Il grillo, il gatto e il topo

Serie: Micio


Incontro in una sera d'estate tra un gatto, un grillo...e un topo

In un tardo pomeriggio di una calda e umida estate, un grillo canterino, di nome Cris, sosta su una spiga di grano; Micio, un grosso e aitante gatto, sonnecchia sul muretto di pietre a secco del podere; un topo campagnolo se ne sta zitto e ben nascosto, tra le pieghe del terreno; mentre un corvo, su un ramo del fico, si pulisce le piume impolverate.
«Che bello, tra poco canterò per qualcuna che verrà ad incontrarmi!» sospira il grillo.
«Qualcuna? Sei per gli incontri occasionali anche tu?» chiede il gatto, sbadigliando con gli occhi chiusi.
«Poffarbacco, certo che no! Io canto per amore e con amore incontro chi al mio canto risponde.»
«Quindi, ti va bene tutto, anche chi non ti piace?»
«Certo che no! Il mio canto racconta chi sono io e chi mi piacerebbe incontrare.»
«Dice come sei fatto tu fisicamente  e come deve essere fatta l’altra?» 
«Certo! Il mio “cri-cri’ descrive me e il tipo di grilla che cerco.»
«Però! Siete organizzati voi grilli.» 
«Perché voi gatti non lo siete?»
«Ma no, il nostro miagolio di richiamo significa  “sono virile, forte e gagliardo, desideroso di fare conoscenza con  disponibile gatta ”.»
«Sembra la pubblicità di una casa a luci rosse! E se un gatto non ha questi attributi?»
«Fa finta di averli.»
«Cioè?»
«Imita un miagolio virile.»
«E funziona?»
«Come richiamo, se fatto bene, sì. Però, il problema è quando la gatta si ritrova ad incontrare uno che è grasso, flaccido e magari anche brutto.»
«Cosa succede?»
«Che la gatta  se ne va e chi ha fame, digiuna.»
«Si mette a dieta?»
«Dico in senso metaforico.»
«Ah, vuoi dire che non mangia sesso!»
«Esatto.»
«Capisco. Potrebbe accadere il contrario, però.»
«Certamente.»
«Quindi, nel caso arrivi la gatta che non piace?»
«È semplice: la  si guarda,la si valuta, e se non piace…»
«Si digiuna.»
«Esatto.»
«Mah! Mi sembrano incontri da ristorante, dove si entra  con appetito e  si esce a pancia vuota.»

«Beh, sono gli inconvenienti degli appuntamenti al buio.»

«Diciamo che voi gatti usate dei richiami senza sentimento, ecco!»
«Perchè Il tuo richiamo è sentimentale?»
«Certo.»
«Ma come può esserlo un cri-cri mandato ad una grilla che non conosci?»
«Ma è semplice: il mio è un innamoramento preventivo che diventa effettivo quando avviene la conoscenza visiva.»
«A me sembra  che di preventivo vi sia una solitudine affettiva che diventa sentimento, se durante  l’incontro scatta una reciproca voglia di farsi  compagnia.»
«Forse che anche questo non è amore?»
«Sarà, ma non mi convince.»

Il topolino, intanto, rimane nascosto, sperando di non essere visto, ma il felino:
«Ehi, tu! Dico a te, topo, esci allo scoperto che non ti prendo».
«Mi hai visto, eh?»
«Prima ti ho sniffato e poi ti ho notato.»
«E ora, cosa mi farai? Sarò preda della tua caccia,
povero me!»
«Finiscila di tremare. Non ti faccio niente. Fidati.»
«Fidarmi di te? Come  salire sulla punta di un cipresso e lanciarsi di sotto, credendo di non farsi male! Come faccio?»
«Fa’ che sul cipresso  non ci sali!»
«Ma se resto a terra è più facile per te acchiapparmi!»
«Allora, sali sul cipresso che io lì non ci vengo!»
«Eh già! Così appena esco, mi prendi!»
«Allora, fa’ come ti viene meglio!»
«Poi, non c’è nemmeno un  cipresso da queste parti!»
«Beh, c’è un platano; ti va bene come altezza?»
«Ma io non voglio buttarmi giù da nessun albero.»
«Allora, resta dove sei.»
«Eh già! Così è più facile prendermi!»
«Uffà, topastro, sei piccolo ma un gigante di noioso squittire! Vuoi uscire? Esci. Non vuoi? Resta dove sei.»
«Tu vuoi convincermi ad uscire, ma io non ci casco! Io so  qual è il tuo gioco, sai? Tu vuoi giocare al gatto e al  topo!» 
«Ti sbagli.»
«Ma certo che è così. È nella tua natura essere così!»
«Prima di tutto, il gioco di cui parli non piace nemmeno a me, perché lo trovo crudele e spietato!»
«In effetti, lo è» concorda il grillo, aggrappandosi ad una spiga più alta.
«Perché te ne stai così avvinghiato, lassù?» gli chiede Micio.
«Per essere sicuro di non cadere di sotto!»
«Hai paura che se cadi il topo possa farti del male?»
«Male? Poffarbacco, temo faccia di me un suo spuntino!»
«Non temere che ti difendo io.»
«Ti ringrazio, ma la prudenza non basta mai.»
«Scusate se mi permetto»  interviene con tono contrariato il topolino «ma secondo voi io sarei così meschino da non capire che come non piace a me essere boccone di un gatto così non piacerebbe ad un grillo essere boccone mio?» 
«Ehi, topastro, penserai mica d’essere così furbo da convincermi che posso fidarmi di te? Ne ho visti di predatori che fanno i santi a parole e i diavoli nei fatti!» lo ammonisce il grillo canterino, saltando su una spiga ancora più alta.
«Non ti do torto, ma sappi che io provengo da una famiglia che è vegetariana da generazioni e che io ne sono un degno erede.» ribatte risentito il roditore.
«Sarà come tu dici, ma finché lo dici, nulla mi dice che tu lo sia veramente.»
«Comunque, io non esco, finché c’è il gatto!»
«Oh, sei pesante,  piccolo e insignificante topo! Se l’amico mio gatto avesse voluto farti del male, a quest’ora saresti già parte della sua digestione!»
«Ah, si? Bene, che sappia che io sono così amaro e indigesto che gli farei venire mal di pancia!»

Continua...

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