
Madri, padri e figli
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
- Episodio 1: Inevitabile come il respiro
- Episodio 2: Il senso dei ricordi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Gli uomini non cambiano, soprattutto se hanno certi vizi. Non so se mia madre abbia parafrasato Mia Martini o se questa convinzione fosse sua, nonostante un marito ineccepibile. In ogni caso, le parole che mi ha tirato dietro come una minaccia anni fa, si sono rivelate profetiche. Ci ho pensato spesso in quest’ultimo anno, ho provato a dirle che aveva ragione. Credo che sia stata felice di come sia andato il mio matrimonio, per quanto una madre non dovrebbe mai gongolare delle disgrazie di una figlia. Dal suo punto di vista, invece, ho deviato dai suoi insegnamenti, perciò non potevo non finire male. Non sono mai riuscita a capirla, a mettermi nei suoi panni. L’ho temuta, sono arrivata a un passo dal detestarla, ho pure provato a farle vedere il mondo dal mio punto di vista, a spiegarle che l’amore sgretola molte regole e lo fa senza chiedere il permesso. Non siamo mai riuscite a trovare un punto d’incontro. È per questo che Anna è entrata così tanto nella mia vita. Ne stiamo parlando adesso con Paola, davanti a del sashimi e a degli involtini primavera.
“Lei ha significato molto per te, ti voleva un bene immenso. Sai che non ti vorrebbe vedere così” mi parla piano e con dolcezza, come se fosse davanti a una bambina che non capisce qualcosa di evidente per gli adulti.
Aggrotto le sopracciglia, provo a seguirla. Cerco la risposta di cui ho più bisogno ora.
”Quindi, secondo te, l’ho vista veramente?”
La mia amica si versa dell’acqua, aspetta che il cameriere si allontani.
“Credo che tu l’abbia voluta vedere. Capisci cosa intendo?”
Scrollo la testa, ho bisogno di essere guidata.
“I suoi consigli sono stati sempre preziosi per te, così come ti sentivi rassicurata da tua nonna o vedevi come un fratello Sergio.” Si ferma un attimo per capire se la sto seguendo.
Annuisco e mi porto alla bocca un po’ di riso alla cantonese.
”Sei in un momento in cui navighi a vista, non sai come riprendere in mano la tua vita e recuperare con Giorgia. Avresti bisogno di loro, non è così?”
Mi esce un sospiro pieno di tristezza, il mio appetito sta scomparendo.
”Mi sembra una spiegazione logica. Mi sento come se avessi il mondo contro. Per Giorgia ho sbagliato solo io, è colpa mia se non ha più un padre.” Mi sfugge qualcosa di simile a un singhiozzo, butto giù in fretta un sorso d’acqua. Non posso scoppiare a piangere al ristorante.
”Sono proprio una pessima compagnia, non ti ho neanche chiesto come sta Eleonora” dico con un debole sorriso alla mia amica. Conosce già tutta la storia, non serve che riparliamo di cosa mi accusa mia figlia.
“Non voglio monopolizzare la serata.”
“Tesoro, con me puoi sfogarti, non sentirti in colpa.” Allunga una mano e mi accarezza. Il contatto fisico è un balsamo in questo momento. “Giorgia vede solo una parte di quello che è successo. È arrabbiata e ha bisogno di prendersela con qualcuno. E tua cognata non aiuta.”
Il pensiero va a Luigi, ai tasselli che non riesco a mettere insieme.
”Non so cosa sia andato storto, ci penso, ma non capisco cosa l’abbia allontanato da me. Avrebbe potuto parlarmene, cercare di risolvere insieme.” Paola mi guarda con tenerezza, anche queste sono parole già sentite. Ho pianto tanto sulla sua spalla, le ho chiesto spiegazioni che non aveva. Probabilmente, sta tutto nelle parole di mia madre. Certi uomini non cambiano.
Mi è passato definitivamente l’appetito, ma ci sono ancora diversi piatti sul tavolo.
“Dai, aiutami almeno a finire questi.” Paola spinge verso di me dei rotolini di riso venere e tonno, di cui non ricordo il nome. Ne prendo uno con poca convinzione, quando un bicchiere va in frantumi dietro di me. D’istinto, mi giro e mi paralizzo. È a qualche tavolo da me, non l’avevo notato entrando. Anche lui mi vede e cambia espressione, il suo sguardo si indurisce. Non è un fantasma, ma l’effetto è lo stesso. Azzardo un cenno di saluto, ma lui si limita a fissarmi. La donna che ha di fronte si volta perplessa per capire chi sta guardando con così tanta intensità. Mi guarda, ma non capisce, gli chiede qualcosa. Lui le risponde senza distogliere lo sguardo. Dovrei dargli le spalle, ma rimango congelata, faccio fatica anche a sentire Paola.
“Tesoro, che succede?”
“C’è Federico, il figlio di Luigi.”
La mia amica non osa dire nulla, io non so cosa fare.
È lui ad alzarsi e venire verso di me. Devo aspettarmi una discussione?
“Sveva” mi apostrofa asciutto.
“Ciao” lo saluto con un filo di voce, che fatico io stessa a sentire.
“È tanto che non ci vediamo” non dice esattamente da quanto, ma entrambi ricordiamo la data esatta e ciò che è successo. “Giorgia dov’è?”
So che ogni tanto loro due si sono visti, credo sia giusto che abbiano un rapporto. Non hanno colpa di quello che hanno combinato i loro genitori.
“È con Raffaella, passano molto tempo insieme.” Sospetto che lo sappia già, lui e mia figlia si sono incontrati quasi sempre a casa di mia cognata.
“È tua moglie?” Abbozzo un sorriso guardando la donna rimasta al tavolo. È proprio bella, mi pare che Luigi me ne avesse parlato.
“Non ancora. Abbiamo preferito rimandare il matrimonio, dopo quello che è successo.” Mi guarda in modo significativo, mi sento, per l’ennesima volta, sotto accusa.
“Tua madre?” So che non avrei dovuto chiedere, ma il mio interesse, per quanto assurdo possa sembrare, è sincero.
“Va avanti con la sua vita. Per fortuna ha imparato.” Un’altra stoccata che mi colpisce da qualche parte. Accetto il dolore, me lo merito.
Per anni ho guardato con pena quella donna, ma mi sentivo un gradino sopra di lei. Potevo capire la sua sofferenza, solo con il distacco di un’osservatrice, però. Quello che aveva passato lei non lo avrei mai sperimentato. Eravamo completamente diverse, io ero la vincitrice, nessuno mi avrebbe potuto togliere il premio conquistato a prezzo di tanto biasimo e della vergognosa etichetta di rovinafamiglie. La mia felicità era costata tanto, per questo era destinata a durare. Io mio marito lo capivo, gli davo tutto quello di cui aveva bisogno, lo veneravo. È stata solo un’illusione. Capirlo mi ha permesso di comprendere davvero quella donna e ha acuito moltissimo la sofferenza.
Vorrei trovare le parole per Federico, chiedergli come sta, ma so di non averne il diritto. Per questo, spero che vada via. Nonostante ciò, butto fuori un’altra frase, cercando un pezzo di legno a cui aggrapparmi in mezzo alla tempesta. Arrivo a chiedere aiuto a chi può solo odiarmi.
“Giorgia mi detesta. So che in parte me lo merito, ma…” Lo guardo e cerco nei suoi occhi quelli di Luigi. Federico fa qualcosa di simile a un sorriso, ma non c’è calore sul suo viso.
“Vorrei dirti che mi dispiace, ma sarebbe una bugia. Sai che è giusto così, no? È una ruota che gira.”
“È il male che ho fatto” aggiungo io in un mormorio. Sento Paola agitarsi dall’altra parte del tavolo, so che vorrebbe intervenire, farsi carico di parte del dolore che provo.
Federico decide di avermi prestato abbastanza attenzione.” Passa una buona serata, Sveva.” Rivolge un saluto educato alla mia amica e torna al tavolo. Lo vedo dare un bacio alla sua compagna, pochi istanti dopo vanno via insieme. I miei occhi sono annebbiati dalle lacrime, mi viene quasi da vomitare. Paola non ha bisogno di parole, dopo poco ci troviamo all’aria aperta.
“Perché hai voluto parlargli?” non riesce a fare a meno di chiedermi.
Qualcosa si rompe, non ho più motivo di contrastare il pianto.
“Perché ho bisogno di essere perdonata.”
Il senso di colpa è il mio vero fantasma.
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
Sei riuscita a sugggerire una parte del passato della protagonista incastrando un pezzo dopo l’altro tanti tasselli apparentemente slegati. Ogni frammento spinge a trovare i collegamenti con l’altro, tenendo alta l’attenzione di chi legge. Racconti i sentimenti e il passato come se fossero indizi di un romanzo giallo. È un modo raffinato e assolutamente coinvolgente di raccontare una storia 👏🏻
Ops, ho scritto “sugggerire”. Volevo scrivere “suggggerire” 😆
Ciao Nicholas, è un commento bellissimo, ti ringrazio di cuore! Non sai quanto sono preziose per me parole come le tue!
L’oscuro passato di Sveva è intrigante e triste al tempo stesso. Impossibile non provare empatia verso la donna, ma rimane ugualmente la curiosità di svelare il mistero su ciò che la opprime.
Molto bello!
Grazie di cuore Giuseppe!
molto ben articolato, davvero brava. La psicologia delle due amiche, soprattutto di Sveva, è tutt’altro che di maniera. Davvero convincente.
Grazie!!
“Gli uomini non cambiano, soprattutto se hanno certi vizi.”
Rinnovo il mio commento dell’episodio precedente. E se fossero i vizi a fare l’uomo?😂
Ciao Giuseppe, intanto grazie per la lettura e il commento. In quanto al resto, chissà…
Ciao Melania, ho letto e vorrei complimentarmi per questa storia che prende forma così bene nelle tue mani di scrittrice. La trovo molto vera e sentita e mi pare che nulla sia lasciato al caso. Tanto tasselli che si compongono a formare un quadro di dolore e sofferenza. La colpa e il perdono, quante volte sperimentiamo la prima e cerchiamo il secondo? E quante volte alla fine ritroviamo la pace? La nostra bellezza sta anche nella fragilità del nostro animo. Dal punto di vista dello stile, trovo che tu scriva veramente bene e che sappia padroneggiare egregiamente i dialoghi che mostrano senza appesantire la narrazione. Complimenti
Grazie Cristiana per queste parole bellissime ed estremamente incoraggianti!
Magnetico questo racconto, trasmette autenticità.
Grazie di cuore per aver letto e commentato anche questo episodio!