
Mani spaccate
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Ghiaccioli verdi e cieli azzurri
- Episodio 2: L’avevo lasciato squillare
- Episodio 3: Alla fine è meglio se vai
- Episodio 4: Venerdì sera
- Episodio 5: I sogni e la neve
- Episodio 6: L6
- Episodio 7: Una volta che cadi
- Episodio 8: A casa, la sera
- Episodio 9: Amir e Mohammed
- Episodio 10: L’estate di San Martino
- Episodio 1: Il conto
- Episodio 2: Una sedia dove sedersi
- Episodio 3: La ragazza vestita di giallo
- Episodio 4: Mani spaccate
- Episodio 5: L’ultimo giorno
- Episodio 6: Le scie degli aerei (epilogo)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Erano i primi giorni di dicembre, pioveva dalla mattina alla sera e tutto quello che dovevo toccare era duro, freddo e pieno di spigoli acuminati. Anche i pensieri che mi passavano in testa erano della stessa natura. Avevano a che fare con il ghiaccio. La notte arrivava presto, precipitava da altezze siderali e quando finalmente piombava a terra spazzava via quel che rimaneva del pomeriggio nel giro di un lampo.
Tiravo il fiato un minuto, alzavo gli occhi. Dai lunghi finestroni dell’L6 osservavo il grigio diventare rapidamente nero. Dopo il nero non succedeva quasi più niente se non che lo sentivi premere e spingere contro il tetto e le pareti della fabbrica.
Mi rimettevo al lavoro. Mi concentravo su quello che dovevo fare.
Rovere, wengè, ciliegio, rovere, wengè ciliegio, rovere, wengè ciliegio. Erano le tre qualità di legno con cui trafficavamo tutto il tempo. I cartoni con le scritte bianche servivano per confezionare il rovere, in quelli con le scritte rosse invece ci finiva il ciliegio. Per il wengè c’era il cartone blu.
Io e Amir chiudevamo i pezzi, li impilavamo in file alte un paio di metri e quando avevamo finito andavamo a chiamare Massimo. Arrivava con il muletto, le alzava e se le portava via. Le immagazzinava da qualche parte e per quanto il deposito fosse pieno da scoppiare trovava sempre un buco in cui cacciare tutto quanto. Poi andava a prendere altro materiale e ce lo scaricava davanti.
«Questo è wengè, sono 48 pezzi, usate il cartone blu.»
Il capannone non era riscaldato, il portone era quasi sempre aperto perché l’area di carico e scarico era proprio lì davanti. Lavoravamo con la giacca addosso e il cappello di lana in testa, il naso ci colava in continuazione, le mani ci si spaccavano sulle nocche e tra il pollice e l’indice.
La sera mi stendevo sul letto e le osservavo attentamente. Le muovevo, le ruotavo affascinato. Toccavo delicatamente la pelle viva e irritata con la punta delle dita. Riflettevo sul fatto che per qualche ragione non ero capace di star troppo alla larga da posti di quel tipo. Ci ricadevo sempre e senza pentimento.
Avevo svolto una quantità di lavori insensati, stupidi e monotoni ed ero certo che ne avrei trovati ancora, uno dietro l’altro. C’era di mezzo una sfida, una fuga e una ricerca ma i termini della questione erano talmente vaghi e ingarbugliati tra di loro che finivano con lo sfuggirmi quasi completamente. Non aveva importanza, in fin dei conti quel che andavo avanti fare poteva anche non significare niente di niente.
Lasciavo perdere e mi addormentavo.
Il giorno dopo ero di nuovo lì, non mi ero spostato di un centimetro e la cosa non riusciva a preoccuparmi in nessun modo. Il che mi preoccupava tantissimo, se solo ci pensavo. Ma facevo in modo di non pensarci e continuavo a fare quello che facevo. Andavo avanti. Essenziale ed accessorio come un criceto sulla ruota.
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Il conto
- Episodio 2: Una sedia dove sedersi
- Episodio 3: La ragazza vestita di giallo
- Episodio 4: Mani spaccate
- Episodio 5: L’ultimo giorno
- Episodio 6: Le scie degli aerei (epilogo)
“Andavo avanti. Essenziale ed accessorio come un criceto sulla ruota.”: questa frase è l’emblema non solo di questo capitolo ma, credo, di tutta la storia.
Bello, come sempre.
Te lo avevo già scritto che è un racconto che sento vicino! Ho lavorato in un magazzino a scaricare mobili per tre anni. Rovere, ciliegio, noce… 🙂
Ciao Michele, come ti ho già detto, la storia che racconti sembra semplice, ma le frasi che scegli sono davvero molto belle. È un vero piacere immergersi in questa serie.