
Mario
Serie: IL TRENO DELLE ANIME
- Episodio 1: Il piano – 1
- Episodio 2: Il piano
- Episodio 3: Sabato 29 marzo
- Episodio 4: L’incontro con la madre
- Episodio 5: Il processo e il carcere
- Episodio 6: Mario
- Episodio 7: Lo scarafaggio
- Episodio 8: La proposta
- Episodio 9: La prova
- Episodio 10: Il concerto
STAGIONE 1
Tonio, irritato dalla risposta di Nico, si avvicinò a lui, lo sollevò afferrandolo per la camicia e incominciò a sbatterlo ripetutamente contro il muro, colpendolo anche al viso. Nico non si difese e non disse niente. Mario intervenne strattonando Tonio:
«Sei pazzo, così lo uccidi! Lascialo!»
Tonio lasciò la presa e Nico cadde a terra; aveva la testa insanguinata e dalla bocca perdeva saliva e sangue. Gli agenti penitenziari non tardarono ad arrivare. Tonio, adesso, era impaurito.
«Che cosa è successo? Chi è stato?» chiesero gli agenti.
«Noi non abbiamo fatto niente, sì… si è arrampicato sulla brandina di sopra e poi è caduto…» disse Tonio, non sapendo come giustificare quello che era successo.
«È vero?» chiesero gli agenti a Nico, che con un cenno della testa confermò quanto aveva detto Tonio.
«Forza, portiamolo in infermeria… e guai a voi se succede altro…» aggiunse uno degli agenti, guardando in faccia tutti.
Mario si avvicinò a Tonio e disse:
«Ma si può sapere che cazzo ti è preso? Non hai capito che se uccidi quel tipo gli fai solo un piacere? Non vedi che espressione ha? Non mi meraviglierei di vedermelo appeso a una corda una di queste notti».
«Sì, hai ragione, ma non so che mi è preso» rispose Tonio, quasi meravigliato di quello che aveva fatto.
Il pomeriggio del giorno dopo, Nico fu riportato in cella; non era del tutto ristabilito, il suo passo era lento e incerto. Si stese sulla sua branda e chiuse gli occhi. Aveva mal di testa e la luce gli dava fastidio. In cella c’era solo Mario, che osservava Nico e pensava a quello che era successo il giorno prima: tutti accusavano Nico di aver fatto del male a chi era debole. Ma loro facevano lo stesso. Non era forse più debole Nico? Tanto da non avere neanche la volontà di vivere? Mario pensò di prepararsi un caffè e, istintivamente, riempì due tazze.
Nico, intanto, cercava di dormire e c’era quasi riuscito, ma sentì la presenza di qualcuno accanto a lui e un profumo di caffè. Una mano lo scosse e aprì gli occhi.
«Tieni, prendi» era Mario che gli porgeva il caffè. Nico restò un attimo a guardarlo sbalordito.
«Allora, ti decidi? Lo vuoi o non lo vuoi? Non ti preoccupare, non ci ho messo il veleno.»
«Grazie» disse Nico.
Mario aveva la solita aria spavalda, che tutti i suoi compagni di cella avevano nei suoi confronti; si sedette sulla branda di fronte a quella di Nico, lo osservò per qualche minuto, poi disse:
«Cosa vuol dire “la morte sarebbe una soluzione migliore”?»
Nico restò in silenzio, non aveva nessuna voglia di parlare di quello che provava.
«Che c’è? Hai perso la lingua?»
«…Magari solo quella… ho perso tutto… Mi sono rimasti solo ricordi… brutti ricordi» rispose Nico, cedendo all’insistenza di Mario.
Mario aveva una piccola croce tatuata sul braccio; Nico la fissava. Mario se ne accorse e chiese:
«Cosa guardi? Il mio tatuaggio?»
«Sì, pensavo, beato te che credi; almeno puoi pensare che qualcosa possa mettere a posto tutto.»
«Guarda che non ci vuole il permesso del Papa per credere. Chi te lo vieta?»
«Nessuno… ma ci sono cose che devi sentire… come…»
«Come cosa?»
«Niente… ho dimenticato quello che volevo dire.»
«E allora dimentica pure quello che ti fa stare male.»
«Già… dimenticare… un po’ come mettere la polvere sotto un tappeto: non vedi più niente, ma lo sporco resta… io non voglio dimenticare niente…»
«Di’ la verità… stai male per una donna? Guarda che quello che dici con me qui resta.» Nico non rispose, ma guardò Mario dritto negli occhi.
«Ho indovinato, lo sapevo. Ti ha tradito?… Beh, se è così… in fondo è normale… non poteva aspettarti.»
«No, sono io che ho tradito lei.»
«Ma che dici? Sei chiuso qui da quattordici anni… e se l’hai tradita prima, mi dispiace dirtelo, ma a quest’ora ti ha bello che rimpiazzato…»
«Magari potesse farlo…»
«Diu bun, che casino che hai in testa… ti ci vorrebbe un bagno nell’acqua santa… anzi… un miracolo.»
«Sì, hai detto bene, ma il miracolo che io vorrei Dio non l’ha mai fatto a nessuno… forse dovrei invocare qualcun altro…» disse Nico con un sorriso amaro.
«Vabbè, chi ti capisce è bravo… tieni, prendi un po’ di dolcezza… ieri mia moglie mi ha portato un pacco con un po’ di cose» disse Mario porgendo un pezzo di cioccolato a Nico.
«Grazie, Mario.»
«E mi ringrazi ancora?… Ma da dove sei arrivato?»
Gli anni passavano velocemente, forse perché quando i giorni sono sempre uguali, vuoti, senza niente che dia loro un senso, diventano brevi.
E arrivò l’estate del 2019. Nico fu convocato dal suo nuovo avvocato: «Vieni, Nico, siediti». Nico non riusciva a immaginare il motivo di quell’incontro; si sedette e aspettò che fosse l’avvocato a parlare per primo:
«Ascolta, Gigi ha ritrattato la sua versione e quella di Gianni riguardo a come sono andati i fatti quel giorno.»
«In che senso?» chiese Nico.
«Gigi afferma che non è vero che quella ragazza l’hai buttata tu nel crepaccio, ma è caduta per fatalità e tu non ce l’hai fatta ad aiutarla, e non è neanche vero che loro volevano fermarti e costituirsi, ma tu li hai minacciati.»
«Perché adesso dice questo? È vera la versione che è stata detta al processo, quella confermata da me e da loro.»
«Nico, basta adesso, non aiuti nessuno con questa tua ostinazione nell’accusarti. Ho sempre saputo la verità; certi pensieri non fanno rumore… ma si possono leggere negli occhi di chi li ha… ma cosa vuoi? Il Paradiso solo per te?»
Nico ascoltava in silenzio, a testa china. L’avvocato continuò dicendo:
«Non pensare di danneggiare i tuoi amici ritrattando. Per quanto riguarda Gianni, è andato a vivere all’estero e non si sa neanche dove sia. E Gigi… è molto malato… ha pochi mesi di vita… lascialo morire in pace… vuole saperti libero… conferma la sua versione. Se non lo fai, il tuo non è più altruismo, ma egoismo… quasi una sottile vendetta. Se vuoi aiutare qualcuno, devi tendergli una mano… ma non sempre per dare, ma anche per prendere. Se rifiuti quello che Gigi vuole fare per te, lui penserà che lo vuoi allontanare… oppure capirà che lo vuoi proteggere anche a costo di danneggiarti… e così lo annienteresti…»
Serie: IL TRENO DELLE ANIME
- Episodio 1: Il piano – 1
- Episodio 2: Il piano
- Episodio 3: Sabato 29 marzo
- Episodio 4: L’incontro con la madre
- Episodio 5: Il processo e il carcere
- Episodio 6: Mario
- Episodio 7: Lo scarafaggio
- Episodio 8: La proposta
- Episodio 9: La prova
- Episodio 10: Il concerto
“Se vuoi aiutare qualcuno, devi tendergli una mano… ma non sempre per dare, ma anche per prendere”: quanto è vero!
Grazie Arianna. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato questo mio pensiero.
Mi piace.
Grazie Rocco.
Un po’ di luce in fondo al tunnel. Finalmente. Brava Concetta, ridiamo una vita a questo ragazzo!
Grazie.Ci vorrà un po però, per dare serenità a Nico, ma non posso anticipare niente.
Il lato umano del carcere. “Ho visto gente venire sola e poi insieme verso l’uscita” cantava De André.
Grazie Francesco. Bellissimo commento, poi amo De André