
Mio figlio
Serie: La casa dei nostri sogni
- Episodio 1: Villa Passanelli
- Episodio 2: Nessuna leggenda particolare
- Episodio 3: L’erede
- Episodio 4: La clausola
- Episodio 5: Mio figlio
STAGIONE 1
Appena rientrato, misi Rodrigo nel lettino. Ciondolava la testa, la corsa in macchina e il fuori programma l’avevano steso.
Prima di uscire dalla cameretta, mi voltai, per imprimermi la scena negli occhi.
Io e Maddalena avevamo dipinto le pareti insieme. Era stata una delle prime cose che avevamo fatto, quando avevamo saputo che era incinta.
Da ogni parte, mi scrutavano orsacchiotti paffuti, dietro codazzi di farfalle e mongolfiere. Le tendine raffiguravano alberi stereotipati e ranocchi dai colori improbabili.
Provai una fitta di desolazione. Era la mia stessa innocenza, ad essere andata in pezzi; e quei pezzi tagliavano.
Cominciava il deserto dell’essere adulti.
Avevo sempre saputo che Maddalena non amava Rodrigo. Ma avevo preferito credere che si trattasse di una cosa passeggera, che ne sarebbe guarita… Presto o tardi, Rodrigo l’avrebbe conquistata, come aveva conquistato me.
Ma non sarebbe mai dovuto toccare a lui. Ero io, il padre. Avrei dovuto proteggerlo.
Maddalena non faceva mai niente senza una ragione. Se non amava nostro figlio, doveva avere avuto un motivo ben preciso.
La cosa peggiore era che io sapevo che me l’avrebbe spiegato, se soltanto l’avessi chiesto, perché lei non si nasconde mai.
Sono io, quello che si nasconde.
“Sono stato in agenzia.”
Alzò gli occhi dalla rivista che stava sfogliando: vestitini, giocattoli… Cose per neonati.
“Oh?”
“Non hai altro da dirmi?”
D’improvviso il suo sguardo si fece tagliente. Eravamo di colpo due estranei.
Era la stessa sensazione che avevo da mesi, la sua freddezza, la sua lontananza… Ma ora vedevo ciò che c’era, non ciò che immaginavo.
“L’agente mi ha parlato della clausola del lascito.”
Si appoggiò entrambe le mani sul ventre, come se volesse proteggerlo. La rabbia mi faceva pulsare la testa, le orecchie mi ronzavano.
Proteggeva quel bambino, il bambino che non correva nessun rischio, il bambino gratuito… Per Rodrigo, invece, non c’era nulla.
Di colpo, scoppiai a piangere. Mi sentivo così ferito, come se mi colpisse a ripetizione con un coltello affilato, come se facesse scempio, di me… Dentro, non avvertivo più neanche un grammo di amore per lei. Inutile cercarlo.
La mia reazione dovette sorprenderla, perché si alzò dal letto e mi venne incontro, e per un momento mi strinse tra le braccia, come se davvero pensasse che bastasse questo antico rito, a consolarmi.
“All’inizio non avevo capito” cominciò. La sua voce mi arrivava roca e bassa, attraverso la spalla a cui si appoggiava. Ogni parola un brivido intenso, una raffica di disperazione.
Erano i miei sogni, che si staccavano da me insieme alla mia pelle di adolescente, per permettermi di accettare la verità.
Oh, la verità.
Mi avrebbe fatto libero, se prima non mi avesse ucciso.
“Non sapevo della clausola! Davvero, Dario, non lo sapevo! Non quando sono rimasta incinta… Poi la Rossa ha cominciato a venire da me.”
Mio malgrado, neppure ora ero capace di sottrarmi del tutto al suo fascino.
L’ascoltavo con tutto me stesso, come se non fossi più niente altro che un orecchio gigante.
“Chi è davvero quella donna?”
Scosse piano la testa, come se la domanda le provocasse confusione.
“Non lo so, io… Non è niente, non esiste davvero. Forse prima, ma adesso… Lei rappresenta la casa, lei parla per conto della casa…”
L’afferrai saldamente per le spalle e la scostai da me. Avevo bisogno di guardarla in faccia, di vedere l’espressione nei suoi occhi, mentre diceva ciò che restava da dire.
Dovevo sapere cosa fosse rimasto, in lei, della donna che avevo amato.
“Che cosa vuole, Maddalena? Cosa ti ha chiesto?”
Esitava. S’inumidì le labbra, come se all’improvviso la serietà della mia espressione l’avesse riportata alla gravità di quanto stava per dichiarare.
Pareva che non avesse mai pensato, prima, che io avrei potuto non essere d’accordo con lei.
“Ricordi che ti ho parlato della felicità che ha sempre accompagnato le famiglie che hanno scelto di vivere qui? E anche noi, Dario… No, no, pensaci un momento, ti prego! Non siamo stati assolutamente benedetti, qui?”
Inorridito, la fissavo senza replicare.
“Ci pensa lei, Dario.”
Ora sorrideva, come una si sia svegliata della misura giusta per abitare dentro la sua casa delle bambole.
“E’ lei a farlo! Però c’è una cosa… Tutte quelle famiglie… Il loro primo bambino…”
Mi allontanai da lei con un gesto brusco.
“Perdevano tutti il primo figlio? E’ questo, che le hai promesso? Le hai promesso Rodrigo?”
Si mise a piangere. Sul serio, piangeva. Non come una madre che ha promesso di sacrificare il suo primogenito, ma come una bimba che si veda strappato un giocattolo su cui era ormai sicura di avere accampato diritti sicuri.
“Lei… lei ti da il tempo… di averne un secondo… davvero, non è malvagia! Ne ha bisogno, Dario! Per mantenere le cose in ordine, perché tutto possa essere…” allargò le braccia, per includere in un solo gesto il nostro piccolo paradiso domestico “…così!”
Credeva sul serio di poter fare una cosa del genere con la mia benedizione.
Che, alla lunga, avrei dimenticato, come tutti quegli altri padri.
Era questo che pensava di me, dell’uomo che aveva sposato.
Io non contavo un cazzo.
Avevo la nausea. Andai verso la porta.
“Dario!”
C’era una nota di panico, nella sua voce.
“Ho disdetto il contratto. Porto Rodrigo via da qui.”
“No! Non puoi farlo!”
“Sì, che posso. Dobbiamo essere d’accordo entrambi. Il contratto può essere disdetto in qualunque momento, ti ricordi?”
“Ma non troveremo mai più niente del genere!”
“Puoi anche non credermi, ma è esattamente ciò che spero.”
Mentre buttavo poche cose in un borsone, e mi dirigevo verso la cameretta per prendere mio figlio, non pensavo all’altro bambino.
Non l’avrei mai neanche conosciuto, non mi sarei mai più avvicinato a Maddalena, mai più.
Se non l’avessi affrontata, ne ero sicuro, avrebbe sistemato la faccenda in modo che io non scoprissi mai nulla.
La mia amata Eva avrebbe mangiato la mela, senza coinvolgere il suo Adamo.
Avrebbe trovato qualcun altro, al mio posto, per tener fede alla sua parte dell’accordo?
Certo, che l’avrebbe fatto.
Quel figlio, al quale si stava affezionando – sarebbe stata capace di sacrificarlo? Oppure chissà, magari la Rossa le avrebbe ottenuto una dilazione? Magari non più il primo figlio, ma il prossimo? Uno a cui non avesse avuto intenzione di legarsi, destinato al sacrificio ancor prima di nascere?
C’era gente abbastanza spietata, in giro, da accettare una proposta simile sapendo il prezzo da pagare?
Avrebbe trovato qualcun altro con cui giocare al suo gioco di bambole?
Era pazza? Oppure il mondo era questo – e il matto ero io?
Perdevo mio figlio, ed ero probabilmente ingiustificabile.
Salvo che dovevo salvare mio figlio.
Mi rendevo conto che la vita non corrisponde al nostro sogno su di essa. Non c’era spazio per i capricci, per la patina della perfezione.
La vita è un’altra faccenda.
Aprii la porta della cameretta.
Lei era là.
La Rossa stava accanto al lettino, china sul mio bambino. Gli accarezzava la fronte con la mano diafana. Non l’avevo mai vista così da vicino.
Non era terrificante. Alzò lo sguardo e mi sorrise. Aveva un’espressione di dolcezza infinita nei tratti, ma anche una specie di fame che mi fece rabbrividire.
Mi avvicinai e sollevai Rodrigo, che dormiva profondamente, stringendomelo contro il petto.
“Noi andiamo via.”
Dapprima non ci fu alcuna reazione, come se le mie parole dovessero percorrere un tratto molto lungo per arrivare fino a lei.
Quando infine capì, lacrime copiose presero a scorrerle sulle guance. Mimò con le labbra no no; e poi il suo nome.
Rodrigo, Rodrigo…
Per un istante, vidi sul suo viso tutto lo strazio che la separazione le provocava. Mi venne quasi da sorridere, perché pensai quante volte, negli ultimi due anni, avevo sognato l’espressione di un amore per mio figlio simile a quello, sul volto di Maddalena.
Tutto finito. In fondo, non si trattava di una maledizione, ma di una proposta, che io avevo appena rifiutato.
Avevo detto di no, e lei non aveva il potere di trattenermi.
Io e Rodrigo lasciammo Villa Passanelli pochi minuti dopo.
Di Maddalena, non abbiamo più saputo nulla.
Una quindicina di anni dopo, mio figlio suonava con degli amici in un pub piuttosto rinomato.
Lo faceva già da qualche anno, e anche se non credevo che avrebbe mai firmato con una major, aveva un talento profondo, che mi faceva battere il cuore.
Come a volte accade, il DNA delle emozioni era stato più forte di quello del corpo. Era lui, l’artista.
Suonavano cover di altre band, e ad un tratto mi commossi.
Con la voce bassa e modulata, così elegante, che sempre usava quando intonava un pezzo dei Muse, Rodrigo cantava che:
“Paradise comes at a price that I am not prepared to pay.”
Serie: La casa dei nostri sogni
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- Episodio 3: L’erede
- Episodio 4: La clausola
- Episodio 5: Mio figlio
Una bella conclusione e molto buona dal punto di vista della costruzione. Ci si poteva aspettare di tutto in quella cameretta. Secondo me hai fatto la scelta giusta
grazie mille cristiana. sono contenta di aver smosso la giusta dose di inquietudine 🙂
““Paradise comes at a price that I am not prepared to pay.””
Molto bello questo episodio. La citazione finale mi ha dato l’impressione che l’intera storia sia stata costruita per condurre esattamente là.
esatto!! sono esplorazioni della zona-notte degli esseri umani, questi tentativi, fatti per bypassare la ‘sta fesseria infinita della zona-confort… ci trattano come se fossimo bambini nella culla, come se il nostro lavoro nlla vita fosse avere paura di tutto ciò che è forte e vero, e farci consolare dai giocattoli nelle vetrine… non siamo bambini, il buio è il nostro diritto, la nostra eredità di specie. e non possiamo imparare ad usarlo bene, se non lo esploriamo.
“Era la mia stessa innocenza, ad essere andata in pezzi; e quei pezzi tagliavano.Cominciava il deserto dell’essere adulti.”
Che bella frase.👏
ci sforziamo spesso di essere originali, ma a volte le frasi migliori sono semplicemente quelle che abbiamo tradotto più chiaramente a partire da ciò che conosciamo di prima mano… la verità conta tanto, filtra anche tra le righe delle storie più assurde, ci permette di riconoscerci. opinione.
Beh molto vero, direi.
Al di là del resto, che sicuramente merita, mi ha colpito in modo particolare come tu abbia posto l’attenzione e sia riuscita magistralmente a descrivere il rapporto di amore che lega un padre a un figlio. E’ un punto di vista che spesso viene “trascurato”, quando è una donna a scrivere, e non è per nulla scontato saperlo fare bene come l’hai fatto tu.
grazie. davvero. speravo che qualcuno lo notasse. sono d’accordo con la tua riflessione, il punto di vista maschile è straordinariamente sottovalutato in materia di figli. surreale, se si considera quanto sia spesso sopravvalutato in tanti altri settori…
Buona tutta la storia, ben riuscita. Il finale mi ha lasciato un dubbio: Data la canzone, Rodrigo sapeva tutto?
no, se per “sapere” intendi che qualcuno glielo abbia spiegato. sì, se intendi le cose che un figlio sa senza che nessuno abbia mai pensato di parlarne con lui.
di solito è in base a questo secondo criterio che scegliamo le canzoni che ci piace cantare 😉
Ah, no. Intendevo proprio che il padre gli avesse raccontato. Mi mancava la spiegazione a “dov’è la mia mamma?”
👏🏻👏🏻👏🏻
Ma se posso permettermi di sputare lì per terra un’opinione, assegnare il genere Horror al racconto non gli rende giustizia. Non perché il genere Horror in sé abbia nulla che non vada, tutt’altro, ma perché questo racconto è di un respiro più ampio del singolo incasellamento.
sono d’accordo con te. ma si tratta di una mia più ampia strategia che mira ad ampliare il raggio del genere. se vuoi capire meglio cosa intendo, leggiti un racconto di king intitolato L’ULTIMO PIOLO, che sta in una delle sue raccolte più famose, A VOLTE RITORNANO. c’è un orrore che non si attacca da fuori alle cose, alle storie e alle persone, ma che nasce da dentro, dal modo come la vita è stata fatta… sto cominciando una specie di esplorazione, vado a caccia di buio, voglio provare a dire la verità su cose dove si pensa sempre che la verità sia già stata detta…
in questo caso specifico: cosa siamo disposti a fare per ottenere la migliore occasione possibile? perchè la consideriamo tale? che significa paradiso? cose del genere, insomma 🙂