
Mare indaco, carezzato da nubi di spuma bianca
Serie: Triskell
- Episodio 1: Una notte senza stelle… buia… fredda.
- Episodio 2: Lo scroscio di una risata, simile a pioggia in primavera
- Episodio 3: Mare indaco, carezzato da nubi di spuma bianca
- Episodio 4: Veleno
- Episodio 5: Risveglio
- Episodio 6: Triskell
STAGIONE 1

Mare indaco, carezzato da nubi di spuma bianca.
L’Occhio di Zephirot brillava da trent’anni, luminoso come la prima stella del mattino. La magia era tornata a varcare i confini delle Terre dell’Ovest.
Gli Hender avevano rinforzato le loro fila, consacrando nuovi Lettori e Paladini. I loro simboli, verga e spada, erano forgiati nello stesso fuoco: colmati dalla benedizione del Dio nell’attimo in cui venivano accostati al prezioso cristallo, l’Occhio, al momento dell’investitura.
Nephelim aveva sputato sangue, sepolto il dolore del distacco nella parte più buia della sua anima: era quanto aveva desiderato per sé da quando aveva avuto uso della ragione. La nascita di Dalain non aveva fatto che rafforzare il suo proposito.
Trovava bizzarro che il suo popolo combattesse la magia facendone uso.
Un Paladino doveva al proprio protetto l’anima: accompagnava i suoi passi ovunque fosse richiesto il suo intervento.
Il Lettore d’Anime vedeva oltre ogni apparenza: la sua mente possedeva l’agilità necessaria a dipanare le matasse più aggrovigliate. Era in grado di discriminare ogni emozione, inflessione, giungendo alle verità più nascoste.
Nephelim si apprestò a una nuova attesa: si augurò di non dover presiedere all’interrogatorio di una poveraccia, accusata di stregoneria per aver servito una tisana curativa al Siniscalco. Era accaduto molte volte. Troppe.
I sorrisi nervosi degli stallieri gli fecero temere che il Lettore sarebbe giunto in ritardo: distoglievano lo sguardo dal suo, temendo qualche rimprovero.
Fu felice di scorgere il compagno scendere dalla scalinata del Tempio.
«Bosco dei Sussurri.»
Si avvicinò a lui, rendendo palese che l’aiuto di altri non era gradito. Dalain era ancora leggero, tanto da non procurargli alcuno sforzo mentre lo aiutava a issarsi sulle staffe.
Prese in consegna il suo pezzato e montò in sella rivolgendo un ultimo sguardo ai garzoni. Non si diede la briga di prendere congedo, dirigendo la cavalcatura verso Porta Grande.
«Sei sempre antipatico.» Dalain lo raggiunse, arricciando il naso nello stesso modo di quando era bambino. Un’espressione che esprimeva al contempo rimprovero e divertimento.
«Non sono addestrato a riscuotere benevolenza.» Attese che gli fosse a fianco.
Il Lettore sorrise. Conosceva l’origine del malumore del cugino: non era contento di scortarlo fuori dai confini della Capitale. Nephelim avrebbe preferito tenerlo confinato sotto una campana di vetro.
Sostenne la sua occhiata curiosa. «Una strega. Così raccontano le comari delle Contee Centrali.»
«Hai già un tuo pensiero?»
«I rapporti dei Sacerdoti della zona confermano il sospetto. Molti villici scompaiono nel nulla senza lasciare traccia. Altri manifestano un carattere violento sconosciuto alla loro indole.»
Nephelim aveva aggrottato le sopracciglia, in attesa.
«Una Maldana. Non è la Strega che gli Hender stanno cercando.»
Il Paladino annuì, tenendo per sé le proprie riflessioni.
***
Trovarono la strega in una casupola di legno, un tempo capanno di caccia del Signore della Contea, nel mezzo del Bosco dei Sussurri. Legarono le cavalcature a un albero poco lontano: si erano fatte bizzose non appena raggiunto il folto della foresta.
Dalain aveva deciso di attendere il mattino per entrare nella bruma che avvolgeva il luogo.
Nephelim osservò con attenzione gli alberi spogli, sottili. Alberi ingobbiti: il tronco cresceva curvo, formando un’onda che dal suolo si innalzava dritta verso il cielo lattiginoso. Riusciva ad avvertire la magia sebbene non fosse dotato di quel talento.
Li attendeva, ferma, davanti allo steccato oramai in rovina. Una donna di bell’aspetto.
Il Lettore fermò i suoi passi, reggendosi al bastone istoriato: il cristallo sulla sommità aveva preso colore. Chiuse gli occhi, lasciando che l’essenza di lei lo colmasse.
L’aura scura che lo travolse divenne torbida come il catrame. Avvertì dolore, piacere, cupidigia. Si era concessa al Senza Nome con piena consapevolezza: era veicolo del Dio nel diffondere odio e disperazione.
Le sue sembianze iniziavano a mutare: presto si sarebbe rivelata per la sua vera natura.
«È tua, Paladino.»
Nephelim estrasse la spada senza indugio, lasciando che la lama prendesse vita della stessa luce della verga. Il Lettore aveva emesso la sua sentenza. Suo, il compito di eseguirla.
***
I cavalli erano riusciti a liberarsi: avevano ceduto alla paura.
Nephelim allacciò il cinturone al petto di Dalain, di traverso, sistemandogli la spada alle spalle.
Quando si abbassò nel chiaro intento di farlo salire sulla schiena il Lettore scoppiò a ridere. «Siamo troppo vecchi per questo.»
«Posso camminare per giorni, ho marciato in situazioni peggiori. Sali.»
Dalain sospirò, sapendo di non avere scelta. Si aggrappò lasciando che Nephelim lo sollevasse. Dopo alcune miglia si abituò al ritmo impresso dalla falcata del Paladino: regolare, come ricordava.
«Hai deciso quale dono acquistare per tua moglie? Mancano poche lune al suo anniversario di nascita.»
Nephelim si curvò in un gesto spazientito. «No. So che sarai tu a pensarci.»
«Potresti dedicarle più attenzione.»
«Veridiana disprezzerebbe uno sposo affettuoso, trascorriamo assieme il tempo necessario a rispettare i voti coniugali. Le sono “antipatico”.»
Il Lettore non raccolse la provocazione. «Desidera un figlio.»
«Non ho alcuna intenzione di generare un infelice.» Gli rivolse uno sguardo duro, volgendo il capo verso di lui. «Le maledette leggi sulla razza stanno portando la nostra gente al tracollo. L’obbligo di mischiare il sangue con i soli familiari rende i nostri figli sempre più pallidi, malati.»
«Io non sono infelice.»
Nephelim accusò il colpo in silenzio.
«Saresti un buon padre.»
«È questo che sono per te?»
«No.» Dalain alzò lo sguardo al cielo, pensieroso. «Riesci a distinguere sfumature nei toni d’azzurro sopra di noi?»
Il Paladino continuò a marciare.
Dalain gli posò una guancia sulla spalla, lasciandosi vincere dalla tranquillità del suo incedere. «Ancora mi chiedo perché tu mi voglia bene.»
Nephelim non rispose, certo che entro poche miglia si sarebbe addormentato cullato dai suoi passi. Sorrise solo quando il respiro regolare giunse a sfiorargli il viso.
Mare indaco, carezzato da nubi di spuma bianca. Desidero affogare in mille cieli.
“Quale Dio ha stabilito che l’amore debba raggiungere il trionfo nell’incontro di due corpi?
Troverò la Strega, dovessi trascorrere la vita alla sua ricerca. Piegherò le ginocchia, offrirò la mia fedeltà. Prego solo perché fino ad allora mi sia concesso un battito in più. Un respiro.
Verrà la notte in cui veglierò il sonno di Dalain senza temere il sorgere dell’alba.”
Serie: Triskell
- Episodio 1: Una notte senza stelle… buia… fredda.
- Episodio 2: Lo scroscio di una risata, simile a pioggia in primavera
- Episodio 3: Mare indaco, carezzato da nubi di spuma bianca
- Episodio 4: Veleno
- Episodio 5: Risveglio
- Episodio 6: Triskell
“Ancora mi chiedo perché tu mi voglia bene”.
“Quale dio ha stabilito che l’amore debba raggiungere il trionfo nell’incontro di due corpi?”
Sto adorando Nephelim e dopo tre episodi azzardo un commento anch’io: in questa serie secondo me ci sono i sentimenti intimi dell’autrice, come se la storia narrata fosse un veicolo per condividere con i lettori delle belle sensazioni. Oppure sono io che lo percepisco così perché un po’ mi ci ritrovo? 🙂
Quando scriviamo, inevitabilmente, lasciamo un’impronta seppure impercettibile. “Respiro” è uno dei racconti che sento più mio, probabilmente perché Nephelim e Dalain sono due forze contrapposte con cui convivo fin da bambina. Quando la salute non è delle migliori è necessario affidare la propria sopravvivenza ad una volontà caterpillar. Probabilmente, molte delle mie “rigidità” sono dovute a questo: per vicende attuali, riguardanti il mio intorno, mi rendo ora conto che esistono diversi tipi di Nephelim e che la forza prende forme diverse a seconda della persona. Forse è per questo che ti ritrovi nel mio racconto: ognuno di noi ne ha uno.
Ho aspettato di leggere un po’ di puntate prima di commentare: volevo assaggiare questi racconti con tutta la calma necessaria. La prosa è effettivamente assai evoluta ma non mi sembra per nulla “vetusta”, anzi, mi è perfettamente adeguata al topic ed all’ambientazione della storia. Ma questo lo sai già: è frutto di una ricerca attenta, nonostante il commento sbarazzino sui libri letti da bambina.
Hai volutamente sorvolato sullo scontro con la strega che non era quella che loro cercavano, questo mi fa pensare che tu ti stia tenendo le scene più dure per momenti più importanti nella storia.
Certamente mi incuriosisce la connessione fra la penultima e l’ultima riga:
“Piegherò le ginocchia, offrirò la mia fedeltà. Prego solo perché fino ad allora mi sia concesso un battito in più. Un respiro.
Verrà la notte in cui veglierò il sonno di Dalain senza temere il sorgere dell’alba.”
Mi sono fatto un’idea, vedremo se ho ragione.
Splendida storia, che si preannuncia assai intrigante.
Credo che tu abbia ben individuato il pensiero di Nephelim. É un uomo estremamente pragmatico, si basa sulla ragione e sulla sua esperienza nel giudicare ciò che gli sta attorno; non ha alcun interesse ad una caccia alle streghe fine a se stessa. Nell’ottemperare ai suoi doveri, il suo fine è intimo e personale: trovare colei che può tutto. Il prossimo episodio accoglierà il punto di vista di una delle altre due persone coinvolte in questo triangolo: Veridiana, moglie dell’uno e sorella dell’altro. Per conoscere la vera natura della Strega, sarà necessario attendere che sia Dalain a prendere la parola.
Altro che magia! Si scorge un mondo vasto e grandioso, dipinto con lo stile di Bouguereau e quello di Royo miscelati egregiamente. E mi ritrovo a sbavare come dopo giorni di digiuno davanti ad un piatto fumante e godurioso. Le tue parole sembrano danzare, trasmettere sensazioni carezzando gli occhi e acquisire una voce calda e preziosa che sussurra al cervello. Ecco come mi fai sentire.
Allora siamo pari, anche a me i tuoi mondi fanno sognare. E non è forse questa, la vera magia?
p.s. di Royo apprezzo particolarmente Dead Moon. Non amo le illustrazioni erotiche, ma che dire… l’arte è arte.
Come ha gia` scritto anche Cristiana, ma mi sembra giusto ripeterlo, il livello stilistico di scrittura che hai raggiunto e` molto alto. La storia e i personaggi hanno il fascino del mistero e di un potere superiore che non so se definire soltanto magico. Ho bisogno di saperne di piu`; quindi aspetto.
Abbraccio anche te (come ho fatto con Cristiana) nel ringraziarti di aver apprezzato la mia prosa “vetusta”: sono contenta che non abbia dato noia. Anche se i miei mondi sono fantastici, i sentimenti dell’animo sono universali: credo che la vera magia risieda nel farli ardere dentro di noi nonostante tutto ciò che potrebbe spegnerli.
“Il Lettore d’Anime vedeva oltre ogni apparenza: la sua mente possedeva l’agilità necessaria a dipanare le matasse più aggrovigliate.”
Magia o empatia assoluta? Bellissima frase comunque.
Al giorno d’oggi, credo che l’empatia sia più rara della magia. Purtroppo…
Accompagnarci, di episodio in episodio, nella crescita di Dalain è davvero una bella scelta.
Prima era solo un neonato, ora, invece, è diventato addirittura un Lettore: un evolversi della storia, che prosegue inesorabile verso il suo culmine.
Non posso che attendere con ansia il prossimo episodio.
Sono felice che questa serie ti stia piacendo. Il punto di vista di Nephelim si chiude con questo episodio, nel prossimo sarà un altro personaggio quello ad esporre il proprio. Piccolo spoiler… l’ombra oscurerà la luce.
Una scrittura ‘superiore’, direi perfetta senza sbavatura alcuna. Una scelta lessicale appropriata per questi mondi che solamente tu sai creare così bene. Affascinanti i due protagonisti, dal primo respiro fino all’ansimare della corsa. Il più delicato sulle spalle del forte. Un rapporto che riesce ad andare oltre all’amore, un senso di onore e protezione che si sente sulla pelle. Bravissima Micol, una delle mie migliori letture.
Ciao Cristiana, sono contenta che tu riesca ad apprezzare la mia prosa “vetusta” 😀 A volte, quando scrivo high fantasy, mi lascio trasportare dalle atmosfere dei libri che leggevo da bambina (in primis Il Signore degli Anelli) e temo di risultare “ampollosa”. Al di là della forma, sono contenta che questa storia ti piaccia. Come ho raccontato nel post che ho pubblicato in IG, mi rappresenta per molti aspetti, soprattutto per il significato che do alla parola “amore”.