Madre di Misericordia
«Ma quanto ci mette?» sussurrò mentre tracannava l’ennesimo bicchiere di whiskey e picchiettava le dita sul tavolo.
Finalmente comparve dalla porta d’ingresso. Prima di entrare, scrollò l’ombrello e lo infilò nel portaombrelli. Poi entrò. Bella come il sole, come sempre. Aveva una sciarpa gialla che le copriva tutto il collo. Fuori faceva molto freddo, e chi entrava nel locale veniva investito da una piacevole ondata d’aria calda .
Will alzò una mano per farsi vedere e lei accennò ad un sorriso appena lo notò. Con un cenno della mano salutò Elly al bancone, poi le disse qualcosa a voce bassa. Sempre con il solito magnifico sorriso stampato in volto si andò a sedere al tavolo di Will, proprio di fronte a lui. Per un attimo si guardarono intensamente negli occhi.
«Ah, ce l’hai fatta.» esordì sarcasticamente Will.
«Avevi qualche dubbio?»
Scambiarono di nuovo un’intensa occhiata.
«No, no. Mai avuto.»
«Menomale, menomale…»
Qualche secondo più tardi, Elly portò il thè ad Anne. Probabilmente lo aveva ordinato appena entrata. Will indicò con lo sguardo il bicchiere vuoto davanti a lui, facendo capire alla ragazza che era pronto per un altro whiskey con ghiaccio.
«Non cambi mai, eh?» mormorò Anne sorseggiando il thè bollente.
«Ma non scotta?» domandò lui incuriosito.
Anne rispose sorridendo.
«Poi, perché non prendi mai qualcosa di diverso? Sei fissata con il thè.»
«Ti ricordo che una volta presi una spremuta d’arancia.» finì la frase ridendo.
«Doveva essere di Bob!» continuò Will, riferendosi ad un capello che Anne trovò nella spremuta. Scoppiarono a ridere, ma Anne abbassò lo sguardo. Sembrava preoccupata.
«Cosa c’è, tesoro?» chiese Will, cauto.
«E me lo chiedi pure?» il volto della ragazza si scurì mentre di scatto posò la tazza sul sottobicchiere di ceramica, provocando un sonoro rumore metallico.
Elly, che stava servendo al tavolo accanto, lanciò una brutta occhiata a Will.
«Quindi dovresti essere tu quella arrabbiata? Come se fossi io quello che se ne è andato di casa alle due di notte senza dare alcuna spiegazione. Avremmo dovuto parlarne, è così che si risolvono i problemi. Insieme! Cosa avrei dovuto pensare?»
«Mi serviva del tempo per schiarirmi le idee. Non sapevo cosa fare.»
«Sì così hai deciso di schiarirtele insieme a lui. Com’è che si chiama? Rob? O Rod?»
«Smettila Will, dai.»
«Credi che non abbia mai visto i messaggi sul tuo telefono? Credi che non lo sappia? O pensi che sia uno stupido? Ah sì, forse è così.»
«Fermati Will, ti stai sbagliando. Sono andata da mia madre. Credi che non abbia sofferto anche io? Non ho chiuso occhio per due giorni. Alla fine ho deciso di incontrarti, e ti ho chiamato.»
«Volevi vedermi per dirmi cosa? Che mi lasciavi per lui? Come potevi farmi tutto questo?»
Anne, provata, continuava a fissarlo.
«Ti ho dato tutto me stesso. Ti ho messo il mio cuore in mano e tu hai deciso lo stesso di spezzarmelo.»
«Per favore Will…»
Anne chinò la testa e si mise le mani sulla pancia. Poi alzò lo sguardo. Aveva gli occhi lucidi. Will invece, li spalancò in tutto il suo stupore. Rimase immobile per qualche istante, prima che una lacrima solitaria brillò sul suo viso.
«Lo sapevo già da due settimane. Non sapevo come l’avresti presa. Ero venuta per quello.»
«E perché non lo hai detto subito! Perché!?»
«Stavo per dirtelo Will. Lo stavo per fare, ma poi…»
«Poi cosa? Cosa?!»
«Poi mi hai messo le mani intorno al collo, e hai stretto. Forte. Sempre più forte. Non riuscivo a muovermi. Mi facevi male, Will.»
Lasciò cadere la sciarpa a terra, scoprendo il collo martoriato dai lividi.
Will era paralizzato. Il cuore sembrava esserglisi fermato. Una fitta lo colpì, duro, all’interno. Riuscì a sentirla nel petto. Di sicuro una sofferenza del genere non lo avrebbe mai abbandonato. Era uno di quei dolori che ti accompagnano per sempre, che quando credi di averlo dimenticato, anche solo per un secondo, riemerge più forte di prima, consumando la tua anima giorno dopo giorno, senza che tu possa farci nulla. Diventi l’inerme spettatore del tuo stesso declino.
Anne raccolse la sciarpa, si alzò e si diresse verso l’uscita. Will l’accompagnò con lo sguardo. Poi si precipitò all’esterno, ma di Anne non c’era più traccia. Un pianto in lontananza richiamò la sua attenzione, ma era solo quello di un bambino, che terminò non appena la madre lo strinse a sé in un caloroso abbraccio.
«Quando mai a quello lì gli sono bastati due whiskey per iniziare a parlare da solo?» si domando Elly.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
la mente spesso è una stronza, io ne so qualcosa, purtroppo nessuna è raffinata quanto essa, anche io sono d’accordo con la riflessione prima della riflessione precedente
L’atto finale mi ha lasciato colpito, credo sia davvero un buon finale che lascia in sospeso dei quesiti nascosti nel brano, sono d’accordo con la riflessione precedenti, essere nemici di sé stessi può essere l’arma più potente, specie se stai vicino al whiskey
Proprio così David, hai colto pienamente il segno. Grazie per il tuo commento 🙂
Ciao ❣️
Quando è brutto essere i peggiori nemici di noi stessi? Di certo Will questo lo sa bene… soprattutto dopo la rivelazione finale.
All’inizio siamo portati a pensare che sia una storia di corna, un uomo che scopre di essere stato tradito e affronta la compagna, ma poi insieme al protagonista scopriamo la verità… il protagonista è schiavo di se stesso e dei propri pensieri
Proprio così, Lola 😉