Marionette

Serie: Ali-morte


Due serve, due lavoratrici, un gradino poco più in alto di quello occupato dai prigionieri di guerra, stanno fissando una signoria illustrissima degli spiriti dell’aria e un essere umano che fino a dieci minuti prima era ritenuto l’arcinemico del mondo fatato, il male assoluto.
L’incontro più sorprendente in una nottata che era destinata a una semplice cenetta proibita per un anniversario che ha perso ogni senso e ogni importanza.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il mondo magico ha le sue regole ferree millenarie:
L’uomo non è ammesso tra le creature fatate, le foreste sterminate che ricoprono la maggior parte delle terre emerse hanno reso l’atmosfera tossica per loro.
La corruzione che li pervade è ripudiata.

Quei due individui così diversi, sono inaspettatamente amichevoli e quasi cordiali.
Per Vivian e Mellea sembra una di quelle sorprese emozionanti che un vicinato affettuoso ha organizzato per l’evento.  .

Un flash di luce violetta illumina i rami secchi della vetusta rocca per un breve istante.  .
La testa dell’umano scatta, seria e attenta, il piccolo cumulo nembo che voleva far finta di essere il cranio dello spirito, fa il medesimo movimento.
Un gesticolare concitato indica alle fate che sta accadendo qualcosa, le parole incomprensibili assumono la forma di un sibilo.
«Restate qui, sembra che sia stato aperto un passaggio dalla parte del vostro mondo.»
«Cosa?» chiede Viv, senza ottenere risposta, i due svaniscono nello stesso momento.
«Non sono poi tanto spaventosi gli umani… i racconti te li descrivono come dei most—»
Una montagna di detriti fatti di terra, pietre, rami e arbusti travolge le due fate, spazzandole via dal piccolo monolito nero e scaraventandole lontano, investite da un’onda anomala di schegge e frammenti.
Mellea è tutta dolori acuti e lancinanti che si fanno strada attraverso le gambe e il busto; preziosa linfa dorata le cola dalla fronte, ha la bocca piena di terriccio umido, anche un’ala primaria si è spezzata, ne avverte il pulsare doloroso al centro della schiena, tra le seconde scapole.
Il pensiero di Mel va subito alla compagna, un gemito strozzato e colpi di tosse convulsa le sfugge mentre cerca di muoversi.
Una frenesia angosciante l’assale, si guarda attorno disperata, cerca di capire, di vedere la sua piccola Vivian dov’è finita.
Trema il suolo, terremoti provocati da passi pesanti come alberi abbattuti.
«Viv! VIV!» urla quel nome tanto amato tra un rantolo e un singulto strozzato, ma non ottiene risposta.
Striscia fuori dal cumulo di terra umida e fredda aiutandosi con le braccia. L’ala è irrimediabilmente spezzata, vede la piega innaturale con un angolo di quasi novanta gradi e la membrana trasparente strappata in più punti.
«VIVIAN rispondimi per la dea RABBIOSA!» il suo è un ringhio disperato, piange per l’ansia, la sorpresa, la paura, il dolore e per il senso di colpa di un’idea tanto infausta.
Un gemito? Forse un flebile lamento. La testa si gira talmente di scatto che rischia di ledere tutti i legamenti del collo.
«Viv! Dove sei? VIV! Dov—»
Dietro una grossa radice spezzata e cumuli di argilla grigia intravede un piede nudo, la calzatura fatta di morbide foglie e di resistenti corde intrecciate di juta , è volata via per l’impatto.
Mel striscia facendo forza sui gomiti, ha male ovunque, ma l’ansia di vedere come sta la sua compagna di una vita sovrasta e soffoca ogni cosa.
I suoi occhi da fata vedono attraverso l’oscurità, con colori meno marcati e con i dettagli sfocati, ma il suo sguardo non si stacca da quel piede nudo immobile. Qualcosa fa tremare il terreno, fa sobbalzare le pietre e franare i cumuli instabili.
«Viv! Vivian… rispondimi ti prego!» grida con la gola che via, via si fa più stretta, la tosse le strappa altri gemiti di angoscia.
Un altro pesante tonfo, un ringhio come di tuono infuriato che annuncia una violenta tempesta estiva. Deve correre. Raggiungere la sua Viv e salvarla, portandola da qualche parte al riparo.
Prova ad alzarsi, ma si accorge di avere entrambe le gambe spezzate e piegate in modo stravagante, proprio sotto al ginocchio. .

Se avesse avuto una coppa di nettare di manuka, sarebbe tornata come nuova nel giro di qualche ora di sonno.
Ma quel prezioso salvavita era concesso solo alle fate di corte, alle potenti librarie e alle famiglie nobiliari.
Un passo tonante la fa rigirare dolorosamente sulla schiena, altri lampi strazianti e fitte stelle create da aculei ossei che lacerano i tessuti.
Lo sguardo liquido di Mellea intravede una enorme colonna di roccia semovente proprio sopra la testa.
Morta. Sono morta. Vivian! Non le ho detto che l’amo.
La montagna cilindrica esplode, trasformandosi in un diluvio di piccoli ciottoli irregolari.  .
L’umano tanto temuto si mette in mezzo tra la forma rocciosa indistinta e le fate ferite. Braccia larghe pronto a proteggerle. .

Lo stregone urla. Versi rabbiosi contro un orso abbozzato fatto di pietra.

Mellea capisce che quella è una marionetta: un soldato magico obbediente agli ordini della sua creatrice.
Tosse convulsa e violenta le squassa il petto e la gola.
L’uomo è riuscito a distruggere una delle quattro zampe, ma le marionette non temono il dolore e a loro basta toccare un’altra roccia per sostituire l’arto perduto.

La sua voce  è tornata ad avere il suono di una frana, di un’enorme campana dal rintocco stonato. È di nuovo delle dimensioni descritte sui libri per le fate bambine.
Delle rune arancioni brillano su quella che potrebbe essere una testa sproporzionata e minuscola di una bestia deforme.
L’umano guarda la fata ferita, punta una mano sulla marionetta rocciosa, con l’altra mira nella direzione di Mel in piena crisi respiratoria: la zampa posteriore sinistra del mostro granitico esplode, lanciando schegge affilate di pietra in ogni direzione e producendo un suono di legno picchettato, nello stesso momento due cerchi luminosi e concentrici si formano coprendo l’area occupata dalle due creature alate ferite: aria respirabile riempie i polmoni di Mellea: il cerchio azzurro crea una bolla d’atmosfera salubre simile a quella del mondo di provenienza, il cerchio verde invece non ha alcun effetto.
Mel continua a strisciare verso il suo amore, il mostro si rialza con zampe sbilenche, attaccando con furia cieca lo strano uomo gentile.
La testa dello spirito dell’aria sporge dalla schiena del gigante piumato, rivolge grugniti animaleschi al mago che a sua volta urla la sua rabbia alla creatura fatta di granito e muschio.
La mia amata Viv è ancora così lontana. Si dispera Mel.

Continua...

Serie: Ali-morte


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Discussioni

  1. Ciao Emi, l’ effetto delle scene che hai descritto mi sembra molto suggestivo. Immagino quanto verrebbero esaltate con i tuoi disegni in un fumetto animato. Prima o poi, vedrai… l’ occasione buona per trasformare i tuoi racconti fantasy in qualcosa che prende vita a colori ed effetti sonori, io credo che capiterà.