Mattia

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Giada
  • Episodio 2: Andrea
  • Episodio 3: Mattia

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nell’ospedale dove lavora Giada viene ricoverato Andrea, un giovane che ha tentato il suicidio: l’isolamento e il rifiuto subiti per le sue malformazioni al volto lo hanno spinto all’estremo gesto. In lui, Giada rivede sua sorella Lia, che si tolse la vita dopo aver subito gravi atti di bullismo.

Giada chiuse dietro di sé la porta del reparto e si diresse verso l’ascensore. Dalla sala d’aspetto le venne incontro un vecchio signore; alle sue spalle, un uomo tra i quaranta e i cinquant’anni lo seguiva.


​«Scusi dottoressa, cortesemente può dirmi come sta Andrea Ricci? Mi hanno detto che l’hanno portato nel reparto di Medicina.»


​«Sta bene, non si preoccupi.»


​«Sì, ma deve fare delle terapie?»


​«Questo non lo so, io sono del reparto di Chirurgia Plastica, passavo di qua per altro. Mi scusi, devo andare.»


​«Papà, lascia in pace la dottoressa.»


​«Aspetta, Mattia. Dottoressa, scusi ancora, ha detto Chirurgia Plastica? Ma allora farete qualcosa per il suo viso?»


​«Guardi, è troppo presto per dire qualcosa e poi gliel’ho detto: io non so niente. Adesso devo andare veramente.»


​L’ascensore arrivò al piano e Giada riuscì a svignarsela. Entrò nel bar, era ora di cena e decise di mangiare perlomeno un tramezzino. Ordinò e andò a sedersi; afferrò il panino ma, prima che potesse dare il primo morso, vide che il figlio di quell’uomo aveva un vassoio tra le mani e cercava un posto per sedersi. Erano tutti occupati; lui guardò verso Giada e lei gli fece cenno che poteva sedersi al suo tavolo.


​«Grazie dottoressa, è gentilissima. Non la disturberò molto, il tempo di mandare giù questo toast.»


​«Ma no, non disturba. Mica voleva cenare in piedi? E faccia piano: mangiare in fretta fa male. Suo padre è andato a casa?»


​«Ma per carità, è ancora lì che aspetta chissà cosa. Sarà l’età: è molto affezionato a quel ragazzo, è lui che ha chiamato i soccorsi.»


​«Ah, è stato suo padre.»


​«Sì, lui e Andrea sono vicini di casa. Ha un attaccamento morboso con quello sfortunato. Si vede che gli manca un nipote.»


​Giada sorrideva. Squillò il cellulare dell’uomo e lui si affrettò a rispondere.


​«Che è successo? Il fermo è stato convalidato? Ok Giorgio, arrivo subito.» Si voltò verso Giada: «Mi scusi, devo andare. Un’emergenza sul lavoro.»


​«Vedo che anche lei deve essere sempre reperibile.»


​«Eh sì, sono un poliziotto.»


​«Un lavoro interessante.»


​L’uomo tentennò con la testa e si alzò.


​«Arrivederla. Scusi, non mi sono neanche presentato: sono Mattia Foschi.»


​«Io mi chiamo Giada Ferrari.»


​«Bel nome, Giada: come il colore dei suoi occhi.»


​Giada rise e guardò Mattia allontanarsi. Si alzò anche lei per pagare, ma il barista le disse che era già stato fatto tutto dal signore che era seduto al suo tavolo.


​Tornata a casa, accese il televisore, ma le immagini che vedeva erano solo quelle nella sua mente: quell’uomo un po’ impacciato che si scusava per ogni cosa. Curiosa di saperne di più, pensò di chiamare la sua amica Chiara: poliziotta alla centrale di Bologna. Non voleva dare l’impressione di essere stata colpita da Mattia e quindi non fu diretta con le domande.


​«Ciao Giada, che sorpresa! È da un po’ che non ci sentiamo.»


​«Già, hai ragione, ma con questo lavoro non trovo il tempo per niente.»


​«Sapessi il mio.»


Brava Chiara, è qui che ti volevo portare. «Sì, ti capisco. Proprio oggi un tale che chiedeva informazioni è scappato via come un fulmine perché chiamato dalla centrale. Un tipo carino… gentile.»


​«Ma perché, è un poliziotto?» 


Fatto, hai abboccato. ​«Così ha detto.» Dai, chiedimi il nome.


​«Ha detto il nome?» 


Sei unica, Chiara. «Sì, mi pare Mattia Foschi.»


​«Ti pare? Avrai il nome stampato in testa! Di’ la verità, hai chiamato per sapere se lo conosco? Non dimenticare che sono una sbirra.»


​«Ma che dici? Volevo solo sapere come stai, che me ne importa di ’sto Matteo.» Ma che cazzo, sono così trasparente? Al telefono, poi!


​«Si chiama Mattia e non far finta di niente. Comunque non è un agente semplice: è il commissario, ma noi lo chiamiamo “il Giudice”.»


​«Perché?»


​«Perché condanna tutti sulle sue convinzioni.»


​«A me è sembrato anche un po’ timido. Si scusava pure se respirava. Ha pagato anche il mio panino.»


​«Ma sei sicura che parliamo della stessa persona? È un tizio un po’ brizzolato, occhi chiari e l’aria eternamente stropicciata, come uno che è scappato mentre dormiva?»


​«Sì, è lui. Beh, in fondo deve piacere alla moglie, non a noi.»


​«Ma quale moglie? È solo come un cane.» 


Benissimo, questo è fondamentale. Però forse?… «Ma perché, non gli piacciono le donne?»


​«Solo? A quello non piace neanche la sua faccia riflessa nello specchio.»


​«Vabbè Chiara, parliamo d’altro. Organizziamo una pizzata? Magari tu porti qualcuno del comando e io dell’ospedale. Più ne siamo e più ci divertiamo.»


​«Certo, magari porto qualche tipo col fascino vintage.»


​«Ma figurati se pensavo a quello lì!»


​«Noooo, per carità… guarda che ti conosco: sono tua amica, comunque non si unirebbe mai a noi comuni mortali. Ti saluto, devo prendere il bambino all’asilo. Si sta scatenando una tempesta: sarà perché il commissario ti ha pagato il panino! Ciao.»


​Giada chiuse la comunicazione e sospirò. Nonostante quello che aveva detto Chiara era la prima volta dopo tanti anni che, oltre all’attrazione fisica, provava una forma di tenerezza per un uomo. Si rese conto che lo stava idealizzando e cercò di tenere a freno i pensieri ma, come per l’Innominato, erano cavalli ritrosi. E durante la notte, con gli occhi fissi alla ventola che girava veloce come la sua mente, vestita di sudore e incollata alle lenzuola, lasciò che galoppassero via: vedeva Mattia dormire con un’espressione innocente, immerso in sogni dove l’unica presenza femminile a turbarlo era lei.


​La mattina, barcollando, tirò via le lenzuola matide di sudore, le mise nella lavatrice e si infilò nel box doccia. L’acqua scorreva lavando la notte insonne e lei continuava a pensare:

”Basta Mattia, Matteo o come cazzo ti chiami: esci da questo corpo, che tanto puoi incantare la mia fantasia ma non la ragione. Sei come tutti gli altri uomini. Se voglio entrerai nel mio letto, ma niente di più. Non mi freghi con i tuoi occhi tristi… e daglie: non-devo-vederlo-così. E stamattina colazione a casa, così esco dopo e mangio tutto quello che voglio senza essere giudicata. Dov’è la crema nocciola che ho comprato due anni fa? Eccola, questa è un pezzo da museo: ha ancora l’olio di palma. Poi frollini al burro e quattro cucchiaini di zucchero nel caffè. Questa roba tiene lontano certi pensieri come l’insetticida con le zanzare. Meglio di un orgasmo.”




Continua...

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Discussioni

  1. Lo trovo divertente, spezza un po la tensione creata dal suicidio e dalla pena del ragazzo. Ho molto apprezzato i “pensieri” di Giada che prova a mettersi in guardia da sola.
    Ciao

  2. È un capitolo di transizione ed è presto per fare ipotesi. Questo “giudice” impacciato e fin troppo timido non mi convince: ma, insomma, io non sono adatta a fare la poliziotta. Meglio non spingersi troppo in là.Mi lscerò guidare da te seguendo il resto. Grazie, Cencetta, un abbraccio.