Maledetto torcicollo
Sulla targhetta del citofono leggo Centro massaggi.
Suono.
Salgo una rampa di scale, trovo Luca ad aspettarmi sulla porta dello studio. Indossa una divisa bianca. Pantaloni larghi, casacca con colletto alla coreana.
Sorride.
Ci conosciamo da circa due anni. Frequentiamo la stessa palestra. Battute e chiacchiere da spogliatoio. Non ci siamo mai frequentati fuori. Quando mi sono lamentato del torcicollo ha sfilato dall’armadietto un bigliettino da visita. Me l’ha offerto e mi ha detto di contattarlo su WhatsApp per metterci d’accordo sull’appuntamento: “Vieni domenica. Allo studio non ci sarà nessuno. Staremo tranquilli” mentre lo dice sorride e ammicca.
Ci stringiamo la mano e mi chiede: «Come va il collo?»
«Mi fa meno male ma mi da parecchio fastidio.»
«Ok, non ti preoccupare. A te ci penso io ora» mi sorride.
Mi porge un paio di pantofole e indica una porta «Lì troverai l’asciugamano e lo slip monouso. Quando ti sei cambiato sdraiati sul lettino. Io arrivo subito.»
Sono davanti al lettino, indosso solo lo slip di carta. Mi sento ridicolo e imbarazzato. Lo slip è troppo piccolo, forse l’ho indossato al contrario. Una musica zen si diffonde nello stanzino. Candele profumate al sandalo. Luce bassa, calda. Una stufetta elettrica mantiene la temperatura alta. Il mio imbarazzo cresce perché sento che il mio pene inizia a gonfiarsi. Mi sdraio prono sul lettino per nasconderlo. Non capisco perchè il mio corpo reagisce così. Sono etero. Ho una compagna. Ma mi sento eccitato.
Perchè?
Cosa mi aspetto veramente?
Sento bussare alla porta «Sei pronto? Posso entrare?»
«Si, si. Vieni pure.»
Due chiacchiere per rompere il ghiaccio, intanto armeggia di fianco a me. Alza un po’ il volume della musica. Ripiega l’asciugamano, lo adagia sul mio sedere. Mi aiuta a sistemarmi comodo sul lettino.
Versa dell’olio caldo sul collo.
La mia prima reazione la sento subito, in basso, tra le cosce.
Mi massaggia il collo, «Sei molto teso, rilassati».
Seguo il suo consiglio, respiro profondamente, svuoto i polmoni. Mi godo ogni movimento delle sue mani. È bravo davvero. Lo sento insistere sulla parte dolorante. Dopo pochi minuti, non mi fa più male.
Passa dal collo alle spalle.
Dalle spalle alle braccia, una per volta.
Ritorna alle spalle, scende alla zona lombare.
Mi sfiora i glutei.
Mi sorprendo a desiderare che me li afferri. Che mi massaggi le natiche con forza. Ad ogni passaggio lo desidero sempre di più. Forse mi è scappato un gemito.
Passa alle gambe, una per volta.
Comincia dal piede. Sollievo e piacere.
Senza mai interrompere il contatto con una mano, aggiunge olio caldo con l’altra.
Il polpaccio.
Con entrambe le mani unte di olio caldo mi massaggia la coscia. Lo slip monouso mi tortura, la mia erezione è totale.
Passa all’altra gamba e riesegue tutta la manovra.
Penso che abbia capito il mio umore. Non è più un massaggio decontratturante. È sensuale.
Mi dice di voltarmi.
Imbarazzo.
Esito, non mi muovo.
L’asciugamano che prima era sul mio sedere non so più che fine abbia fatto. Non posso voltarmi, il mio pene è dritto come un bastone. Che figura ci faccio?
Si avvicina al mio orecchio, un sussurro «Stai tranquillo, tutto quello che succede qui rimane qui».
Con due dita sfiora l’intero profilo della mia schiena. Dall’alto verso il basso…
Mi volto con gli occhi chiusi. Non ho il coraggio di aprirli. Per qualche secondo non succede nulla, so che sta guardando il mio pene in erezione.
Si sposta dietro la mia testa. Posso sentire le sue gambe che mi sfiorano.
Riprende a massaggiarmi.
Il petto.
Il collo.
Le braccia.
Sono di nuovo rilassato.
Con le mani fa movimenti più profondi, si appoggia sempre di più sulla mia testa.
Poi succede.
Scivola di lato sul mio fianco sinistro senza mai interrompere il contatto. Con entrambe le mani riprende a massaggiarmi il petto. Movimenti circolari, ampi.
Scende lentamente lungo i fianchi, infila le dita nell’elastico dello slip e prova a tirarlo giù. Lo slip si è incastrato con il pene duro, lo sgancia e lo sfila dai piedi.
Io sono un blocco di marmo.
Vorrei scappare, urlare, imprecare. Ma il mio corpo non si muove di un centimetro.
Ricomincia dalle gambe con entrambe le mani.
Un piede.
Il polpaccio.
La coscia.
Sto per esplodere e lui lo sente.
Io fremo, lui gode.
Lo sento.
Mi sente.
Mentre mi massaggia le coscie, con le dita sfiora lo scroto.
Ogni tocco è una scarica di piacere.
Sospiro.
Con le mani stringo forte il bordo del lettino.
Improvvisamente sento una colata calda su tutto il membro. L’olio caldo mi scivola sui testicoli.
Godo.
Sento il pene vibrare, mi concentro per non venire.
Con entrambe le mani massaggia la mia asta e i testicoli. Scivola su è giù. Movimenti circolari. Poi afferra il pene con una mano, stringe. Mentre esegue un movimento torcente, con l’altra mano distende lo scroto. Va avanti per un tempo indefinito.
Non ho più il controllo su niente.
Non so esattamente quando, ma ad un certo momento sento la punta di un dito farsi strada verso mio orifizio più intimo.
È delicato… esitante.
Prima solo appoggiato. Poi una specie di massaggio. Ho bisogno di eiaculare. Non ce la faccio più. Sono teso come un arco.
Ora la punta del dito è dentro, mi massaggia. Non fa male, è un piacere nuovo. I testicoli appoggiati sul polso della stessa mano. L’altra mano stringe con più vigore l’asta.
Mi masturba sempre più velocemente.
Più veloce.
Più veloce.
Vengo.
Soffoco un urlo.
L’orgasmo più lungo e intenso della mia vita.
Sfila il dito e mentre allontana le mani mi accarezza il pene e i testicoli.
Io non ho il coraggio di aprire gli occhi.
Immobile sul lettino. Aspetto una sua mossa.
Qualche secondo e viene da me.
Mi sussurra all’orecchio: «Ti lascio la carta sul tavolino di fianco. Appena esci sulla sinistra c’è il bagno. Fai con calma. Ci vediamo quando hai finito».
Quando sono solo riapro gli occhi. L’ambiente intorno a me mi appare come se lo rivedessi di ritorno da un lungo viaggio.
Quanto tempo è passato?
Controllo l’ora e non posso crederci: un’ora e mezza.
Sono in auto, ripenso a tutto quello che è successo. Un misto di felicità, stanchezza, dubbio e sollievo. Tanto sollievo. Il collo non mi fa più male.
Non ha voluto essere pagato.
Ripenso a quello che mi ha detto quando ci siamo salutati: “Quello che succede qui rimane qui. Hai il mio numero. Chiamami quando avrai di nuovo il torcicollo.”
Sorrido.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Erotico
Io direi quasi perfetto. Il giusto ritmo, le giuste parole, il giusto grado di ironia e, anche, di humor. Sono sicura che tu ti sia divertito a scriverlo, e questo aggiunge un sovrappiù di leggerezza a un testo che potrebbe essere addirittura drammatico se ad ogni riga non spuntasse il sorriso dell’autore, lo stesso che appare nel finale. Complimenti, Pasquale.
Stupendo! Complimenti veramente.