Mi sto avvicinando

Carnival sta prendendo appunti mentre il medico della scientifica esamina il mio corpo. Io lo sto guardando e rido, è più forte di me, ma non può sentirmi e nessuno può vedermi eppure sono lì. Carnival ha uno sguardo triste, gli occhi lucidi, sembra quasi voler piangere. Clarissa è rimasta a casa distesa a letto e guarda il soffitto abbracciando l’orsacchiotto gigante che le avevo regalato a San Valentino, ma dopo si alza e decide di nasconderlo per sempre.

Sale su in soffitta con questo enorme peluche come se fosse di cemento. Lo posa a terra, in mezzo a migliaia di altre cianfrusaglie. Scende in cucina e mentre si prepara la colazione decide di prendere un coltello. Torna su in soffitta e prende di mira il povero orso e lo aggredisce senza nessuna pietà come se fosse vivo e malvagio. Lo pugnala migliaia di volte fino a quando l’intera soffitta non diviene un nuvolo di piume e polvere che ricoprono anche lei mentre piange e la sua bocca nasconde un urlo enorme. Si alza, è ancora in mutandine e reggiseno, scende di nuovo in cucina come una gattina che trema. Non può però nascondere la sensualità che le è propria.

Lei non sa che sono anche lì e che la osservo, vorrei piangere ma da qui non posso farlo, qui non è possibile che io possa piangere, qui le emozioni negative semplicemente non esistono, provo solo come una sorta di nostalgia.

Ho raggiunto un nuovo piano astrale, direbbe qualcuno. Mi avvicino a lei e cerco di abbracciarla ma le mie mani si agitano inutilmente, invisibili e intangibili.

Mi avvicino alla landa desolata. Qui non c’è gravità, ma esiste un’atmosfera, sì, un’atmosfera in tutti i modi particolare: ricca di ossigeno e qualcosa che si mescola all’ossigeno che tende a inebriare chiunque.

È difficile, decisamente molto difficile arrivare fin qua per qualsiasi essere umano normale poiché non è un pianeta che si trova solo in uno spazio differente ma anche in un tempo e una dimensione diversa. Bisogna conoscere le leggi dei quanti, la metafisica, lo spirito, il nirvana. Sì, perché qui è zona riservata al “Nirvana”. Il lago in cui mi ritrovo  è completamente ghiacciato e sotto la sottilissima superficie di ghiaccio spuntano petali di meravigliose primule, margherite e altri fiori tipicamente primaverili di origine terrestre che donano al ghiaccio delle sfumature meravigliosamente colorate.

Non si scioglie con i raggi dei tre soli delle stelle che brillano sul pianeta, dove il buio e la notte non esistono dato che questo è uno dei pochi mondi che non girano su sé stessi ed è eternamente illuminato dalla luce perfetta di tre stelle che si intersecano tra di loro, la cui prima, si chiama Logos. Il lago è costantemente illuminato da un cielo che spesso è solcato da fasce arancioni che sfumano lungo tutta l’ampiezza dello spettro celeste.

All’improvviso sul giardino appaiono i sorrisi di Verdena e Valentina che guardano prima verso la mia telecamera per poi preferire ignorarla e lanciarsi sul giardino con i loro pattini in allegrissime acrobazie come due fate di un antico quadro dell’800 terrestre. Correndo con i pattini Verdena dai capelli biondi e Valentina dalla chioma castana si fermano a un crocevia dove scorre un piccolo fiume e ci sono tronchi di albero che crescono in orizzontale oltre che in verticale.

Tra il buio fresco dell’ombra e il calore del giorno che non muore mai, iniziano a spogliarsi e mentre la bionda Verdena dagli occhi color acqua rimane appoggiata a un tronco con la pelle di giada Valentina le spunta da sotto con la bocca rossa e vogliosa, la lingua che si muove come un serpente.

Io le osservo estasiato mentre faccio foto e video, reggo all’eccitazione come un astemio regge al desiderio dell’alcool. Ecco che Valentina si pone inginocchio davanti a Verdena e inizia ad assaggiare con estrema voluttà il suo sesso che si apre anche verso il mio sguardo che resta freddo e curioso allo stesso tempo. 

Due fate di un altro mondo si uniscono in un rapporto sessuale unico, cose che in Terra non vedrete mai. 

 

Mentre i soli muoiono mai oltre l’orizzonte, si possono però ancora avvertire le eco delle esplosioni che provengono dalla Terra. Una grande e immensa guerra che era in corso già da molti anni. Sono rimasti in pochi sopravvissuti e sto sperando che la nuova scienza noetica si possano trasferire i pochi superstiti terrestri su mondi come quello di Panax.

 

A un certo punto le vedo solo di schiena. Verdena con i suoi lunghi capelli biondi e Valentina con la sua chioma castana che si aiuta e si tiene per mano risalgono dal fiume e si inoltrano in un mondo per me ancora tutto da scoprire.

In un attimo, come in un fotogramma di un film, le vidi sollevarsi in aria tenendosi per mano levitando leggere verso il cielo. Delle ali di cristallo azzurro comparvero dietro le loro schiene. Due perfette creature si sollevarono verso l’alto. Verdena notò la mia presenza girandosi con uno scatto rapido e poi mi guardò con il sorriso più dolce che abbia mai potuto anche solo immaginare. Non lo dimenticherò mai perché è stato il gesto d’amore più grande che abbia ricevuto appena giunto su quel luogo. Nel frattempo però percepisco e vedo nel cielo il Pianeta Terra che esplode. Non provo nulla. La Terra poteva soltanto perire per sempre e la soluzione atomica era stata giusta ed efficace.

Ma la razza umana avrebbe continuato a vivere altrove com’era sempre stato e come sempre è.

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Discussioni

  1. Mi piace tantissimo il tuo stile surrealista, soprattutto perché lo padroneggi con incredibile maestria. I paesaggi e le situazioni che dipingi sono volutamente assurde, ma incredibilmente coinvolgenti.
    La spolverata di fantascienza dà, infine, quel tocco quasi terreno, che riporta il lettore in una dimensione più materiale, se così si possa dire, dopo avergli fatto sperimentare un viaggio assolutamente paradossale.