appena pronunciato.
“Era bianca come un cadavere” proseguì Jack, “e riuscivo a vedere attraverso il suo volto. Lei era lì, in piedi all’inizio del molo. Hai presente il cartello del divieto di balneazione? Ecco, lei avrebbe dovuto coprirlo, e invece io riuscivo a vederlo. Attraverso di lei.”
Jacob e Pam tacquero. Dalla porta di ingresso spalancata entrava aria fredda. Era come una presenza, più densa dell’aria normale, e si dipanava lentamente come un gas attorno alle loro caviglie, afferrandole come facendoli prigionieri. Jack deglutì un bolo di saliva. Dal suo sguardo si sarebbe potuto dire che stesse ingoiando un grumo di terra misto a scaglie di vetro.
“Lei – insomma, Jo o qualunque cosa fosse – mi guardava senza dir nulla, e io guardavo lei. Attorno agli occhi aveva delle ombre nere” disse Jack, “Pam, hai presente quella cosa che si mette con la matita attorno agli occhi?”
Pam annuì.
“Ecco, due pozzi neri, e la pelle tutta raggrinzita e trasparente come carta velina.”
“E furono proprio quei cazzo di occhi a impedirmi di affrontarla” disse. “O darmela a gambe.”
“Perché, com’erano?” chiese Jacob.
Il volto di Jack si contrasse in una smorfia. Pam se ne accorse, ricordando di quando Jack rischiò di farsi confiscare tutto il suo patrimonio dal tribunale di Bangor, in seguito alla perdita di una causa per tasse non versate allo Stato del Maine. In quei giorni Jack era consumato dal timore di perdere tutto, e le minacce da parte di sua figlia di andarsene a vivere in un altro stato con la piccola Jessie, se lui fosse rimasto in mutande, non facevano che aumentare il peso del suo fardello. Eppure, mai Pam gli aveva visto una simile espressione dipinta sul volto.
“Erano morti” disse. “Come dicevo” proseguì, “rimanemmo lì a guardarci per qualche istante. Io ero incapace di muovere un dito, mi sembrava di indossare una tuta di piombo.”
“Poi parlò.”
“Jo?” esclamò Jacob.
“E la cosa più strana” continuò Jack ignorando la domanda di Jacob. I suoi occhi brillavano di una luce strana, fioca. Di morte. “Fu che la voce non arrivava da lei.”
“Che vuoi dire?” chiese Pam, l’espressione sempre più corrugata e dubbiosa.
“Era come se mi stesse parlando da dietro. E da destra, da sinistra, da davanti… da ogni direzione” disse senza guardare Pam negli occhi. Il suo sguardo non si muoveva dal punto fisso su cui era puntato da ormai un quarto d’ora.
“Cosa ti ha detto?” chiese Jacob, avvicinandosi.
Jack si zittì. Guardava il bancone senza sbattere le palpebre e aveva iniziato ad ansimare.
“Ok, può bastare” si intromise Pam. Con uno sguardo fulminò Jacob, troncando il suo tentativo di chiedere a Jack di proseguire.
“Jack, vuoi che Jacob ti riaccompagni a casa?”
“No” rispose lui, e si alzò. Senza aggiungere una parola, Jack si alzò e varcò la soglia del locale. Pam e Jacob rimasero a guardarlo mentre si allontanava, chiedendosi se avessero fatto meglio a intervenire, fino a quando non sparì nella foschia notturna che dal lago era risalita invadendo le strade del paese.
“Che diavolo gli è preso?” chiese Jacob. Escludendo il ronzio delle lampade al neon e le scariche intermittenti della trappola per le zanzare, l’atmosfera del salone era priva di ogni rumore.
“Non lo so” rispose Pam. “Ma non mi è piaciuto vederlo così.”
“Già…” mormorò Jacob.
Più tardi, mentre Pam chiudeva con il lucchetto la porta del bar e Jacob aveva appena finito di lavarsi i denti, l’aria del Dark Score Lake venne squarciata da un urlo. Un urlo di donna.
Pamela si voltò guardando attraverso il buio attorno alla pozza di luce proiettata dal lampione sull’asfalto gelido. Pensò a Jack.
Jacob fece cadere il bicchiere d’acqua per il risciacquo. Urtò il lavello di porcellana frantumandosi in un milione di pezzi luccicanti che finirono nello scarico. Jacob guardò i frammenti scintillanti sparire in quel pozzo nero circondato da porcellana bianca. Pensò a Jack, e a come aveva descritto il fantasma di Jo.
A entrambi si ghiacciò il sangue delle vene, ma non era nulla in confronto a quello che appresero il giorno seguente dalle voci locali e, in seguito, dallo Sceriffo.
A quanto pare furono gli ultimi a vedere Jack vivo.
Serie: Orrore ispiratore
- Episodio 1: Rewind
- Episodio 2: La mano
- Episodio 3: L’urlo di Jo – 1
- Episodio 4: L’urlo di Jo – 2
- Episodio 5: Una piccola imperfezione
- Episodio 6: Al di là del bordo – 1
- Episodio 7: Al di là del bordo – 2
- Episodio 8: Al di là del bordo – 3
- Episodio 9: Al di là del bordo – 4
Ho provato a ignorare il fatto che tu ti fossi ispirato a King e, ammetto, di non aver fatto alcuna fatica. Pur avendo letto l’originale, questa tua trasposizione è veramente un buon testo con tanti elementi che, vero, rimandano al Maestro, ma che sono al contempo apprezzabili nei tuoi scritti. Dal punto di vista stilistico non c’è nulla da eccepire e, d’altronde, racconto dopo racconto, affini sempre di più la tua scrittura che si fa originale dando ai tuoi lettori la possibilità di riconoscerti e riconoscersi. La scelta dei nomi mi ha fatto divertire, la storia, invece, mi ha davvero tenuta incollata, con una certa sensazione di inquietudine. Il finale è esattamente come deve essere in questi casi.
Caro @Nicolarighetti00 ho pensato che senza richiamare il tuo nome, non avresti saputo che ho letto e apprezzato. Lo lascio qui, ai piedi del commento.
Sei stata gentilissima 🙂
Mi fa tantissimo piacere leggere questi complimenti, soprattutto se vengono da scrittori che ammiro e apprezzo. Mi fai apprezzare i miei sforzi… ce la metto tutta!
Sono andato a rivedere la trama di Mucchio d’ossa perchè, in genere, i romanzi di Stephen King, anche grazie ai film, li ricordo quasi tutti, ma questo non credo di averlo mai letto e, se esiste una trasposizione cinematografica, di aver visto il film. Rileggere la trama mi ha permesso di apprezzare la cura che hai messo nel riprendere le atmosfere e certi dettagli. Fortunatamente ho letto il tuo racconto prima di andare a rovistare tra le trame di King e questo mi ha permesso di apprezzarlo come fosse un racconto originale, quindi l’ho letto senza sapere bene cosa aspettarmi. Certe atmosfere mi piacciono e mi è piaciuto molto il modo in cui hai gestito i personaggi e il finale. Ho trovato questo tuo racconto molto piacevole da leggere, ben scritto e mai noioso o scontato. Ho anche notato, avendo letto tutti e tre i racconti stasera, che siamo un po’ tutti nostalgici delle produzioni letterarie e cinematografiche anni ’80-90, il che mi fa piacere, dato che appartengo a quel periodo e i miei gusti sono rimasti legati a quel decennio. Non so se riuscirò a trovare un po’di ispirazione e memoria per partecipare a questa serie di racconti, ma la cosa non mi dispiace più di tanto, perché, sinceramente, preferisco godere dei vostri scritti. Questo poi, è anche il mio genere di temi preferito, quindi mi diverto anche da lettore. Spero di leggere, molto presto, altri racconti degli scrittori che partecipano a questo gruppo. A te Nicola faccio i miei complimenti.
Come già espresso nelle stanze del nostro gruppo, questo racconto mi è piaciuto molto.
In particolare, la scelta di far raccontare la storia a Jack è stata vincente. E anche il colpo di scena finale è stato ben costruito. 👌
Grazie mille Giuseppe!
Ho aspettato la pubblicazione della seconda parte per commentare il racconto. Come avevo già detto leggendo in “anteprima” apprezzo molto il ritmo dato dai dialoghi. L’ambientazione, da provincia americana, ricorda molto il romanzo a cui ti sei ispirato, e in genere molti dei racconti di King. Così come i personaggi.
E concludo anche qui lodando il tuo coraggio di ispirarti a Stephen King…. Mica facile!
Ciao Nicola!
@dottornaso Grazie davvero Antonio!
Complimenti, davvero scritto benissimo!
Grazie Melania!
Qui si arriva all’apice della tensione che la prima parte ha pazientemente costruito, verso un finale triste, non c’è che dire, ma triste in molteplici sensi, sia dalla parte di Jack sia da quella di Mike.
Ciao Gabriele. Grazie davvero!