Macchie

Serie: Il colore delle nuvole

Olivia odiava la pioggia. Obbligava la gente a correre per non bagnarsi e di conseguenza a far ancora meno attenzione del solito a chi la circondasse. Per questo preferiva camminare sul ciglio della strada a rischio ondate d’acqua piuttosto che sotto i balconi ed essere travolta, o anche solo sfiorata, da qualcuno.

Olivia odiava anche che lo studio di Greta fosse così maledettamente centrale, obbligandola a dover percorrere diversi chilometri a piedi per arrivare, perché non avrebbe mai preso né una metropolita né un autobus. Troppe, troppe persone.

Persino il giovedì era arrivata ad odiare Olivia, da esattamente cinque mesi. Perché era un giovedì quando tutto iniziò.

Così si era ritrovata costretta a camminare sotto un acquazzone con i fiocchi e lontana da una qualsiasi forma di riparo per andare in un posto che odiava in un giorno che odiava.

Arrivò al piano dello studio già particolarmente innervosita, bussò e attese che Greta le aprisse. Dopo qualche secondo la donna spalancò la porta, alle sue spalle una ragazzina minuscola tutta occhiali che sembrava nascondersi dietro il suo corpo.

-Accomodati pure, Olivia-

Fece come le era stato detto e senza troppa grazia si lasciò cadere sul divano di fronte la poltrona e incrociò le braccia.

-Ci vediamo martedì, Clara- sentì dire a Greta.

Non si voltò a vedere la reazione della ragazza, non le importava. Attese che la donna si accomodasse, sistemasse meglio la cartellina sulle proprie ginocchia coperte dalle calze scure e le dedicasse tutta la propria attenzione. Quando la guardò dritta in viso, Olivia sorrise sfacciata.

-Hai cambiato taglio di capelli, Greta? –

-Olivia- la riprese bonariamente la donna.

-Che c’è? Lo sai che mi sto interessando alle donne-

Rispose alzando le spalle e tirando fuori un sorriso strafottente che fece ridere Greta, la quale scosse la testa e si preparò a un’altra lunga seduta.

-Allora Olivia, come stai? –

-Pazza, come sempre-

Greta poggiò la penna sulla cartellina, si sfilò gli occhiali da vista e guardò torva la propria paziente.

-Hai intenzione di fare una seduta come si deve, oggi? –

Olivia alzò i palmi verso l’alto in segno di resa, si sistemò meglio e con un gesto della mano lasciò intendere che potessero iniziare. Greta rinforcò gli occhiali e riprese la penna tra le dita sottili.

-Mi avevi parlato di una persona l’ultima volta che ci siamo viste, come va? –

Olivia sorrise ancora ironica, stiracchiandosi e mettendosi comoda prima di rispondere.

-Andava bene-

-Andava? –

-Poi ha deciso di abbracciarmi-

Greta la guardò con dolcezza, sapeva benissimo come sarebbe proseguita quella conversazione. Dopo quattro mesi di sedute con lei aveva ormai imparato a leggere in fondo a quei suoi occhi grigi. Fingevano forza, fingevano coraggio, ma la realtà era un’altra.

-Ed è andata tanto male? –

La ragazza la guardò seria, la rabbia dormiente che viveva in lei improvvisamente balzò sul piede di guerra. Rispose un “sì” secco, carico e duro come le punte di pietra di una vecchia freccia. Greta appuntò quel cambiamento nel tono e nell’atteggiamento di Olivia.

-Cosa ti ha infastidito? –

-Il puzzo di uomo-

I suoi occhi si incupirono, il suo grigio si scurì fino ad incattivarli, uno sguardo che Greta aveva visto fin troppe volte ormai su di lei. Olivia era così, riusciva a trasformarsi completamente nel giro di una parola. Sapeva essere una persona spiritosa, divertente, alle volte un po’ stronza, ma di compagnia, a patto che non si sfiorasse nemmeno per pura casualità la sua patologia. Ma a Greta non interessava la sua routine, non le interessava la vita di tutti i giorni di una ragazza di ventidue anni, quanto piuttosto aiutarla a riprendersi quella stessa vita che un perfetto sconosciuto le aveva rubato.

-Credi che con una donna sarebbe diverso? –

La ragazza annuì, ma i suoi occhi restarono scuri.

-Perché? Cosa ti fa credere che una donna non possa farti del male? –

Le parlò con il tono più dolce e pacato che avesse, era d’obbligo che Olivia non si agitasse. La ragazza sembrò riflettere sulle parole di Greta per qualche secondo, il capo piegato da un lato, ma nella propria mente la risposta era più che ovvia.

-È stato un uomo a violentarmi, non una donna-

Greta era sempre stata affascinata dal modo in cui Olivia parlasse di ciò che le era accaduto. Non l’aveva mai vista piangersi addosso, rannicchiarsi in forma di protezione o altro. Ma per quanto dietro quella forza che mostrava ci fosse solo un infinito dolore travestito da rabbia, non nascondeva quel che l’aveva rese ciò che era; una ragazza di ventidue anni incapace di credere nel sesso maschile e terrorizzata da qualunque forma di contatto. Ed era proprio su quello che doveva lavorare, ma non sapeva quale trauma sarebbe stato più complesso da scardinare.

-Ti va di fare un esperimento, Olivia? –

-Cosa sono, un cazzo di topo? –

La donna rise, riconoscendo quell’attacco verbale come una semplice forma di difesa. La guardò sollevando un sopracciglio, in attesa di una qualche sua risposta. Olivia la guardava fissa, riflettendo seriamente su cosa fosse meglio rispondere. Poi si arrese.

-Come ti pare, sei tu la dottoressa qui-

Sollevò i palmi e fece spallucce, ma Greta vide sul suo viso dipinta l’ansia per l’incognita che l’aspettava. Si alzò con lentezza dalla sua poltrona e si andò ad accomodare all’estremità del divano opposta a dove era seduta la ragazza. La reazione di Olivia fu improvvisa, infatti si alzò di scatto spaventata da quell’intrusione del proprio spazio personale.

-Tranquilla, Olivia. Non voglio farti niente che tu non voglia. Torna a sederti, per favore-

La ragazza si guardò attorno per qualche secondo, i pugni chiusi lungo i fianchi. Si morse il labbro, estremamente indecisa su cosa fare. Greta la guardava con sguardo dolce, un sorriso buono sulle labbra e la speranza nel cuore che finalmente la ragazza si fidasse abbastanza di lei da lasciarsi avvicinare almeno un pochino. Olivia mosse un solo passo verso di lei, si passò una mano tra i capelli biondi e si accomodò quanto più lontano possibile dalla sua interlocutrice esclamando un “fanculo”. Tenne gli occhi fissi su di lei, stando ben attenta a non perdere nemmeno un movimento del corpo, e soprattutto delle mani, della donna.

-Respira, Olivia. Non mi muoverò da qui-

La ragazza continuava a mordersi il labbro inferiore frenetica, dentro di lei una lotta tra l’istinto di correre via da quella situazione e la forza di voler fare il passo successivo.

-Come ti senti, Olivia? –

Greta ripeteva sempre il suo nome per non distogliere l’attenzione della stessa dalle reazioni del proprio corpo. La vide deglutire e leccarsi le labbra, almeno aveva smesso di morderle.

-Credo di avere la tachicardia-

-Calmati, non mi muoverò da qui-

Olivia rifletté su quelle ultime parole, soppesandole come fossero oro colato.

-Che stiamo facendo, Greta? –

-Te l’ho detto, Olivia. È solo un esperimento-

La ragazza annuì, gli occhi fissi in quelli scuri della donna. Provò a fare come le aveva detto, rilassò le spalle e buttò fuori un grosso sbuffo d’aria.

-Brava, così –

Greta la osservava, come fosse una delle sue creature più rare e preziose. Scrutò i suoi occhi a fondo, cercandovi un appiglio per completare il proprio esperimento. Ma nelle iridi di Olivia, non vi era altro che ansia che stava a lei stemperare.

-Sei venuta a piedi anche oggi? –

La ragazza annuì, le spalle leggermente più rilassate rispetto a quando Greta si era accomodata accanto a lei.

-Come ti senti, Olivia? –

-Non a mio agio, ma quella voglia di scappare il più lontana possibile si è affievolita-

Greta sorrise, felice di quel minuscolo miglioramento.

-Allora continuiamo a chiacchierare, ti va? –

Olivia annuì ancora, cercando tra le pieghe della propria ansia quella rabbia che le aveva sempre permesso di andare avanti. Sperando che, in quel frangente, le avrebbe dato la forza di compiere quel cieco salto nel buio.

Quando Olivia tornò a casa, sentì l’impellente bisogno di lavarsi. Nonostante con Greta non fosse poi andata così male, avvertiva quel senso di sporco che le aveva attanagliato lo stomaco quella maledetta sera. Si spogliò velocemente, ancora nell’ingresso del suo piccolo appartamento, gettò in un calice una generosa dose di vino rosso e si recò già nuda verso il proprio bagno. Mise l’acqua a scorrere e rimase quasi incantata nel vedere quanto limpida fosse, senza macchie. La solita rabbia che si portava ormai dentro da un po’, l’avvolse come l’abbraccio di un Giuda, tanto da farle perdere il controllo di sé stessa. Corse nuovamente in cucina, infilandosi sotto il mobile dove teneva ancora delle bottiglie di vino prendendole e portandole in bagno. Le stappò accanto alla vasca e ne versò il contenuto nell’acqua fino a quando il liquido rosso non contaminò il trasparente. Fino a quando anche l’elemento simbolo di purezza non avesse avute le proprie macchie, come lei.

Solo quando la vasca fu piena di acqua rosso sangue, ci si infilò sorseggiando dal proprio calice e concedendosi di sorridere finalmente rilassata.

Serie: Il colore delle nuvole
  • Episodio 1: Macchie
  • Episodio 2: Silenzi 
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

      1. Simona Lombardi Post author

        La storia rientra nel Lab, quindi in principio riprende la scena “richiesta” dal laboratorio.
        All’interno della storia, invece, riflette uno stato d’animo interiore di Olivia: l’acqua così limpida la infastidisce in quanto lei non si sente più tale quindi cerca in ogni modo di macchiarla.
        Spero di essere stata chiara.
        Grazie per aver letto,
        S.

    1. Micol Fusca

      Ciao Simona. Avevo letto il racconto giorni fa, ma non sono riuscita a trovare il tempo per due chiacchiere. (Casa mia freme in piena invasione barbarica= scambio culturale scuola figlia con coetanei tedeschi). Sono rimasta particolarmente colpita dalla metafora delle “macchie di vino”, questa purezza “sporcata” che si è impressa nella protagonista fino a farla star male se non cullata da quel pensiero “malato”. Il racconto mi è piaciuto, sonda l’animo umano da una prospettiva inattesa. Mi unisco agli altri ed attendo la pubblicazione del prossimo episodio. 🙂

      1. Simona Lombardi Post author

        Grazie infinite, specie per aver trovato un attimo in questa bolgia infernale per avermi fatto sapere cosa ne pensassi XD
        Sono felicissima tu abbia apprezzato la metafora delle macchie, temevo potesse risultare un po’ banale quindi mi fa proprio piacere.
        Alla prossima allora e ancora grazie.
        S.

    2. Cristina Biolcati

      Una storia dolorosa, scritta bene. Personaggi ben delineati: soprattutto la ragazza col suo vissuto. Ho apprezzato molto la chiusa, con quell’impellenza da parte di Olivia di “sporcare” ciò che è limpido. Perché così diventa uguale a come lei si sente. I miei complimenti!
      Un saluto 🙂

      1. Simona Lombardi Post author

        Grazie mille!
        Sono davvero felice che ti sia piaciuto é la mia prima serie di questa piattaforma e ci sto lavorando tanto.
        Spero a presto e ancora grazie!
        S.

      1. Simona Lombardi Post author

        Grazie mille, davvero
        Ho degli altri episodi pronti che vorrei pubblicare una volta a settimana, spero dunque di ritrovarti!
        Ancora grazie e a presto
        S.

    3. silvia martinengo

      Molto bello, scritto molto bene. S’intuisce dalla gestualità della protagonista che ti sei preparata sull’argomento. Greta è un personaggio credibile, che sa bene ciò che fa ed Olivia s’intuisce subito avere problemi seri per un motivo altrettanto serio. Brava.

      1. Simona Lombardi Post author

        Grazie mille!
        Mi fa incredibilmente piacere che i personaggi e la storia risultino verosimili, è un progetto al quale mi ci sto dedicando con grande impegno.
        Ancora grazie e spero di rivederla al prossimo capito!
        S.