
Mela e cannella
Serie: Dolceamaro
- Episodio 1: Davvero un angelo
- Episodio 2: Weekend senza sogni
- Episodio 3: Mela e cannella
STAGIONE 1
Dato il tampone negativo, Emanuele decide che no, stare solo a casa e consumare l’ennesimo pasto da solo non è la soluzione alla sua depressione. Passo dopo passo si è ritrovato in una strada che non conosce, forse addirittura si trova in un quartiere diverso. Si guarda attorno. Non riconosce la vecchina con il trolley carico di frutta e verdura, né la studentessa svogliata che probabilmente dovrebbe ritrovarsi su un banco di scuola. Un accenno di sorriso ed un sospiro sollevato si attenuano rapidamente, impermanenti.
Non solo le persone, ma non riconosce i negozi attorno a lui, nemmeno la pasticceria a cui si trova casualmente di fronte. La ricorderebbe sicuramente una pasticceria così, tinta di rosa soffice e con le scritte in corsivo sulle vetrate. Con la destra Emanuele accarezza la sua pancia pelosa: non deve temere, le minacce più o meno velate del marito non la possono raggiungere qui. Nessuna palestra nei dintorni pronta all’agguato. La stessa pelosa e cicciotta mano spinge la maniglia della porta.
Un campanellino felice esulta al suo arrivo. Un profumo burroso e caldo lo avvolge, mentre l’aroma di caffè si inchina al suo cospetto. Piccoli cupcake colorati, in fila sull’attenti, cancellano in un attimo il ricordo della lavanda bullizzata e della condizione pietosa in cui Emanuele si è ritrovato per tutto il weekend. Il locale è molto più piccolo di quello che poteva sembrare dall’esterno.
– Arrivo subito! – annuncia una giovane voce maschile da non si sa bene dove. Emanuele si avvicina al bancone, affascinato da quell’euforia di zuccheri e grassi.
Un uomo… no, un ragazzo dai capelli biondi, barba ramata e carnagione bianco mozzarella lo raggiunge, aldilà della cassa. Le lentiggini costellano le guance proprio al di sopra di quel cespuglio metallico.
– Buongiorno! – Sorride solare – E benvenuto, è la prima volta, vero?
Emanuele replica imbarazzato: – Beh, sì. Abito da un’altra parte, non sapevo neanche che questo posto esistesse a dire il vero…
L’altro continua a sorridere, guardandolo quasi fastidiosamente negli occhi. – Infatti mi sembrava, avrei riconosciuto uno così carino – ammicca mentre si sporge verso di lui. Emanuele, attaccato da quella belva indomita, indietreggia istintivamente di un passo. Il suo arrossire è chiaramente una sofisticata forma di mimetismo per confondersi con le pareti. Ma non usa quell’occasione per scappare.
L’altro non si scusa, ma lascia passare chiedendo: – Cosa ti piacerebbe provare?
La felicità, vorrebbe rispondere Emanuele. Piuttosto, scorre lo sguardo sui cupcake, per quanto in esposizione ci sia ogni sorta di peccato di gola. Per una volta segue l’istinto e indica quello che più lo fa salivare.
– Cosa c’è in quello? – domanda.
– Cannella, mela, crema di ricotta e crumble di nocciola – Afferma orgoglioso il pasticcere.
Emanuele non riesce a trattenere una smorfia delusa: -Sembra buonissimo, ma sono allergico alla frutta a guscio… – quasi sussurra, come imbarazzato da quella confessione.
Ma il ragazzo in grembiule gli sorride gentile: – Posso preparartene uno senza nocciole, l’impasto è quello classico alla vaniglia, se vuoi.
Emanuele alza lo sguardo emozionato e si ritrova a guardarlo negli occhi. Occhi verdi, a tratti sfumati sull’azzurro. Passa qualche secondo di troppo, ma il pasticcere non calca l’imbarazzo e sorride paziente. Emanuele batte le palpebre per tornare in sé.
– Davvero? Non voglio disturb… – viene bruscamente interrotto da un’ondata di gioia bionda.
– Ma certo! Dammi un minuto e accomodati pure, intanto vuoi un caffè?
– Sì, grazie – risponde Emanuele, sorridendo. Sorridendo? Gli sembra che quei muscoli non si muovano da millenni, anzi non ricordava neanche di averli mai avuti, quei fasci di miofilamenti facciali.
Ecco che presto torna il giovane pasticcere, armato di vassoio, caffè e un cupcake cannella, mela, crema di ricotta, senza crumble di nocciola. Appoggia il vassoio sul tavolino, e per un momento sembra esitare. Poi sfacciatamente chiede: – Non ho molti clienti a quest’ora, ti va se mi siedo con te?
Emanuele deglutisce imbarazzato, impacciatissimo. Perché questo tenero, delicato e caloroso ragazzo ce l’ha con lui? Perché non lo lascia crogiolare nel suo brodo di tristezza, delusione e cinismo?
– Ce-certo, mi fa piacere… – dice, rosso papavero.
Il ragazzo in grembiule si accomoda sorridente e ammette: – Forse sono io che proietto me stesso su di te, ma non mi piace mangiare da solo.
Emanuele alza di nuovo lo sguardo e capta un flusso di sensazioni che non provava da tempo. Lo stomaco si arrotola su sé stesso, deve per forza essere il caffè. Anche se non l’ha ancora bevuto. Emanuele sorride.
– Io sono Emanuele, ma alcuni amici mi chiamano Manuel. Mi prendono in giro, ma mi piace il mio nome. Tu?
– Giovanni. Emanuele, che bel nome… viene dall’ebraico, giusto?
Solo quando finiscono di parlare si rendono entrambi conto che è passata più di un’ora. Emanuele lotta ancora con la sua barriera di impacciatezza, ma dopo quel dolce bacio di mela e ricotta si è un po’ sciolto. Giovanni ha servito una manciata di altri clienti, sempre ritornando al discorso precedente una volta salutati.
– Emanuele, che dire, mi ha fatto molto piacere conoscerti e parlare con te.
– Il piacere è solo mio, davvero – non tarda a replicare. Capisce anche che è ora di lasciarlo finire il suo lavoro, per quanto egoisticamente vorrebbe rimanere ancora un po’. Il biondino lo guarda teneramente, sincero e al tempo stesso in completo controllo di sé.
– Spero ripasserai… non sono tante le pasticcerie che assecondano così i nuovi clienti – ridacchia, battendo le mani sul grembiule come per pulirle.
Emanuele non riesce a trattenersi: – Non sono tante le pasticcerie con dentro te.
Una fiamma divampa sul suo volto. Ma sorride, cerca di essere sincero ma non troppo trasparente. Giovanni ammicca, non risponde.
Quando Emanuele è sull’uscio, pronto a tornare nel mondo reale, lo sorprende: – Emanuele… non so perché, ma sento il bisogno di dirti: prenditi cura di te. E segui quello che ti fa stare bene.
Si ammutolisce, per la prima volta imbarazzato pure lui. Non altri flirt, non altri occhiolini. Solo quello. Emanuele serra le labbra, lo saluta con un cenno della mano, ed esce. I campanellini metallici tintinnano festosi. Ed un mare appannato di commozione gli inonda gli occhi.
[Fine]
Serie: Dolceamaro
- Episodio 1: Davvero un angelo
- Episodio 2: Weekend senza sogni
- Episodio 3: Mela e cannella
Un racconto che si presta bene come finale di una serie. Mi soffermo sulla naturalezza della sfacciataggine di Giovanni: diciamoci la verità, molti di noi al posto di Emanuele ci saremmo chiesti: “ma questo che ne sa se sono etero o gay?” E invece apprezza con disinvoltura qualcuno che gli piace; ancora una volta riesci a valicare l’ostacolo con semplicità.
Dal momento che hai scelto l’opzione “serie” francamente mi sarei aspettato un approfondimento sui personaggi (che nel racconto secco non è possibile per ragioni di spazio), soprattutto il marito. Mica facile, lo so. Ma dal momento che la stoffa c’è e si vede mi permetto di essere pretenzioso 😀
Bel lavoro.
Grazie Francesco del tuo prezioso commento! Ho optato per la serie più che altro per una questione di lunghezza del testo, se non sbaglio c’è un limite alle parole/caratteri sui racconti singoli. Si tratta infatti di un racconto che ho scritto prima di usare questa piattaforma. Alcuni personaggi sono lasciati appena abbozzati anche per scelta, soprattutto il marito 😉
Anch’io ho sentito una stretta al cuore, quando ho visto la parola “fine”. Ma, come dici tu, le vite non hanno mai un finale certo e spetta a noi scriverlo. Forse Emanuele e suo marito troveranno un nuovo equilibrio, forse, semplicemente, il loro amore è finito. La chiusa finale, la raccomandazione del pasticcere, è la cosa più importante: dobbiamo prenderci cura di noi, darci l’amore che meritiamo indipendentemente dagli eventi.
Bella riflessione, grazie per aver letto!
Sono curiosa di sapere come andrà a finire, di come Manuel possa esprimere il desiderio o il rifiuto di Esserci, sperando sempre che la felicità consista nel “differire la vita” come diceva Carmelo Bene.
Anche io sono curioso di sapere come andrà a finire… 😉
Aspetta … fine intendi fine capitolo o fine storia? Ho bisogno di sapere come continua 🙏🏻
Comunque tra Manuel ed Emanuele si instaura quella tensione che sembra voler dire … qui c’è dell’attrazione … anche se alla fine si salutano con “un prenditi cura di te, fai quello che ti fa star bene”
La costruzione questo imbarazzo è geniale, per un istante mi eono immedesimata veramente nella scena e far immedesimare qualcuno che non è timido … è difficile. Complimenti ❣️
Grazie mille! Sono contento ti sia piaciuto il racconto e che ti abbia coinvolto!
Lascio un finale aperto perchè, come nella vita, questa storia non ha un finale scontato. Potrebbe finire in centinaia di modi diversi tutti plausibili, e chi sono io per sceglierne uno sopra gli altri?